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Sinistro stradale: dopo quanto va in prescrizione?

Ad ottobre 2017 ho avuto un incidete stradale, come da verbale della polizia in allegato ho una ragione al 100%.Vivendo all’estero tuttora e all’epoca dei fatti, ho affidato la pratica ad un avvocato, la compagna di un mio caro amico, in tutto questo lasso di tempo l’avvocato avrebbe dovuto soltanto richiedere i soldi per i danni subiti all’autovettura, ad oggi soo riuscito a cotatatrla e sentirla poche volte, è sempre stata vaga, allorchè lunedi ho chiamato l’assicurazione della controparte, la quale mi duce che non è tenuta a darmi informazioni on merito, nonostante ho detto esplicitamente loro che nn sono piu’ rappresentato da alcun avvocato. La mia questione è questa: 1) a distanza di tutto questo lasso di tempo, essendo la prescrizione di 2 anni per gli incidenti stradali, ho ancora diritto a pretendere il risarcimento del danno dall’assicurazione? 2) l’assicurazione è tenuta per legge a rilasciarmi gli atti riferito al sinistro?

Innanzitutto, l’avvocato che avevi inizialmente incaricato dovrebbe aver fatto una richiesta danni ai responsabili che, come tale, dovrebbe aver interrotto la prescrizione.

La prima cosa che devi fare, dunque, è chiedere all’avvocatessa copia della lettera – che oggi, probabilmente, è una pec – con cui è stato richiesto il risarcimento del danno e interrotta la prescrizione.

Questo potrebbe già essere sufficiente.

Se non lo fosse, potrebbe soccorrere la regola per cui, nel caso in cui nel sinistro ci sia anche un’ipotesi di reato, in alcune situazioni il termine biennale di prescrizione si allunga.

Per sapere se questo si può essere verificato anche nel tuo caso è assolutamente necessario approfondire, studiando il caso in tutti i suoi dettagli.

Per quanto riguarda il diritto di accesso ai documenti dell’amministrazione, è un aspetto che non si può trattare così genericamente, dipende sempre dai documenti che richiedi. Puoi comunque tentare con una richiesta di accesso per iscritto, via pec o personalmente o tramite un nuovo avvocato.

Se vuoi procedere con l’approfondimento sopra indicato, valuta l’acquisto di una consulenza.

Valuta, per il futuro, di munirti di una forma di tutela legale.

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Sinistro senza assicurazione e patente: che succede?

sono un ragazzo di 39 anni ho fatto un incidente grave con invalidita al piede di cui ho perso le dita con una moto non mía e non assicurata. Le spiego la dinámica dei fatti , io ero in una strada a due corsie normale sul lago di iseo ho sorpassato un camión che al momento del mio sorpasso ha svoltato a sinistra inbucandosi in una strada privata di campagna per giunta senza freccia indicativa,Il problema e che io ho patente b e non ho quella della motocicletta ed un piu la moto del mio amico non era assicurata. Ora sono preoccupato sul fatto che non so se vengo risarcito almeno per curarmi il piede in quanto dovro fare altre operazioni

Mi dispiace molto per quanto ti è accaduto.

Il fatto che la moto non fosse tua non dovrebbe avere proprio alcuna rilevanza, nemmeno – per la parte di ragione a te spettante – la mancanza di assicurazione.

La mancanza, tuttavia, di un idoneo titolo di guida potrebbe incidere sull’an e sul quantum del risarcimento, anche se, a quanto capisco, la responsabilità del sinistro non è tua, ma dell’autocarro, in ogni caso tu non avresti potuto essere alla guida di quel veicolo.

Ti consiglio di fare seguire l’intera vicenda da un bravo avvocato, ci sono molte «eccezioni» che sicuramente la compagnia del responsabile solleverà, inoltre ci sono gli aspetti penali da curare.

Se vuoi un preventivo, puoi richiedermelo compilando il modulo apposito nel menu del blog.

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Sinistro cui non si ha partecipato: come replicare?

Note dell’episodio

In questa puntata rispondo alla seguente domanda di un lettore del blog:

«La compagnia della mia assicurazione mi chiede informazioni per un
incidente d’auto con un mio veicolo. Il fatto si sarebbe verificato a
Palermo l’8 aprile 2021. Mi sono dichiarato completamente estraneo ai fatti
. In tale io e la mia auto eravamo nel mio comune, zona rossa COVID 19 come
tutta Italia, ed erano impossibili l’imbarchi per la Sicilia. L’
assicurazione mi chiede la testimonianza di un vicino che confermi di aver
visto in quei giorni il veicolo ; non voglio coinvolgerli Ho inviato varie
email- PEC alla mia compagnia a quella della controparte, ed al liquidatore
di quest’ultima chiedendo di contattare il loro assistito per verificare
che non si tratti di un errore (a questo dopo visura PRA ha inviato una
raccomandata ) . Non ho ancora avuto risposta. A chi spetta l’onere della
prova ? Cosa mi consiglia di fare?
PS seguo con interesse il Suo Blog da parecchi anni»

Riferimenti


blog.solignani.it/schede-pratiche/strumenti/la-lettera-o-diffida-stragiudiziale-dellavvocato/


gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2014/04/26/news/lo-multano-sbagliando-la-targa-e-lui-chiede-i-danni-1.9116318

Conclusioni

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Perché molti avvocati stanno nella merda?

