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Neoliberismo: per essere la parte peggiore di te.

L’uomo che abbandona il cristianesimo, volto alla cura e allo sviluppo dell’anima, e diventa neoliberista, ripiegato solo sul proprio ego e narcisismo, incapace di amare, ma smanioso solo di avere ed usare, a partire dai corpi, è un vero e proprio angelo caduto, come Satana.

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Non c’è da stupirsi, tuttavia, se il neoliberismo è così popolare ed oggi di fatto l’ideologia largamente dominante, perché è una dottrina che insegna all’uomo ad essere la peggior versione di se stesso e lo valorizza ed esalta quando disgraziatamente vi riesce, diventando sempre più egoico, materialista, indifferente ai bisogni e alle emozioni altrui.

Non c’è da stupirsi, di conseguenza, nemmeno di tutte le reazioni isteriche che si levano ogni volta che si parla di anima e di ciò che conferisce la vera felicità dell’uomo, perché gli angeli caduti sono legati appunto istericamente ai loro veleni quotidiani, ai loro «diritti», che poi diritti non sono, ma veri e propri strumenti di infelicità propria ed altrui, nella migliore tradizione diabolica della separazione.

«Sforzatevi di entrare per la porta stretta»

(Gesù di Nazareth, Lc 13, 22)

L’uomo di oggi è convinto di essere «antifascista» ma poi abortisce o fa abortire perché ha già due figli e con un terzo da mantenere poi non avrebbe abbastanza denaro per potersi prendere un cane e mettergli il cappottino, realizzando in questo modo una perfetta e criminalmente geniale forma di nazismo domestico, incoraggiato però da tutti, specialmente dalle organizzazioni politiche che si vantano del loro antifascismo, perché l’aborto «è un diritto».

Il cristianesimo ti dice che il primo modo per amare i propri figli è amarne, sinceramente e totalmente, l’altro genitore, anche quando questo, guarda un po’, diventa molto difficile; il neoliberismo, invece, all’esatto contrario, ti dice che quando «non ci sono più i sentimenti», allora puoi serenamente lasciar andare l’altro genitore, trovarti un nuovo partner, dire ai tuoi amici e amiche che «scopa bene» e decantarne le supposte qualità in un pubblico elogio sui social, che molti riescono persino a leggere con commozione e che pochi ormai riescono a vedere con i più consoni timore e preoccupazione.

Ecco perché il neoliberismo trionfa, perché incoraggia l’uomo di oggi a fare quello che gli viene meglio, cioè essere un vero e proprio deficiente e gli dice – e gli fa dire, da un esercito di mentecatti – «bravo» quanto più riesce ad esserlo.

In tutti i sensi e in tutti i campi, ma soprattutto dal punto di vista emotivo, quello del famoso cuore, un posto dal quale l’uomo di oggi, chiuso nella mente, se riuscisse ad andarci anche solo per un attimo, capirebbe immediatamente quanto è cretino e, soprattutto, come si stia costruendo la propria infelicità completamente da solo.

Sì perché il diavolo fa sempre le pentole ma non i coperchi, le verità egoiche sono sempre bugie che non ci danno la felicità.

Il cane col cappottino, più il rimorso quotidiano per l’aborto, non ci daranno mai la gioia piena di un bambino che vive, una nuova vita creata da noi e che sarà per sempre. Un nuovo compagno che «scopa bene», fa le lavatrici e stira non ci darà assolutamente mai l’appagamento di una famiglia unita e di un amore vero che dura per sempre, anche perché chi non è disposto ad amare per sempre non ha amato davvero neppure un solo istante.

Ascolta sempre chi ti parla di anima.

Oggi è dissonante, pesante e ti propone una strada più faticosa, la famosa «porta stretta», ma quella è l’unica strada che ti può condurre ad essere davvero felice. Tutte le altre sono solo scorciatoie false e bugiarde.

Usare gli altri, usare i loro corpi, non ti porterà alla felicità.

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Non dividerti da ciò cui sei connesso.

«L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.» (Matteo 19, 6)

L’insegnamento del Maestro più animico e oggi più disatteso di tutti.

Non ci sono solo le separazioni, ma l’aborto, le disposizioni avanzate di trattamento, l’eutanasia, la costante distrazione digitale, che distoglie l’uomo dal «cuore del suo cuore», e, infine, la separazione dell’uomo da Dio.

Questa è l’epoca più satanica della storia, quella in cui i livelli di divisione sono altissimi, dove sta trionfando il grande divisore, cioè il diavolo stesso.

È il peso più grande per la nostra anima, che vuole connessioni, che è come un bambino che volge il viso e si protende verso chiunque incroci il suo sguardo, perché la vita premia la vita, la creazione, l’amore e tutto ciò si può avere solo tramite le relazioni e non le cesure.

Viceversa, è solo per momenti egoici che prendiamo decisioni che conducono a separazioni o divisioni: da Dio, da un amico, da un compagno di vita, da un figlio, un fratello, un genitore, che lasciamo ammazzare perché tanto sta soffrendo e allora è meglio cosi – ecco il trionfo della «logica» sul cuore.

Io ti dico che Satana non ha mai goduto così tanto e non ha mai avuto così tanti proseliti, spesso inconsapevoli, come oggi.

Ti lascio con queste domande:

  • questo insegnamento del Maestro serve per una ordinata convivenza civile o per la tua felicità, per quella di ogni uomo?
  • quali sono le grandi separazioni, le divisioni della tua vita?
  • cosa puoi fare per prenderti cura della tua anima e renderla ogni giorno più grande?

Un abbraccio.

«Dio ci rende spesso visita, ma noi non siamo quasi mai in casa» – Meister Eckhart

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Narcisismo, logica, nevrosi: torna al cuore.

Vantarsi pubblicamente di aver abortito più volte, come ha fatto la Lucarelli, é puro narcisismo d’annata, bello stagionato e saldamente assiso nella struttura della personalità.

Definire l’aborto un «diritto inviolabile» della donna é una nevrosi o psicosi ancora priva di etichetta ma che io conosco perfettamente perché la incontro più volte al giorno, consistente in una estrema mentalizzazione e prigionia nella logica, non importa se genuina o fasulla, che fanno perdere il contatto col cuore e, di conseguenza, vivere nella sofferenza o, nei casi migliori, limitarsi ad esistere.

Queste sono le strutture spirituali figlie della cultura di morte al cui interno vive l’uomo oggigiorno.

C’è una sola ribellione possibile: tornare ad amare, tornare a metterci il cuore, ritornare a questi liberi infiniti che sanno tutto quello che c’è da sapere.

C’è un’anima dentro di te, e probabilmente sta soffrendo: torna a prendertene cura.

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La chiamata della donna é a custodire la vita.

La Williams nel ritirare il Golden globe ha dichiarato «non avrei vinto il Golden Globe se non avessi abortito, quindi sono grata del diritto di decidere».

La notizia è riportata qui.

Ecco la modernità: una donna che preferisce una statuetta, cioè un idolo, al proprio bambino e lo dichiara orgogliosa davanti a tutto il mondo.

Non ha né la mia stima né, mi dispiace, il mio rispetto, perché la chiamata della donna é, all’esatto opposto, alla custodia della vita, non certo alla collezione di idoli senza alcun valore.

Una donna che non solo ha fallito in questo ma, non paga, propone il suo profondo e tragico fallimento a tutte le altre donne addirittura come un modello, per me non vale niente come tale.

Resta la persona e la possibilità di vedere, un domani, il suo peccato, magari pentirsene e dare una croce a quel morto.

Riporto di seguito il commento, apparso su facebook, di Costanza Miriano, che condivido integralmente.

