La vita delle donne é come un videogioco.

La vita delle donne é come un videogioco.

Quando sono giovani, si trovano ad affrontare dei piccoli
coglioncelli, che tutto sommato riescono a sconfiggere senza particolari difficoltà.

Man mano che proseguono nella vita, incontrano tuttavia poi coglioni sempre più grossi che però, in qualche modo, riescono sempre a gestire e di cui, sia pur a fatica e a prezzo di qualche perdita, possono contenere i danni.

Poi viene il momento del boss finale. Il coglione più grosso di quelli affrontati sino ad allora: il Marito (o Compagno).

Dopo una lotta particolarmente intensa, combattuta ad un prezzo insusitatamente alto e di notevoli perdite sia per loro che per coloro che esse amano di più al mondo, riescono a sconfiggerlo e ottengono finalmente il loro obiettivo finale: il Divorzio.

Sicure che non si troveranno mai più ad affrontare un mostro potente e distruttivo come quello, le donne scendono di nuovo in campo, per scoprire che «il Marito» era però solo il boss finale del primo livello, mentre i coglioni che si trovano a dover combattere dopo il divorzio sono ben più grossi de «il Marito».

A questo punto, le donne, esasperate dalle energie consumate per combattere il Marito nel primo muro, e soprattutto dalla disillusione di aver saputo che quella non era la vera fine del gioco, potrebbero arrendersi e darsi ad altro – e in effetti tutti si aspetterebbero che lo facessero.

Ma loro non lo fanno!

Loro, nonostante le loro vite siano letteralmente bombardate da coglioni sempre più grossi, devastati e devastanti, continuano a «cercare l’amore», a «indossare un sorriso», a dirsi «angeli con un’ala sola che possono volare solo con un altro angelo»: tutto ciò anche a condizione di sconfiggere narcisisti, bipolari, alcolisti, immaturi, impotenti e, di quando in quando, suocere fagocitanti che si alleano col coglione di turno per moltiplicare la sua potenza di fuoco e distruggere gli schermi protettivi delle donne.

Ad un certo punto, ad una piccolissima percentuale delle
videogiocatrici, il gioco, a random, mostra un banner che reca una domanda: «é più grosso il mostro-coglione dentro di te o sono più grossi i mostri-coglioni fuori di te?».

Loro leggono il banner.

Una parte molto piccola di quelle che lo hanno letto riflette e innesca un processo di cambiamento.

Tutte le altre rispondono mentalmente pensando «non sono impegnata, sono impegnativa: crepate tutti!!!!!1!1!!».

Essa evocano il bonus «rispettoh!» e continuano la lotta, sino a che, un giorno, per tutte, proprio mentre ancora sganciavano le bombe «credo ancora nell’amore vero», «indosso tutti i giorni il sorriso», «nei miei sogni ero io quella potenteh», «cerco un uomo che mi tratti come una regina» e «sono solare», arriva all’improvviso la scritta

== GAME OVER ==

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6 commenti su “La vita delle donne é come un videogioco.”

  1. Margherita Biernacka

    Carissimo…allora mi ritengo fortunata ,in tutto quello che hai scritto mi riconosco in una minuscola parte. Tutto perchè ho potuto vivere negli anni caratterizzati da poco degrado. Oggi riesco bene a mandare in quel paese sia coglioni che coglioncini ma hai ragione, degrado stravince. Che tristezza che tristezza…Un caro abbraccio Marghy

  2. Seppure ci sia dell’ironia sul loro credere nell’amore ideale, mi pare un articolo eccessivamente femminista dato che l’uomo viene definito sempre co*lione… ha sentito parlare di narcisiste, isteriche, passivo aggressive, o anche solo zoccole? Altro che angeli con una sola ala…

    1. É in realtà un articolo che prende per il culo in modo equanime sia femmine che maschi, la mia opinione è che ci sia un degrado generale. Quello femminile a volte devo dire fa più ridere perché è accompagnato da una retorica celebrativa che rende tutto solo molto più grottesco, quando invece coi maschi la moda non è celebrarli ma disprezzarlo. Teniamo però sempre la realtà come punto di vista. Nei prossimi giorni uscirà un post molto forte sulla tragedia dei padri separati, resta sintonizzato. Buona serata.

      1. L’articolo sui padri separati sarà il benvenuto, parola di padre vittima, come il figlio, di una della tante gradazioni della PAS….

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