Sta la crisi!

Gli avvocati sono in crisi.

Ormai lo sanno (e qualche volta se ne approfittano) tutti, sono finiti anche i tempi in cui generalmente si guardava agli avvocati come a privilegiati – cosa che peraltro non è mai stata molto vera, come spiego in questo precedente post.

La crisi è innanzitutto economica, nel senso che ci sono difficoltà concrete e spesso anche determinanti e insuperabili per una chiusura positiva dei bilanci a fine anno, ma è anche, e dunque soprattutto, di valori, di significato, di senso, di dignità e così via, per una categoria in cui erano accorse persone di buona volontà che sono rimaste spesso deluse.

Non è – devo dirtelo subito – il mio caso.

Io sono ancora molto soddisfatto da tutti i punti di vista della mia professione, credo che traspaia anche da tutto quello che quotidianamente comunico tramite il blog e i social.

Ho persino scritto un post, che ha avuto un enorme successo (segno che il tema è molto seguito), in cui elenco i motivi per cui fare l’avvocato è ancora bellissimo, che ti invito a leggere con attenzione.

Ugualmente, c’è una larga fetta di avvocati in sofferenza ed è di loro ma soprattutto a loro che mi va di parlare, dopo aver ricevuto diverse richiesto in questo senso e aver letto diversi resoconti e persino qualche sfogo sui social.

Se senti di far parte di questa categoria, leggi attentamente perché questo post è per te.

Le cause della crisi.

Qual è il punto di partenza di qualsiasi discorso riguardo ad un argomento come questo?

Bisogna, a mio giudizio, innanzitutto comprendere le cause di questa situazione, economica ed emotiva, fallimentare.

Qui, ti voglio dire, quasi nessun avvocato riesce nemmeno a identificare con precisione le origini vere dei problemi attuali e questo, sinceramente, lascia un po’ da pensare, dal momento che un avvocato è comunque anche un imprenditore, che cose come queste dovrebbe capirle bene o quantomeno intuirle.

I falsi motivi

Solitamente, gli avvocati in difficoltà se la prendono con varie cose che, alla fine, non sono così rilevanti, sono più che altro dei capri espiatori per dare una spiegazione che non si riesce o vuole dare in un altro modo.

Il primo sono i clienti che non pagano.

Questo, di solito, è il primo «motivo» che viene individuato.

Qui voglio darti una notizia.

I clienti, di qualsiasi impresa, azienda, organizzazione, onlus, forma di governo o di Stato, non pagano tendenzialmente mai volentieri e, se possono farlo senza grandi rischi di conseguenze, evitano di farlo.

È una notizia incredibile, ma ti assicuro che è vera.

Riformulando la cosa in altri termini, è evidente che il problema del cash flow è uno dei vari problemi che ogni imprenditore, avvocati compresi, deve affrontare e gestire in modo efficace.

Personalmente, ho risolto questo problema impostando i pagamenti anticipati, sia per quanto riguarda la sezione del commercio che si svolge in forma elettronica tramite il sito, sia per quanto riguarda gli incarichi che vengono conferiti tradizionalmente in studio.

Ovviamente, faccio preventivi gratuiti, prima di iniziare qualsiasi lavoro.

Le persone, incredibilmente, quando sanno cosa vanno a spendere valutano e, se decidono di darmi l’incarico, pagano anche subito volentieri.

Io dò chiarezza, ricevo denaro.

Ma chiudiamo la parentesi, perché questo non è il motivo della crisi economica della categoria.

Altro motivo frequentemente molto gettonato sono le tasse da pagare.

Ora, a parte che molti professionisti fanno tanto lavoro fuori fattura, dal momento che non hanno magazzino, non vendono beni, ma servizi impalpabili, che le fatture non si scaricano e quindi i clienti preferiscono pagare «a nero» piuttosto che farsi dare una fattura che a loro non serve a nulla, a parte questo, dicevo, c’è da dire che le tasse sono uguali per tutte le aziende e i professionisti di qualsiasi tipo.

La grande notizia, qui, è che gli avvocati non pagano un centesimo in più di tasse rispetto a qualsiasi altra azienda o professionista.