“Non avrei vinto il Golden Globe se non avessi abortito, quindi sono grata del diritto di decidere, quando al tuo corpo succedono delle cose che non scegli” – ha detto Michelle Williams ritirando la sua statuetta, che manco valesse un miliardo di miliardi potrà mai ripagare l’uccisione di tuo figlio.
E così, da soluzione a casi estremi l’aborto è diventato un tana libera tutti: ammazzo mio figlio perché “adesso non è il momento”. E’ la strategia dei radicali, apri una breccia, fai passare una punta, e spalanchi la voragine (vedi eutanasia). Quante donne ci sono cadute dentro senza capire.
In America la legge sull’aborto ha vinto grazie a una bugia, uno stupro inventato, la famosa sentenza Roe Wade. Ormai è storia, la donna ha confessato, non c’era stato nessuno stupro. Anche in Italia la 194 era nata come una legge – pessima e sbagliatissima – per intervenire in casi di pericolo serio per la vita della donna. Invece dappertutto ormai nel mondo l’aborto – 42 milioni di morti solo nel 2019 – è usato quasi sempre così, l’atroce terribile male peggiore di tutti, la mamma che ammazza il suo bambino, ridotto a ordinaria amministrazione. Ma poi per le donne arriva un dolore… al telefono SOS Vita telefonano anche ottantenni che ancora non si sono perdonate…

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Separazioni e divorzi? Opera di Satana.

Il 27 dicembre 2016 scrivevo questo post su facebook, che diventava il più cliccato e il più condiviso di sempre. Lo ripropongo anche qui nel blog. Non è un post metaforico, credo in ogni singola lettera di quello che ho scritto.

Come avvocato divorzista, la domanda che le persone mi fanno più spesso e volentieri é «Come mai ci sono così tante separazioni, divorzi e famiglie che si sfasciano?»

Quando, però, rispondo che è colpa del diavolo, ognuno di coloro che mi hanno rivolto questa domanda se ne pente e subito desidererebbe non averla mai formulata.

Quando, poi, ulteriormente glielo dimostro in concreto e puntualmente, se ne pente ancora di più.

Che poi non è nemmeno del tutto vero.

Il diavolo è sempre esistito e se ne è sempre andato per il mondo e per le anime a raccontare le sue fesserie. Il punto è che oggigiorno, epoca della distrazione e della profonda convinzione dell’opportunità di seguire il proprio cuore, anche a costo di mettere il cervello nel cesso, nessuno ha più capacità di discernimento.

Anzi, pochi sanno addirittura cosa significhi la stessa parola discernimento.

Non è un’offesa, significa capacità di scelta, di cernita, di distinzione tra ciò che è buono e ciò che non lo è. Richiede consapevolezza, che a sua volta richiede di non essere distratti…

Torniamo al diavolo. A me non fa paura, a voi nemmeno, ma per motivi profondamente diversi e rilevanti.

Io non mi illudo che non esista (una delle sue bugie preferite, se non la preferita in assoluto), ho imparato a conoscerlo e, lavorando su me stesso, ho capito come mandarlo regolarmente affanculo, salvo momenti di debolezza che spero non arrivino mai o il meno possibile (già la consapevolezza che potrebbero esserci mi salva, tuttavia).

A voi invece non fa paura perché pensate che non esista, che sia una roba medioevale o cattoretrograda, buona al massimo per far rigare diritto i bambini, surclassato peraltro in quello da altre e più laiche figure, come l’uomo nero.

Ed è così che perdete il senso della necessità di lavorare su voi stessi per superare lo sconforto, la debolezza, i momenti di crisi, per riuscire a chiuderli e non farli invece precipitare sempre di più.

Ma torniamo di nuovo a lui, il diavolo. Partiamo dall’etimologia, dal greco dia ballein: dividere, separare, seminare zizzania, calunniare. Il nome “diavolo” significa letteralmente “colui che divide”. É azzeccatissimo. Infatti il suo lavoro e il suo godimento, la ragione stessa della sua esistenza, la sua essenza, é proprio quello, dividere, far litigare, allontanare le persone: i genitori dai figli, i genitori tra loro, i fratelli, l’uomo da Dio.

Come avvocato, vi posso dire che il diavolo oggigiorno il suo lavoro lo svolge con un ritorno di investimento incredibile, come mai ha avuto prima.

Forse proprio questo è il tratto caratteristico della nostra epoca: la divisione, l’isolamento e la profonda infelicità e insoddisfazione che ne derivano.

Va considerato che le guerre ad esempio per il diavolo ormai sono sicuramente noiose. Si vabbeh gli piace far crepare la gente e i bambini sotto le bombe, é bellissimo, ma poi finisce tutto subito… Vuoi mettere invece spaccare una famiglia e condannare tutti i membri a portare nel cuore dolore per tutto il resto della loro vita, fiaccarli come uomini e tenerli sotto il suo giogo per sempre? Uno che crepa smette di soffrire subito, lui vuole invece gente che soffre tutti i giorni, per tutta la vita.

É anche per questo che finiamo per fare campagne contro la guerra o preferiamo attardarci al lavoro per condividere foto di cani o gatti da adottare quando a casa c’è un uomo, una donna o un bambino che avrebbe bisogno di parlare con noi, di giocare o anche solo di una carezza.

O che tutti vogliono cambiare il mondo, ma nessuno aiutare la mamma a lavare i piatti.

O che sviluppiamo ragionamenti perfetti che però di fatto servono solo a tenere le nostre vite, e quelle di chi ci è vicino, immerse nel nulla.

O che non capiamo che il nostro valore è unicamente nell’amore e nell’affetto che siamo in grado di dare.

Ma torniamo per la terza volta a lui. Come opera il diavolo?

Prendiamo, per capirlo, un altro dei suoi nomi (sempre alla faccia di quelli che dicono che l’etimologia non serva a un cazzo). Lui è Lucifero, ha la luce. Il diavolo ha la luce e la usa. Prende una bugia e la riempie di luce così che sembra vera, sembra talmente vera che solo un occhio attento è capace di vedere la differenza (discernere). Purtroppo, l’uomo moderno é generalmente senza alcuna difesa.

Un esempio dalle cronache di questi giorni: quel papà, nella notte di Natale, che ha creduto alla bugia per cui la più brillante soluzione per il fatto che la sua compagna, madre di sua figlia, volesse lasciarlo fosse ammazzarla.

Fate bene attenzione: questi uomini e queste donne che uccidono il partner non sono Orchi. Sono persone normali. Sono persone normalissime. Io ne vedo tutti i giorni persone che vorrebbero uccidere il partner. Vi dò una informazione: tutti quelli che attraversano una crisi familiare provano il desiderio di ammazzare l’altro. É umano. Io sono così bello e buono e laltro non mi vuole più, ma come osa? La differenza la fa la capacità di avere consapevolezza e fermarsi prima. Perché ci sono sempre più omicidi per questi motivi? Perché questa capacità non c’è più.

Chi ha ammazzato quella mamma, che era madre anche di un’altra bambina, ha reso orfane due bambine, si è condannato a finire il resto della sua vita in carcere e ha condannato sua figlia a non vederlo più e ad essere data, se va bene, ai nonni o ad un’altra famiglia. L’ha destinata a vivere una tragedia, un problema senza una possibile soluzione, un dolore che dura per sempre.

E tutto questo la notte di Natale, quando la bambina aspettava i regali sotto l’albero.

Il diavolo è un figlio di puttana, noi siamo diventati dei coglioni.

(la eventuale condivisione é sempre gradita)

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Parto anonimo e stato abbandono: come funziona?

La tutela della madre e del minore nella nascita indesiderata. Conquista di civiltà e democrazia. Come fare per tutelare la nascita e la vita di un figlio che non si può crescere ma che si è deciso di far nascere?

Forse non tutti sanno che l’abbandono del minore alla nascita non è una scelta inevitabile per la madre, coniugata o no, che non voglia o non possa per le più varie motivazioni, provvedere a suo figlio.

Recenti fatti di cronaca narrano vicende figlie di dolore ed ignoranza che forse potrebbero essere evitate o ridotte se solo si diffondessero meglio le informazioni su queste situazioni. Le donne non devono essere lasciate sole o stigmatizzate in queste situazioni, ma possono scegliere di partorire al sicuro in ospedale.

