Kyrgios e la cocaina: come funziona l'antidoping

Kyrgios e la cocaina: come funziona l’antidoping

A volte quelli che alzano il dito contro gli altri finiscono per trovarsi esattamente dall’altra parte: non più accusatori, ma persone chiamate a spiegare il proprio comportamento.

È accaduto a Nick Kyrgios, che aveva rivolto critiche durissime a Jannik Sinner dopo il caso Clostebol e aveva dichiarato che non avrebbe mai provato a doparsi. Ora l’australiano è stato sospeso provvisoriamente dopo che un controllo ha rilevato benzoilecgonina, un metabolita della cocaina.

La coincidenza è difficile da ignorare e suggerisce una buona regola di vita: prima di distribuire sentenze morali, conviene ricordare che gli esseri umani sono fallibili.

Sul piano giuridico, però, bisogna resistere alla tentazione di sostituire un processo con una battuta. La sospensione è provvisoria, il procedimento non è concluso e il caso Kyrgios non è sovrapponibile a quello Sinner. Sostanze, fatti e questioni giuridiche sono diversi.

La vicenda è soprattutto un’occasione per capire come funziona davvero il sistema disciplinare sportivo e perché, nell’antidoping, un risultato analitico positivo può bastare ad aprire il caso ma non determina da solo la durata della sanzione.

1) Che cosa è successo a Nick Kyrgios.

Secondo il comunicato ufficiale dell’International Tennis Integrity Agency, Kyrgios ha fornito un campione il 22 giugno 2026 durante un torneo ATP 250 disputato a Maiorca, in Spagna.

Il 17 luglio un laboratorio accreditato dalla World Anti-Doping Agency ha confermato nel campione la presenza di benzoilecgonina, metabolita della cocaina. La sostanza è classificata come stimolante ed è vietata in competizione.

La sospensione provvisoria obbligatoria è entrata in vigore il 4 agosto 2026. Al momento del comunicato, pubblicato il 19 agosto, Kyrgios aveva il diritto di contestarla ma non lo aveva esercitato.

Durante la sospensione non può partecipare, allenare o essere presente agli eventi organizzati o riconosciuti dagli organismi del tennis professionistico indicati dal programma. Resta comunque soggetto ai controlli antidoping.

Kyrgios ha inoltre diffuso una dichiarazione pubblica nella quale ha riconosciuto il grave errore, si è assunto la responsabilità dell’accaduto e ha chiesto scusa. Questa presa di posizione ha un peso umano, ma non sostituisce la decisione dell’organo disciplinare sui fatti, sulla qualificazione della violazione e sulle conseguenze.

2) Il contrappasso mediatico e il dovere di essere precisi.

Kyrgios non si era limitato a chiedere chiarezza sul caso Sinner. Aveva usato toni molto severi, aveva criticato l’integrità del tennis e aveva affermato che non avrebbe mai cercato di doparsi, nemmeno durante i lunghi infortuni.

La notizia di oggi rende quelle parole inevitabilmente imbarazzanti. Chi si propone come giudice morale degli altri si espone al confronto con la propria condotta futura.

Non bisogna però compiere lo stesso errore che si rimprovera a lui. Un controllo positivo alla cocaina non dimostra automaticamente che Kyrgios abbia assunto la sostanza per migliorare la prestazione sportiva. Nel linguaggio dell’antidoping la «violazione» per presenza e il «doping intenzionale» non sono concetti perfettamente coincidenti.

I casi di Sinner e Kyrgios restano differenti:

  • riguardano sostanze diverse;
  • nascono da circostanze diverse;
  • richiedono prove e valutazioni individuali;
  • possono condurre a regimi sanzionatori diversi;
  • non autorizzano a decidere un caso in base alla simpatia per l’atleta.

Il contrappasso può essere una riflessione morale. La decisione disciplinare, invece, deve dipendere dalle regole e dalle prove.

3) La giustizia sportiva è un ordinamento disciplinare autonomo.