L’unica cosa che c’è di vero è che abbiamo una cassa forense che vuole una parte dei nostri guadagni a scopi pensionistici. Ma ogni categoria ha la sua cassa e, se non ce l’ha, ha comunque l’INPS, per cui ogni attività economica, anche qui, paga una parte dei ricavi – sempre solo quelli fatturati ovviamente – per scopi previdenziali.

La realtà è che queste – ed altre – sono solo scuse, non c’è altro modo per dirlo.

È vero i clienti che tendono a non pagare sono un problema, lo Stato e la cassa che vogliono dei soldi, spesso anche se non li hai guadagnati, sono sicuramente un altro problema, ma la realtà è che ci sono molti avvocati che guadagnano e fanno buoni affari.

Nel 2018, in Italia.

«Ah, ma allora sono quelli che sono figli d’arte, hanno le mani in pasta con la politica, il tricche tracche, i cuggini, questo e quello…»

Altra scusa.

Non c’entra niente.

Quelli che conosco io, e io stesso nel mio piccolo, non abbiamo avuto appigli, aiuti, preferenze, incentivi vari, ma ci siamo guadagnati da soli non tanto la nostra clientela ma l’assetto attuale che abbiamo dato ai nostri studi e che ci consente di utilizzarli come macchine ed organizzazioni per guadagnare in modo abbastanza soddisfacente.

Sei pronto, adesso, per sapere quali sono le reali cause della condizione economica deteriore di una grande fetta degli avvocati oggigiorno?

Le scie chimiche!

No vabbè, parliamo seriamente.

I veri motivi.

Le reali cause dello stato fallimentare in cui versano molti studi legali e singoli professionisti sono principalmente due:

  • il peccato originale, a monte dell’inizio dell’attività, di non aver «pensato l’azienda»
  • e quello successivo, e permanente, di non fare marketing, anzi di non capire nemmeno che il marketing, nelle limitate forme in cui è consentito agli avvocati, è assolutamente necessario.

Con il secondo punto, si comprende come una delle cause più gravi di sottosviluppo economico è il codice deontologico forense, che, da questo punto di vista, letteralmente è il martello con cui sono stati inchiodati i chiodi che hanno chiuso la bara della professione forense.

Ma di questo diremo meglio più avanti.

Vediamo adesso, in positivo, le due principali cause che abbiamo appena enunciato.

Non aver pensato l’azienda.

Se chiedi ad un avvocato perché ha scelto di studiare giurisprudenza ed è finito a fare la professione, nel 90% dei casi ti risponde che era il desiderio dei suoi genitori

Che dolce!

Poi, subito a ruota, questo avvocato di solito si incazza perché questo tenero ed onesto desiderio dei suoi ascendenti, che tanti sacrifici hanno fatto (magari timbrare dal lunedì al venerdì all’INPS), è oggi frustato dai kattivih clienti che non pagano, dallo Stato che – cavolo santo – vuole troppe tasse, dalla cassa che è troppo esosa!!!1! e così via, come abbiamo visto poco fa.

Il problema invece è proprio che non si fonda un’azienda perché è il desiderio dei tuoi – onore a loro – genitori!

È una cosa molto banale, ma realmente molti avvocati lo sono diventati per questo ed è alla fine completamente demenziale dal punto di vista del business e del fare impresa.

Fondi un’azienda quando hai un’idea di business inizialmente interessante, di cui verifichi con cura la fattibilità sotto tutti i profili rilevanti a riguardo.

Se poi è la tua principale o unica azienda, quella con cui devi mantenerti e mantenere la famiglia, i controlli li farai tutti tre volte.

Molti avvocati non si sono chiesti ad esempio:

  • in che posto vivo o comunque intendo aprire il mio studio legale?
  • in questo posto che ho scelto ci sono buone occasioni di clientela?
  • in che stato versa nel mio paese e nel posto da me prescelto la vendita di servizi legali?
  • quali sono i collettori di clientela di cui posso pensare di arrivare a disporre?
  • quali sono le forme di lead generation che potrò svolgere una volta aperta la mia bottega?

Molti avvocati non sono neanche in grado di comprendere bene cosa significhino queste domande.

Se consideriamo questo, capiamo che non è per nulla stupefacente che molti avvocati si trovino, economicamente, nella merda, perché un cazzo di ciabattino sotto casa con la terza elementare ha più istinto imprenditoriale di loro.

La conclusione è che molti avvocati sono diventati avvocati e hanno aperto la partita IVA come professionisti completamente alla cazzo!

Non ho, mi dispiace, un altro modo per dirtelo.

E, pensa un po’, non si aprono imprese alla cazzo.

Si possono fare tante cose alla cazzo, ma se apri un’impresa alla cazzo, sei destinato a chiudere entro al massimo tre anni.