E’ bene che si sappia e si diffonda infatti che, lo stato italiano, tutela le donne che non vogliono o possono tenere con sé il proprio bambino. Ciò avviene in prima battuta consentendo loro di portare a termine la gravidanza in strutture ospedaliere nelle migliori condizioni possibili tutelando la loro salute e quella del nascituro e poi consentendo loro di non essere nominate, senza che vi sia la possibilità per il nato di risalire alla loro origine, sebbene tale possibilità sia stata in parte sdoganata da una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema corte di Cassazione.

Ma andando con ordine è necessario sapere che:

-il Decreto del Presidente della Repubblica del 3 novembre del 2000 n. 396 all’art. 30 secondo comma, entrato in vigore nel nostro ordinamento a norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127, per la semplificazione dell’ordinamento civile, recita, all’art. 30 per quanto concerne la dichiarazione di nascita, che 1. La dichiarazione di nascita e’ resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volonta’ della madre di non essere nominata.

-Si è ritenuto doveroso occuparsi della materia per l’esigenza di tutelare la salute e la vita sia del figlio che della madre, avendo come obiettivo, da un lato, quello di garantire che il parto avvenisse in condizioni ottimali, dall’altro, quello di evitare che la donna potesse ricorrere a decisioni irreparabili e ben più gravi per il nascituro, quali aborti e infanticidi. Dagli ultimi dati statistici ottenuti si parla infatti di circa 200 neonati all’anno che vengono abbandonati nelle prime ore di vita. Il problema quindi è quanto mai attuale.

  • Preso atto di ciò, essendo sancita chiaramente la possibilità per la madre di non essere nominata, questa legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato affinché ne sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. L’istituto del “parto anonimo” consente alle donne che non vogliono riconoscere il figlio, di partorire nel più totale anonimato e di non poter essere rintracciate. Il nome delle madri, infatti, in tali casi, rimane segreto, e sul certificato di nascita del bambino, la cui dichiarazione viene fatta dal medico o dall’ostetrica, viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”
  • Qualora vi sia comunque la volontà di portare a termine la gravidanza ma non si riesca o non si voglia raggiungere l’ospedale è bene sapere che, per le medesime motivazioni della tutela della nuove vite, è stato “rispolverato” l’antico sistema delle “ ruote degli esposti” cioè di luoghi in cui è possibile lasciare il proprio bambino al caldo e in prossimità di un ospedale ove personale specializzato potrà offrirgli tutto il necessario adottando le modalità di intervento per i casi del genere. Questi luoghi sono rappresentati da culle termiche, esattamente identiche a quelle presenti nei reparti di neonatologia. Il sistema è meccanico con una porta a “ribaltina” che consente di riporre il neonato dall’esterno all’interno dell’edificio senza essere visti. Ciò può apparire una modalità dura da accettare ma è utile senza dubbio a scongiurare gli abbandoni traumatici di feti di poche ore o giorni di vita nei luoghi più impensati.

  • Il soggetto nato da persona che “non vuole essere nominata” è immediatamente segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni competente per territorio. In seguito ciò permetterà di avviare le procedure per l’adozione del minore dichiarato in stato di abbandono, in modo da consentirgli di essere adottato da una coppia disponibile e di godere delle migliori condizioni di vita possibili.

-Il diritto del minore e del soggetto in generale nato da una persona che non vuole essere nominata era fino a pochi anni fa assolutamente contratto e sclerotizzato a favore del diritto della madre anonima. Si riteneva infatti che fosse maggiormente meritevole di tutela l’interesse della madre anonima a volere rimanere tale a scapito dell’interesse del soggetto che avesse desiderato conoscere le proprie origini.

-La Corte Costituzionale infatti, con sentenza del 2013 (Corte Costituzionale sentenza n° 278 del 2013), dichiarava illegittimità costituzionale della disposizione in materia di adozione (l.184/1983) nella parte in cui, nel prevedere il diritto del minore ad avere una famiglia, non prevedeva che vi fosse la possibilità per il soggetto adottato stesso di conoscere le proprie origini tramite una modalità, ancora non esistente nell’ordinamento, in cui il giudice avesse potuto chiedere alla madre anonima se avrebbe acconsentito ad essere rintracciata dal figlio.

-Dichiarando l’illegittimità di questa fattispecie, la Corte Costituzionale apriva una possibilità al legislatore per colmare la lacuna legislativa in questo senso. Sulla scorta di tale pronuncia il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, nel 2017, in un caso in cui un soggetto maggiorenne nato da madre anonima voleva conoscere le proprie origini, ha chiesto alla Suprema Corte di enunciare un principio di diritto in tema di parto anonimo, stante il solco che era stato lasciato dalla Consulta circa quattro anni prima a seguito del quale rimaneva lacunoso un importante aspetto del diritto dei figli a conoscere le proprie origini.
-La Corte Costituzionale infatti, aveva sancito, nel silenzio del legislatore in materia, che non vi fossero gli estremi per consentire ad un figlio di conoscere le origini da cui proveniva, qualora la madre avesse scelto di non essere nominata al momento del padre, per rispettare il supremo diritto alla privacy della donna. Ciò però lasciava privo di tutela il diritto del figlio a conoscere della propria storia.
-Sulla scorta di queste considerazioni si è stabilito che il giudice potrà procedere ad interpello della donna, quando la richiesta provenga da persona maggiorenne. La Corte di Cassazione quindi, ma solo a livello interpretativo, nel senso di tutelare di più l’interesse del figlio di madre anonima, ha ammesso la possibilità che un giudice, su impulso del figlio che sia divenuto maggiorenne, possa chiedere alla madre che aveva chiesto di rimanere anonima se ha cambiato idea sul fatto di mantenere l’anonimato e se vuole incontrare il figlio. (SSUU Cass. Sent. Del 25 gennaio 2017 n. 1946) Ad oggi però non vi è una norma che disciplini tale ipotesi, e pertanto andranno contemperati gli interessi rispettivamente della madre anonima a mantenere la privacy e del figlio nato da non nominata a conoscere delle proprie origini.

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Politicamente corretto: per castrarti meglio.

Oggi ti parlo di diritti.

Non è strano, per un blog giuridico. Ma anche qui da un punto di vista un po’ particolare.

I diritti, come dico spesso, non esistono.

Ci sono, da un lato, delle esigenze primarie dell’uomo che precipitano dalla sua natura e precedono qualsiasi legge, carta o altro riconoscimento burocratico.

Per converso, oggigiorno sono considerati «diritti» quelli che in realtà sono veri e propri crimini, come l’aborto e l’utero in affitto.

Quali sono dunque i veri diritti?

Non è una domanda da poco oggigiorno.

Un vero diritto è quello di opinione, il diritto di dire semplicemente quel che si pensa senza essere condizionato, discriminato, rifiutato, preso per il culo, offeso, sbertucciato e così via.

Questo diritto, oggigiorno, non se la passa tanto bene, nonostante tutto, nonostante una evoluzione politica plurisecolare che avrebbe dovuto donarci la “democrazia”… Che in realtà é un’altra cosa che non esiste.

É come se a chi governa davvero il mondo, ai suoi padroni, desse fastidio l’esercizio dei veri diritti dell’uomo…

Così gliene hanno fabbricati degli altri, di plastica, con cui l’uomo anziché fiorire si immiserisce sempre più: aborto, divorzio, utero in affitto, consumo indiscriminato e inconsapevole e mille altri.

Oggigiorno, dunque, la situazione è questa.

Se vuoi esercitare i tuoi “veri” diritti sei osteggiato in tutti i modi, se invece vuoi godere dei falsi diritti messi a disposizione dalla modernità, ti fanno ponti d’oro.

Come fanno a fare questo?

Non ci vuole molto a capire che i politici sono cani da guardia di pastori padroni del mondo che l’uomo non vogliono servirlo, ma manipolarlo, con l’illusione di una libertà fatta di niente, perché é vera libertà solo quella che conduce alla felicità dell’uomo e non il contrario.

