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Sono divorziata: posso trasferirmi all’estero con mio figlio?

Ho una domanda, e cercherò, per quanto possibile, ad essere breve e chiara…separata da 3 anni e divorziata da maggio di quest’anno, credo di avere la possibilità di trasferirmi in Costa Rica, con compagno e figlio (del precedente matrimonio) di 6 anni.
Siamo appena rientrati da vacanza di 20 giorni ed il bambino ha manifestato (senza insistenze da parte mia), la curiosità di trasferirsi in quel luogo.
Il Costa Rica è un paese molto “ricco” a livello di istruzione e di sistema sanitario, e ho potuto provare personalmente che ha giovato molto sulla salute di mio figlio, allergico e asmatico ha abbandonato le cure immediatamente al ns arrivo e aveva una saturazione del sangue che qui in Italia non riusciamo ad ottenere nemmeno in estate (quando le allergie dovrebbero essere lontane dai ns pensieri).
L’affidamento è congiunto, quante possibilità ho a vs parere.

Le possibilità di ottenere concretamente l’autorizzazione del giudice non sono assolutamente ed in alcun modo predeterminabili, perché sono procedimenti e decisioni squisitamente discrezionali, dove ogni giudice può decidere in modo diverso, a seconda del peso che attribuisce ad una piuttosto che all’altra circostanza.

Leggi, a riguardo, anche la scheda sulla modifica condizioni.

Ovviamente, la curiosità manifestata da tuo figlio – che è un bambino di 6 anni – non fa assolutamente testo, perché non è certo una valutazione che può fare lui; così non fanno testo i miglioramenti sulla salute e compagnia bella da te rilevati, al riguardo dovrai produrre documentazione medica precisa e conferente, e c’è da capire, prima di tutto, come si potrebbe formare una certificazione del genere.

Dovrai, insomma, come al solito formare un progetto ben documentato e convincente di come la vita di tuo figlio in quel paese possa essere davvero migliore di quanto avviene ora in Italia e, soprattutto, così tanto migliore da compensare, almeno in parte, la perdita, che sarebbe importante, anche se non totale, dei rapporti con il padre rimasto in Italia.

Una volta che avrai formulato un progetto adeguato, potrai solo sottoporlo alla valutazione del giudice, senza possibilità di poter capire prima che cosa potrebbe decidere, l’unica cosa che puoi fare è elaborare il progetto migliore possibile e sempre che tu ci creda davvero.

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Trasferimento all’estero durante il divorzio: si può fare?

scrivo perché veramente non so più cosa fare, da cinque anni sto facendo un divorzio giudiziale, senza esito positivo. Ho sofferto violenze domestiche per anni e mi trovo a dover difendermi io. Ho la possibilità di una vita migliore in Valencia dove reside il mio nuovo compagno, ma il mio ex non mi lascia il permesso. Abbiamo il affido condiviso, purtroppo, lui non ha mai dato nulla per aiutare economicamente a suoi figli, del quali oggi due maggiorenni. Aggiungo che lui a una causa penale per maltrattamenti ancora in atto.

Purtroppo, il trasferimento, specialmente all’estero, in regime di affido condiviso, in mancanza di consenso dell’altro genitore, deve essere autorizzato dal giudice.

Ne abbiamo parlato diverse altre volte, come ad esempio in questo post.

Ovviamente i due figli che sono già maggiorenni li potresti già portare con te, sempre che essi stessi vogliano venire.

Per l’altro o gli altri figli minorenni, invece devi chiedere ed ottenere l’autorizzazione del giudice, che puoi provare a chiedere probabilmente anche in seno al pendente procedimento di divorzio giudiziale.

Le cause penali o comunque i reati già commessi e gli inadempimenti non hanno alcuna rilevanza su questo quadro, sono solo elementi che puoi eventualmente indicare a sostegno del tuo progetto di trasferimento all’estero, ma l’autorizzazione rimane necessaria.

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Separazione e divorzio da coniuge all’estero: come è meglio farli.

La strada migliore: farlo venire in Italia, offrendogli biglietto e soggiorno.