Salvo – e qui tornano i cari genitori – che qualcuno non ti paghi la cassa forense, le tasse, i fornitori e tutte quelle spese che tu non riesci a pagare perché non guadagni «ancora» abbastanza.

Ciò, ovviamente, solo al momento e per poterti consentire di «ingranare».

Peccato che sono 15 anni che stai ingranando…

Non fare marketing.

Nessuna organizzazione, nessuna, compresa la Chiesa cattolica, può sopravvivere se non svolge attività di lead generation.

Te lo ripeto perché è bene che, oggi, in questo momento, questo concetto ti entri nella zucca una volta e per sempre: nessuna organizzazione, impresa, società, impresa individuale, onlus del cazzo può sopravvivere se non svolge attività di lead generation.

La lead generation è l’attività di generazione di prospetti, cioè di contatti con potenziali clienti, con soggetti, appartenenti al vasto pubblico cui si rivolge la tua organizzazione, che in parte, in seguito, possono diventare clienti paganti, a seguito di conversione.

Ora, quali attività di marketing stai facendo?

Hai lasciato anche tu i tuoi biglietti da visita dal tuo barbiere o dalla tua parrucchiera?

Ti dò una piccola notizia: non serve a un cazzo. Anzi, serve al contrario a qualificarti come un professionista per ladri di galline.

Hai sentito parlare di internet, blog, social network?

Ah sì, ti sei iscritto anche tu a quel sito che gli avvocati si possono iscrivere e poi scrivono le materie di cui si occupano così poi i visitatori si possono collegare e vedere quali sono i professionisti della loro zona e poi scegliere e tramite un comodo modello di contatto on line subito scrivere all’avvocato che hanno scelto e comodamente da casa, sia i clienti che il professionista, possono chiedere e ricevere una bella consulenza, che poi è un sistema bellissimo e meraviglioso ma alla fine nessuno fa mai un cazzo o ha mai venduto una consulenza che sia uno tramite siti del genere?

Forse è il caso di riconsiderare la materia…

Il codice deontologico.

Torniamo adesso un attimo sul tema prima accennato delle regole di deontologia.

La deontologia forense, ovviamente, non è un male in sé.

È assolutamente evidente che un avvocato debba essere in primo luogo onesto, se vuole essere davvero utile agli altri.

È davvero la primissima qualità di ogni avvocato.

Solamente, si tratta di una «qualità dell’essere» che, come spesso accade, non può essere rinforzata a forza di codici e sentenze… Un po’ come fare il padre, come sanno benissimo gli avvocati, come me, che si occupano di diritto di famiglia.

Il codice deontologico attuale è il martello con cui sono stati picchiati i chiodi che hanno chiuso la bara in cui è stata rinchiusa la professione forense, rendendo molto difficile, e in alcuni casi impossibile, per qualsiasi organizzazione legale svolgere attività di generazione contatti.

La cosa meravigliosa è che lo scopo di queste disposizioni, volte a escludere pressoché completamente forme di marketing per gli avvocati, sarebbe quello di… garantire la dignità degli avvocati stessi.

Ma qui c’è un grande e tragico errore di fondo.

Il fatto, peraltro assai evidente, è che la dignità di una qualsiasi categoria la si può garantire solo dando efficacia al lavoro e al ruolo che svolge e quindi consentendole di raggiungere un certo livello di benessere anche economico.

Che dignità può avere un avvocato che a 35 anni si fa pagare la bolletta del telefono di studio e magari anche di casa dai genitori, anche al netto del rispetto delle regole deontologiche?

Vuoi scommettere che se togli quasi completamente la possibilità di lead generation ad una categoria la sua economia peggiorerà grandemente e, con essa, anche la sua dignità, il suo significato, la coscienza del suo ruolo, l’effettivo svolgimento della sua funzione sociale?

La dignità attuale della professione.

È un fenomeno che è ormai sotto gli occhi di quasi tutti.

Ma prendiamo uno scampolo di letteratura che, come sempre accade, ce lo descrive meglio di altro.

«Il fatto è che qui da noi gli avvocati sono diventati come gli assicuratori, o gli agenti immobiliari.
Ce ne sono a bizzeffe, uno più affamato dell’altro. Basta fare due passi in una strada anche periferica e contare le targhette affisse ai portoni.


Un avvocato, oggi, per una nomina anche d’ufficio è disposto a piroette e carpiati della dignità fantasiosissimi. E la molla non è l’ambizione economica o il desiderio di prestigio sociale: nemmeno più questo. Qui si tratta, ma davvero, di stare sul mercato con un minimo di sensatezza (cioè, pagare le spese e portare qualche soldo a casa) o chiudere baracca.