La libertà di scegliere tutto, persino il proprio sesso, oppure di farsi fabbricare un bambino e comprarselo…

Come si fa a non capire che sono falsi idoli di forze diaboliche che vogliono l’uomo sempre più alieno da se stesso, triste, smarrito, disperato?

Sapete, dunque, come fanno i padroni oggi per impedirvi l’esercizio dei vostri diritti più elementari?

Vi dicono, e vi fanno dire e gridare da tutti quelli che possono, che siete maleducati.

Siete maleducati perché le vostre idee offendono sempre qualcuno, quindi meglio che le mettiate via.

Quando le vostre idee stanno sul cazzo ai padroni, c’è sempre qualcuno che «si potrebbe offendere».

Tu puoi essere contro l’aborto. Ma poi se c’è una poverina che é stata violentata la offendi e allora infilati nel culo le tue idee.

Tu puoi essere contro il divorzio. Ma poi se c’è una poverina che si è dovuta separare perché il marito la menava mattina e sera la offendi allora é meglio se ti infili nel culo le tue idee, per quanto buone.

Puoi essere contro due omosessuali che si fanno fabbricare un figlio e lo condannano e vivere tutta la vita senza madre o senza padre, perché questo é senza dubbio un grande crimine, ma poi c’è Vendola che si offende, allora anche tu infilati qualcosa nel culo, sì appunto le tue idee.

Ovviamente i bambini abortiti (al 99% fuori da qualsiasi violenza), i figli di separati (al 99,99% senza alcuna violenza), i figli fabbricati su ordinazione e costretti ad un tipo di famiglia contro la biologia che comunque non hanno scelto, tutti costoro non si offendono, perché non hanno facoltà di parola, oppure comunque non li ascolta nessuno, e quindi chi se ne fotte.

Quando, viceversa, le vostre idee piacciono ai padroni del mondo, non siete mai maleducati, anzi siete dei ribelli, progressisti, persone con dello smalto, molto avanti, intelligenti, da ammirare.

Ecco perché la gente ripiena di cazzi di gomma al Gay Pride – evento di cui, se fossi gay, mi vergognerei profondamente – é ok, mentre il feto di gomma di Verona é stato inammissibile e inaccettabile, anzi peggio: “di cattivo gusto”.

Perché più gay ci sono meglio va ai padroni del mondo, mentre la maternità, specialmente se europea, non va bene.

Anche a costo di uccidere, badate bene: questa non è gente con cui si possa scherzare, parliamo dei più grandi criminali del mondo, io vi dico che sopra di loro c’è solo Satana in persona.

Quando il conformista incontra chi ha la determinazione di testimoniare la verità, il conformista resta sempre col cerino in mano.

Evviva noi.

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Aborto: non un diritto, ma un trauma della donna.

Anche io ero tra quelle “non lo farei mai”. Poi l’ho fatto. Avevo 28 anni. Alle spalle altre due gravidanze, volute desiderate da due sposi innamoratissimi che avevano scoperto di essere entrambi portatori di una malattia genetica emersa alla nascita della loro figlia primogenita. Serena, occhi grandi neri, capelli da bambola, troppo bella per rimanere sulla terra. Abbiamo pregato il dio che voi ora invocate perché ce la lasciasse nonostante fosse condannata, senza cura, senza proroga, vedendola spegnersi ogni giorno con una fatica sovraumana per respirare, ma con occhi che chiedevano muti il perché. Il suo sorriso era l’ossigeno per andare avanti, il tempo vissuto il più prezioso della nostra vita insieme anche ora che siamo da 31 anni insieme. Mio marito un giovane e meraviglioso padre innamorato delle sue donne. Abbiamo dormito accanto alla sua piccola bara bianca, ci hanno staccato con la forza. Ho voluto che diventasse di nuovo padre ma sfortunatamente il cuore del piccolo che aspettavo, smise di battere prima di arrivare a fare l’amniocentesi per sapere se anche lui fosse affetto da SMA. Hanno dovuto stimolare il parto, ho avuto il travaglio, la rottura delle acque. Io e Francesco, questo è il nome che gli avevamo dato, siamo rimasti attaccati dal cordone ombelicale, ero in bagno l’ho visto: era un bambino, il mio bambino con gli occhi, le dita, i piedi, era un maschietto come sentivo prima di avere la conferma in quel bagno!! L’hanno riposto, benedetto, in una piccola bara bianca. Mio marito, da solo, ha seguito il carro funebre e posto un mazzo di fiori bianchi. Io, appena uscita dall’ospedale, sono andata da Francesco e gli ho chiesto perdono per non essere riuscita a farlo nascere. Ma non era finita. La mia determinazione nel voler avere figli nostri era pari solo alla nostra pazzia. Dopo pochi mesi mi accorgo di aspettare un bambino. La speranza tornava nella nostra vita. Questa volta riesco ad arrivare all’amniocentesi. Dopo 6 (SEI!!!!) settimane, a quasi sei mesi di gestazione mi comunicano che Gianluca era malato, affetto come Serena dalla SMA.la nostra decisione di interrompere la gravidanza era sofferta ma inevitabile. Serena era morta. La SMA è la prima causa di morte per i bambini al di sotto di un anno. Nessuna cura, nessuna speranza. Era luglio , il mio ginecologo, a cui avevo detto tutto il pregresso , mi fece sapere di essere obiettore e si rese irreperibile. Ho vagato per il Policlinico di Bari perché unica struttura in Puglia ad effettuare le interruzioni volontarie di gravidanza come in un girone infernale tra cliniche ostetriche, psichiatriche in ciabatte e pigiama, fingendomi una pazza affinché uno psichiatra che non conosceva la malattia, potesse dichiarare che il proseguimento della gravidanza poteva nuocere alla mia salute mentale. Ottenuta “la carta” , ho fatto l’ultima ecografia. “Signora perché piange? Vede il suo bambino si muove e sta bene ed è bello e cresciuto” Già, perché piangevo?? Dopo ore di attesa sono stata sistemata in una stanza dove c’erano mamme con i loro bambini e nonne e zii che andavano a trovarli e mi guardavano con orrore. L’aborto è indotto da una fattispecie di supposta che mi sono inserita in utero, da sola perché anche l’ostetrica era obiettrice e mi disse “Se lo vuoi fare, lo devi fare con le tue mani”. Il travaglio è durato 26 ore in cui mi sono contorta dal dolore, da sola , tra neomamme. Si sono rotte le acque e sono stata portata in sala parto. Ho visto Gianluca, ho sentito il passaggio della testa, delle spalle, delle gambe, l’ho visto, mio figlio, prima che lo mettessero in un contenitore, mio figlio regalato alla scienza. Ho chiesto di fare entrare mio marito, volevo piangere abbracciata a lui, ma non me l’hanno permesso, dovevo stare sola. Il giorno dopo, è arrivata anche la montata lattea , avevo il latte ma non il bambino. Dopo pochi mesi fui ricoverata per un’emorragia. Non erano mestruazioni ma un aborto spontaneo. Ero incinta ma non lo sapevo. Mio marito non voleva più vedermi in ospedale e mi disse chiaramente che non voleva avere più figli nostri. Lo convinsi e per amore iniziammo l’iter per l’adozione. Ottenuta l’idoneità,ci affidarono una bimba di 6 anni in pre-affido. Stava bene con noi e noi con lei. Mi accorsi di essere nuovamente incinta . Ero felice , avevo la bimba e aspettavo un bambino mio. Il padre della piccola, in carcere per un ergastolo, decise di opporsi all’adozione. Per farla breve la piccola dall’età di 15 anni si prostituisce. Ora ne ha 25. Il bambino che aspettavo ha 19 anni ed un fratello di 16.Nonostante questi doni, ogni giorno penso a quello che ho fatto. Ho interrotto volontariamente una vita, quella di mio figlio. Avrei voluto tutti i miei sei figli. I miei ragazzi sanno quello che ho fatto, hanno capito perché ma non riesco a perdonare me stessa. “Mamma quanto dolore hai dovuto sopportare”. Non capirete mai, per vostra fortuna. Non condannatemi, non giudicatemi. Mi sono giudicata e condannata senza appello da sola. E non mi sono perdonata.