Lo sport organizzato non si regge soltanto sulle leggi dello Stato. Federazioni, leghe e organismi internazionali adottano statuti e regolamenti che gli atleti accettano per partecipare alle competizioni.

Da questa autonomia nasce un sistema disciplinare capace di:

  • stabilire le regole tecniche e di condotta;
  • controllare il rispetto delle norme antidoping;
  • svolgere indagini e raccogliere campioni;
  • adottare misure provvisorie;
  • celebrare procedimenti davanti a organi indipendenti;
  • imporre squalifiche, perdita di risultati e altre conseguenze;
  • prevedere mezzi di impugnazione.

Non è un processo penale e non serve necessariamente ad accertare un reato. Protegge la lealtà della competizione, la salute degli atleti e la fiducia del pubblico.

Questo non significa che la giustizia sportiva possa fare qualunque cosa. Anche un procedimento disciplinare deve rispettare regole predeterminate, diritto di difesa, contraddittorio, imparzialità e possibilità di contestare la decisione davanti all’organo competente.

4) Chi costruisce le regole internazionali contro il doping.

Al centro del sistema si trova la World Anti-Doping Agency, conosciuta come WADA. Il Codice mondiale antidoping armonizza le regole applicate dai soggetti che lo hanno sottoscritto, mentre gli standard internazionali disciplinano settori come controlli, laboratori, gestione dei risultati, esenzioni terapeutiche e protezione dei dati.

La WADA aggiorna inoltre la lista delle sostanze e dei metodi proibiti, specificando quali divieti valgono sempre e quali soltanto in competizione.

Il sistema è una rete:

  • la WADA definisce il quadro mondiale e vigila sulla conformità;
  • le federazioni internazionali recepiscono il Codice nelle proprie discipline;
  • le organizzazioni nazionali antidoping gestiscono i programmi interni;
  • i laboratori accreditati analizzano i campioni secondo standard comuni;
  • gli organismi responsabili della gestione dei risultati conducono il procedimento;
  • il Tribunale Arbitrale dello Sport svolge un ruolo centrale nelle impugnazioni internazionali.

In Italia opera NADO Italia, che pubblica il Codice sportivo antidoping e i documenti tecnici nazionali. Nel tennis professionistico internazionale, invece, il programma è amministrato dall’ITIA.

5) Come funziona l’antidoping nel tennis.

Il Tennis Anti-Doping Programme 2026 incorpora i principi del sistema WADA e disciplina controlli, risultati, sospensioni, udienze, sanzioni e impugnazioni.

L’atleta può essere controllato in competizione o fuori competizione. Il campione viene raccolto secondo una procedura destinata a garantirne identificazione, integrità e tracciabilità, quindi inviato a un laboratorio accreditato.

Se il campione A produce un risultato analitico avverso, l’atleta riceve una comunicazione contenente gli elementi essenziali del caso e i propri diritti. Può chiedere l’analisi del campione B entro il termine previsto e può assistere, personalmente o tramite un rappresentante, alle operazioni consentite dal regolamento.

Se il campione B non conferma il risultato del campione A, il test viene considerato negativo, salvo che l’autorità proceda per una diversa violazione fondata su altre prove. Se invece il risultato viene confermato, il procedimento prosegue.

Il controllo di laboratorio è dunque l’inizio di un percorso, non una conferenza stampa trasformata in sentenza.

6) La responsabilità oggettiva non significa sanzione automatica.

Uno dei principi più severi dell’antidoping è la cosiddetta strict liability. Ogni atleta ha il dovere personale di impedire che una sostanza proibita entri nel proprio organismo.

Per accertare la violazione consistente nella presenza della sostanza non occorre provare intenzione, colpa, negligenza o conoscenza. In termini semplici: se nel campione si trova una sostanza vietata, l’atleta non può difendersi limitandosi a dire «non volevo doparmi».

Questa regola serve a rendere effettivi i controlli. Sarebbe quasi impossibile per l’organizzazione antidoping dimostrare che cosa pensasse l’atleta nel momento dell’assunzione.

