Meglio la privacy o la moglie?

sono sposato da nove anni, un paio di anni fà mi sono iscritto ad un sito d’incontri inviando mie foto, in seguito ho bloccato l’account, nei giorni scorsi l’ho sbloccato, senza abbonarmi, un’amica di mia moglie ha notato il profilo e gliel’ha riferito e con questo io e mia moglie abbiamo avuto da dire, chiedo se questo comportamento, dell’amica, sia lesivo della privacy.

L’uomo contemporaneo é alla costante ricerca di risposte, mentre invece – in questi giorni sto sempre più riflettendo che – avrebbe bisogno di capire, tutto all’opposto, quali sono invece le domande che si dovrebbe fare.

Una vicenda come questa mi sembra dimostrare in maniera palmare come oggigiorno ci si fissi un po’ troppo spesso a guardare il dito che indica la luna, senza riuscire a vedere la luna stessa.

Molti vivono aspettando un segno, aspettando che qualcosa indichi loro una strada da percorrere, ma il problema spesso non sembra essere la mancanza di segni, bensì la nostra capacità di leggerli.

Ecco perché il counseling, come dico spesso, è una pratica che riguarda più le domande che le risposte, perché non propone contenuti ma aiuta semplicemente le persone a porsi le domande più funzionali.

Una delle cause più demenziali che ho affrontato nella mia ormai più che ventennale carriera di avvocato era quella che era stata intentata contro una mia cliente da una insegnante che era stata colta ad usare il cellulare durante l’orario delle lezioni, cosa vietata dal regolamento, e che aveva subito perciò una sanzione disciplinare, perché appunto era stata denunciata in questo dalla mia cliente.

In quel caso, mi meravigliai moltissimo che la mia controparte avesse trovato un avvocato disposto a sostenere una causa completamente sballata come quella, contraria al famoso ABC del diritto, che si concluse poi infatti con la condanna dell’attrice anche per lite temeraria.

Ancor prima che in diritto, la logica elementare ti dice che se fai una cazzata la colpa è tua che hai fatto una cazzata, non è colpa di chi quella cosa la fa evidenziare presso altre persone.

Se io, ad esempio, andassi a commettere una rapina, una persona mi vedesse e mi denunciasse alle autorità, io finissi in carcere in base ad una condanna emessa dalla magistratura italiana, una volta uscito dal carcere potrei forse fare una causa di risarcimento danni a quella persona che mi ha denunciato? Cioè la vera colpa della mia incarcerazione è di quella persona che mi ha denunciato o è del fatto che io sono andato a commettere una rapina?

Come ti dicevo, qui siamo proprio a livelli di logica elementare non anche di quello che dispone la legge o meno: sono cose che ognuno di noi dovrebbe capire da solo senza bisogno di consultare un avvocato o un qualsiasi altro professionista.

Naturalmente questi sono solo esempi, sono analogienper spiegare e illustrare il tessuto logico di certe curiosità che a mio giudizio sono poco funzionali.

Qual è dunque la sostanza della cosa?

A me pare che se tu sei andato sul sito di incontri essendo regolarmente sposato ci sia qualcosa da sistemare a livello di coppia o comunque da valutare e che questo sia l’aspetto importante, mentre invece non ci sono particolari disfunzionalità per quanto riguarda le amicizie di tua moglie essendo abbastanza normale che, se un’amica vede il marito di un’altra su un sito di incontri, lo posso a segnalare.

Tra l’altro tieni in considerazione che questa segnalazione avrebbe potuto essere anche completamente anonima, i mezzi tecnologici per farlo ci sono oggi e ci sono sempre stati anche in passato.

Il mio non è affatto un giudizio morale o etico, anzi non è nemmeno un giudizio. Per me ognuno può fare quello che vuole, solamente non penso che si possa essere felici con delle situazioni irrisolte o poco chiare, quindi mi pare che questo che ti è capitato sia un segno della necessità di un approfondimento del rapporto con tua moglie, qualsiasi esito possa puoi avere questo approfondimento. Esso infatti può sfociare in un chiarimento come anche potenzialmente in una separazione ma credo che i propri nodi sia giusto affrontarli.

Dopo questa lunga e a mio giudizio doverosa premessa, vengo anche a fare alcune considerazioni sulla domanda che mi avevi fatto originariamente.

Sono considerazioni generali, perché come dico spesso il mondo del diritto è fatto molto più di valutazioni e approssimazioni che di certezze. Anche per questo, è inutile andare a lambiccarsi il cervello con questioni giuridiche che per loro natura sono quasi sempre più incerte che certe e che poco peraltro hanno a che vedere con la sostanza del problema.

Una valutazione, una considerazione che c’è da fare è che nel momento in cui tu hai accettato di pubblicare i tuoi dati e la tua foto sul sito di incontri hai anche accettato che questi dati fossero accessibili alla generalità del pubblico, tra cui non solo tua moglie ma anche le sue amiche, così come qualsiasi altra persona che avesse avuto accesso.

Non si trattava, dunque, di un dato riservato, ma di un dato contenuto in un elenco accessibile a tutti. É vero probabilmente che per poterlo vedere sarebbe stato necessario iscriversi al sito di incontri, ma la iscrizione è anche vero che è aperta a tutti quindi secondo me il dato giuridicamente va considerato pubblico.

Per questi motivi, salvo maggiori approfondimenti, che mio giudizio non vale assolutamente la pena di fare, per i motivi che ho detto prima, a mio giudizio si farebbe fatica a rilevare una violazione delle regole in materia di riservatezza in un fatto del genere.

Se vuoi approfondire maggiormente, cosa che io ti sconsiglio, puoi valutare di acquistare una consulenza, altrimenti, cosa che io invece ti consiglierei, puoi valutare un percorso di counseling per poter focalizzare meglio come gestire situazioni del genere e quali nodi eventualmente ci sono da sciogliere.

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