E la vera tragedia è che questa politica della sopravvivenza accomuna ormai trasversalmente sfigati e garantiti, privilegiati e poveri cristi. Nel senso che il rampollo dell’avvocato di successo ha una fame di procacciamento pratiche mediamente pari o addirittura superiore a quella di chi è professionalmente figlio di n. n. È la nuova cultura della concorrenza, palazzinara e bulimica, che ha equiparato avidità e bisogno, ponendo sul piano di una falsa parità contendenti che partono da posizioni completamente diverse. Ricchi e poveri che lottano per le stesse cose: ecco a voi la morte del principio di uguaglianza.

Io ho visto cose che voi non avvocati non potete neanche immaginare.
Ho visto professionisti anziani leccare sfacciatamente il culo a magistrati ventinovenni.
Ho visto avvocati giovanissimi portare personalmente il caffè a tutti i carrozzieri del quartiere nella speranza di una pratica d’infortunistica stradale.
Ho visto appostamenti all’ingresso degli obitori, con volantinaggio di biglietto da visita all’arrivo della barella.


Ho visto contabili di camorra e specialisti della punizione corporale per ritardato pagamento del pizzo, trattati con un ossequio e un’attenzione degni di un’alta carica dello Stato.
Ho visto colleghi fare anticamera a cancellieri miserabili in cambio di una nomina d’ufficio, con pagamento anticipato di percentuale fissa sull’onorario.

Ho visto guardie carcerarie spendere il nome di questo o quel collega con i parenti dei detenuti in cambio di un abbonamento alle partite di calcio.


Ho visto colleghi poco più che trentenni accordarsi con cancellieri notoriamente farabutti per truccare un’asta fallimentare, pilotando l’assegnazione dei beni all’incanto. Ho visto le loro foto sul giornale qualche tempo dopo.
Ho visto sinistri stradali così sputtanatamente falsi da farti venire voglia di prendere le parti dell’assicurazione (che è un po’ come se uno, una bella mattina, si convertisse all’antisemitismo militante).

Ho visto patrocinanti in Cassazione brigare per diventare amministratori di condominio.
Ho visto professori universitari telefonare a indagati eccellenti offrendo il proprio patrocinio pur sapendo che era già stato nominato qualcun altro, millantando conoscenze personali con il pubblico ministero titolare dell’inchiesta e svalutando fra le righe le capacità professionali del collega.


Ho visto l’avvocato a cui il professore universitario stava cercando di fare le scarpe riferire lo scandaloso retroscena a un gruppo di giovani colleghi e neanche venti minuti dopo incontrare il professore all’ingresso del tribunale e abbracciarlo come un fratello ritrovato in un programma di Maria De Filippi.

Ho visto lo stesso avvocato convincere l’indagato eccellente che sì, effettivamente sarebbe stata una mossa saggia estendere il patrocinio anche al professore, perché un simile collegio difensivo gli avrebbe assicurato la vittoria della causa con fiato di trombe.
Ho visto, all’udienza, l’indagato eccellente seduto fra l’avvocato e il professore: sembrava più preoccupato di loro che dei giudici.
Ho sentito il professore, in piena arringa, prendere una cappella giuridica di una tale grossolanità che se fosse capitato a uno studente all’esame sarebbe stato messo alla porta.
Ho visto l’avvocato abbozzare e vergognarsi come un complice, dribblando lo sguardo allibito dei giudici.

Ho visto il figlio dell’avvocato diventare assistente di cattedra del professore universitario che aveva cercato di fregare l’incarico a suo padre.


Ho visto tante altre cose, ma se non mi fermo va a finire che facciamo notte».

(Diego De Silva, «Non avevo capito niente»).

Questi sono i successi di decenni di deontologia forense, di regole che hanno avuto come unico effetto quello di tarpare le ali alla pressoché totalità degli avvocati, specialmente i più giovani.

Ho visto applicare la deontologia.

Avvocati di 60, 70 anni, dentro agli ordini, ai consigli distrettuali, al CNF, gente che ha avuto grandi soddisfazioni professionali, avendo iniziato la professione negli anni 60 o 70, quando c’erano ancora vaste miniere non sfruttate, che applicano sanzioni ad avvocati di 30 o 40 anni, che cercano di lavorare sulle poche briciole rimaste, perché hanno messo un annuncio o un’insegna un po’ più grande di quanto ritenuto dovuto fuori dalla porta…

Facciamo come il protagonista del libro di De Silva: lasciamo perdere.

Che cosa fare?

Innanzitutto, quello che non devi fare è sprofondare nell’atteggiamento di dare la colpa di «tutto» a cose che, pur avendo una loro efficacia causale, non la esauriscono affatto.

