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Se la banca non mi avverte della situazione del conto di mia madre deceduta devo pagarne i debiti?

Mia madre, morta due anni fa, aveva acceso un conto corrente bsncario presso cui veniva accreditata la pensione; e su questo cnto corrente mi aveva delegato ad effettuare operazioni. Alla sua morte nessuno ci aveva detto che avremmo dovuto dichiarare la sua morte e chiudere il conto corrente, per cui da 500 euro circa di debito che aveva, siamo arrivati a circa 4000 euro. Questo è stato comunicato dalla direttrice della banca per interposta persona a mio fratello che poi ovviamente lo ha riferito a me. La nostra domanda è la seguente: dobbio pagare noi questo importo alla banca? Tenga presente (non so se questa informazione pissa servire ma la informo ugualmente) che mia madre era usuafruttuaria di una casa e alla sua morte io e mio fratello siamo divenuti proprietari ognuno del 50% dell’immobile.

Potrebbe esserci un problema di buona fede durante l’esecuzione del contratto, cioè si potrebbe sostenere, sotto certi profili, che la banca, in virtù del passaggio successorio, avrebbe avuto l’onere, se avesse voluto comportarsi in buona fede, di avvertire gli eredi della situazione debitoria della de cuius, in modo da mettere gli eredi in condizione di prendere provvedimenti.

Però è anche vero che solitamente sono gli eredi stessi che si premurano di controllare lo stato delle consistenze bancarie, specialmente quando i successori sono i figli stessi della de cuius, con un pieno rapporto di familiarità.

In definitiva, non credo che ci possa essere una posizione utilmente coltivabile da questo punto di vista.

Ovviamente, essendo eredi dovete pagare i debiti di vostra madre.

posso far causa al Comune se per ben tre volte inutilmente cerca di farmi perdere la casa popolare?

Il comune di xxx per la terza volta emette nei miei confronti un avvio di procedimento di decadenza dall’assegnazione di un alloggio comunale, perchè secondo loro io non vivo in quella casa. L’ultima volta ho portato il Comune dinanzi al TAR che ha accolto il mio ricorso. Io mi sento perseguitato. Se,nell’eventualità anche questa volta si dovesse ricorrere al TAR,in caso positivo, potrei querelare o quanto meno diffidare il Comune?

Parlare delle cose giuridiche in generale non ha mai molto senso, il diritto vive moltissimo del fatto su cui deve essere applicato, interagisce con esso e ne rimane quasi sempre plasmato in un senso o nell’altro. Per dire che nel tuo caso la prima cosa da fare è vedere se il comune, nonostante tutto, avesse buoni motivi per ritenere che tu non abitassi più nell’immobile, ciò che ne determinerebbe la buona fede, che, come tale, impedirebbe di poter fondare qualsiasi procedimento nei confronti del comune stesso.

Non vedo poi la rilevanza penale della vicenda, al massimo si può valutare una figura di abuso del diritto, che avresti dovuto peraltro far valere al TAR nel procedimento in cui hai ottenuto l’annullamento. Se il titolo di concessione, poi, fosse contrattuale (ma non credo, visto che ti sei rivolto al TAR), si potrebbe parlare di buona fede nell’esecuzione del contratto – un concetto che forse si potrebbe invocare anche in ambito amministrativo, ovviamente quest’ultima considerazione è tutta da valutare.

In conclusione, può darsi che si possa fare qualcosa nei sensi che hai in mente, ma bisognerebbe, in una cosa come questa, studiare molto meglio il caso in tutti i suoi dettagli.