Con l’entrata in vigore ed a pieno regime degli accordi in house, per approfondire il funzionamento dei quali rimandiamo alla scheda relativa, il modo più rapido, meno stressante e meno costoso per separarsi o divorziare da una persona che risiede all’estero è quello, tutte le volte in cui è possibile, di far venire questa persona in Italia anche pagandogli il costo del biglietto aereo, per poi fare, appunto, in una unica soluzione, un accordo in house presso lo studio dell’avvocato.

Per fare questo tipo di accordo, peraltro, è sufficiente che il coniuge venga in Italia anche per un solo giorno, cosa agevole per chi si trova ad esempio in Europa, ma che potrebbe essere interessante anche per chi si trova al di fuori, come nel caso classico della Cina, ma ha pochi giorni da perdere perché lavora.

Cosa succede se il coniuge non vuole o non può venire in Italia anche pagandogli il biglietto?

Qui ci possono essere due possibilità, a seconda che il procedimento sia consensuale o giudiziale, cioè vi sia il consenso o meno dell’altro coniuge a fare la separazione o divorzio.

In caso si tratti di una pratica consensuale, si può tentare di fare la separazione o divorzio per procura, cosa di cui abbiamo parlato meglio in questa nostra scheda. Perché questo sistema può dare dei problemi ed è meglio invece tentare l’accordo in house? Perché innanzitutto richiede la collaborazione del coniuge che si trova all’estero, che deve recarsi presso le autorità consolari italiane a lui più vicine, cosa che spesso comporta la necessità di fare un viaggio (a meno che il coniuge non abiti nella capitale di un grande Stato) con lo stesso costo e disagio di quello che sarebbe necessario per venire in Italia. Inoltre, può darsi che sia le autorità consolari all’estero sia i magistrati una volta che vi si giunge davanti in Italia siano poco collaborativi e mettano i bastoni tra le ruote, con la necessità per noi avvocati di fare più lavoro, con conseguente lievitazione delle spese, che comunque di per sé sono già molto più alte rispetto ad un accordo in house.

Per questi motivi, se il biglietto aereo costa sino a 1.000, anche 1.500 euro, costa sempre meno, anche pagandogli il biglietto e il breve soggiorno, farlo venire in Italia e fare tutto nello studio dell’avvocato, con un accordo in house.

Se, invece, la pratica è di tipo giudiziale, si può depositare un ricorso per separazione o divorzio presso il tribunale competente, che andrà però poi notificato all’estero. Per fare questa notifica, naturalmente, bisogna innanzitutto conoscere l’indirizzo preciso di residenza del coniuge, si deve essere assolutamente rigorosi su questo e avere documentazione chiara al riguardo, perché sulle notifiche, specialmente in materia come questa, non si può assolutamente transigere, pena la invalidità dell’intero procedimento. Questo significa che, se non si conosce l’indirizzo preciso, o magari se ne conosce uno ma non si è sicuri che sia sempre quello, si deve necessariamente incaricare un’agenzia, di solito all’estero, di svolgere le relative indagini, oppure un avvocato, sempre del posto, per le indagini relative, con conseguente ovvia ed ulteriore lievitazione dei costi. La stessa notifica all’estero, poi, può presentare qualche difficoltà, specialmente se deve avvenire in paesi che non fanno parte dell’Unione Europea o non hanno firmato convenzioni con l’Italia. In ogni caso, una notifica su estero è un lavoro impegnativo per noi, richiede comunque più ore di studio e approfondimento, a volte molte ore, e questo determina un preventivo più alto, a volte sensibilmente più alto, rispetto ad una pratica che si svolge interamente in Italia. Ripeto: sulle notifiche non è assolutamente possibile transigere. Possono sembrare una sciocchezza, ma che ne direste di ottenere una sentenza di separazione o divorzio per poi vederla impugnata per un problema di notifica magari tra 10 o 15 anni e sentire un tribunale che dichiara che siete ancora sposati con una certa persona perché la causa di separazione e/o divorzio è invalida? E magari voi siete già morti e questa bella rogna se la devono gestire i vostri figli? Mi dispiace, ma noi non ci stiamo, non sarebbe serio.

Conclusioni.

Per tutti questi motivi, vi possiamo assicurare che se vi dovete separare o divorziare la strada migliore è sentire dal vostro coniuge se, eventualmente pagandogli il biglietto aereo e il soggiorno, anche per pochi giorni, anche uno solo al limite, sarebbe disposto a venire qui a fare la pratica di separazione o divorzio, con un accordo in house, per il quale abbiamo definito una apposita tariffa flat.

