Compenso a percentuale per recupero crediti?

ho iniziato a gennaio un corso di formazione presso un privato che si è rivelato poi un’Associazione culturale (non era chiaro dall’inizio). Tramite quota associativa fittizia di 1 Euro le persone potevano iscriversi al corso per soli soci, costo totale oltre 2000 Euro. Il corso, dopo le prime lezioni e il pagamento di oltre metà del costo totale, è stato sospeso causa Covid e riprenderà tra alcuni mesi. Io non potrò partecipare per altri impegni presi precedentemente e vorrei la restituzione di almeno una parte del denaro versato. Ho inviato lettera raccomandata citando art. 1463 cod civile ma l’organizzatore non ritiene di dover restituire nulla. E’ possibile un recupero credito con contratto a percentuale?

È molto difficile ipotizzare di tariffare a percentuale un recupero credito di questo genere, per diversi motivi che può essere utile spiegare bene.

Innanzitutto, la sorte capitale è piuttosto bassa. Anche riconoscendo allo studio una percentuale sensibilmente alta, ad esempio il 50%, il massimo che si realizzerebbe sarebbe di circa 1000€, cosa che, specialmente se si rende necessario un recupero giudiziale, senza poter utilizzare il procedimento più veloce per ingiunzione, e, inoltre, specialmente nel caso in cui fosse necessario servirsi di un corrispondente in loco, rappresenterebbe un compenso largamente incipiente in proporzione al lavoro che sarebbe necessario.

Un’altra considerazione da fare è quella per cui ci sarebbero comunque delle spese da affrontare per contributo unificato, marche, eventuale registrazione decreto e così via, che sono da tenere in conto perché comunque non sarebbero coperte da un compenso a percentuale, che è sempre al netto di tutte le spese vive da affrontare per portare avanti la pratica.

Infine, c’è un’alea o rischio al momento piuttosto alta, nel senso che un’associazione culturale potrebbe benissimo non presentarsi solvente, col rischio appunto di fare un’intera causa o procedura di recupero senza poi trovare nulla di pignorabile con la conseguenza che la sentenza o il titolo possono tranquillamente essere appesi al muro, in apposita cornice, a futura memoria.

Se consideri adeguatamente tutte queste circostanze comprendi che per un avvocato lavorare a queste condizioni è sostanzialmente improponibile, sarebbe come presentarsi alla Mercedes per prendere un’auto con dieci euro. Le persone ipotizzano cose di questo genere solo perché non si rendono conto di cosa significhi e cosa comporti a livello lavorativo e di spese sostenere un recupero crediti in determinate situazioni.

Quello che puoi fare è far inviare da un avvocato una lettera di diffida, dal momento che la diffida di uno studio legale ha sicuramente una efficacia maggiore di quella di un privato, che, spesso è purtroppo controproducente, perché trasmette il messaggio esattamente opposto e cioè «non sono disposto ad investire in questa posizione», che è un messaggio di fronte al quale la controparte si mette ovviamente bella tranquilla.

Se la diffida non dovesse avere seguito fattivo, l’unica sarebbe vedere se possibile utilizzare il sistema del ricorso per ingiunzione, ma anche qui con estrema prudenza.

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