Grazie per avere condiviso questa meravigliosa e commovente testimonianza con me e con tutti i lettori del blog, che fa capire ancora una volta come l’aborto – lungi dall’essere un «diritto» come pretenderebbe una modernità un po’ troppo giuliva, anche peraltro in contrasto con il dettato letterale della legge 194, che non lo definisce mai come tale – resta sempre un grande e tragico trauma per la donna.

Anche nella tua situazione, che è stata ed è naturalmente molto particolare e molto difficile.

Personalmente, sono certo che Dio ti abbia perdonato e che anche tu ora possa perdonare te stessa.

Non so se sei credente o meno, se tu lo fossi un buon modo per «lavorarci sopra» potrebbe essere quello di andare a parlarne con un consigliere spirituale; se non lo fossi, potresti sempre parlarne con un counselor o uno psicologo o comunque una persona in grado di dare un vero ascolto non giudicante.

Nella tua vita ora ci sono ora tante cose buone e questa è, finalmente, la luce.

Ti abbraccio e ti stringo forte: coraggio!

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La pillola dei 5 giorni dopo: anticoncezionale o abortiva?

Oggi voglio parlarti di una questione che mi sta abbastanza a cuore, emersa negli ultimi tempi ma di cui non si è parlato abbastanza e, per quel poco, non sempre in maniera corretta, anzi.

Devi sapere che in Italia è venduto come semplice farmaco da banco, acquistabile senza nemmeno la ricetta, una pillola, chiamata dei 5 giorni dopo, nome commerciale ellaOne, che viene impiegata, generalmente, a scopi contraccettivi, ma sul cui reale funzionamento ci sono diversi e corposi dubbi.

Secondo i produttori del farmaco, che contiene come principio attivo l’Ulipristal acetato, la pillola agirebbe «a monte» del concepimento, facendo slittare in avanti, e cioè ritardando, i tempi dell’ovulazione.

Se questo fosse il meccanismo effettivo, si tratterebbe di un meccanismo di contraccezione che appunto interviene prima del concepimento, un po’ come il comune preservativo o altri mezzi di tipo «meccanico».

Purtroppo, alcuni ginecologi, anche molto autorevoli, sostengono, indicando argomenti a sostegno che sembrano piuttosto fondati, che invece questo farmaco, che – ti ripeto – si può acquistare liberamente in farmacia come le palline Zigulì, intervenga dopo che il concepimento si è già verificato, momento in cui secondo molte tradizioni, tra cui quella cattolica, ma anche molte altre, è comunque già iniziata una vita pienamente meritevole di tutela.

Si tratterebbe, insomma, di una forma di aborto, anche se nei primissimi giorni subito dopo il concepimento.

Infatti, questo farmaco agirebbe non ritardando l’ovulazione, ma impedendo che l’embrione, già formatosi (sia pur a livello minimale), si possa annidare nella cavità uterina.

Per me che sono molto credente, l’aborto è un crimine e una tragedia sia per il bambino che per la mamma che lo subiscono.

Naturalmente, a riguardo sono legittime anche altre opinioni.

Questo che, al netto della possibilità di diverse opinioni sul tema, non andrebbe comunque bene è che un farmaco venga commercializzato e reso disponibile al grande pubblico mascherandone i veri effetti perché questa sarebbe una vera e propria frode, perpetrata peraltro in un ambito e in un contesto con alta sensibilità etica individuale.

Come al solito, il problema nel nostro paese non sono tanto le possibilità di accesso alla strada abortiva, ma il fatto che queste strade di accesso siano infarcite di disinvolta cultura della morte o comunque non ci sia nessuno che, per legge, fa presente alla madre, che sta valutando se abortire o meno, che cosa significa davvero un aborto, per il feto e per lei stessa in seguito, e quali sono le eventuali alternative, mentre invece abortire è presentato oggigiorno come un atto che si può affrontare con leggerezza, cosa tragicamente non vera come ben sanno tutte le donne che sono passate attraverso questa esperienza e comunque non la dimenticano.

Non so te, ma se io fossi una donna, qualunque fossero le mie opinioni, e mi vendessero una pillola con scopo di contraccezione dicendomi che funziona più o meno come un preservativo, poi trasalirei se venissi in seguito a sapere in seguito che dentro alla mia pancia si era già formata una vita e che con quella pillola io l’ho scacciata o uccisa.

Qual è allora la verità?

Oggi mi accontento di parlartene, perché di questo argomento è giusto che si parli, specialmente se tu sei donna e devi gestire la tua contraccezione.

Per il resto, mi limito a richiamare alcune «fonti» esterne, lasciando che sia ognuno a valutare in cuor suo.

Leggiamo innanzitutto Repubblica, che a riguardo, in questo articolo dello scorso 4 aprile 2018, titola «Contraccezione, il boom delle pillole post-rapporto fa calare il numero degli aborti».

Ora, se fosse vero quello che sostengono alcuni ginecologi, secondo cui si tratta di una pillola abortiva, questo titolo sarebbe davvero falso: direbbe il contrario di quello che si ha in realtà, dal momento che appunto tutto al contrario la maggior diffusione di questa pillola ha comportato molti più aborti, peraltro fatti in silenzio (il famoso «nazismo in guanti bianchi» di cui ha parlato Papa Francesco) e nella comodità di casa propria.

Repubblica presenta la diffusione di questa pillola giulivamente come un grande successo: «sono diminuiti gli aborti!»

Sarà vero o sarà una presa per il culo?

L’autore dell’articolo di Repubblica sostiene a riguardo «Bisogna sempre ricordare che questi farmaci sono contraccettivi, perché funzionano soltanto se non è ancora avvenuta la fecondazione. Se questa c’è stata, le pillole non hanno alcun effetto e la gravidanza prosegue. La differenza tra i due medicinali è che, visto che possono passare molte ore tra il rapporto sessuale e la fecondazione, quella dei cinque giorni dopo può funzionare per più tempo, come chiarisce il nome. Cosa ben diversa è la Ru486, che invece è una pillola abortiva, utilizzata nelle prime settimane di gravidanza per interromperla e somministrata esclusivamente nelle strutture sanitarie

Per Repubblica, insomma, un giornale che quando si è trattato di proporre scriteriatamente la modernità e i suoi aspetti peggiori non si è mai fatto trovare impreparato, è pollice su.

Ovviamente anche l’OMS, organizzazione mondiale della sanità, è dello stesso parere di Repubblica, come risulta da questo documento. Così anche AIFA e EMA, le agenzie del farmaco rispettivamente italiana ed europea.

Vediamo adesso un parere diverso.

Sul sito web del magazine «Bimbi sani e belli» si può leggere il parere, a riguardo, del professor Bruno Mozzànega, della Clinica Ginecologica dell’Università di Padova, che sul tema ha svolto un apposito studio assieme ad altri colleghi, pubblicato sulla rivista Trend in Pharmacological Sciences, di cui si può vedere qui l’abstract.

Secondo questo studioso, quello che dicono Repubblica e l’OMS sono per forza tutte balle.

Infatti: «Da notare che l’efficacia di ellaOne contro la comparsa clinica della gravidanza rimane, invece, costantemente elevata – superiore all’80% – in qualunque dei cinque giorni successivi al rapporto il farmaco venga assunto. E’ evidente che questa efficacia è dovuta ad altro, e precisamente, agli effetti di ellaOne sul tessuto endometriale, il rivestimento interno dell’utero che il progesterone prepara all’annidamento dell’embrione. L’endometrio, infatti, viene costantemente alterato e reso inospitale da ellaOneTutte le donne ovulano regolarmente dopo aver assunto ellaOne e, quindi, possono concepire. Tuttavia, l’espressione dei geni studiati nel tessuto endometriale dopo l’assunzione di ellaOne evidenzia un quadro totalmente opposto a quello osservato nel normale endometrio recettivo: un endometrio totalmente inospitale per l’embrione, che, conseguentemente, non potrà annidarsi»

Se questo è vero, come mai l’OMS sostiene il contrario e l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) hanno messo la pillola dei 5 giorni dopo tra i farmaci da banco che uno può acquistare anche senza ricetta?

