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Pedofilia: come difendersi.

La mia intervista a «Il Bello di dirsele» del 5 maggio 2021 – giornata internazionale contro la pedofilia – sul tema della difesa dei più piccoli da questi gravi reati, che oggi sono resi più facili dalla diffusione dei social network.

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Sono pazzi questi … trentini

Nel nostro Paese una assoluzione per strage non la si nega a nessuno, basta pensare alla sorte processuale dei responsabili dei fatti del Vajont, che non si sono fatti nemmeno un quarto d’ora di carcere dopo aver seppellito un intero paese con tutti i suoi abitanti. Però guai ad andare in piscina a fotografare o riprendere tuo figlio, potresti essere un pedofilo, uno di quelli contro cui adesso è di moda scagliarsi, poi l’anno prossimo, come dice Altan, tanto troveremo qualcun altro. Siamo nel guano fino al collo, abbiamo crimini importanti  e altamente dannosi per la nostra società che non vengono puniti, ma le uniche sanzioni che vengono applicate sono quelle per chi non scrive “toilette” sul bagno o “uscita” sulla porta d’ingresso. Difficile comunque capire per quale recondito motivo uno che filma un ragazzino dovrebbe essere un pedofilo, allora chi va a caccia fotografica, ad esempio,  dovremmo sospettarlo di violenza sugli animali? Se qualcuno, tra mille anni, vorrà capire la nostra società in base alle sue leggi, come facciamo noi adesso qualche volta con gli antichi romani, credo farà davvero molta fatica a trovare una chiave di lettura.

 

ROMA – Un papà, ai bordi di una piscina comunale, immortala con la cinepresa le prime bracciate del figlio. C’è qualcosa di male in questo quadretto familiare? Se l’incauto genitore si trova in un impianto natatorio di Trento sì. Nella provincia autonoma se inquadri con la videocamera o il telefonino una piscina piena di bambini che sguazzano diventi una persona molto sospetta e verrai fermato dal primo bagnino che si accorge di quello che stai facendo. Perché la piscina, come dice Roberto De Carolis direttore dell’Asis, la società che gestisce i 92 impianti sportivi cittadini, è un «territorio fertile per un certo tipo di reato».

Nei giorni scorsi a passare per pedofilo o qualcosa di simile è stato un padre, fermato dal personale proprio mentre filmava il proprio bambino. L’intervento garbato, ma fermo, del bagnino ha suscitato un vespaio di polemiche. È mai possibile che non si possa fare una foto neppure al proprio figlio? Ma allora non dovrebbe essere vietato anche sulle spiagge, si sono domandati in molti appellandosi al senso comune. E l’avvocato trentino Franco Busana parla di «forzatura usata come prevenzione anti-pedofilia». Il direttore dell’Asis, che difende a spada tratta il regolamento, è stupito da tanta ingenuità: «Ma come facciamo a sapere se chi filma è realmente un genitore? Se vedo uno che fotografa un bambino come faccio a sapere quali sono le sue reali intenzioni? Chi mi garantisce che non sia un pedofilo? Come posso prevedere se verrà fatto un uso privato delle immagini? E se finisce nel filmato anche un altro bambino, un soggetto indifeso che non è assolutamente in grado fare valere i propri diritti?».

Il regolamento adottato dalla società di gestione degli impianti sportivi del Comune di Trento, condiviso dall’amministrazione, è chiaro: vietato fare foto o riprese. Ma come tutti i regolamenti prevede delle deroghe. Se quel filmato o quella foto si devono proprio fare, basta chiedere alla direzione un permessino che verrà prontamente accordato. E mentre filmi un bagnino, appositamente allertato, ti terrà d’occhio, ti seguirà passo passo. «E’ un modo per garantire al nostro pubblico maggiori controlli e francamente non ci trovo nulla di male», dice Roberto De Carolis. I dirigenti della piscine di Trento sanno di essere duri e spietati: «Si capisce che un padre desideri filmare il proprio figlio. Ma il pericolo è sempre in agguato». In passato, spiegano, «non sono mancate segnalazioni allarmanti. Ai nostri bagnini sono state indicate persone che mostravano particolari attenzioni verso i bambini». «Non capisco tutto questo clamore per quel divieto – conclude il direttore delle piscine -. Ormai certe regole valgono dappertutto. Un mio amico mi ha raccontato di un padre fermato mentre filmava il figlio all’interno di un centro commerciale in Veneto». (Giulio Benedetti, 03 agosto 2008, Corriere della Sera)