Intenzione e colpa, però, tornano decisive quando si stabilisce la conseguenza. L’atleta può dover dimostrare come la sostanza sia entrata nel corpo, quando l’abbia assunta, in quale contesto e con quale rapporto rispetto alla prestazione sportiva.

La formula corretta è quindi:

  • presenza della sostanza: responsabilità molto rigorosa;
  • misura della sanzione: valutazione concreta di intenzione, colpa, sostanza e circostanze.

7) Perché la cocaina ha una disciplina particolare.

La cocaina compare nella classe S6.a degli stimolanti della lista WADA ed è proibita in competizione. È inoltre qualificata come «sostanza d’abuso», perché frequentemente consumata nella società al di fuori del contesto sportivo.

Questa classificazione non rende lecito il consumo e non cancella la violazione. Permette però di distinguere il caso di chi usa la sostanza in un contesto estraneo allo sport da quello di chi la impiega in relazione alla prestazione.

Se l’atleta dimostra che l’ingestione è avvenuta fuori competizione e non era collegata alla prestazione sportiva, il programma prevede tre mesi di ineleggibilità. Il periodo può scendere a un mese se viene completato in modo soddisfacente un programma di trattamento approvato dall’ITIA.

Se l’assunzione è avvenuta in competizione ma l’atleta prova che il contesto era estraneo alla prestazione, ciò incide sulla qualificazione dell’intenzionalità, ma non conduce automaticamente al regime di uno o tre mesi.

Per questo non è possibile affermare oggi quale sarà la sanzione finale di Kyrgios. Dovranno essere valutati almeno:

  • momento dell’assunzione;
  • rapporto temporale con la competizione;
  • concentrazione e dati scientifici disponibili;
  • spiegazione fornita dall’atleta;
  • prove del contesto estraneo o collegato alla prestazione;
  • eventuale programma di trattamento;
  • precedenti disciplinari rilevanti.

8) Perché è scattata la sospensione provvisoria.

Una sospensione provvisoria serve a impedire che un atleta continui a partecipare al sistema ufficiale mentre viene definito un caso che potrebbe condurre a una squalifica.

Per la natura e la classificazione della sostanza rilevata nel caso Kyrgios, il regolamento impone la misura provvisoria. Non si tratta ancora della pena finale e non dimostra, da sola, che tutte le accuse saranno confermate.

L’atleta può chiederne la revoca davanti all’Independent Tribunal, sostenendo i motivi ammessi dal programma: per esempio, che l’accusa non abbia ragionevoli possibilità di essere accolta, che sia probabile l’assenza di colpa, che vi sia un prodotto contaminato o che ricorrano le condizioni del trattamento ridotto previsto per una sostanza d’abuso.

La decisione sulla misura provvisoria può a sua volta essere impugnata nei casi e con le modalità previste. Inoltre l’atleta sospeso ha diritto, se lo richiede, a un esame accelerato del merito.

9) Che cosa rischia un atleta dopo un test positivo.

Le conseguenze sportive possono essere molto più ampie del semplice divieto di giocare per qualche mese.

Una violazione collegata a un controllo in competizione comporta normalmente la perdita del risultato ottenuto nella gara, con le conseguenze previste su punti, premi, titoli e medaglie. A seconda del caso possono essere annullati anche altri risultati conseguiti nello stesso evento o nel periodo successivo al prelievo.

Le sanzioni astratte per presenza, uso o possesso possono partire, fuori dai regimi speciali, da due o quattro anni, con riduzioni o eliminazioni in presenza dei presupposti regolamentari. Per le sostanze d’abuso opera la disciplina particolare appena esaminata.

Possono aggiungersi:

  • perdita di premi e punti;
  • pubblicazione della decisione;
  • rimborso di alcuni costi del procedimento;
  • divieto di partecipare in qualsiasi veste alle attività sportive organizzate;
  • effetti su sponsor, contratti e reputazione, regolati però da rapporti distinti.

La sospensione già rispettata viene normalmente conteggiata nel periodo finale di ineleggibilità, se ne ricorrono le condizioni.

10) Chi giudica e come si impugna la decisione.