Il prof. Mozzanega lo spiega così:

«l’OMS non sa queste cose? Sono certo che l’OMS, l’EMA (Agenzia europea dei medicinali) e l’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) sappiano bene queste cose. EMA, nell’Assessment Report del 2009 che introduce ellaOne in commercio come contraccettivo di emergenza (EMEA-261787-2009) sostenendo che si tratti di un semplice anti-ovulatorio, scrive testualmente che “Ulipristal acetato impedisce al progesterone di occupare i propri recettori, così la trascrizione genica normalmente attivata dal progesterone è bloccata e non vengono sintetizzate le proteine necessarie per iniziare e mantenere la gravidanza.” E’ riportato al punto 2.3 alla pagina 8 sotto il titolo “Aspetti non clinici – Farmacologia”. Significa chiaramente che ellaOne può impedire l’annidamento e anche interrompere una gravidanza già avviata. Salto molti dati che troverà nella Position Paper in sipre.eu e che emergono dal medesimo documento del 2009, tra essi la consapevolezza dell’EMA che il farmaco può indurre l’aborto e la raccomandazione strategica di non divulgare questa informazione.»

Secondo questo autore dunque è certo che:

  • La pillola dei 5 giorni dopo è una pillola abortiva
  • Le istituzioni dei farmaci e sanitarie lo sanno perfettamente, ma raccomandando addirittura di tenere nascosto alle donne il vero meccanismo d’azione

Il professore poi così conclude: «il meccanismo anti-annidamento contrasta con le leggi italiane, e fornire all’utenza una informazione non corretta pregiudica gravemente il diritto delle persone a essere correttamente informate. Nel foglietto illustrativo di ellaOne si afferma che il farmaco è anti-ovulatorio mentre agisce prevalentemente impedendo l’annidamento del figlio. Viene così meno il presupposto alla espressione del consenso informato e alla libertà di scelta

Non si può non essere d’accordo, se è vero che il meccanismo di azione è quello che impedisce l’annidamento e il meccanismo d’azione della pillola dei 5 giorni dopo è abortivo.

Ma se così stanno le cose, stanno vendendo, con il beneplacito delle principali organizzazioni internazionali e nazionali, e con addirittura gli applausi e la benemerenza di importanti quotidiani e testate giornalistiche, un farmaco abortivo che si può acquistare a banco senza alcuna ricetta, ma soprattutto senza che un gesto grave come questo sia accompagnato da momenti di riflessione adeguati, cui la donna non può accedere perché il vero meccanismo d’azione del farmaco le viene tenuto completamente ed artatamente nascosto.

C’è di che far incazzare anche chi è, in generale, a favore dell’aborto, dal momento che il principio della correttezza delle informazioni ricevute in contesti come questi è davvero un principio universale e una forma di rispetto minima dovuta a tutti, dove le divisioni ideologiche o religiose non contano nulla.

Per un credete, poi, è ulteriormente sconcertante vedere quali strade possa trovare oggigiorno la cultura della morte e come possano pisciarci in testa dicendo che piove. Se tutto questo è vero, stanno facendo morire la civiltà europea con la denatalità pompata in ogni modo, importando poi persone da altri continenti, dicendoci che queste persone sono necessarie per «pagarci le pensioni».

Forse è il caso di parlarne.

Sei una donna e ti sei incazzata a leggere tutto questo?

Resta sintonizzata, perché io e il mio gruppo di avvocati siamo interessati a questa questione e valuteremo eventuali iniziative di classe a riguardo.

Ti raccomando, con l’occasione, e per questo motivo, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.

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Parità di tempi: linee guida da Brindisi.

Note introduttive.

Il tribunale di Brindisi, da marzo del 2017, ha diffuso alcune linee guida operative che vanno nel senso di garantire la parità di tempi di permanenza dei figli di genitori separati presso ciascun genitore, con conseguente mantenimento diretto.

Mi sembra opportuno ripubblicarle di seguito, mettendole a disposizione di tutti i lettori del blog.

Questo orientamento è in linea con quanto previsto da altri tribunali della Repubblica e con il contratto di governo sottoscritto da Lega e M5S che, in tema di famiglia, è proprio imperniato sulla previsione di riforme anche legislative dirette a realizzare la parità dei tempi e il mantenimento diretto.

Personalmente, prima di lasciarti alla lettura delle linee guida di Brindisi, che, in attesa di riforme legislative, adesso sono un punto di riferimento importante, mi sento di fare le seguenti osservazioni:

  • la realizzazione effettiva della parità di tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore dipende sempre, in ultima analisi, dalla situazione della famiglia e dei suoi singoli membri; se un genitore lavora tutto il giorno, mentre l’altro non lavora o lavora part time credo sia difficilmente ipotizzabile una parità «secca», a meno di non pensare ad onorare così tanto il principio della parità da far stare i figli con una baby sitter pagata dal genitore cui spetterebbero piuttosto che con l’altro che li potrebbe accudire direttamente
  • nella famiglia organica, che si è avuta per secoli prima che la modernità la rendesse una specie rara, a partire dagli anni 70 per lo più, l’organizzazione era fondata proprio sulla divisione dei ruoli, dove il padre svolgeva per lo più lavoro fuori casa, mentre la madre provvedeva alla cura della casa e dei figli
  • il superamento della famiglia organica in nome di una uguaglianza tra i sessi che è, in natura, inesistente, si pone, a mio giudizio, in insanabile e netto contrasto con la biologia dell’uomo e l’antropologia. Fatto questo gigantesco pasticcio, che è stato voluto solo per far entrare la donna nel mondo del lavoro nell’industria, in modo da metterla in concorrenza con l’uomo ed ottenere prestazioni a prezzo sempre minore (come sta avvenendo in questi giorni con la nuova tratta degli schiavi dall’Africa, ben camuffata sotto il politicamente corretto termine delle «migrazioni» e dell’«accoglienza»), le «soluzioni» non possono che essere traballanti pasticci, perché costruite comunque su di un terreno insano
  • la parità dei tempi, oggi così di gran moda, così come l’ascolto del minore, spacciati per grandi conquiste sociali e giuridiche, sono temi che non riescono ad appassionarmi nè a commuovermi in alcun modo: quanto all’ascolto del minore, l’unica cosa che i minori direbbero – se solo trovassero qualcuno disposto ad ascoltarli e, soprattutto aiutarli, davvero – sarebbe che vorrebbero il papà e la mamma dentro ad una stessa casa e innamorati l’uno dell’altro, mentre tutto il resto sono cose di pressochè nessuna importanza («voglio stare più dal papà perché ha la playstation / dalla mamma perché mi porta a fare shopping»)
  • le uniche riforme legislative che mi potrebbero entusiasmare, o comunque quelle di cui ci sarebbe bisogno, sarebbero quelle che partissero dalla constatazione che l’uguaglianza uomo e donna è stato solo un grande inganno, che la famiglia deve essere organica per funzionare bene, con conseguenti ruoli diversi. Mi rendo conto che nel panorama politico, costituzionale e sociale attuale dire queste cose è peggio che bestemmiare la Madonna, ma è la verità e qualcuno deve pur testimoniarla.  Al netto di questo, le vere riforme da fare sarebbero di sostegno alle famiglie, quindi non costruire sistemi sempre più perfetti per organizzare quei fallimenti che sono le separazioni, ma sistemi efficienti e capillari sul territorio per cercare di evitare quanto più possibile le separazione e far sì che le coppie, specialmente quando ci sono dei figli, trovino o ritrovino le motivazioni per continuare a vivere insieme, cosa che ha un profondo valore individuale e sociale, dal momento che le crisi familiari sono un cancro della società.

