Il trionfo di AfD: rivolta popolare o nuovo gatekeeper?

Il trionfo di AfD: rivolta popolare o nuovo gatekeeper?

Mentre scrivo, il dato disponibile è quello delle prime proiezioni basate sugli exit poll e sull’inizio dello scrutinio: AfD è accreditata del 44,5% alle elezioni regionali del 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt. Il risultato ufficiale provvisorio sarà pubblicato nella notte o nella mattina successiva e la percentuale potrà quindi subire un lieve assestamento.

Non si è votato nella Sassonia propriamente detta, come alcuni titoli italiani hanno scritto in forma abbreviata, ma nel vicino Land della Sassonia-Anhalt. La distinzione geografica è necessaria; il significato politico del voto, invece, supera largamente i confini di quella regione tedesca.

1 – Un risultato che non si può liquidare con un insulto.

Il portale elettorale ufficiale della Sassonia-Anhalt aggiorna progressivamente lo scrutinio. Nel momento in cui scrivo, le proiezioni delle televisioni pubbliche tedesche collocano Alternative für Deutschland al 44,5%, più del doppio del 20,8% ottenuto nel 2021. La CDU, che aveva governato il Land per molti anni, precipita intorno al 18,5%.

È un trionfo politico, anche se non sappiamo ancora se consentirà ad AfD di governare. Senza la maggioranza assoluta e con gli altri partiti intenzionati a mantenere il cosiddetto cordone sanitario, Ulrich Siegmund potrebbe vincere nettamente le elezioni e restare ugualmente fuori dal governo.

Proprio qui si presenta la prima questione democratica. Si può giudicare AfD duramente, contestarne il programma e ricordare che la sua organizzazione regionale è classificata dai servizi interni tedeschi come estremista di destra. Tutto questo rientra nel confronto politico. Un’altra cosa, però, è liquidare quasi metà degli elettori come una massa di fascisti, nazisti, ignoranti o persone moralmente inferiori.

Quando un partito arriva a una percentuale simile, l’insulto non è più nemmeno un’analisi sbagliata: è il rifiuto di analizzare.

2 – Perché gli elettori scelgono chi appare contro le élite.

Il punto, secondo me, è piuttosto semplice. In tutta Europa una quota crescente di cittadini vota volentieri soltanto formazioni percepite come esterne o contrarie alle élite politiche, mediatiche ed economiche. Le ragioni non sono difficili da immaginare.

Molti elettori pensano che i partiti tradizionali abbiano promesso di rappresentarli e abbiano poi governato seguendo priorità stabilite altrove. Vedono diminuire il proprio potere d’acquisto, crescere l’insicurezza economica e trasformarsi rapidamente città, scuole e quartieri. Hanno l’impressione che la discussione pubblica su immigrazione, identità nazionale, politiche climatiche, guerra e rapporti con la Russia sia ammessa soltanto entro confini molto stretti.

Quando esprimono un dubbio, spesso non ricevono una risposta nel merito. Ricevono un’etichetta.

Questo meccanismo finisce per rafforzare esattamente le forze che vorrebbe isolare. Più si comunica agli elettori che il loro voto è vergognoso, più essi possono convincersi che quella formazione sia davvero l’unica indisponibile a obbedire al sistema. La demonizzazione non spegne la protesta: le offre un’identità e una ragione supplementare.

I dati sulle provenienze del voto sono significativi. Secondo l’analisi di Infratest Dimap riportata da Deutschlandfunk, AfD avrebbe mobilitato circa 157.000 persone che alle elezioni precedenti non avevano votato e sottratto alla CDU circa 83.000 elettori. Tra i giovani dai 18 ai 24 anni risulterebbe la prima forza con il 42%.

Questa non è soltanto la radicalizzazione di un piccolo gruppo già esistente. È una vasta domanda di cambiamento che ha riportato alle urne persone prima disinteressate o sfiduciate.

3 – La democrazia vale anche quando vince chi non ci piace.

Da anni una parte del sistema mediatico descrive ogni avanzata della destra non come un risultato da comprendere, ma come una patologia da curare. Il linguaggio segue uno schema quasi automatico: allarme, disgusto, pericolo, necessità di fermare gli elettori prima che commettano un altro errore.

Ma la democrazia non consiste nel consentire al popolo di votare finché sceglie correttamente secondo giornalisti, tecnocrati e commentatori. Consiste anche nell’accettare che milioni di persone possano avere priorità, timori e valori diversi dai nostri.

Chi difende le istituzioni ha certamente il diritto e, in alcuni casi, il dovere di vigilare sulla legalità dei partiti. Non ha però il diritto di sostituire al confronto politico una squalifica morale collettiva. Le responsabilità sono personali, le idee vanno discusse nel loro contenuto e le eventuali violazioni devono essere accertate secondo le regole. Chiamare nazista ogni avversario non rende più forte la democrazia: rende quella parola sempre meno significativa.

Ne avevo parlato anche commentando la frase di Stefano Bonaccini sul livello di istruzione degli elettori di destra. Considerare meno colto, meno saggio o meno degno chi vota diversamente è un pensiero involuto. Le persone più mature sanno confrontarsi anche con punti di vista lontanissimi dai propri senza bisogno di disprezzare chi li sostiene.

sassonia anhalt titoli di studio

4 – Radici, immigrazione, guerra e famiglia.

Il voto alla destra radicale europea non nasce da una causa sola. Una parte degli elettori chiede una politica migratoria molto più rigorosa e rifiuta l’idea che l’immigrazione incontrollata sia un destino inevitabile. Altri temono la perdita delle radici nazionali e cristiane, oppure non accettano che famiglia, patria e appartenenza siano presentate come concetti sospetti o superati.

