Atto giudiziario civile: cosa fare subito

Atto giudiziario civile: cosa fare subito

Ricevere una busta verde, una PEC o la visita dell’ufficiale giudiziario mette comprensibilmente in agitazione. Il rischio, però, non è soltanto quello di spaventarsi: è reagire nel modo sbagliato, rimandare o concentrarsi sul merito della vicenda senza accorgersi che sta già correndo un termine processuale.

Un atto giudiziario civile non significa che hai torto e neppure che il giudice abbia già deciso contro di te. Significa che devi capire immediatamente che cosa hai ricevuto, quando si è perfezionata la notifica e quale attività occorre compiere.

La regola più importante è semplice: manda al più presto a un avvocato la copia completa dell’atto, della relata di notifica, della busta o della PEC e di tutti gli allegati. Non aspettare di avere ricostruito da solo l’intera storia.

1) Le prime cose da fare appena ricevi l’atto.

Prima ancora di stabilire se la pretesa sia giusta o sbagliata, metti in sicurezza documento e date:

  • fotografa o scansiona tutte le pagine, fronte e retro, senza saltare quelle che sembrano soltanto formulari;
  • conserva la busta, l’avviso di ricevimento e ogni comunicazione di avvenuto deposito;
  • se la notifica è arrivata via PEC, conserva il messaggio originale, le ricevute e gli allegati nel loro formato elettronico, senza limitarti a stampare il testo;
  • annota il giorno e il modo in cui hai ricevuto o ritirato l’atto, ma non calcolare da solo la scadenza;

  • cerca nell’intestazione il nome dell’atto, il giudice, il numero di ruolo, la data dell’udienza e gli avvertimenti rivolti al destinatario;

  • invia subito tutto al legale, insieme ai documenti essenziali della vicenda.

La pagina che contiene la relata di notifica può essere importante quanto il testo principale. Anche la data che ricordi potrebbe non coincidere con quella dalla quale la legge fa decorrere il termine.

2) Se hai ricevuto un atto di citazione.

L’atto di citazione è il modo ordinario con cui una persona o un’impresa ti convoca davanti a un giudice per ottenere una decisione su una domanda: pagamento, risarcimento, proprietà, contratto o altro.

Nell’atto trovi normalmente:

  • chi agisce contro di te e che cosa chiede;
  • i fatti e i documenti sui quali fonda la domanda;
  • il tribunale o il giudice di pace competente;

  • la data indicata per la prima udienza;

  • il termine e le modalità per costituirti in giudizio.

  • Nel processo ordinario davanti al tribunale, il convenuto deve di regola costituirsi almeno 70 giorni prima dell’udienza indicata nella citazione. Alcune difese devono essere formulate tempestivamente nella comparsa di risposta: domande riconvenzionali, eccezioni non rilevabili d’ufficio e chiamata di un terzo possono andare perdute se si arriva tardi.

    Non devi quindi guardare soltanto la data dell’udienza e pensare di avere tempo sino ad allora. Il vero termine utile è molto precedente. Davanti al giudice di pace, nei riti speciali e in altre materie le regole possono essere diverse: fa fede l’esame concreto dell’atto alla luce del Codice di procedura civile.

    3) Se hai ricevuto un ricorso con il decreto del giudice.

    In alcuni procedimenti la causa non inizia con una citazione, ma con un ricorso già depositato. Il giudice emette poi un decreto con il quale fissa l’udienza e stabilisce termini o adempimenti. Ti vengono normalmente notificati entrambi.

    È frequente, per esempio, nelle controversie di lavoro, nei procedimenti familiari e in numerosi riti speciali. Proprio perché ogni rito ha regole proprie, non esiste un unico termine valido per qualsiasi ricorso.

    Controlla che nel fascicolo ricevuto siano presenti sia il ricorso sia il decreto. Se sembra mancare un allegato, non aspettare che qualcuno lo rimandi: segnala immediatamente la situazione al legale, che potrà verificare il fascicolo e valutare eventuali irregolarità senza affidarsi a esse come unica difesa.

    4) Se hai ricevuto un decreto ingiuntivo.

    Il decreto ingiuntivo è un ordine del giudice emesso inizialmente sulla base dei documenti presentati dal creditore, senza che il debitore sia stato prima ascoltato. La notifica ti apre la possibilità di contestare la pretesa con l’opposizione.

    Il termine ordinario è di 40 giorni dalla notifica, ma il giudice può indicarne uno diverso nei casi previsti dalla legge. Devi sempre leggere il dispositivo e l’avvertimento contenuti nel tuo decreto.