Sarò fissato, ma l’unica via di uscita per le crisi familiari, sia a livello individuale che sociale, è quello di tornare a lavorare sui cuori. Le novità giuridiche possono essere positive, come in questo caso, ma si lavora qui solo per contenere dei danni. La separazione e il divorzio non sono un «diritto», ma solo un tragico fallimento, così come l’aborto; non sono conquiste ma vergogne: provate a guardare tutto dal punto di vista di chi ne è vittima, cioè i bambini, e tutto sarà completamente chiaro.

Vi lascio adesso alle linee guida di Brindisi. Il testo è quello ufficiale diramato da quel tribunale.

Linee guida per la sezione famiglia del Tribunale di Brindisi

La crisi della giustizia in Italia affonda le sue radici, in generale, essenzialmente nella lentezza dei processi, che spiega la maggior parte delle condanno subite a livello internazionale. Per quanto riguarda il diritto di famiglia il malessere e? aggravato da un insieme di ragioni, principalmente riconducibili a:

  1. a)  la divaricazione tra legge e prassi, per effetto della quale le aspettative create dalla riforma del 2006 (affidamento condiviso) vengono spesso disattese dal provvedimento, per cui chi se ne sente penalizzato tende o a reclamarlo – tornando dal giudice – o a non rispettarlo, ugualmente provocando per iniziativa dell’altra parte un nuovo ricorso alla giustizia;
  2. b)  lo scarsa utilizzazione delle forme alternative di risoluzione delle controversie, a dispetto del loro moltiplicarsi

Per quanto riguarda il punto a), in effetti esistono motivi non secondari per orientare il Tribunale di Brindisi verso una lettura delle norme sull’affidamento che appaia piu? in linea non solo con buona parte della dottrina, ma anche con le indicazioni che giungono dall’Unione Europea, dalle Convenzioni alla quali l’Italia ha aderito, dalle risultanze di accreditati studi scientifici come pure, in t~mpi piu? recenti, dalle ;valutazioni di enti par<;lllelial sistema giudiziario, nonche? interni ad esso. A titolo di esempio, si puo? ricordare che:

Con la risoluzione n. 2079/2015 (firmata anche dall’Italia) il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri a: assicurare l’effettiva uguaglianza tra genitori nei confronti dei propri figli (5.3); eliminare dalla loro legislazione qualsiasi differenza tra i genitori che hanno riconosciuto il loro bambino basandosi sul loro stato coniugale (5.4); promuovere la shared residence, definita nella relazione introduttiva n. 13870 “come quella forma di affidamento in cui i figli dopo la separazione della coppia genitoriale trascorrono tempi piu? o meno uguali presso il padre e la madre” (5.5).

La bonta? e superiorita? del modello realmente (e non solo nominalmente) bigenitoriale ai fini della tutela del superiore interesse del minore trova fondamento in oltre settanta ricerche, di conclusioni concordi, effettuate con metodo longitudinale analizzando centinaia di migliaia di casi (si vedano, tra i piu? recenti review quelli di Linda Nielsen (Wake For~st university, 2014) e quello di Hildegund Suenderhauf (Universita? luterana di Norimberga, 2013). Sono ivi mostrati anche i danni che i minori subiscano per effetto della frequentazione di uno dei genitori per un tempo inferiore a un terzo del tempo totale (come avviene quando un genitore ha contatti con i figli solo a w-e alternati e per un pomeriggio settimanale). Ancora piu? attuale e? poi lo studio di Emma Fransson et al. (Svezia, gennaio 2017) che attesta che i figli allevati in regime paritetico non accusano disagi maggiori dei figli di genitori non separati, a differenza di quanti crescono in affidamento esclusivo. Non a caso l’adozione di modelli paritetici di affidamento e? in netta e costante ascesa nei paesi occidentali e i genitori di livello culturale piu? elevato – e quindi meglio orientati e informati su cio? che giova ai figli – si orientano in misura nettamente maggiore verso le formule di affidamento concretamente bigenitoriali rispetto alle coppie di modesta cultura.

La dottrina (ex multis M. Finocchiaro, Arceri, Costanzo, De Filippis, Maglietta, Russo… ecc.) ha ripetutamente fatto osservare la scarsa fedelta? della giurisprudenza alle norme introdotte dalla legge 54/2006.

– La stessa cosa e? stata fatta notare anche da ufficiali organi di stato o enti da esso accreditati. Si veda, ad es., il giudizio espresso dal MIUR nella circolare 5336 (2 settembre 2015): “va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione”.

– Ancora piu? drastica e allo stesso tempo inoppugnabile, basandosi su dati oggettivi, e? la conclusione alla quale giunge l’Istituto Nazionale di Statistica (Report novembre 2016, pag. 13), sulla base di una complessa analisi dei questionari compilati dalle coppie in separazione nel lunghissimo arco di tempo dal 2000 al 2015 – ovvero passando attraverso la riforma del 2006 : “al di la? del! ‘assegnazione formale dell’affido condiviso, che il giudice e? tenuto a effettuare in via prioritaria rispetto al! ‘affidamento esclusivo, per tutti gli altri aspetti considerati in cui si lascia discrezionalita? ai giudici la legge non ha trovato effettiva applicazione” .

  • –  D’altra parte neppure e? possibile sperare che nuovi interventi normativi possano porre argine a tali prassi distorte, visto che, viceversa, finora hanno provveduto piuttosto a confermarle e consolidarle. Ne e? esempio il D.lgs 154/2013 che, modificando le norme sull’affidamento dei figli in assenza di delega (in qualche parte, anzi, in senso opposto alla delega ricevuta) ha, ad es.: introdotto l’obbligo di concordare la “futura” residenza “abituale” dei figli; intaccato il loro diritto ad essere sentiti subordinandolo alla valutazione del magistrato dell’utilita? di farlo; posto l’interesse dei figli di genitori separati in subordine rispetto a quello del coniuge debole nell’assegnazione della casa familiare; e cosi? via.
  • –  Infine, a queste oggettive e convincenti risultanze si affianca la constatazione che anche presso la Suprema Corte non manca chi ammette che la legge prevede altro (ad es., si veda Cass. · 23411/2009, est. Dogliotti: “l’assegno per ilfiglio” puo? essere disposto “in subordine, essendo preminente il principio del mantenimento diretto da parte di ciascun genitore”).

    D’altra parte, per quanto riguarda il punto b), ovvero i metodi ADR che appaiono piu? efficaci e maggiormente consigliabili, non appare ragionevole che, nel momento in cui si pensano e si attivano lodevolmente una quantita? di procedure tutte rivolte al contenimento del contenzioso familiare e/o a una sua soluzione extragiudiziale – dalla negoziazione assistita al rito partecipativo, dal diritto collaborativo alla coordinazione genitoriale – non si pensi di disciplinare e incentivare la mediazione familiare, notoriamente il piu? efficace e sperimentato in ogni parte del mondo di tali strumenti, oltre tutto oggetto da tempo di una precisa sollecitazione sovranazionale. Difatti, gia? dal 1998 la Raccomandazione R (98) 1 del Comitato dei Ministri del Con$iglio di Europa ha fatto notare agli stati membri la necessita? di promuovere con ogni mezzo la Mediazione familiare, sulla base del danno psicologico che i conflitti familiari inducono nella prole, del deterioramento economico che provocano allo stato e del danno sociale che consegue ali’ abnorme dilatarsi del contenzioso.

    Concludendo, questo Tribunale ritiene, in aggiunta agli evidenti criteri di ragionevolezza e logica giuridica evidenziati d quanto precede – che non si possa non tenere conto del fatto che da parte di un numero crescente di magistrati e tribunali e? in atto una costante evoluzione verso una piu? rigorosa e fedele adesione ai principi della riforma del 2006 (tra i vari, Perugia, Catania, Salerno, ecc ), circostanza che “obbliga” questo tribunale a fare una scelta – che non puo? essere che l’adeguamento a cio? che appare meglio argomentato – non potendosi privare i cittadini della certezza dei diritti in merito ad aspetti cosi? delicati come quelli che appartengono alle relazioni familiari.

