Controlli sul lavoro con l’AI: cosa cambia davvero

Controlli sul lavoro con l’AI: cosa cambia davvero

1) L’intelligenza artificiale entra nelle ispezioni sul lavoro.

I Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Roma utilizzano anche strumenti di intelligenza artificiale per indirizzare i controlli verso le aziende che presentano maggiori indici di anomalia. Non si tratta di un robot che entra in un cantiere o firma una multa: il sistema elabora informazioni disponibili nelle banche dati, segnalazioni, denunce e altri indicatori, mentre l’accertamento vero e proprio resta affidato agli ispettori.

Il bilancio reso noto per il 2025 parla di circa 450 aziende controllate a Roma e provincia, concentrate soprattutto nel terziario, ma anche nell’edilizia, nell’agricoltura e nell’industria. Nel 70% dei casi sarebbero state riscontrate irregolarità in materia di lavoro, contribuzione oppure salute e sicurezza, con sanzioni amministrative e ammende per diverse centinaia di migliaia di euro.

Il dato colpisce, ma deve essere letto correttamente. Non significa che sette imprese romane su dieci siano irregolari. Significa che sette aziende su dieci, fra quelle già selezionate perché considerate più rischiose, presentavano almeno una violazione.

2) Perché quel 70% non è una fotografia di tutte le imprese.

Un’ispezione mirata non equivale a un sondaggio casuale. Se scegli le aziende dopo avere incrociato incongruenze contributive, comunicazioni obbligatorie, precedenti controlli, denunce dei lavoratori, settore economico e altri segnali, è naturale che la percentuale delle irregolarità riscontrate sia molto più alta rispetto a quella dell’intera popolazione delle imprese.

Lo confermano i dati nazionali. Il rapporto annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro per il 2025 registra 97.349 ispezioni definite, delle quali 69.952 con esito irregolare: il 71,9%. Se si considerano specificamente gli accertamenti in materia di salute e sicurezza, il tasso sale all’82,1%.

Lo stesso rapporto attribuisce questi risultati all’attività di intelligence e alla programmazione degli accessi. Nel 2025 il personale INL, compresi i Carabinieri dei NIL, ha avviato 130.579 ispezioni; 23.024 sono state svolte dai Carabinieri. Sono state accertate 89.851 violazioni penali e 3.630 violazioni amministrative in materia di salute e sicurezza.

La percentuale elevata dimostra quindi soprattutto l’efficacia della selezione. Non autorizza a considerare sospetta ogni impresa e non trasforma l’indice di rischio in una prova di colpevolezza.

3) Come funziona, in concreto, la selezione assistita dall’AI.

La programmazione ispettiva ha sempre utilizzato informazioni, esperienza e analisi del territorio. L’intelligenza artificiale consente di esaminare più rapidamente una quantità molto maggiore di dati e di riconoscere combinazioni anomale che un controllo manuale potrebbe non cogliere.

Un sistema di questo tipo può, per esempio, mettere in relazione:

  • il numero dei lavoratori comunicati e il volume dell’attività dichiarata;
  • l’andamento di assunzioni, cessazioni e trasformazioni dei rapporti;
  • i versamenti contributivi e assicurativi;
  • la frequenza di infortuni, prescrizioni e precedenti irregolarità;
  • il ricorso ad appalti, subappalti e somministrazione di personale;
  • gli orari di apertura e la manodopera formalmente disponibile;
  • le segnalazioni ricevute e le caratteristiche di rischio del settore.

L’algoritmo assegna priorità o fa emergere anomalie. Gli ispettori devono però verificare sul posto se il dato corrisponde alla realtà. Un ristorante con pochi dipendenti dichiarati può avere una gestione familiare del tutto regolare; un’impresa con numerosi appalti può avere contratti genuini e una filiera perfettamente controllata.

Il punteggio di rischio serve a decidere dove guardare, non dimostra ciò che verrà trovato.