    Verifica soprattutto se compare la formula “provvisoriamente esecutivo” o un ordine di pagare senza dilazione. In quel caso il creditore può procedere all’esecuzione anche prima che scadano i 40 giorni; proporre opposizione non sospende automaticamente ogni iniziativa esecutiva.

    Se ritieni di avere già pagato, che il credito sia prescritto, che la somma sia sbagliata o che il contratto non giustifichi la richiesta, raccogli ricevute, estratti conto, contratto, corrispondenza e ogni altro documento. Se invece il debito esiste, il legale può valutare una trattativa, ma la trattativa non ferma da sola il termine per l’opposizione.

    Per una spiegazione più ampia puoi leggere le mie dieci cose da sapere sul decreto ingiuntivo e, se l’atto è immediatamente esecutivo, il post dedicato al decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

    5) Se hai ricevuto un atto di precetto.

    Il precetto è l’intimazione ad adempiere fondata su un titolo esecutivo, come una sentenza, un decreto ingiuntivo esecutivo, un assegno, una cambiale o un atto notarile. È il passaggio che normalmente precede il pignoramento.

    Di regola assegna almeno 10 giorni per pagare, salvo che il giudice abbia autorizzato l’esecuzione immediata per pericolo nel ritardo. Trascorso il termine, il creditore può iniziare l’esecuzione forzata. Il precetto diventa inefficace se l’esecuzione non viene iniziata entro 90 giorni dalla sua notifica, ma ciò non cancella il debito e il creditore può normalmente notificare un nuovo precetto.

    Qui non bisogna confondere tre questioni:

    • se il credito esiste realmente;
  • se il creditore ha diritto di procedere all’esecuzione;
  • se il precetto e gli atti precedenti sono formalmente regolari.

  • Le opposizioni hanno presupposti e termini diversi. Per alcuni vizi formali il termine può essere di appena 20 giorni, e l’opposizione non blocca automaticamente l’esecuzione. Serve quindi una valutazione immediata. Ho spiegato la sequenza pratica anche nel post notifica del precetto: e dopo?.

    6) Se hai ricevuto un pignoramento.

    Con il pignoramento l’esecuzione è già iniziata. Non sei più nella fase del semplice avvertimento.

    Il pignoramento può riguardare:

    • beni mobili presenti nella disponibilità del debitore;
  • un immobile;
  • il conto corrente;

  • stipendio, pensione o somme dovute da un’altra persona.

  • Nel pignoramento presso terzi, la notifica viene fatta anche alla banca, al datore di lavoro o all’altro soggetto che detiene denaro del debitore. Il vincolo può quindi produrre effetti prima dell’udienza indicata nell’atto. Stipendi, pensioni e alcune somme godono di limiti di pignorabilità, ma i calcoli dipendono dal tipo di credito e dal momento in cui il denaro viene colpito.

    Invia al legale anche il titolo esecutivo e il precetto ricevuti in precedenza. Se non li trovi o pensi di non averli mai ricevuti, dillo espressamente: non significa automaticamente che il pignoramento sia nullo, ma è una verifica indispensabile.

    7) Se hai ricevuto un’intimazione di sfratto.

    L’intimazione di sfratto per morosità o per finita locazione contiene una citazione per un’udienza di convalida. Se l’inquilino non compare o compare senza opporsi, il giudice può convalidare lo sfratto.

    Se si tratta di una locazione abitativa e ricorrono le condizioni di legge, in caso di morosità può essere possibile chiedere un termine per sanarla. Non è però una soluzione automatica, non vale indistintamente per ogni locazione e richiede di poter pagare quanto stabilito entro il termine concesso.

    Se invece ricevi un avviso con una data fissata dall’ufficiale giudiziario per il rilascio dell’immobile, la procedura è già in fase esecutiva. Anche in questo caso il tempo utile per verificare gli atti o negoziare un accordo è molto breve.

    8) Se hai ricevuto una sentenza, un’ordinanza o un decreto.

    Non tutti gli atti ricevuti servono a iniziare una causa. Potrebbe esserti notificato un provvedimento che decide, in tutto o in parte, un procedimento già esistente.

    Per le sentenze civili, il termine breve per proporre appello è generalmente di 30 giorni dalla notificazione, mentre per il ricorso per cassazione è di 60 giorni; in mancanza di notificazione opera di regola il termine lungo di sei mesi dalla pubblicazione. Esistono però provvedimenti, riti e rimedi con termini differenti, talvolta molto più brevi. Anche comunicazione di cancelleria e notificazione non sono sempre equivalenti ai fini della decorrenza.

    Non limitarti quindi a inoltrare il provvedimento senza il messaggio che lo accompagnava. Il legale deve vedere anche la PEC, le ricevute o la busta per ricostruire correttamente data e tipo di trasmissione.