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La nuova legge contro la pedofilia

E’ ormai noto che in Italia è finalmente entrata in vigore la legge contro la pedofilia. Efficace dal 4 agosto scorso, la nuova legge da più punti di vista prende in considerazione Internet, tristemente nota, spesso grazie ad alcuni media non molto preparati in materia, come vero e proprio “covo” di pedofili. Già da oggi, sono puniti come gravi reati i fatti di coloro che con qualsiasi mezzo, “anche per via telematica”, distribuiscono materiale pornografico ottenuto tramite lo sfruttamento sessuale dei minori o adescano gli stessi oppure consapevolmente cedono, anche gratuitamente, materiale pornografico di questo tipo, ovvero se lo procurano. Questi comportamenti, che sino ad ora hanno fatto parte delle attività che quotidianamente, e sotto gli occhi di tutti, si svolgevano su Internet, sono ora colpiti anche se commessi all’estero, a condizione che il colpevole sia un cittadino italiano oppure anche se colpevole è uno straniero ma il reato è stato commesso in danno di un cittadino italiano.
La nuova legge non si limita a prevedere varie figure di reato, ma predispone una serie di strumenti operativi concreti, con speciale riguardo proprio ad Internet. E’ stato previsto infatti che sia “l’organo del Ministero dell’interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazione” a svolgere le attività occorrenti per il contrasto dei delitti di pedofilia commessi mediante mezzi telematici.
Più in particolare, è stato disposto che, a questo scopo, “il personale addetto può utilizzare indicazioni di copertura, anche per attivare siti nelle reti, realizzare o gestire aree di comunicazione o scambio su reti o sistemi telematici, ovvero per partecipare ad esse”.
Con questa disposizione, insomma, la legge conferisce la facoltà alla Polizia, o agli altri corpi dipendenti dal Ministero dell’interno, di creare siti o newsgroup o addirittura mailing list fasulle o “di copertura”, con lo scopo di individuare e far venire allo scoperto i pedofili che usano Internet. In altri termini, se in futuro dovesse capitare ad un navigatore, magari solo incuriosito o interessato a studiare il fenomeno dal punto di vista psichiatrico o sociologico, di entrare in un sito “pedofilo”, ebbene quello potrebbe essere una semplice copertura della Polizia, un finto sito di cartapesta creato come specchietto per le allodole.
Il fine da cui muove la legge, che cerca di debellare il vergognoso crimine a danno dei minori, è sicuramente apprezzabile ed certo i mezzi previsti possono essere anche molto efficaci, però il fatto di sapere che un sito o un newsgroup incontrati su Internet, considerata da anni il regno del libero scambio delle informazioni, possono essere “finti” e servire per operazioni di polizia fa, almeno per un attimo, rabbrividire. Inoltre sarà comunque opportuno che gli inquirenti adoperino ogni cautela nell’utilizzare questi strumenti di indagine: pensiamo anche solo al fatto che, oggigiorno, chiunque può mandare un messaggio di posta elettronica a nome di un altro oppure utilizzare un anonymous remailer.
Speriamo, poi, che l’idea non piaccia a qualcun altro, magari interessato a sapere sempre chi pensa che cosa: potremmo veder nascere tanti altri specchietti per le allodole utili per capire i nostri gusti, le nostre propensioni, le nostre idee e la nostra personalità.