Il tuo atteggiamento, come ti ho già fatto capire, non deve e non può essere quello di maledire il codice deontologico, le sue ingiustizie, i clienti, le tasse, le scie kimike e il mondialismo.

Focalizzati sul fatto che, come in tutti i settori economici, ci sono avvocati che ce l’hanno fatta e stanno alla grande.

La grande notizia è: ci sono diverse cose che puoi fare, una volta che avrai smesso di lamentarti a cazzo.

Alla fine, infatti, o cambi settore, cambi lavoro, anche in base alle tue vere propensioni (come ti ho già detto, il lavoro lo devi scegliere tu e non i tuoi genitori!), oppure, se scegli di restare, in qualche modo, nel settore dei servizi legali, di continuare a fare l’avvocato, devi rassegnarti a fare tutta l’attività di lead generation che puoi, ripensare completamente la tua azienda, ragionare come un vero imprenditore.

Di cosa fare nello specifico, parleremo meglio in un altro post, ché questo ormai è anche già troppo lungo.

Ti elargisco però una piccola anticipazione: devi scrivere.

Libri, blog, social.

Scrivi su quello che conosci, mostra e dimostra il tuo know how e la passione che ti muove per le cose che ti interessano.

Oltre a un punto di vista diverso e differenziante dal solito.

Un po’ come questo blog, che è stato fondato più di vent’anni fa per dimostrare che esiste un modo diverso di trattare i problemi legali.

Questo è quello che facciamo qui alla redazione del blog degli avvocati dal volto umano e ti garantisco che funziona.

Cosa puoi fare, nell’attesa del prossimo post in cui dettaglierò i vari modi in cui un avvocato può fare marketing?

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Evviva noi!

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Avvocato per sinistro mortale: quanto mi costa?

nel 2013 ho perso mia madre in un incidente stradale. Io, mio padre e i mie due fratelli ci siamo costituiti come parte civile nel processo penale. Tra udienze preliminari e ordinarie la sentenza di primo grado è uscita nel 2018 nella quale si da la piena colpa dell’accaduto all’imputato. Nella sentenza si condanna l’imputato al risarcimento dei danni secondo l’art. 538 cpp nonche la condanna secondo l’art. 541 cpp al pagamento in solido con il responsabile civile delle spese sostenute dalle parti civili per la costituzione in giudizio che il giudice quantifica in 3.4500€ oltre spese fofettarie, iva e cpa come per legge. Il nostro avvocato penale ci ha presentato una parcella di 20.000€ circa, purtroppo non avevamo un preventivo anche perché ci siamo mossi di estrema velocità sbagliando ovviamente. Ora mi chiedevo in primo luogo se la cifra possa essere congrua, ma sopratutto se tale cifra verrà rimborsata dall’assicurazione dell’imputato

Mi dispiace per la tua perdita e per la tua vicenda.

Ovviamente, il grave errore di fondo è stato quello di non concordare un preventivo che, in materia come questa, avrebbe potuto essere anche forfettario o a flat, come ad esempio di solito facciamo noi.

Non avendo concordato un regime tariffario diverso, il compenso del tuo avvocato si determina sulla base dei parametri.

Detto questo, per controllare la congruità della pro forma che ti è stata presentata bisognerebbe esaminare il fascicolo e comunque più in generale il lavoro che è stato fatto. Andando a naso, c’è da dire che il valore di un procedimento per sinistro stradale con esito mortale è ovviamente piuttosto elevato, se dunque consideri che i parametri sono a loro volta diversi a seconda del valore della pratica puoi capire anche tu che facilmente, specialmente se il procedimento è durato per svariati anni attraverso più udienze, non è difficile raggiungere cifre consistenti.

Più che altro sono piuttosto in dubbio sulla bontà della scelta strategica di fondo di costituirsi parte civile e prendere un legale penalista, cosa che io di solito sconsiglio, sulla base anche di precise esperienze professionali avute in passato dove per fortuna ho fatto sempre la scelta giusta – se nel penale si ha una assoluzione, sempre possibile, non si può più poi chiedere il risarcimento in sede civile!

La questione si sarebbe potuta più opportunamente trattare, a mio modo di vedere, e ovviamente con riserva di cambiare idea nel momento in cui la situazione dovesse essere eventualmente approfondita, in sede civile, lasciando che il procedimento penale avesse il suo corso a parte.

Per quanto riguarda il rimborso da parte dell’assicurazione, può darsi che esso avvenga, anche se non ci sono norme di legge precise al riguardo, ma solo una prassi. Anche a riguardo può essere rilevante la opportunità o meno di costituirsi parte civile, determinando spese legali che coltivando la questione in sede civile e basta forse avrebbero potuto essere risparmiate.

