Ricorso penale in Cassazione: dove e quando si deposita?
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Ricorso penale in Cassazione: dove e quando si deposita?

In quale tribunale si presenta un ricorso in Cassazione contro una condanna penale? La condanna di primo grado e quella d’appello sono state emesse a Caltanissetta. Qual è il termine per ricorrere, considerando che le motivazioni della Corte d’appello sono state notificate ai difensori il 4 settembre 2019?

1 – Decide la Cassazione, ma il ricorso non si deposita scegliendo un tribunale.

Il ricorso sarà giudicato dalla Corte suprema di cassazione, che ha sede a Roma ed è unica per tutto il territorio nazionale. L’atto, però, deve essere presentato all’ufficio del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, secondo le modalità processuali applicabili in quel momento.

Nel caso descritto, il provvedimento da impugnare non è la sentenza di primo grado, ma quella della Corte d’appello. Nel 2019 l’atto andava dunque presentato alla cancelleria della Corte d’appello che aveva pronunciato la sentenza, non direttamente a un tribunale scelto dal condannato e neppure, ordinariamente, alla cancelleria della Cassazione.

Oggi l’articolo 582 del codice di procedura penale coordina la presentazione dell’impugnazione con il processo penale telematico. Per il difensore contano anche le disposizioni transitorie e tecniche vigenti presso l’ufficio interessato. Perciò il cliente non deve scegliere autonomamente sportello, PEC o portale: deve far curare il deposito dal professionista, che ne verifica modalità e ricevute.

2 – Il ricorso deve essere firmato da un cassazionista.

Nel processo penale l’imputato non può redigere e sottoscrivere personalmente un ricorso per Cassazione. L’articolo 613 del codice di procedura penale richiede, a pena di inammissibilità, la firma di un difensore iscritto nell’albo speciale dei patrocinanti davanti alle giurisdizioni superiori.

Questo non è un semplice requisito formale. La Cassazione non celebra normalmente un terzo processo sui fatti: controlla soprattutto la corretta applicazione della legge e la tenuta giuridica della motivazione entro i limiti stabiliti dal codice. Il professionista deve quindi trasformare le possibili critiche alla sentenza in motivi di legittimità ammissibili.

Una guida generale alla funzione e ai limiti di questo giudizio si trova nella scheda Ricorso per Cassazione: funzione, limiti e procedura. La scheda tratta sia il settore civile sia quello penale, ma i termini indicati per il civile non vanno applicati a una condanna penale.

3 – Nel penale il termine può essere di 15, 30 o 45 giorni.

L’articolo 585 del codice di procedura penale non stabilisce un unico termine valido per tutte le sentenze. In linea generale, il tempo per impugnare è:

  • di 15 giorni per i provvedimenti emessi in camera di consiglio e nei casi di motivazione contestuale;
  • di 30 giorni quando la motivazione deve essere depositata entro 15 giorni;
  • di 45 giorni quando il giudice indica un termine più lungo per il deposito della motivazione, entro i limiti previsti dalla legge.

Sono termini perentori. Un ricorso presentato tardi viene dichiarato inammissibile senza che la Cassazione possa esaminarne il merito, salvo situazioni eccezionali nelle quali ricorrano i rigorosi presupposti per una restituzione nel termine.

4 – La decorrenza non parte sempre dalla notifica delle motivazioni.

La frase «le motivazioni sono state notificate il 4 settembre» non basta, da sola, per calcolare la scadenza. Bisogna capire che cosa sia stato realmente notificato: la sentenza, l’avviso di deposito oppure un altro atto della cancelleria.

Occorre poi controllare:

  • se la motivazione sia stata letta insieme al dispositivo;
  • quale termine per il deposito sia stato indicato nel dispositivo;
  • se la sentenza sia stata depositata entro quel termine oppure in ritardo;
  • se l’imputato fosse presente, assente o giudicato con un rito particolare;
  • quale comunicazione sia stata eseguita al difensore e in quale data;
  • quale disciplina transitoria fosse applicabile al procedimento.

Quando il giudice deposita la motivazione nel termine stabilito, la decorrenza può essere collegata alla lettura del provvedimento o alla scadenza del termine di deposito, senza attendere una successiva comunicazione. Quando invece il deposito avviene oltre il termine, l’avviso di deposito può acquistare un ruolo decisivo. Ecco perché non si deve mai contare i giorni partendo automaticamente dalla data riportata su una PEC.

5 – Nel caso del 2019 la data esatta non si può ricavare dalla sola domanda.

