Lascia le non soluzioni alle non persone…

Una delle «piaghe» che affliggono coloro che provano a confidarsi e a farsi ascoltare da un’altra persona sono le «soluzioni».

Tu avresti bisogno solo di qualcuno che ti facesse compagnia – cum patior: compassione – nelle emozioni difficili che stai provando in quel momento e invece incocci in una persona che ti mentalizza tutto e di propone delle «soluzioni»

Ad esempio, se vai a lamentarti che non ti trovi bene col tuo partner o con un amico o un collega di lavoro, le «soluzioni» proposte sono invariabilmente:
– mandalo affanculo
– perché non lo lasci?
– ma perché non provi a dirglielo???1!?
– perché non cambi lavoro se ti trovi così male?

E così via…

Come se tu non fossi in grado di pensare già da solo/a a «soluzioni» di questo genere e come se iniziative del genere fossero davvero in grado di far cessare la tua sofferenza – cosa che in realtà purtroppo non è.

Ma allora queste «soluzioni» che soluzioni sono e, soprattutto, a chi servono?

Servono a te o servono a quella persona dalla quali eri andato o andata per cercare un po’ di ascolto?

Il punto é che ascoltare oggigiorno è molto difficile. La mente ormai completamente diseducata dalle distrazioni digitali dell’uomo medio occidentale salta continuamente di palo in frasca ed è incapace, o molto poco capace, anche solo di concentrazione.

Non ci credi? Pensi che stia esagerando?

Quand’è stata l’ultima volta che hai guardato un film o un episodio di una serie tv per intero, facendo solo quello, senza prendere mai in mano il cellulare per controllare facebook, whatsapp, instagram, le notifiche?

10 anni fa quando guardavi un film ad esempio facevi così o ti guardavi il film e basta?

Oltre all’incapacità di concentrazione, per cui pressoché ogni persona in occidente dopo 15/20 minuti che fa una cosa, deve interrompere per guardare il cellulare per il fenomeno chiamato fear of missing out (FOMO) o comunque per una forma di dipendenza, simile a quella delle sigarette, alcool e c, c’è il fatto che comunque l’ascolto, anche per chi avesse capacità di concentrazione, é quasi sempre spiacevole.

Ti piacerebbe andare a sentire un concerto suonato con un pianoforte e una chitarra entrambi scordati o lo considereresti piuttosto una tortura?

É la stessa esperienza di chi ascolta una persona che si trova in una situazione di sofferenza. Non é piacevole, le emozioni sono vibrazioni che si propagano ad onde esattamente come le note musicali, se io ti devo ascoltare devo aprirmi e, in qualche modo, lasciar passare quelle onde, anche perché in quelle vibrazioni devo farti compagnia, stare con te insieme a loro, in modo che tu non ti senta più solo di fronte a loro ma senta che ci sono anche io.

Quindi l’ascolto è difficile e poco piacevole.

Per cui le «soluzioni» in cui ti imbatti quando cerchi qualcuno che ti ascolti non sono in realtà soluzioni per te, sono soluzioni per lui o lei, per quella persona presso cui tu ingenuamente avevi cercato ascolto.

Sono soluzioni ad un suo problema, che si potrebbe sintetizzare in questo modo: «come posso spegnare prima possibile questa radio che trasmette musica per me odiosa e insopportabile?»

Stai alla larga dalle false soluzioni, vai a trovarti un ascolto vero, da un vero amico e da un counselor professionista.

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