Altri ancora contestano l’enorme impegno economico nella guerra e la trasformazione di qualsiasi richiesta di dialogo con la Russia in una prova di slealtà verso l’Occidente. Sul clima, molti cittadini non negano necessariamente i problemi ambientali, ma rifiutano politiche che scaricano costi immediati su lavoratori e famiglie senza spiegare in modo convincente risultati e alternative.

Non significa che ogni risposta proposta da AfD sia corretta. Significa che queste domande esistono e che, quando i partiti tradizionali non le ascoltano, qualcuno occuperà quello spazio.

Il programma di Siegmund comprende una stretta sulle espulsioni, il contrasto agli incentivi che favorirebbero l’immigrazione irregolare, cambiamenti nella scuola, l’opposizione a nuovi impianti eolici e una linea meno ostile verso la Russia. Alcune di queste misure rientrano nelle competenze regionali; altre dipendono dal governo federale o dalla politica europea. Anche per questo, tra le promesse e la loro effettiva realizzazione esiste una distanza che andrà misurata.

5 – La prova decisiva per AfD.

La vittoria elettorale è soltanto il primo esame. Il secondo, molto più difficile, consiste nel verificare se AfD manterrà davvero il programma e rappresenterà gli interessi per i quali è stata votata.

La storia italiana invita alla prudenza. Abbiamo visto movimenti presentarsi come antisistema, raccogliere la rabbia popolare e finire progressivamente inglobati nei meccanismi che promettevano di cambiare. È accaduto, secondo me e con percorsi diversi, alla Lega e al Movimento 5 Stelle. Prima hanno intercettato una protesta reale; poi hanno partecipato a governi, compromessi e scelte che hanno attenuato o contraddetto molte delle promesse originarie.

Qui entra in gioco la figura del *gatekeeper*: il soggetto che appare come porta d’uscita dal sistema, raccoglie e contiene il dissenso, ma finisce per ricondurlo entro limiti che non mettono davvero in discussione gli equilibri esistenti.

Non possiamo ancora sapere se AfD lo sia. Il cordone sanitario può certamente impedirle di governare e consentirle di attribuire ogni mancato risultato all’ostruzione degli altri. Se invece avrà accesso al potere, dovremo osservare atti concreti, bilanci, nomine, alleanze e fedeltà agli impegni. Soltanto allora si potrà distinguere una forza di cambiamento da un nuovo contenitore della protesta.

6 – Il parallelo italiano e la mia scelta per Vannacci.

Chi mi segue sui social conosce già la mia posizione: alle prossime elezioni voterò Roberto Vannacci. Non è mai esistito prima un politico al quale abbia potuto dare un’adesione così ampia; certamente è la più vasta che io sia riuscito a dare fino a oggi.

Questo non significa rinunciare al giudizio critico. Ascolto con grande attenzione e rispetto anche coloro che ritengono che Vannacci possa rivelarsi un altro *gatekeeper*. Non considero questo dubbio un tradimento, un’offesa o una mancanza di coraggio. È una domanda legittima, resa ancora più seria dalle molte delusioni politiche italiane.

Purtroppo la risposta potrà arrivare soltanto dopo le elezioni, quando alle parole dovranno seguire decisioni, alleanze e voti parlamentari. Io gli darò fiducia, ma la fiducia politica non deve mai diventare un assegno in bianco o un culto della personalità.

La stessa regola vale per AfD. Il risultato della Sassonia-Anhalt esprime una domanda fortissima di discontinuità. Non dimostra ancora che chi l’ha raccolta saprà o vorrà trasformarla in un cambiamento reale.

7 – Il possibile inizio di una valanga.

Il 44,5% attribuito ad AfD nel momento in cui scrivo potrebbe diventare un passaggio storico per la Germania e un segnale per l’intera Europa. Sarebbe però affrettato trasformare una consultazione regionale in una previsione certa sulle prossime elezioni francesi, italiane o di altri Paesi.

Il segnale politico, invece, è già leggibile: gli elettori non sembrano più spaventati dalle campagne che descrivono le forze populiste e identitarie come soggetti che una persona rispettabile non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione. Anzi, quella pressione può essere ormai parte del loro successo.

Le vecchie classi dirigenti hanno due possibilità. Possono continuare a spiegare che il popolo è ignorante, manipolato, razzista o incapace di capire il proprio interesse. Oppure possono domandarsi perché un numero crescente di cittadini non creda più a loro.

La seconda strada sarebbe più intelligente e anche più democratica. Non sono però certo che abbiano ancora la capacità di percorrerla.

8 – Affrontare un problema legale con un avvocato.

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Questo voto è l’inizio di un cambiamento autentico o AfD finirà assorbita dal sistema? Scrivimi nei commenti come la pensi.

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2 Commenti

  1. Ciao Tiziano,
    sono Gigi Cappi. Ex pallavolista, ex dentista, tuo vecchio ma infinitamente grato cliente, ormai emigrato in Puglia. Volevo solo dirti che continuo a seguire con ammirazione i tuoi scritti e rileggerli più volte perché profondi ed istruttivi. Complimenti, fin che puoi continua così perché aiuterai molte menti chiuse ad aprirsi. Un cordiale saluto.

    1. Grazie di cuore, Luigi. Certo che mi ricordo benissimo di te e della tua famiglia. Il fatto che tu abbia dedicato del tempo a lasciarmi questo saluto e queste parole di conforto significa moltissimo per me e per il mio lavoro. Goditi la Puglia, dalla quale sono tornato soltanto un paio di settimane fa. Ti mando un caro saluto e ancora grazie davvero.

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