Dopo la fase di gestione del risultato, l’ITIA può formulare l’addebito e indicare le conseguenze richieste. L’atleta può ammettere la violazione, raggiungere una definizione consentita dalle regole oppure contestare accusa o sanzione e chiedere un’udienza.

Nel programma del tennis la controversia può essere decisa in primo grado da un Independent Tribunal. L’atleta deve poter conoscere gli elementi contestati, presentare documenti, formulare argomenti e farsi assistere.

Le decisioni internazionali possono poi essere portate, nei casi previsti, davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport, noto come TAS o CAS, con sede a Losanna. Anche WADA e altri organismi legittimati possono impugnare una decisione ritenuta non conforme.

Il TAS non è un tribunale penale statale: è un organo arbitrale specializzato al quale l’ordinamento sportivo affida controversie internazionali. La sua funzione aiuta ad applicare regole comuni ad atleti di Paesi e federazioni diverse.

11) Disciplina sportiva e responsabilità penale sono piani distinti.

Un fatto di doping può produrre conseguenze sportive senza costituire necessariamente un reato. Al contrario, una condotta può essere esaminata anche dall’autorità statale quando rientra in una fattispecie penale o amministrativa.

In Italia la legge 14 dicembre 2000, n. 376 tutela la salute nelle attività sportive e contiene specifiche disposizioni contro il doping. Per applicare una norma penale devono però essere dimostrati tutti i suoi elementi, compresi quelli soggettivi e finalistici richiesti dalla fattispecie.

Nel caso di sostanze stupefacenti possono inoltre venire in rilievo le regole generali su detenzione, cessione e uso personale. Anche qui non esiste un’equazione automatica tra positività sportiva e reato: contano luogo, condotta, quantità, finalità e legge applicabile.

Il caso Kyrgios riguarda un atleta australiano, un campione raccolto in Spagna e un procedimento internazionale del tennis. Non sarebbe serio ricavare dal solo comunicato conclusioni penali, che richiederebbero fatti e competenza territoriale da accertare separatamente.

12) Che cosa deve imparare ogni atleta.

L’antidoping non riguarda soltanto i campioni famosi. Anche un atleta meno conosciuto può essere controllato e deve conoscere le regole applicabili alla propria federazione e al proprio livello.

Le precauzioni fondamentali sono:

  • controllare ogni farmaco e integratore prima dell’assunzione;
  • non fidarsi soltanto dell’etichetta o del consiglio informale di un compagno;
  • conservare confezioni, lotti, prescrizioni e ricevute;
  • richiedere per tempo l’eventuale esenzione a fini terapeutici;
  • dichiarare correttamente farmaci e sostanze durante il controllo;
  • rispettare gli obblighi di reperibilità, quando previsti;
  • rivolgersi subito a un professionista competente dopo una notifica;
  • non rinunciare distrattamente all’analisi del campione B o ad altri diritti soggetti a termini brevi.

Per un primo inquadramento generale resta utile anche il precedente post su come si definisce il doping in ambito sportivo.

13) La lezione più importante: meno sentenze, più garanzie.

Sì, vedere Kyrgios sospeso dopo le sue invettive contro Sinner ha il sapore del contrappasso. A volte quelli che alzano il dito contro gli altri finiscono così: scoprono sulla propria pelle quanto sia complesso essere giudicati da un risultato, da un titolo di giornale e dall’opinione pubblica.

Questo non impone di assolverlo né di minimizzare l’uso della cocaina. Impone qualcosa di più serio: applicare anche a lui le garanzie che avrebbero dovuto essere riconosciute agli atleti che lui criticava.

Il sistema antidoping deve essere rigoroso perché tutela competizione e salute. Deve anche essere proporzionato, capace di distinguere il miglioramento intenzionale della prestazione, la contaminazione, l’errore, l’uso terapeutico autorizzato e l’assunzione ricreativa estranea allo sport.

La credibilità della giustizia sportiva non nasce dalla durezza indiscriminata. Nasce dall’uguaglianza delle regole, dalla qualità delle prove e dalla coerenza delle decisioni.

14) Passa all’azione.

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