Perchè lavorare quando fuori c’è il sole.
È una aspirazione legittima, e che sento molto mia, quella di non trascorrere ore davanti a un computer a scrivere un ricorso o un atto giudiziario, ma prendere piuttosto la moto, o il camper, e andare in giro spensierato.
Ma questa cosa di far fare il lavoro all’intelligenza artificiale, finendo così in cinque minuti quello che avrebbe richiesto ore ed ore per il suo completamento, non può andare a finir bene.
È una vecchia utopia dell’umanità quella di «liberarsi dal lavoro»: molte opere di fantascienza del secolo scorso divisavano un futuro in cui gli umani si sarebbero affrancati dalle fatiche quotidiane e tutte le incombenze sarebbero state svolte da robot.
Questa dolce fantasia è alla base del comportamento di quegli avvocati che si fanno scrivere i ricorsi da chatgpt, salvo poi giungere ad un brusco risveglio quando il giudice li sgama e, sacrosantemente, li condanna alle spese legali e per lite temearia.
Ma il punto non è questo.
Il punto è invece in questa domanda: siamo sicuri che «liberarsi dal lavoro», anche quello intellettuale, sia un obiettivo interessante, funzionale e condivisibile?
Grazie alle macchine, e al progresso della tecnologia, ci siamo liberati in grande parte dal lavoro manuale, col risultato di diventare più grassi, più deboli, più fragili, tanto da dover correre comunque nelle palestre, o in altri luoghi, per muoverci allo stesso modo, di talchè è legittimo chiederci che cosa ci abbiamo guadagnato.
Che adesso il movimento che facciamo è su base volontaria mentre prima vi eravamo costretti? Ma per molti versi era meglio prima, non c’era la decision fatigue ogni volta di dover appunto decidere di allenarci, nè l’eventualità, esecrabilissima, di finire per giocare a padel – o, ancora peggio, diventare un giocatore di padel.
Ad ogni modo, come sai perfettamente, il fatto è che se non utilizziamo la mente il suo destino è l’atrofizzazione, almeno parziale, così come è successo col corpo, perché una funzione non esercitata perde il suo potenziale.
Quindi non è stato poi tutto questo gran guadagno aver buttato alle ortiche il greco, il latino, la matematica, le poesie imparate a memoria, con la scusa che fossero inutili, quando la verità era solo che ci tirava il qletto studiarle: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Questo è il motivo, peraltro, per cui è ancora preferibile leggere un classico, anche se sei costretto a cercare qualche parola ogni tanto o a fartelo spiegare, piuttosto che limitarti a scrollare in modo assente la timeline di un social.
Un obiettivo più sensato può essere quello di cercare un equilibrio tra le ore dedicate al lavoro e quelle dedicate al diporto, praticando tra l’altro una rigorosa igiene del tempo, tenendo separati tutti e due: niente distrazioni al lavoro, niente mail lette sul cellulare mentre stai coi tuoi cari, ad esempio.
Ma il lavoro va continuato perché alla fine serve per mantenerti in forma: lucido e in grado di ragionare.
Altrimenti poi rischi di diventare uno che vota per il Movimento 5 stelle o per Alleanza Verdi e Sinistra, che poi, al di là della battuta, è quello che alla fine vogliono quelli che mettono in circolazione i vari sistemi di intelligenza artificiale: masse con le menti sempre più deboli e sempre più manipolabili, volta per volta a favore di questo o quello schieramento.
Con questo, non si vuol certo dire che l’intelligenza artificiale sia da rigettare in toto, anzi tutto il contrario: va utilizzata con criterio, come strumento di supporto, ma controllando sempre tutto con cura, sia perché in questo modo il lavoro viene molto meglio, sia perché così continui a fare il tuo lavoro, a dare il tuo contributo.
Ricordati: se fai fare tutto all’AI non stai fregando il tuo cliente, stai fregando te stesso.
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