Solo se proprio non c’è verso di percorrere questa strada, potete chiederci un preventivo per fare una separazione o divorzio consensuale per procura (se il vostro coniuge, pur non essendo disposto a venire in Italia, è disposto a collaborare nel paese in cui risiede) oppure una separazione o divorzio giudiziali, con notifica all’estero.

Una precisazione per quelli che devono fare la separazione. Se fate la separazione con un accordo in house, dopo soli 6 mesi potete fare anche già il divorzio. È un ulteriore vantaggio, si velocizza tutto moltissimo. L’unico problema è che anche in questo caso bisogna far tornare il vostro coniuge in Italia: purtroppo non si possono fare separazione e divorzio insieme.

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Cosa posso fare se la mia ex moglie si trasferisce all’estero con mia figlia?

Sono stato sposato per 7 anni, e ora, separato da poco piu’ di 3 anni. Abbiamo una figlia di 5 anni e mezzo. La madre, con cui abbiamo l’affidamento condiviso della piccola, per imminente perdita del lavoro, ha deciso di transferirsi all’estero con la piccola e me l’ha “comunicato” a voce ieri, argomentando che ha gia praticamente un lavoro in quel posto e che soprattutto nostra figlia avrebbe un futuro più interessante dove andranno ad abitare. Io ho un lavoro stabile con prospettive interessanti qui a Roma. Alla piccola la vedo una volta a settimana, a volte anche due e il nostro rapporto è molto bello e commincia a diventare sempre più stretto. Lei mi dice che in caso rimanesse senza lavoro ( una possibilità molto probabile) non ne troverebbe un’altro. Il fatto è che io vorrei passare del tempo con mia figlia, pero spostarsi con gli “aerei” fa diventare questo proposito praticamente impraticabile anche se la destinazione si trova a 2 ore di volo. Come mi devo comportare?

Questo è un tema di cui abbiamo parlato già tante volte nel blog, per cui ti invito innanzitutto a fare una ricerca tra i contenuti già pubblicati.

Il punto di riferimento comunque è sempre l’interesse di tua figlia, non tanto la tua comodità, anche se questa naturalmente è destinata ad influire, perché nell’interesse di tua figlia c’è sicuramente anche quello di mantenere un rapporto continuativo con te.

Se le circostanze sono vere, cioè se effettivamente tua moglie è sostanzialmente costretta a trasferirsi per ragioni lavorative e il nuovo paese offre opportunità migliori per tua figlia, vedo comunque poche ragioni per potersi opporre.

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Come posso portare all’estero mia sorella minorenne?

premettendo che i miei genitori sono separati mia madre abita a napoli con noi e i suoi genitori mio padre a parigi l’anno prossimo dovrei trasferirmi a parigi da mio padre e continuare il mio percorso accademico in giurisprudenza per il conseguimento del doppio diploma,ora il problema è il trasferimento di mia sorella a parigi nel stesso momento in cui dovrei partire io,ovviamente so già che è minorenne e che ci vorrebbe il provvedimento del tribunale dei minori per il cambio di affidamento.Il punto è il seguente e cioè che viviamo in un ambiente familiare malsano dal punto di vista umano(ipocrisie,meschinità etc..cosa che non succede da mio padre).Volevo sapere in sintesi se c’è un sistema procedurale più celere visto che mia madre è d’accordo sul cambio di affidamento per mia sorella 15enne,quanto incide la discrezionalità del giudice sulla volontà di mia sorella,quali i tempi tecnici?

Il sistema più veloce è quello di un ricorso congiunto al tribunale, che oggigiorno non è più quello dei minorenni ma quello ordinario, in cui i genitori, sottoscrivendolo insieme, chiedono il cambio dell’affido.

Questo ha un costo minore, molto minore rispetto ad un ricorso di una sola parte contro l’altra, però richiede sempre una spesa e una perdita di tempo, con l’aggravante «logistica» che dovrebbe essere firmato anche da tuo padre.

Rimane comunque la soluzione più indicata, tutte le altre che pure si potrebbero praticare sono un po’ dei ripieghi probabilmente.