La notte non é più piccolina: è diventata infinita.
Il suicidio assistito, espressione di plastica per un assassinio, richiede necessariamente la cultura dello scarto: troppo malato, troppo vecchio, troppo depresso, troppo solo, ergo meglio tagliare che assistere, guarire, curare, fare compagnia – é nazismo in purezza.
Ogni volta che viene soppressa una persona viva, ci sono due orrori: l’assassinio in sé e la celebrazione sociale e mediatica che lo segue subito dopo e lo traveste da «diritto», quando é solo una grande infamia.
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Non pienamente d’accordo. Qualcuno potrebbe averne piene le palle di stare al mondo ed allo stesso tempo impossibilitato fisicamente di farlo da se’. Ritengo che debba averne la benedetta LIBERTÀ legale, fiscale, mentale, morale e quant’altro per aver bisogno di qualcuno che lo aiuti a farlo. Un cordiale saluto, Gigi.
Ciao Gigi, benritrovato anche qui. Se anche fossimo d’accordo con questo, io personalmente non lo sono perché ritengo che la vita appartenga a Dio e non a noi, ci sarebbe poi il problema di tutte le persone che, ad esempio, sono depresse e desiderano morire a causa del loro male. Quelle persone vanno aiutate a rivedere quanto sia bello vivere, non vanno ammazzate come quella povera e bellissima ragazza in Belgio. Dietro una apparente campagna per la libertà, attuano la cultura dello scarto: un depresso, un handicappato, un anziano costa molto meno sopprimerlo che assisterlo. Dobbiamo fare molta attenzione, a mio modo di vedere.