Adolescenti a sessant’anni.

A volte, si dice che una persona ha subìto un cambio di personalità.

A meglio guardare, in questi casi, molto spesso si potrebbe più
semplicemente affermare che quella persona si è in realtà
rincretinita.

In queste ipotesi, peraltro, spesso é più esatto affermare che la
persona non si è propriamente rincretinita: é sempre stata cretina o
limitata, ne ha solo perso completamente la consapevolezza, decidendo
di porre alla base della sua vita le sue idee, anche le più
disfunzionali, senza più affidarsi, come faceva in passato, alla
guida, al conforto e alle indicazioni degli altri volta per volta più
lucidi o evoluti di lei.

É, quest’ultimo, un problema cognitivo, dando luogo ad una particolare
forma di rincretinimento, che impedisce di accorgersi dei propri
limiti, o é un problema più di anima, di struttura della personalità,
di evoluzione e crescita personale?

Un po’ entrambe le cose.

La componente caratteriale, intanto, c’è sicuramente.

É un po’ come la fase dell’adolescenza, in cui l’adolescente si
comporta in modo «stupido» o non funzionale, discostandosi dal
corretto insegnamento delle figure genitoriali, solo per affermare la
propria autonomia di giudizio e di vita, autonomia che intende
affermare anche a costo di sembrare rincretinito e involuto come
persona e anche al costo, ulteriore, di danneggiarsi in senso proprio,
come nel caso in cui si iniziano a consumare sostanze quali l’alcol e
le droghe.

Questo è persino fisiologico quando la persona in questione si trova
nella fascia di età dai 12 ai 16/17 anni grossomodo; il punto è che
questo percorso sempre più spesso si manifesta in persone anche di
45/50 anni, spesso con prole, nei confronti non del genitore, dal
quale sono affrancate da tempo, ma di solito dell’altro coniuge.

Questo è lo schema che é alla base di non così poche separazioni.

Si può parlare, a riguardo, di neoadolescenza. Dopo aver costruito
essa stessa una famiglia, messo al mondo dei figli, la persona
dichiara di «liberarsi», come se fosse stato qualcun altro ad aver
costruito intorno a lei quella vita, oppure di «ribellarsi», come se,
ancora una volta, fosse colpa del governo o di qualche complotto.

Perché accade questo?

La ragione principale è la perdita della consapevolezza del
significato delle varie tappe consequenziali della vita.

Una delle cose più inedite per l’uomo di oggi è, ad esempio, che non è
possibile vivere l’affettività e la sessualità a cinquant’anni come la
si viveva a quindici, una considerazione che un tempo era persino
banale, tanto era scontata.

Il momento in cui si diventa genitori ha sempre scandito il passaggio
ad una diversa fase evolutiva personale, così come il momento in cui
si perdevano i propri genitori.

Oggi queste, e tutte le altre, fasi sono confuse tra loro, in un
percorso di vita «liquido» e indistinto, dove, se tutte le vacche sono
nere, una donna o un uomo si credono legittimati a fare i capricci e a
pestare i piedi, lasciando libero sfogo alla loro personalità
infantile, anche a quarantacinque anni e oltre, senza che la cosa
susciti né in loro, né in coloro che vi si relazionano, la minima
perplessità.

Abbiamo dei sessanta / settantenni che, anziché credere ormai
nell’Aulin o nel Tachidol, dichiarano di «credere ancora nell’amore»
senza la minima consapevolezza di risultare un po’ grotteschi e,
comunque, irrisolti, confortati ovviamente da schiere di psichiatri e
da Repuy prontissimi a testimoniare che «l’amore non ha età» e che
«vivere certe emozioni é normale in tutte le fasi della vita».

Non è un momento bellissimo per un genitore vedere la prima foto della
figlia, la propria bambina, con la bocca a culo di gallina o le tette
mezze di fuori su Instagram, ma é sicuramente molto peggio vedere
quella della propria madre di settant’anni, ad esempio, in
atteggiamento da ninfetta.

Meno male abbiamo i successi sportivi con cui ci possiamo dimenticare
queste cose.

É tutto bellissimo.

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