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mutuo e separazione

Dovendomi separare da mia moglie, vorrei sapere come funziona con il mutuo da pagare (io ho uno stipendio che si agira intorno a 1600 euro quando riesco a fare gli staordinari in fabbrica essendo operaio e lei sopra i 1000 euro ed è impiegata statale), abbiamo 2 figlie di 15 e 12 anni.Con i nuovi tassi il nostro mutuo a dicembre passera da 1200 a 1500 euro, che cosa posso inventarmi? Cordiali saluti.(Pino, via e-mail).

Il caso esposto è alquanto generico ed occorrerebbero maggiori informazioni per dare un consiglio utile. In via preliminare si potrebbe optare per una rinegoziazione del mutuo in Banca, chiedendo di diminuire l’importo delle rate mensili del mutuo. In questo modo la somma da pagare mensilmente sarebbe inferiore a quella attuale e le permetterebbe di gestire al meglio la sua situazione economica. Mi sembra che ci sia un altro problema da affrontare: da quel che posso intuire la casa di cui parla è la casa coniugale, cioè quella in cui vive con la moglie ed i figli, pertanto la stessa, con la separazione, dovrà necessariamente essere assegnata ad uno dei due, o lei o sua moglie. Nel caso di una separazione consensuale sono i coniugi congiuntamente a decidere a chi lasciare la ridetta casa, nel caso di separazione giudiziale sarà il giudice competente, che probabilmente deciderà a favore della madre, affidataria o collocataria dei figli. Pertanto, è molto più pratico se lei e sua moglie riuscirete a trovare un accordo, caso mai stilando una scrittura privata, su chi andrà la casa e chi, di conseguenza, abitandoci, si accollerà il mutuo.

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successioni-tutela dei figli

Sono sposata con un divorziato (ha due figli ungheresi che vivono in ungheria), in regime di separazione dei beni, la casa dove abitiamo è di mia proprietà antecedente il matrimonio.Come posso tutelare mia figlia, nata dal mio precedente matrimonio, affinchè la casa rimanga solo ed esclusivamente di sua proprietà? Posso con testamento concedere solo l’usufrutto a mio marito? O è meglio un’atto di vendita a mia figlia? Non vorrei che i figli di mio marito possano vantare diritti sulla mia proprietà.Grazie per la cortese attenzione.(Elvezia, via e-mail)

Per il caso qui proposto le consiglio di effettuare o una compravendita, in modo da trasferire la proprietà da lei a sua figlia, oppure una donazione a favore della stessa. In questo secondo caso ci sono più rischi, poichè gli altri eredi (il suo secondo marito) potrebbero tenere in considerazione la donazione per intraprendere un’azione legale volta alla riduzione della quota ereditaria di sua figlia. Infatti la donazione viene considerata una sorta di anticipazione della propria quota ereditaria. C’è da sottolineare che un processo volto a ridurre la quota ereditaria è lungo diversi anni e non conviene a nessuno intraprenderlo.

Un’altra ipotesi sarebbe quella di effettuare un testamento in cui dispone che l’immobile diventi di proprietà esclusiva della figlia. Anche in questo caso però gli altri eredi potranno, se riterranno che detto testamento leda la loro quota di legittima, impugnare il testamento.

Credo che la strada migliore sia quella di compiere un trasferimento della proprietà attraverso un atto di compravendita immobiliare avente come parti lei e sua figlia.

sinistro ferroviario

Vorrei chiederle un’informazione in caso di risarcimento da parte di una compagnia assicurativa a seguito di un incidente ferroviario quale percentuale spetta secondo quanto stabilito dal mio avvocato? Le spiego meglio:un anno fa ho subito un incidente ferroviario in cui il treno è deragliato.Sono stata trasportata in ospedale e seguita dai medici dell’ASL.Per circa 2 mesi ho portato un immobilizzatotre e un collare perchè ho subito una sublussazione alla clavicola e vari traumi.il medico dell’ASL mi ha fatto la perizia legale dandomi 7 punti di invalidità.Ancora oggi sostengo delle spese per fisioterapia e infiltrazioni perchè ho perso un pò la funzionalità del braccio destro. La compagnia assicurativa del treno mi ha fatto un’offerta minima e mi ha dato soli tre punti.cosa devo fare e cosa succederà se vado in giudizio? (Silvia, via e-mail).

In caso di danno fisico da sinistro ferroviario, come accade per quelli stradali ,si è soliti sottoporre il danneggiato a due perizie, l’una di parte e una dell’assicurazione di controparte. Nel maggior parte dei casi le due perizie non convergono verso la medesima valutazione, comportando delle differenze, a volte abissali, nella valutazione del danno biologico. Pertanto, se lei è seguita da un legale, lo stesso dovrebbe tentare di arrivare ad un accordo con la compagnia assicurativa più bilanciato, del tipo: se la sua perizia indica una percentuale di danno biologico pari al 7% e quella di controparte pari al 3 %, l’accordo dovrebbe almeno assestarsi sul 4,5%. Nel caso in cui decida di andare in giudizio, il giudice nominerà un medico legale quale consulente tecnico d’ufficio il quale redigerà una sua perizia.

In base a detta perizia il giudice deciderà la percentuale di danno da applicare e la quantificazione del danno da lei subito. Purtroppo la giustizia italiana ha i suoi tempi, pertanto un eventuale processo può durare diverso tempo. Le consiglio di attivare una tutela giudiziaria di modo che in casi come questo lei possa usufruire di un legale la cui parcella sarà pagata totalmente dalla compagnia che le ha stipulato la tutela.

ciclomotori ed indennizzo diretto

Salve, mio figlio alla guida del motorino è stato investito da un altro scooter, che si è dato
alla fuga, procurandosi ferite al gomito e al malleolo sinistro. Vi chiedo se è possibile chiedere l’indennizzo diretto avendo avviata la pratica al fondo stradale con relativa denuncia.(Gina, via e-mail).

Per quanto riguarda il regime dell’indennizzo diretto è bene precisare che questo non si applica ai ciclomotori con il c.d. targhino. Per questi, infatti, rimane in vigore il vecchio sistema di risarcimento del danno derivante da sinistro stradale, vigente prima dell’entrata in vigore del nuovo codice delle assicurazioni. Invece risulta applicabile il regime dell’indennizzo diretto nel caso di ciclomotore dotato di targa personale, certificato di citcolazione e registrato nell’Archivio nazionale dei veicoli. Infatti in base al D.P.R. n.153 del 2006, recante le attese disposizioni attuative dell’articolo 97 del Codice della Strada, i ciclomotori al pari degli altri veicoli devono essere dotati di un certificato di circolazione e di una targa personale -non trasferibile su altri ciclomotori- e devono essere registrati nell’Archivio nazionale dei veicoli, in questo caso è pure prevista la possibilità per i conducenti maggiorenni dei ciclomotori di trasportare un passeggero, qualora il posto per il passeggero sia espressamente indicato nel certificato di circolazione. I ciclomotori immatircolati dopo il 14 luglio 2006, data di entrata in vigore del suindicato D.P.R., potranno avvalersi del regime di indennizzo diretto, mentre per quelli immatricolati prima di detta data c’è facoltà di scegliere se aderire alla nuova normativa e perciò poter caricare un passeggero e quindi sottostare all’indenizzo diretto, oppure se continuare a amntenere il “targhino” e sottostare alla vecchia legge sui sinistri stradali.