In generale, e con riserva di approfondire, al momento sembra consigliabile trovare con l’avvocato che ti ha seguito nel penale un accordo e cioè una soluzione negoziale per il pagamento dei suoi compensi.

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Revoca mandato senza averne copia: come rimediare?

ho firmato la revoca del mio avvocato scritta da lui pensavo avevo risolto, ma ora non mi fa pervenire la copia della suddetta revoca dato che mi serve per chiudere un caso per l’assicurazione e quindi risulto ancora con lui e il risarcimento dell’incidente mi e stato bloccato, come posso rimediare a questa situazione?

In primo luogo, avresti dovuto tenere o farti dare una copia della revoca del mandato, dal momento che è un documento importante da conservare a tuo favore.

Se, comunque, attualmente sei nell’impossibilità di procurarti questa revoca, puoi fare una nuova revoca, formulandola in modo da richiamare, per conferma, la revoca già inoltrata, anche perché, non avendone una copia, potresti incontrare problemi relativi alla individuazione del momento esatto in cui il rapporto professionale è cessato, con tutto quel che ne consegue.

Considerato che la situazione è dunque un po’ intricata, e che a quanto mi pare di capire la tua capacità di gestirti nella redazione e inoltro di atti come questo non è la massima, ti consiglierei di acquistare una consulenza da un avvocato per farti redigere da lui la lettera di revoca, di cui conserverai copia con cura.

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Perizia medico legale: si può fare on line?

sono stato vittima di un incidente stradale,
volevo sapere come ottenere una perizia medico legale per calcolare
l’importo esatto dei danni biologici a me causatomi….
Non trovandomo in loco al momento, è possibile online?

Beh ovviamente per prima cosa ti devi rivolgere ad un medico legale, che è un medico non un avvocato che ha preso la specializzazione in medicina legale, un settore di studi che si colloca al confine tra la medicina e il diritto.

Noi abbiamo ovviamente medici legali con cui collaboriamo un po’ in tutta Italia, alcuni dei quali anche disposti, almeno in alcuni casi, ad assumere l’incarico con compenso in base al risultato, però è preferibile che sia tu a scegliere il medico legale, di solito indichiamo i professionisti con cui collaboriamo a chi conferisce a noi anche il mandato di assistenza.

Quanto alla possibilità di fare tutto on line, non credo proprio che si possa fare, perché il medico legale ti deve anche visitare. Qualora, tuttavia, ci fossero difficoltà davvero gravi e importanti, come ad esempio nel caso di soggiorno all’estero e seria difficoltà a ritornare, forse il medico legale potrebbe farti visitare in loco e poi basare la sua relazione sui referti degli altri colleghi medici che ti hanno visitato.

Ovviamente, tuttavia, in questo caso, la consulenza medico legale sarebbe più facilmente contestabile e forse non ne vale la candela, magari potrebbe essere il caso di trovare un medico legale del posto in cui vivi, a costo di fare poi tradurre la relazione, sempre che sia in grado di sviluppare un ragionamento apprezzabile da un operatore giuridico della nostra cultura e del nostro ordinamento.

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Ricorso per CTU preventiva: è meglio della mera trattativa?

il mio Avvocato mi avrebbe consigliato un ricorso ex art. 696 bis c.p.c. in quanto l’assicurazione della persona che mia ha investito ormai il 29/08/2012, mi ha risarcito una somma incongrua, considerando i conteggi fatti, la perizia di parte, il lucro cessante, l’inabilità totale parziale temporanea ed assoluta e inoltre considerando che nell’incidente la polizia stradale mi ha dato totale ragione. La mia domanda è sapere se la conciliazione che può chiedere il CTU, non la possa tentare, in primis il mio Avvocato; lui a questa mia domanda risponde: “Non credo che sia possibile una preventiva mediazione (tramite società autorizzata)”

La conciliazione del legale e quella del CTU sono due cose completamente diverse.

Quella che può tentare di svolgere un avvocato è solo una trattativa con il legale avversario, all’insegna del dialogo, dell’approfondimento in comune e sempre che si riesca ad instaurare un clima con un minimo di buona fede tra i legali.

Di solito, ogni legale in ogni pratica che tratta svolge un tentativo di conciliazione, o una trattativa, di questo genere, per prassi, convenienza, praticità, ma non sempre, nonostante ogni miglior impegno, ci sono i presupposti per raggiungere un accordo.

Una cosa diversa rispetto al ricorso 696 bis che potrebbe fare il legale è la mediazione facoltativa, che sarebbe il tentativo di mediazione svolto presso un organismo di mediazione autorizzato dal ministero, ma in materia in cui la mediazione non è obbligatoria.

Questi tipi di mediazione sono praticati abbastanza spesso nel nostro studio e devo dire che i risultati sono abbastanza buoni, specialmente in situazioni che prima erano difficili da sbloccare.

