Le persone vengono sempre prima delle idee.

Leggo di avvocati che rifiutano di patrocinare persone che, ad
esempio, non si vogliono vaccinare, perché di orientamento diverso (é
solo appunto un esempio, potrebbe essere l’opposto).

Non sono d’accordo.

Fare questo, significa mettere le proprie idee e convinzioni sopra
alle persone che invece, tutto al contrario, vengono molto prima delle
idee.

Significa, inoltre, emettere un giudizio, sia pure implicito, e come
tale persino avvelenarsi, perché il giudizio, come ho ricordato molte
volte, e come ammoniscono con estrema chiarezza le scritture, é un
veleno per l’anima.

Il punto è che nessuno di noi sa davvero nulla della vita degli altri.

Molti di noi, per la verità, vivono addirittura non sapendo niente
della propria stessa vita, figuriamoci di quella dei loro parenti,
amici, conoscenti.

Nessuno di noi può sapere, mantenendo l’esempio del vaccino, perché un
altro da noi ha deciso di essere favorevole o contrario.

Alla fine, l’orientamento di ciascuno, frutto di un vissuto diverso
dal nostro che lo ha portato a questo, deve essere solo rispettato.

Non ci sono motivi superiori di contenimento della pandemia, quella é
solo una scusa per consentirti di essere stronzo sentendoti, al
contempo, tutto al contrario eticamente superiore agli altri.

Non ci sono mai motivi superiori per mancare di rispetto alle persone
e alle loro scelte.

Alla fine della vita, o anche prima, potresti accorgerti che avevano
ragione loro, gli altri, e avevi torto tu.

Nessuna delle vite coinvolte perde per ciò stesso di dignità e
significato: fare errori é anzi esattamente il modo in cui si dipanano
le nostre vite, anche se questo, per l’uomo mentalizzato e venduto
alla scienza di oggi, é sempre più difficile da focalizzare.

Personalmente, accetterò di patrocinare o servire come cliente sempre
chiunque; non perché l’avvocato é una «coscienza a noleggio» come
vagheggiava Dostoevskij o perché io non abbia le mie idee.

Semplicemente, non sono così presuntuoso da pensare che le mie idee
non possano, un domani, rivelarsi sbagliate e, ancor prima di questo,
che le stesse possano venire prima di una persona o della sua storia.

Il mio unico compito, in fondo, é fare in modo che quando ti alzi
dalla sedia sulla quale ti sei seduto un’ora prima tu stia meglio di
un’ora fa, per avere, se non una soluzione, almeno una prospettiva,
una focalizzazione, l’esperienza di qualcuno che ti ha compreso e
fatto compagnia per un po’ nelle tue emozioni e nei tuoi punti di
vista.

Del resto, le idee, le dottrine, persino le religioni si propongono e
non si impongono.

Se qualcuno la pensa diversamente, o quell’orientamento gli ha fatto
male, e non é buono, o non l’ha capito bene lui.

Evviva noi.

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