4) L’AI non può diventare un giudice segreto.

Dal 2 agosto 2026 trova applicazione, con le eccezioni e le scadenze progressive previste, il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. La classificazione giuridica del sistema impiegato nei controlli dipende dalle sue caratteristiche tecniche, dai dati utilizzati e dalla funzione concreta: le informazioni pubbliche disponibili non consentono di stabilire se quel singolo strumento rientri fra i sistemi ad alto rischio.

Esistono comunque principi che non possono essere ignorati. L’amministrazione deve utilizzare dati pertinenti e sufficientemente accurati, evitare discriminazioni, assicurare tracciabilità e controllo umano e rispettare la disciplina sulla protezione dei dati personali. Il regolamento europeo vieta inoltre determinate valutazioni del rischio criminale delle persone fisiche quando siano fondate soltanto sulla profilazione o sui tratti personali, senza fatti oggettivi verificabili e senza valutazione umana.

Nel modello descritto, l’AI sembra avere una funzione di supporto: seleziona o ordina le priorità, mentre persone reali eseguono l’ispezione e accertano i fatti. È un passaggio fondamentale. Nessuna sanzione dovrebbe dipendere soltanto da un risultato algoritmico opaco.

Se l’azienda contesta il verbale, l’autorità deve dimostrare le violazioni effettivamente riscontrate. Non basta rispondere che «lo ha detto l’algoritmo». L’origine informatica della selezione non inverte l’onere della prova e non riduce i diritti di difesa.

5) Che cosa controllano davvero gli ispettori.

Un accesso può riguardare contemporaneamente regolarità dei rapporti, retribuzioni, contributi, orari e sicurezza. Non tutte le irregolarità hanno la stessa gravità: si va da carenze documentali sanabili fino a lavoro nero, grave esposizione a pericoli e sfruttamento penalmente rilevante.

Sul versante lavoristico vengono normalmente verificati:

  • la preventiva comunicazione di assunzione e il tipo di contratto applicato;
  • la corrispondenza fra mansioni effettive, inquadramento e retribuzione;
  • orario di lavoro, riposi, ferie e lavoro straordinario;
  • versamenti contributivi e copertura assicurativa;
  • autenticità di appalti, distacchi e somministrazione di manodopera;
  • impiego di lavoratori stranieri e regolarità dei relativi titoli;
  • eventuali indici di sfruttamento, intermediazione illecita o caporalato.

Sul versante della prevenzione vengono esaminati ambienti, macchine, organizzazione del lavoro e documenti. Un fascicolo formalmente perfetto non salva un luogo concretamente pericoloso; allo stesso modo, lavorare con attenzione non sostituisce gli adempimenti obbligatori.

6) La lista pratica per la sicurezza sul lavoro.

Il datore di lavoro non può delegare la valutazione di tutti i rischi e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione nei casi previsti dall’articolo 17 del decreto legislativo 81/2008. Il documento di valutazione deve essere reale, aggiornato e coerente con lavorazioni, locali, attrezzature e persone effettivamente presenti.

Prima di un controllo, ma soprattutto prima che accada un infortunio, conviene verificare:

Le violazioni più frequenti a livello nazionale riguardano proprio formazione e informazione, rischi di caduta dall’alto, macchine e impianti, dispositivi di protezione, sorveglianza sanitaria e valutazione dei rischi.

7) Che cosa può accadere dopo il controllo.

L’esito dipende dal tipo di violazione. Gli ispettori possono adottare prescrizioni, contestare illeciti amministrativi, trasmettere notizie di reato, recuperare contributi e retribuzioni e adottare o proporre altri provvedimenti previsti dalla legge.

L’articolo 14 del decreto legislativo 81/2008 consente la sospensione dell’attività imprenditoriale nei casi indicati dalla norma, fra i quali una determinata presenza di lavoratori non dichiarati e le gravi violazioni di sicurezza elencate dal decreto. La ripresa richiede la regolarizzazione, il ripristino delle condizioni di sicurezza e il pagamento delle somme previste.