Tuttavia nel caso di un sinistro stradale, dove la contestazione è peraltro, se ho ben capito, più sul quantum che sull’an del risarcimento, a mio giudizio non conviene affatto la mediazione, molto meglio, come consiglia il tuo avvocato, la CTU preventiva, dove un tecnico nominato dal presidente del tribunale non solo avrà il compito di tentare la conciliazione ma, qualora la conciliazione non dovesse riuscire, effettuerà anche una valutazione scritta dell’ammontare del tuo danno, con una perizia che potrai usare nella successiva causa civile, in caso la questione non si componesse nemmeno dopo il deposito della stessa.

Per questi motivi, mi sembra azzeccato il consiglio del tuo avvocato.

Ti consiglio di leggere attentamente la nostra scheda dedicata alla CTU preventiva.

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Avvocato incassa assegni del cliente: che fare?

Un legale mi ha chiuso una pratica di un sinistro lo stesso legale nel 2009 ha ricevuto gli assegni di 6.500 intestati a me e nn trasferibili da allianz .io questi assegni non li ho mai ricevuto.facendo delle indagini mi hanno informato che gli assegni sono stati cambiati e incassati dallo stesso avv.con firme di traenza fasulle e documenti falsi.mi sono recato da un altro legale per fare causa al legale che aveva incassato gli assegni ma abbiamo fatto l udienza e lo persa .il legale di qui ho messo in secondo momento ha sbagliato tutto citando solo allianz. quando prima dell udienza mi contatto per un accordo con l avvocato che difendeva. La banca di qui pago gli assegni . L accordo era di risarcirmi 3000 euro quando poi gli assegni erano di 6.500 euro più le spese che avevo pagato rifiutò. oggi mi ritrovo a pagare 4000euro ai difensori di allianz.

Paradossale, ma è anche vero che la compagnia di assicurazioni Allianz non ha nessuna colpa se il tuo precedente avvocato ha commesso dei reati e si è intascato il risarcimento che sarebbe stato dovuto a te.

La compagnia di assicurazioni ha emesso degli assegni e li ha spediti a colui che avevi nominato difensore e che in quel momento ti rappresentava.

Credo che il secondo legale avrebbe dovuto agire solo nei confronti del primo legale e, se ve ne fossero stati i presupposti, da verificare accuratamente, dell’istituto di credito che aveva scambiato gli assegni nonostante la falsità dei documenti, ma temo in ogni caso non contro la compagnia di assicurazione.

A questo punto, non dovresti aver perso – ma va verificato con attenzione – i tuoi diritti nei confronti del primo legale. Inoltre, potresti aver diritto ad un risarcimento del danno nei confronti del secondo legale per responsabilità professionale, aspetto questo ugualmente da verificare e approfondire attentamente.

Nel primo caso, ovviamente hai anche la possibilità di presentare una apposita denuncia querela, oltre che un un esposto di natura disciplinare, se già non vi hai provveduto.

Attenzione che entrambe queste posizioni potenzialmente attive sono destinate a trasformarsi, una volta che le avrai eventualmente coltivate, in altrettante pratiche di recupero crediti, con tutti i problemi del caso, tra cui la solvenza, per cui ti invito a leggere con attenzione la relativa scheda.

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Compenso dell’avvocato per sinistri: dipende dal lavoro svolto.

20 giorni fa ho fatto un incidente autostradale mi hanno consigliato di mettere un avvocato ora lo vorrei revocare per mancanza di fiducia la risposta di questo avvocato è stata che io gli devo dare 1000 € per avere tutti i miei documenti inerenti all’incidente cifra assurda per una revoca dato che siamo ancora all’inizio vorrei sapere se e giusto che io paghi tale cifra dato che all’inizio non abbiamo accordato nulla sul compenso

Come sempre, dipende dal lavoro effettivamente sviluppato dal legale, che va accertato in concreto. Lavoro che, beninteso, può consistere anche in attività di studio, ricerca, approfondimento, ben possibile anche in un incidente stradale, a condizioni che magari ci sia qualche particolarità, ovvero telefonate, incontri, valutazioni e cose del genere, tutte le attività tipiche del legale.

In difetto di un accordo sui compensi, che è inusuale perché in caso di sinistri stradali solitamente si stipula un patto per un compenso a percentuale, si applicano i parametri previsti dalla legge, di cui tuttavia è inutile parlare perché bisognerebbe appunto conoscere e valutare gli stessi in relazione al lavoro effettivamente svolto.

In ogni caso, il legale non può comunque trattenere i documenti prima del pagamento, ma deve restituirli, per obbligo anche deontologico. Se non dovesse provvedere in questo senso, potresti valutare un esposto alle autorità disciplinari della professione.