Formulario ESTA: cosa dichiarare in caso di condanna?

Nell’anno 2000 mio fratello venne condannato quale dirigente responsabile del reparto di manutenzione della ditta presso cui lavorava per negligenza etc. nonchè violazione delle norme di prevenzione sugli infortuni sul lavoro, per non aver richiesto l’osservanza al lavoratore della corretta procedura nell’ ese cuzione della mansione che stava eseguendo provocando così un incidente che lo feriva al piede.Fu condannato ad una pena complessiva di 1700,00 E in sostituzione di mesi 1 e 15 gg. di reclusione.
Ora dovendo recarsi negli Usa per un breve periodo si trova nella condizione di dover rispondere alla domande previste dal formulario per ottenere l’ESTA dal parte del Consolato Americano in particolare alla domanda se è mai stato condannato per aver procurato gravi danni ad una altra persona come deve rispondere.?
Il reato per cui lui è stato condannato e da ritenersi grave?
Se non ritenendolo grave lui risponde no dichiara il falso? Può rischiare una denuncia?

Una risposta certa a questa domanda non può, purtroppo, esistere.

Mi sono occupato già in un altro caso di situazioni del genere, all’interno di una puntata del podcast che trovi qui e che ti consiglio di ascoltare attentamente.

Leggi anche il commento lasciato alle note dell’episodio da un bravissimo lettore del blog, che è molto interessante.

Detto questo, a me non pare che il danno in questione sia definibile come grave, oltre che essere un fatto omissivo; certamente, tuttavia, può essere prudenziale dichiararlo ugualmente e rispondere alle eventuali richieste di chiarimenti dell’agenzia.

Se desideri maggiori approfondimenti, puoi valutare l’acquisto di una consulenza che può essere utile specialmente nel caso tuo fratello intendesse fornire risposta negativa per dimostrare la sua eventuale buona fede in futuro.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Counselor. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Ciao Tiziano! Sono l’autore del commento a cui hai fatto riferimento. Ti ringrazio di cuore per i complimenti che mi hai fatto sia qui che in calce a quel commento, e che ho scoperto solo oggi. Grazie davvero tanto! Ci tengo a precisare ancora di NON aver studiato giurisprudenza, nessuno prenda ciò che dico per oro colato, o per il parere di un professionista.

    Ciò premesso, se da un lato gli Stati Uniti rappresentano una cultura legale completamente diversa dalla nostra, dall’altro certi difetti del diritto italiano si rispecchiano anche in quello statunitense, in questo caso l’ambiguità e l’incomprensibilità del testo di legge. Nessuno, nemmeno negli Stati Uniti, sa cosa di preciso implichi la dizione “serious damage to property, or serious harm to another person”, che nonostante tutto è un miglioramento rispetto alla vecchia formulazione, in vigore fino a qualche anno fa, di “crimes of moral turpitude”, ancora più indefinita e che si prestava a equivoci culturali infiniti, uno su tutti l’evasione fiscale che in Italia di certo non è considerata indice di turpitudine morale mentre in America assolutamente sì.

    Comunque, queste considerazioni a parte, i singoli funzionari hanno la massima libertà nell’interpretare questa vaga definizione di “serious harm to another person”. La differenza con l’Italia è che questa “discrezionalità amministrativa”, come diremmo noi, è praticamente incontestabile, non esistono sotterfugi, appelli, ricorsi, rinvii, riserve o eccezioni, e se esistono sono costosissimi e del tutto aleatori.

    Ricordo che l’ESTA non viene verificato al momento: il questionario online viene “preso per buono” dal sistema che genera il visto. La verifica avviene al Point of Entry, in aeroporto, da parte della polizia di frontiera; non so di preciso a quale banca dati si interfaccino, sta di fatto che se uno ha mentito, fidatevi che lo scoprono. Di nuovo, come nel film “Terminal” con Tom Hanks. Ma senza Catherine Zeta Jones in abito da hostess.
    In verità, normalmente dopo ore d’interrogatorio “all’americana” e dopo aver accertato che non avevate intenzioni nocive della sicurezza domestica degli Stati Uniti, viene semplicemente negato l’accesso al territorio americano e si viene deportati nel paese d’origine (il volo è a spese vostre, immaginate quanto può costare un biglietto d’aereo transoceanico acquistato all’ultimo minuto) con il divieto a vita di rimettere piede negli USA, ma è teoricamente possibile, anche se assolutamente improbabile, che le autorità decidano (nel diritto anglosassone non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale) addirittura di imputare il malcapitato del reato di “Fraud and misuse of visas, permits, and other documents”, punito con la reclusione in un carcere federale fino a ben quindici anni (!). Insomma meglio usare prudenza, anche perché è tranquillamente possibile trovare un accomodamento se si lavora d’anticipo.

    Il mio consiglio è, prima di compilare l’ESTA, semplicemente di chiedere informazioni all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, sono sempre disponibili ad offrire assistenza. Se non si riesce ad ottenere una risposta chiara, io personalmente mi farei negare l’ESTA ammettendo il reato di “serious harm” e chiederei un visto tradizionale all’ambasciata, spiegando che si è risposto di sì perché si era in dubbio: generalmente a chi si comporta in modo corretto e “forthcoming” (termine intraducibile in italiano, “dire le cose senza bisogno che te le chiedano”) non fanno problemi a concedere il documento, anche a fronte di precedenti importanti. Ma questi sono solo, di nuovo, consigli di un “uomo della strada”, da prendere con centomila pinze e che mai possono sostituirsi alla consulenza di un legale.

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