Per diverse contravvenzioni prevenzionistiche il sistema della prescrizione permette al responsabile di eliminare la violazione entro il termine fissato e, dopo la verifica dell’adempimento, di accedere al pagamento in misura ridotta. Non è uno sconto automatico e non significa che convenga aspettare l’ispezione: nel frattempo il pericolo può provocare un infortunio e aprire contestazioni molto più gravi.

Se un lavoratore viene ferito o muore, possono aggiungersi lesioni od omicidio colposo, responsabilità civili, rivalse assicurative e, in determinate condizioni, responsabilità dell’ente. Ho già spiegato perché la responsabilità del datore non viene esclusa da un comportamento semplicemente imprudente del dipendente nel post sulla responsabilità per gli infortuni del lavoratore.

8) Somministrazione di manodopera: attenzione alle semplificazioni.

Fra i fenomeni maggiormente controllati compare l’uso irregolare di lavoratori forniti da altri soggetti. È però importante non confondere la somministrazione lecita con una pratica necessariamente fraudolenta.

L’articolo 30 del decreto legislativo 81/2015 prevede espressamente che il lavoratore assunto da un’agenzia autorizzata svolga la missione nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’impresa utilizzatrice. Il fatto che quest’ultima organizzi il lavoro quotidiano non rende quindi illecito il rapporto: è la struttura normale della somministrazione.

La regolarità richiede però che:

  • il somministratore sia autorizzato;
  • il contratto sia scritto e contenga gli elementi indicati dall’articolo 33 del decreto legislativo 81/2015;
  • siano rispettati limiti, divieti e condizioni applicabili;
  • il lavoratore riceva il trattamento economico e normativo spettante;
  • retribuzioni e contributi siano correttamente versati;
  • rischi, formazione e obblighi di prevenzione siano gestiti secondo l’articolo 35 del decreto legislativo 81/2015.

Il contratto può essere a termine oppure, nei casi consentiti, a tempo indeterminato. La temporaneità non è dunque il criterio universale che separa il lecito dall’illecito.

Diverso è l’appalto fittizio: un fornitore formalmente promette un servizio, ma in realtà si limita a mettere persone a disposizione, senza una propria organizzazione e senza assumere il rischio d’impresa. In questi casi l’incrocio dei dati può far emergere fatture, personale, orari e struttura economica incompatibili con un vero appalto.

9) Il caporalato non riguarda soltanto i campi.

I controlli hanno fatto emergere criticità anche nei settori tessile, manifatturiero, della ristorazione e degli autolavaggi. È un promemoria importante: lo sfruttamento del lavoro non è confinato all’agricoltura.

L’articolo 603-bis del codice penale punisce sia chi recluta manodopera destinandola al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, sia chi utilizza, assume o impiega lavoratori sottoponendoli a quelle condizioni e approfittando del loro stato di bisogno.

Tra gli indici di sfruttamento rientrano la reiterata corresponsione di paghe palesemente difformi o sproporzionate, la reiterata violazione delle regole su orario e riposo, le violazioni di sicurezza e igiene e condizioni degradanti. Non risponde quindi soltanto il mediatore: può rispondere anche l’imprenditore che utilizza consapevolmente quella manodopera.

Per l’impresa committente diventa essenziale controllare la filiera. Un prezzo incompatibile con costo del lavoro, contributi e sicurezza non è soltanto un grande affare: può essere il primo segnale di un sistema illecito.

10) Come deve prepararsi un datore di lavoro.

Prepararsi non significa costruire in fretta documenti da mostrare agli ispettori. Significa eseguire un controllo interno serio con RSPP, consulente del lavoro, medico competente e professionisti necessari, correggendo le carenze prima che producano danni.

