Ecco come funziona, a volte, la giustizia italiana.

Palazzo di Cassazione

Un fatto paradossale realmente accaduto ci dà la misura di come funziona veramente la giustizia, quella italiana senz’altro, ma probabilmente anche quella di tutti gli altri paesi del mondo, e di quale sia in fondo la certezza del diritto e la sua idoneità a risolvere in modo equo i conflitti tra le persone.

Un avvocato presenta un ricorso in Cassazione e, per qualche motivo, deposita in cancelleria una copia in più di quelle che sarebbero previste.

Per un disguido del cancelliere, a quella famosa copia in più viene attribuito un diverso numero di protocollo.

Ciò fa nascere due distinti procedimenti…

La Cassazione, il giudice che dovrebbe insegnare a tutti i magistrati come si legge il diritto (funzione nomofilattica), si pronuncia così due volte: solo che in una accoglie il ricorso e nell’altra lo rigetta.

Ecco i dettagli del caso per chi vuole controllare: le sentenze della Cassazione contrastanti sono la n. 14608/2003 (RG 5886/1999) e la n. 19600/2005 (RG 7312/1999).

Tutta la vicenda è poi riassunta nella necessaria, ulteriore sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, n. 10867 del 30 aprile 2008, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di revocazione per contrasto di giudicati ex art. 395, n. 5, cpc..

Ricordatevi che ogni contenzioso, per quante valutazioni si possano fare anche in punta di diritto, rappresenta sempre un incognita quanto agli esiti e che si devono valutare ogni volta tutti i rischi connessi, a partire da quello relativo alle spese legali, sia proprie che dell’avversario in caso di condanna alla refezione.

via | studiolegalerudi.it

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10 commenti su “Ecco come funziona, a volte, la giustizia italiana.”

  1. antonellabellecca

    Si dice “in punta di diritto”. Quello che pensa il Presidente della Repubblica non conta nulla, è una figura meramente rappresentativa. Le leggi le fa il Parlamento, e in ogni caso l’applicazione della legge la fa un essere umano, che, per applicare la legge, deve sia interpretare il testo sia interpretare il fatto, e stabilire se quella legge vada applicata a quel fatto, e come. E’ un’attività umana e come tale non può essere matematica, come trovare il risultato di un’equazione, che può essere solo uno.

  2. Il PdR pare proprio convinto che il tribunale sia garanzia del DIRITTO? Ma non si dice “in punto i diritto”?

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