Il 4 settembre 2019 potrebbe essere stato il giorno iniziale del termine, ma potrebbe anche non esserlo. Per stabilirlo servono almeno il dispositivo della sentenza d’appello, la sentenza completa con l’attestazione del deposito e la comunicazione ricevuta dai difensori.

Se la comunicazione del 4 settembre faceva effettivamente decorrere il termine, bisognava poi applicare il periodo di 15, 30 o 45 giorni corrispondente al caso concreto e verificare il calendario processuale. Non sarebbe corretto indicare una scadenza precisa senza vedere questi documenti.

Oggi, a distanza di anni, quel termine è comunque ampiamente trascorso se il ricorso non fu presentato allora. La possibilità di essere restituiti nel termine non serve a rimediare a una semplice dimenticanza o a una valutazione tardiva: richiede una causa non imputabile, da allegare e provare secondo regole molto rigorose.

6 – Oggi esiste anche l’aumento per l’imputato giudicato in assenza.

La riforma Cartabia ha aggiunto quindici giorni al termine spettante al difensore dell’imputato giudicato in assenza. Non ogni procedimento celebrato senza la presenza fisica dell’imputato rientra però automaticamente in questa previsione.

La Cassazione ha già dovuto distinguere, per esempio, l’assenza processuale vera e propria dalla trattazione cartolare dell’appello senza partecipazione. Anche questo beneficio va quindi verificato sugli atti e secondo la disciplina temporale applicabile; non può essere aggiunto in modo meccanico al conteggio.

Questa estensione, inoltre, non esisteva nella stessa forma nel settembre 2019. Una risposta alla vecchia domanda deve pertanto separare la legge allora applicabile da quella vigente oggi.

7 – Prima dei giorni vengono i motivi di ricorso.

Essere ancora nei termini non significa che convenga ricorrere. L’articolo 606 del codice di procedura penale individua i motivi per i quali ci si può rivolgere alla Cassazione, tra cui violazioni di legge, specifici vizi processuali e determinati difetti della motivazione.

Non basta sostenere che i testimoni siano stati valutati male o che il giudice avrebbe dovuto credere a una diversa ricostruzione. Un ricorso che chiede soltanto una nuova valutazione del fatto rischia l’inammissibilità, con possibili conseguenze economiche e con la definitività della condanna.

Prima di decidere occorre perciò una consulenza di fattibilità: si confrontano imputazione, sentenza di primo grado, motivi d’appello, sentenza d’appello, verbali e atti realmente rilevanti. Ne avevo parlato anche in Causa vinta in primo grado e persa in secondo: che fare?.

8 – I documenti da consegnare immediatamente.

Al cassazionista bisogna fornire senza ritardi:

  • la sentenza completa di primo grado;
  • l’atto d’appello e gli eventuali motivi aggiunti;
  • la sentenza completa della Corte d’appello;
  • il dispositivo letto in udienza;
  • l’attestazione della data di deposito;
  • gli avvisi e le notifiche ricevuti dai difensori;
  • i verbali e gli atti richiamati nei possibili motivi di ricorso;
  • l’indicazione precisa della posizione processuale dell’imputato.

È utile procurarsi subito anche il fascicolo digitale ordinato. Nei ricorsi per Cassazione il tempo destinato allo studio non deve essere consumato cercando documenti mancanti o ricostruendo date che la cancelleria aveva già certificato.

9 – La risposta concreta.

Contro una condanna pronunciata in appello decide la Corte di cassazione a Roma, ma nel 2019 il ricorso doveva essere presentato alla cancelleria della Corte d’appello che aveva emesso la sentenza. Oggi il deposito del difensore segue le regole del processo penale telematico e la disciplina vigente presso l’ufficio, sempre con riferimento al giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato.

Il termine non si può stabilire usando soltanto la data del 4 settembre 2019. Può essere di 15, 30 o 45 giorni e la sua decorrenza dipende dal tipo di decisione, dal termine assegnato per la motivazione, dalla puntualità del deposito e dalle notifiche eseguite. Per il caso originario, se nessun ricorso fu presentato all’epoca, la scadenza è ormai trascorsa da molti anni.

10 – Fai verificare gli atti prima di qualunque calcolo.

Un ricorso penale tardivo o fondato su motivi non consentiti non arriva a un vero esame della condanna. Per controllare sentenze, notifiche, termine applicabile e fattibilità dell’impugnazione, telefona allo studio al numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro con me, anche a distanza.

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Hai ricevuto una sentenza d’appello e non sai da quale giorno decorra il termine? Scrivi nei commenti quali atti ti sono stati comunicati, senza pubblicare dati personali: risponderò volentieri per aiutarti a orientarti.

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