Una verifica efficace dovrebbe seguire questi passaggi:

  • fotografare l’organizzazione reale, senza partire dai modelli standard;
  • confrontare elenco delle persone presenti, comunicazioni e contratti;
  • controllare buste paga, orari, riposi, trasferte e straordinari;
  • verificare autorizzazioni delle agenzie e genuinità di appalti e subappalti;
  • ispezionare materialmente locali, macchine, impianti e dispositivi;
  • ascoltare chi svolge le mansioni, perché spesso conosce rischi invisibili nei documenti;
  • predisporre un piano scritto con responsabili e scadenze per ogni correzione;
  • ripetere periodicamente l’audit e dopo ogni modifica significativa.

Durante l’accesso mantieni un atteggiamento collaborativo, identifica gli operanti, avvisa i consulenti e consegna ciò che viene richiesto conservandone traccia. Non alterare registri, non retrodatare documenti e non suggerire risposte ai lavoratori: una carenza amministrativa può essere sanabile, mentre un falso crea un problema molto più serio.

Puoi formulare osservazioni, produrre documenti e contestare gli atti nelle sedi previste. Per difenderti bene devi però conoscere esattamente il fatto addebitato, il termine indicato nel verbale e il rimedio applicabile: non esiste un’unica opposizione valida per ogni provvedimento ispettivo.

11) Che cosa può fare il lavoratore quando vede un pericolo.

Se lavori in condizioni insicure non aspettare necessariamente l’arrivo di un controllo selezionato dall’algoritmo. Segnala il rischio al preposto, al datore, al responsabile della prevenzione e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; conserva in modo lecito messaggi, turni, buste paga e documenti utili.

In caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, l’articolo 44 del decreto legislativo 81/2008 tutela il lavoratore che si allontana dal posto o dalla zona pericolosa, salvo l’ipotesi di grave negligenza. La valutazione deve essere concreta: non usare questa norma come formula generica per abbandonare il lavoro in presenza di qualsiasi irregolarità.

Se il rischio dipende dal caldo eccessivo, trovi indicazioni specifiche nel mio articolo su che cosa puoi fare quando il lavoro diventa pericoloso per il caldo.

Per chiedere un accertamento puoi presentare una richiesta all’Ispettorato territoriale competente utilizzando il modulo INL 31 per la richiesta di intervento ispettivo, allegando documento di identità e materiale utile. Se esiste un pericolo immediato per persone, chiama il 112 o i soccorsi: la priorità è evitare l’infortunio, non compilare perfettamente un esposto.

12) Più tecnologia, ma la sicurezza resta una responsabilità umana.

L’intelligenza artificiale può rendere i controlli più efficaci e impedire che le poche risorse ispettive vengano disperse in accessi casuali. Può anche favorire le imprese corrette, perché il lavoro nero e la mancata sicurezza permettono a chi viola le regole di praticare costi impossibili per chi le rispetta.

La tecnologia presenta però rischi propri. Dati vecchi, incompleti o distorti possono produrre falsi segnali; criteri non controllati possono concentrare gli accessi sempre sugli stessi settori o gruppi; un sistema troppo opaco può rendere difficile capire perché un’impresa sia stata selezionata.

La soluzione non è rinunciare all’AI, ma usarla come supporto verificabile. L’algoritmo indica dove controllare; l’ispettore osserva, ascolta e acquisisce prove; l’amministrazione motiva; l’impresa può difendersi; il giudice, quando necessario, controlla la legittimità degli atti.

Per il datore di lavoro la conclusione pratica è semplice: non devi prepararti a ingannare una macchina. Devi organizzare un ambiente sicuro, regolarizzare ogni rapporto e costruire una filiera che possa essere spiegata e documentata. Per il lavoratore il messaggio è altrettanto chiaro: una segnalazione precisa può diventare uno degli elementi che indirizzano un controllo e prevengono un danno.

13) Passa all’azione.

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