Separazione delle carriere: una riforma del PD.
Oggi ti sto un po’ bombardando di interventi sul prossimo referendum.
Ti chiedo di avere pazienza, è un modo per rendere disponibile a molte persone materiale che può essere utile.
In questo post voglio parlarti del fatto che il PD ha proposto la stessa riforma di cui al referendum del prossimo fine settimana per ben 4 volte, che ti vado a documentare di seguito.
Perchè allora oggi molti esponenti di sinistra invitano a votare NO?
Solo per motivi politici, per fare un dispetto alla Meloni, che comunque continuerà tuttavia a governare anche se il referendum non dovesse confermare la riforma.
Io, se devo essere onesto, lo trovo un atteggiamento spregevole: una riforma di natura costituzionale, cioè destinata a valere per tutti, può essere valutata esclusivamente per i suoi contenuti, non mai in base a simpatie e antipatia. In questo atteggiamento non c’è niente di serio. Per fortuna, non pochi esponenti del PD o della sinistra se ne sono smarcati e lo hanno rifiutato, dichiarando di votare SÌ.
Vediamo comunque insieme le altre volte in cui il PD ha proposto la stessa riforma.
La storia è lunga e un po’ imbarazzante, infatti, la separazione delle carriere è stata sostenuta dalla sinistra riformista in diverse fasi storiche:
1) Anni ’90, Bicamerale D’Alema: il dibattito fu aperto nel PD già ai tempi della Bicamerale guidata da Massimo D’Alema, anche se nel pieno dello scontro Berlusconi-magistratura non fu possibile affrontarlo di petto, e i lavori confluirono nel 1999 nella revisione dell’articolo 111 della Costituzione.
2) 2007, governo Prodi: il ministro della Giustizia Clemente Mastella presentò un disegno di legge costituzionale per la separazione delle carriere, sostenuto dai DS (Fassino, Violante) e dalla Margherita (Rutelli). Il DDL passò alla Camera, ma cadde il governo Prodi.
3) 2019: quando Maurizio Martina correva per la segreteria del PD, nel suo programma era scritto che “il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”. A sottoscrivere quella mozione c’erano tra gli altri Delrio, Guerini, De Luca, Malpezzi e Debora Serracchiani — oggi responsabile giustizia del PD e tra i più accesi oppositori della riforma.
4) 2022, programma elettorale Letta: il PD proponeva di istituire con legge di revisione costituzionale un’Alta Corte competente a giudicare le impugnazioni sugli addebiti disciplinari dei magistrati e sulle nomine contestate.
Vai a votare e vota bene, per il nostro paese, che è il più bello del mondo.
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