    9) Se sei stato citato come testimone.

    L’intimazione a testimoniare non significa che sei convenuto nella causa. Sei chiamato a riferire fatti dei quali hai conoscenza diretta.

    Non puoi ignorare la convocazione. Se hai un impedimento serio e documentabile, comunicalo tempestivamente secondo le indicazioni dell’ufficio giudiziario o tramite il legale che ti ha citato, allegando la documentazione necessaria. Sarà il giudice a valutare l’impedimento.

    Se non ti presenti senza giustificato motivo, il giudice può applicare le conseguenze previste dalla legge e disporre una nuova convocazione, anche con accompagnamento. Non concordare con nessuno una versione dei fatti: devi riferire soltanto ciò che ricordi realmente.

    10) Non ritirare la busta non ferma la notifica.

    Lasciare una raccomandata in giacenza o rifiutare di ricevere l’atto non fa sparire il procedimento. Se sono rispettate le formalità previste, la notifica può perfezionarsi anche senza il ritiro materiale e i termini possono iniziare a decorrere mentre tu non conosci ancora il contenuto dell’atto.

    Lo stesso vale per la PEC: ignorare la casella, avere la memoria piena o non leggere il messaggio può avere conseguenze, specialmente per professionisti e imprese tenuti ad avere un domicilio digitale.

    Se trovi un avviso di giacenza, ritira subito il plico. Se l’atto sembra destinato a un omonimo, a una persona trasferita o a un precedente occupante, non distruggerlo e non improvvisare: segnala il problema al notificatore e chiedi al legale come documentare l’errore.

    11) Che cosa mandare all’avvocato.

    Per consentire una prima valutazione rapida, prepara un unico invio ordinato con:

    • scansione integrale e leggibile dell’atto, comprese pagine bianche sul retro se contengono timbri o relata;
  • busta, avvisi postali, relata di notifica, PEC e ricevute elettroniche;
  • documento d’identità e dati di contatto strettamente necessari;

  • una cronologia sintetica dei fatti, con date e nomi;

  • contratti, fatture, ricevute, bonifici, messaggi e lettere pertinenti;

  • indicazione di eventuali cause, accordi o pagamenti precedenti;

  • la tua disponibilità per un colloquio urgente.

  • Non serve scrivere un romanzo prima di chiedere aiuto. È molto più utile inoltrare subito l’atto completo e aggiungere una cronologia essenziale. I dettagli potranno essere ricostruiti nel colloquio.

    12) Gli errori da evitare.

    Quando ricevi un atto giudiziario civile, evita di:

    • aspettare gli ultimi giorni perché “tanto l’udienza è lontana”;
  • calcolare la scadenza con un’app generica senza conoscere rito, decorrenza e sospensioni applicabili;
  • telefonare alla controparte facendo ammissioni o promesse prima di avere capito la situazione;

  • pagare parzialmente o firmare un piano di rientro senza valutarne gli effetti;

  • modificare, cancellare o selezionare soltanto i messaggi che sembrano favorevoli;

  • confidare in un accordo verbale mentre continua a decorrere un termine processuale;

  • pensare che un errore nel nome, nell’indirizzo o nella notifica renda automaticamente inutile tutto l’atto;

  • affidarti soltanto a consigli trovati online per decidere se costituirti, opporti o impugnare.

  • Un accordo può essere la soluzione migliore, ma deve essere gestito insieme alla difesa processuale. Finché non è formalizzato in modo adeguato, non devi presumere che la scadenza sia sospesa.

    13) Il consiglio più importante: manda subito l’atto a un avvocato.

    La distinzione tra citazione, ricorso, decreto ingiuntivo, precetto e pignoramento non è accademica. Ogni atto apre una fase diversa, con rimedi, costi, prove e termini propri.

    Per questo il consiglio generale vale più di qualsiasi tabella: appena ricevi una notifica, manda a un avvocato la copia completa dell’atto e di tutto ciò che lo accompagnava. Fallo lo stesso giorno, o comunque prima possibile.

    Non aspettare di capire da solo se hai ragione. L’avvocato deve avere il tempo di:

    • verificare che cosa ti è stato notificato e quando;
  • controllare il fascicolo e gli atti precedenti;
  • individuare il termine realmente applicabile;

  • raccogliere documenti e prove;

  • valutare difesa, opposizione, impugnazione o accordo;

  • compiere il deposito con un margine di sicurezza.

  • Un atto ricevuto oggi può avere una scadenza molto prima dell’udienza che leggi in fondo alla pagina. La rapidità con cui chiedi aiuto non garantisce di vincere, ma evita di perdere una difesa valida soltanto perché non è stata proposta in tempo.

    14) Passa all’azione.

    Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.

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