Caldo eccessivo sul lavoro: cosa puoi fare se il tuo datore di lavoro ti obbliga a lavorare

Lavorare in condizioni di caldo eccessivo non è soltanto estremamente faticoso: può diventare un grave pericolo per la salute e, nei casi più drammatici, anche per la vita. Le cronache di questi giorni lo dimostrano purtroppo con la morte di un lavoratore agricolo causata dalle temperature elevate.

Se ti trovi in una situazione del genere, è importante sapere che la legge ti tutela.

I principali riferimenti sono l’art. 2087 del Codice Civile e il D.Lgs. 81/2008, che impongono al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresa la prevenzione dei rischi dovuti al caldo.

Il lavoratore ha sostanzialmente due strumenti di tutela.

Il primo è il diritto di rifiutare la prestazione quando il caldo configura un pericolo grave e immediato per la salute. In questo caso puoi interrompere l’attività e allontanarti dal posto di lavoro senza subire sanzioni disciplinari e senza perdere il diritto alla retribuzione.

Lo prevede l’art. 44, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 e lo ha confermato la Corte di Cassazione, secondo cui il lavoratore può legittimamente rifiutare la prestazione quando il datore di lavoro viola gli obblighi di sicurezza.

Attenzione però: il rifiuto deve essere esercitato in buona fede e non può essere pretestuoso. La sola presenza di temperature elevate non basta. Devono esserci elementi oggettivi che rendano concretamente pericolosa la prosecuzione del lavoro, come allerte meteo o altre circostanze idonee a dimostrare il rischio.

Il secondo strumento consiste nel segnalare immediatamente la situazione di pericolo al preposto o al datore di lavoro.

Quest’ultimo ha infatti l’obbligo di valutare il rischio da stress termico nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e di adottare tutte le misure necessarie per prevenirlo. Tra queste rientrano, ad esempio, evitare le lavorazioni più pesanti nelle ore più calde, organizzare pause frequenti, mettere a disposizione zone d’ombra o altri ripari, garantire acqua potabile in quantità sufficiente e adottare gli opportuni accorgimenti organizzativi e relativi all’abbigliamento.

Se, nonostante la segnalazione, il datore di lavoro non interviene, il rifiuto di proseguire l’attività lavorativa diventa pienamente legittimo. Un eventuale licenziamento adottato come ritorsione potrebbe essere dichiarato nullo.

La salute viene sempre prima di qualsiasi esigenza produttiva. Nessun datore di lavoro può pretendere che un lavoratore metta a rischio la propria incolumità.

Se hai bisogno di valutare il tuo caso concreto o vuoi capire quali strumenti puoi utilizzare per tutelarti, contattami senza impegno su WhatsApp al numero 059 761926.

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