Tempi dell’avvocato: quando un’urgenza cambia tutto
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Tempi dell’avvocato: quando un’urgenza cambia tutto

Questa settimana è arrivato un decreto di nomina di amministratore di sostegno. La famiglia ha deciso di impugnarlo. Da quel momento, una parte del lavoro già programmato ha dovuto cambiare posto nell’agenda.

Non perché fosse diventato meno importante. Perché quel decreto porta con sé un termine di dieci giorni per il reclamo. E quando arriva una scadenza di questo genere, non puoi rispondere al tribunale che avevi già organizzato la settimana diversamente.

1 – Dieci giorni, e il calendario cambia.

Dieci giorni sembrano un intervallo abbastanza comodo finché non devi usarli per studiare un provvedimento, confrontarti con la famiglia, controllare gli atti, individuare i motivi di contestazione e preparare un ricorso che abbia un senso.

Non basta scrivere che il decreto non piace. Devi capire che cosa contestare, perché, con quali elementi e attraverso quale procedimento. E devi farlo mentre lo studio continua a ricevere telefonate, documenti, comunicazioni e altri provvedimenti.

Sul momento dal quale iniziano a decorrere quei dieci giorni serve una precisazione. L’articolo 739 del codice di procedura civile distingue tra il decreto dato nei confronti di una sola parte, per il quale indica la comunicazione, e quello dato nei confronti di più parti, per il quale indica la notificazione. Non sono due parole intercambiabili, né due momenti tra i quali scegliere liberamente.

Nella pratica devi verificare come questa distinzione si applichi al procedimento concreto. E se c’è un dubbio sulla decorrenza, per prudenza organizzi il lavoro sulla scadenza più ravvicinata, senza aspettare una successiva notificazione per cominciare a muoverti. Questo non significa che la prima comunicazione faccia sempre partire il termine: significa non mettere a rischio il reclamo mentre stai verificando la questione.

2 – Il sistema lento che pretende risposte fulminee.

Su quanto trovo demenziale un sistema che sa essere lentissimo e poi ti impone di reagire in pochi giorni ci sarebbe parecchio da dire. Sembra che certi termini siano stati concepiti immaginando la giustizia italiana come il sistema più veloce del West.

Magari tornerò sull’argomento un’altra volta. Qui mi interessa una conseguenza molto concreta: quei termini esistono e io devo rispettarli, anche quando li ritengo irragionevolmente stretti.

La mia opinione sulla loro ragionevolezza non li allunga di un minuto. Devo quindi riorganizzare il lavoro, spostare ciò che può essere spostato e concentrare tempo e attenzione su ciò che non può aspettare.

Il lavoro dell’avvocato non procede lungo un nastro trasportatore sul quale ogni pratica entra, percorre una distanza prestabilita ed esce al giorno concordato. Ci sono fatti che arrivano dall’esterno e cambiano le priorità. Anche quando nessuno li aveva messi in programma.

3 – La tua lettera non è diventata meno importante.

Se stai aspettando una lettera, una diffida o un atto, capisco benissimo che il tuo problema sia quello. Non quello della famiglia che deve impugnare un decreto, non quello di un altro cliente, non il funzionamento complessivo della giustizia.

Hai affidato un incarico e vuoi sapere quando sarà svolto. È una richiesta legittima.

Il punto è che posso darti un’indicazione ragionevole sulla base del lavoro che conosco in quel momento. Non posso garantirti che, da lì alla data prevista, non arrivi un provvedimento capace di cambiare completamente la settimana.

Le priorità, inoltre, non si possono stabilire soltanto in base all’ordine di arrivo delle richieste o al numero dei solleciti. Un atto che scade tra pochi giorni può dover precedere un’attività ricevuta prima, quando quest’ultima può essere rinviata senza pregiudizi.

Non è una classifica tra clienti importanti e clienti meno importanti. È una valutazione di quello che accadrebbe aspettando.

4 – Una previsione onesta vale più di una promessa impossibile.

Questo non deve diventare una scusa per la disorganizzazione, anzi tutto al contrario una ragione per organizzarsi al meglio. Un’urgenza non autorizza a lasciare chi aspetta senza notizie, a dimenticare gli incarichi o a trattare ogni domanda sui tempi come un fastidio.

Se la previsione cambia in modo significativo, bisogna comunicarlo. E se ci sono scadenze, conseguenze concrete o documenti che non avevi ancora segnalato, è importante che tu li faccia conoscere subito al tuo avvocato.

Per gli aggiornamenti ordinari può essere utile anche una comunicazione scritta, chiara e completa, come spiegavo parlando di come comunicare con lo studio. Aiuta a scambiarsi le informazioni senza moltiplicare le interruzioni del lavoro che stai aspettando.

Ma la prossima volta che chiedi quando sarà pronta la tua lettera o il tuo atto, tieni presente anche questo pezzo del mestiere. La risposta può essere soltanto tendenziale, soggetta a riserve e a possibili revisioni.

Preferisco darti una previsione onesta, spiegandoti i suoi limiti, piuttosto che prometterti una data come se il resto del mondo avesse accettato di non mandarmi più nulla fino a quel giorno.

5 – Mettiamo a fuoco il tuo problema e le sue scadenze.

Se devi affrontare una questione legale, chiama lo studio al numero 059 761926 per concordare un primo incontro con me, anche a distanza: partiremo dai documenti, dalle scadenze e dalle iniziative davvero necessarie.

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Ti è capitato di dover rivedere programmi già fatti per un’urgenza improvvisa? Raccontami la tua esperienza nei commenti: ne parliamo volentieri.

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