Per avviare questo processo, che si augura fruttuoso, intende anzitutto sottoporre alle categorie interessate le conclusioni alle quali si e? giunti per superare le principali criticita?

Aspetti operativi principali

Si allega un modulo con le “Istruzioni per l’uso” – redatto in collaborazione con l’avv. Mariella Fanuli e il Prof. Marino Maglietta (ass. Naz. Crescere Insieme) – dei cui contenuti potranno giovarsi qualitativamente le coppie che intendono definire consensualmente un affidamento condiviso dei figli, sia chiedendo al giudice l’omologazione dei loro accordi, sia redigendo il relativo documento all’interno dellaNegoziazione assistita.

I punti essenziali e qualificanti che si raccomanda di rispettare sono:

La residenza dei figli ha valenza puramente anagrafica, mancando qualsiasi differenza giuridicamente rilevante tra il genitore co-residente e l’altro

– Nella stessa filosofia e per le stesse ragioni, i figli saranno domiciliati presso entrambi i genitori

– ‘La scelta della “residenza abituale”, sventuramente collocata attualmente in sede inappropriata, sara? definita con riferimento alla regione o allo stato in cui i figli sono abituati a vivere, al solo scopo di definire il giudice competente in caso di allontanamento unilaterale di uno dei genitori assieme ai figli.

– La frequentazione dei genitori avverra? ispirandosi al principio che ciascun genitore dovra? partecipare alla quotidianita? dei figli, superando l’obsoleta distinzione tra genitore accudente e genitore ludico, che gia? porto?, fino dal 1987 all’introduzione dell’affidamento congiunto (si veda reklazione in Senato del Sen. Lipari). Conseguentemente, ai figli dovranno essere concretamente concesse pari opportunita? di frequentare l’uno e l’altro genitore, in funzione delle loro esigenze, all’interno di un modello di frequentazione mediamente paritetico. Cio? non significa, a parere di questo tribunale, che i figli in ogni caso debbano trascorrere necessariamente tempi identici presso ciascuno di essi. Potra? anche accadere che alla fine di un anno si constati che la presenza di un genitore e? stata (in misura ragionevole) piu? ampia di quella dell’altro, ma cio? deve essere accaduto in conseguenza delle casuali esigenze dei figli in

quell’anno, non per una imposizione legale stabilita a priori. In altre parole, se le cose sono andate cosi?, poteva anche accadere il contrario, con l’unica eccezione di oggettive e dimostrate condizioni di impossibilita? materiale, quale puo? essere, ad es., l’allattamento o una distanza tra le abitazioni tale da non consentire di spostarsi dall’una all’altra in tempi ragionevoli. Questo tribunale e? consapevole del fatto che potra? accadere che un padre fortemente impegnato nel lavoro nei giorni in cui i figli sono rimessi alla sua custodia si appoggi alla famiglia di origine ma, a parte il fatto che la frequentazione degli ascendenti ha una sua tutela anche giuridica essendo considerata costruttiva della personalita?, occorre pensare che non meno “censurabile” sotto questo profilo sarebbe il caso di una madre collocataria che, proprio perche? schiacciata dalla cura esclusiva dei figli, richiede l’aiuto di una baby-sitter: situazioni nei confronti delle quali nessuno ha mai protestato. Quanto meno la presenza equilibrata dei due genitori divide il sacrificio e riduce il rischio di interventi esterni.

Naturalmente gli spostamenti potranno avvenire secondo le richieste dei figli e l’accordo tra i genitori solo se e quando i genitori avranno raggiunto una sufficiente maturita? e messa una sufficiente? distanza dalle ragioni della rottura. Inizialmente – ma anche nel seguito, comunque, per sapere come regolarsi in caso di contenporanei impegni dei genitori – ci sara? un calendario con tempi equilibrati. Il modulo ne da? un paio di esempi.

Assegnazione della casa familiare. La soppressione della figura del “genitore collocatario”, non previsto dalla legge, semplifica anche il problema dell’assegnazione della casa familiare, fonte delle piu? aspre e durature contese, per il frequente coinvolgimento degli interi gruppi familiari. Adesso se la frequentazione e?, secondo legge, equilibrata e continuativa con entrambi i genitori la casa resta al proprietario senza possibilita? di contestazioni. Se appartiene ad entrambi si valutera? quale sia il costo della locazione di un appartamento di caratteristiche simili e al genitore che ne esce verra? scontato il 50% di tale cifra nel calcolo del mantenimento.

Quanto al mantenimento, dal comma I dell’art. 337 ter e.e., che anticipa e si salda con il successivo comma IV, discende che ciascun genitore deve assumere una parte dei compiti di cura dei figli, restando obbligato a sacrificare parte del proprio tempo per provvedere direttamente ai loro bisogni, comprensivi della parte economica. Cio? vuol dire che la forma privilegiata dal legislatore, alla quale questo tribunale si uniforma, e? quella diretta, non potendosi ritenere assolti i doveri di un genitore dalla fornitura di denaro all’altro (forma indiretta) mediante un assegno che deve restare residuale, con valenza perequativa, e limitato ai casi in ‘cui per l’abissale distanza delle risorse economiche (ad es., famiglia monoreddito) non sia possibile compensare le differenze di contributo attribuendo al genitore piu? abbiente i capitoli di spesa piu? onerosi.

Quanto alle “Spese straordinarie”, data l’estrema opinabilita? della loro classificazione (esiste una miriade di protocolli per definirle, tutti piu? o meno diversi tra loro), questo tribunale ritiene che sia piu? corretto e convincente adottare il criterio suggerito dalla Suprema Corte con decisione 16664/2012, che divide le spese non in ordinarie e straordinarie, ma in prevedibili e imprevedibili, evitando l’attuale confusione tra le spese effettivamente imprevedibili e quelle non quotidiane (tipo spese scolastiche), ma prevedibilissime. Pertanto appare corretto e funzionale assegnare in partenza le spese prevedibili all’uno o all’altro genitore per intero in funzione del reddito e stabilire che le imprevedibili verranno divise a momento in proporzione delle risorse. –

L’ascolto del minore. Per effetto delle modifiche introdotte all’art. 337-octies e.e. dal D.lgs 154/2013 in eccesso di delega, questo subordina oggi l’ascolto del minore almeno dodicenne ad una valutazione del giudice che cio? non sia “manifestamente superfluo”. Al di la? delle perplessita? che suscita una valutazione che dovrebbe avvenire prima di averlo sentito, cioe? senza sapere cosa potrebbe voler dire, l’art. 315 bis attribuisce al minore il diritto all’ascolto senza condizionamenti. Pertanto, dovendosi necessariamente scegliere tra due prescrizioni incompatibili, essendo la fonte della seconda norma il Parlamento stesso (Legge 219/2012) non si puo? optare che per la versione di cui all’art. 315 bis e.e. In pratica quanto meno l’ascolto, se richiesto, non puo? essere negato.

Infine, per incentivare il ricorso alla mediazione familiare si inviteranno le coppie a inserire il ricorso a tale strumento nell’ipotesi di contrasti insorti successivamente.

Concludendo, le presenti linee guida si collocano certamente in un contesto sociale che conserva vecchi retaggi e tradizionali attribuzioni di ruolo. Pertanto si e? ben consapevoli che gli obiettivi che si prefiggono non saranno raggiunti immediatamente, ma richiederanno un certo tempo. D’altra parte, iniziare appare indispensabile, se si pensa che dall’introduzione dell’affidamento congiunto sono trascorsi 30 anni e la giurisprudenza e? variata solo nominalisticamente. Ma soprattutto se si pensa che le norme, invece, sono cambiate, per cui la scelta per il giurista non puo? essere che a loro favore.