Non capire niente é un diritto civile?

I problemi cognitivi dell’uomo contemporaneo sono gli stessi dei suoi predecessori.

Quella che è cambiata é la consapevolezza e il modo di relazionarsi con essi: l’uomo di oggi non capisce quasi nulla, e in fondo lo sa, ma pretende di vivere e far vivere gli altri come se capisse, come se la comprensione della realtà fosse un diritto che gli spetta per nascita e non un evento fattuale, un’eventualità che, normalmente, può verificarsi o meno.

be goofy

É come il ciccione che imbocca la perversa e demenziale strada della body positivity: é sfondato, ma si sente in dovere di considerarsi in forma e titolare del diritto a che tutti parimenti lo considerino tale. Il fatto che abbia 20 o 30 kg di troppo che ne mettono in pericolo la salute fa parte della realtà, ma egli in fondo considera che non c’è realtà che l’uomo di oggi, con un po’ di impegno, non possa finire per ignorare completamente.

Quello che capisce poco, o niente, si porta oggi in modo del tutto analogo.

Non capisce, e lo fa con grande competenza; talmente grande da pretendere in ogni caso di fare le cose alla sua maniera. Ammettere di non capire, per lui, significherebbe accettare un’ingiusta
discriminazione che, questa sì, lo sminuirebbe.

L’uomo contemporaneo non si sente declassato per il fatto di non capire regolarmente un cazzo, si sentirebbe tale invece solo se lo accettasse e cedesse il comando a chi, effettivamente, ha una visione più lucida della sua.

Il peccato capitale, dunque, non è più essere privo del tutto o quasi di valore e rinunciare a qualsiasi lavoro su di sé (accidia, il settimo peccato per la cultura cattolica), ma essere privo di protervia nell’esercitare un preteso diritto a:
a) fare le cose anche senza capirne in alcun modo il significato; b) pretendere regolarmente che tutti gli altri si adeguino alle sue visioni nonostante facciano acqua da tutte le parti.

Tutto questo per dire che il cretino 2.0 é molto peggio della versione precedente.

Oggi i cretini si considerano, al contrario, evoluti e sapienti o, ancora peggio, riconoscono di essere limitati, ma pretendono ugualmente di imporre le loro visioni a se stessi e agli altri.

Se ciò è una sciagura dal punto di vista logico intellettivo, sul versante emotivo é una vera e propria tragedia che rende estremamente difficile trovare persone empatiche, in grado di ascoltare e aprirsi all’altro (cosa che, tutto all’opposto, richiede di farsi piccoli), con cui relazionarsi.

Naturalmente quando si tenta di parlare di queste cose con l’uomo di oggi egli risponde istericamente che «non siamo nel medioevo!».

Cosa voglia dire lo sa solo lui, probabilmente vuol dire semplicemente «voglio continuare a fare il cazzo che mi pare e a non interessarmi di nulla anche di ciò che pur sarebbe vero e utile».

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