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Padre che maltratta e non lascia andare all’estero: che fare?

Sono una madre single, ho 23 anni. Ho interrotto la mia relazione con il papà di mia figlia a causa di ripetute violenze domestiche davanti alla mia figlia di un’anno e mezzo. L’ultimo episodio risale agli inizi di Giugno dove mi fratturo le ossa nasali, sono uscita addirittura sulla Gazzetta di Mantova. Ho sporto diverse denunce e ho ottenuto solo un allontanamento da me. Non si interessa della figlia e non manda alcun tipo di aiuto solo saltuariamente “supplicandolo” . Ho una situazione economica molto difficile , vivo con mia madre ma siamo entrambe cittadine Americane e vorremmo tornare al nostro paese perché abbiamo famigliari che ci potrebbero aiutare e inoltre una miglior qualità di vita, la situazione sta diventando molto tragica.. mio nonno sta morendo e non posso neanche poter andare a trovarlo per colpa del padre della bambina che si rifiuta di firmare alcun tipo di documento che sia passaportocarta d’identità. Sono molto frustrata e arrabbiata!

Innanzitutto, mi dispiace per la tua vicenda.

Detto questo, cominciamo… dall’ultima riga. Come ti puoi immaginare, né la frustrazione né la rabbia ti potranno aiutare a gestire la situazione in cui ti trovi. Nè, soprattutto, un avvocato e le soluzioni che un avvocato ti potrebbe fornire o meno possono aiutarti da questo punto di vista. La prima cosa che devi fare, dunque, è cercare di recuperare, per quanto possibile, un po’ di serenità per poter disporre di tutte le tue risorse spirituali che, come immagini, ti saranno preziose in questo periodo. Valuta anche di frequentare uno psicologo o un counselor o, se sei credente, un consigliere spirituale: vicende come la tua metterebbero in crisi chiunque.

Detto questo, che è molto importante, direi che sul piano legale giudiziario il primo passo sarebbe quello di far regolamentare l’affido di tua figlia dal tribunale. Ti consiglio di muoverti subito perché comunque è una cosa che, nella probabile mancanza di collaborazione da parte del padre, richiede un certo tempo.

In quella stessa sede di regolamentazione dell’affido, puoi richiedere anche l’autorizzazione al trasferimento all’estero, dimostrando che lo stesso è conforme all’interesse di tua figlia, anche per il grave comportamento manifestato dal padre, sia nei tuoi confronti, sia nei confronti di tua figlia, verso la quale il padre manifesta comunque completo disinteresse.

Per quanto riguarda tuo nonno, potresti ottenere l’autorizzazione ad un viaggio temporaneo con un ricorso al giudice tutelare.

Il primo passo, dunque, è comunque scegliere un bravo avvocato che possa seguirti in questo iter. Se vuoi un preventivo da parte nostra, puoi richiederlo compilando il modulo apposito, pratichiamo anche tariffe agevolate per persone in particolare difficoltà o con basso reddito annuale.

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Moderare i commenti nei blog multiautore WordPress: come fare.

Oggi voglio insegnarti come si fa, in un blog multiautore WordPress come questo, a consentire ad altri utenti di moderare i commenti.

I commenti sono molto importanti a livello SEO, perché iniettano nuovo contenuto in una pagina, e google se ne accorge facendola salire di grado, indicizzando comunque anche il nuovo contenuto.

Inoltre sono importantissimi a livello di interazione con gli utenti, perché creano spesso un legame con i gestori del blog e un senso di comunità con tutti gli altri utenti dello stesso.

Purtroppo, i commenti spesso sono tantissimi e non è facile rispondere, in modo un minimo decente, a tutti. Questo è vero specialmente in un blog giuridico, dove i lettori magari affidano ad un commento storie complesse e molto lunghe, difficili da definire con poche righe di risposta – tanto è vero che spesso prendiamo un commento e lo rendiamo oggetto di un post apposito, con adeguata risposta da parte nostra, per la sua complessità, ma anche per l’interesse generale, dal momento che i post del giorno vengono fatti circolare tramite la newsletter, il gruppo Telegram e i social (a proposito, se non sei ancora iscritto, fallo al più presto per non perdere contenuti interessanti ed utili tutti i giorni).

Una ulteriore soluzione è ovviamente quella di consentire ad altri utenti di moderare i commenti e darvi risposta.

Per fare questo, devi lavorare con un po’ di plugin, anche perché le soluzioni semplici purtroppo non funzionano, come da me sperimentato.

Devo premettere che gli altri autori che scrivono sul mio blog hanno il ruolo e i permessi di «collaboratore», per molteplici ragioni legate alla possibilità di un intervento editoriale da parte mia su alcuni aspetti più che altro stilistici e alla gestione del flusso editoriale da parte di un plugin che «pesca» tra gli articoli in attesa di revisione o pending review.

Gli stessi miei colleghi preferiscono che il blog funzioni in questo modo, preferiscono cioè di solito non avere permessi di pubblicazione diretta, anche considerando che questo blog non funziona come gli altri che «buttan fuori» in qualsiasi momento nuovi articoli, ma c’è un flusso editoriale preciso che vede pubblicato un solo articolo al giorno, dal lunedì al venerdì, cosa che è essenziale per le persone per poter seguire come si deve un blog, senza essere costantemente sopraffatti da nuovo materiale e trovandosi nell’impossibilità di decidere, alla fine, cosa leggere.

Gli utenti, dunque, con ruolo di «collaboratore» non hanno i diritti di modificare i commenti.

Per dargli questo permesso, bisogna installare prima un plugin che consenta di assegnare più ruoli ad un medesimo utente, cosa che di default WordPress non consente, poi un ulteriore plugin che crea un nuovo ruolo, quello di moderator, che comprende il permesso di amministrare i commenti.

I plugin appena citati sono i seguenti:

In teoria, Members dovrebbe essere sufficiente. Con Members, si può definire un nuovo ruolo, cui attribuire la possibilità di moderare i commenti. Purtroppo, se provi a fare questo, vedi che non funziona. Non si sa il perché.

Quindi Members lo installi solo per consentire ad un utente WordPress di avere più ruoli, cosa di default possibile, poi installi anche Moderator role.

A questo punto, prendi l’utente cui vuoi assegnare il permesso di moderare i commenti e gli aggiungi anche il nuovo ruolo «moderator», rendendolo quindi un utente con il duplice ruolo di «Collaboratore», che gli consente di continuare a mandare post in revisione, e di «Moderator», che gli consente di moderare e rispondere ai commenti.

Ovviamente, se vuoi puoi anche creare un utente con la sola possibilità di moderare i commenti, ma non è il nostro caso, dove tutti gli utenti sono anche «autori» di post.

Ecco fatto.

Ti raccomando di nuovo, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.

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Nuovo 570 bis e debitori che stanno all’estero.

È da giorni che aspetto il suo commento sull “nuovo” art. 570 bis del codice penale. In particolare vorrei sapere se con questa modificazione (dove non pagare l’assegno adesso è reato), esiste la possibilità di perseguire e far pagare il mantenimento a persone che abitano all’estero, oppure è praticamente la stessa storia che prima dove diventa quasi impossibile far pagare il soldi del mantenimento a persone che non abitano in Italia.

Abbiamo pubblicato, a firma della collega Francesca Zadnik, nei giorni scorsi un primo commento sul nuovo art. 570 bis, che ti invito a leggere – ovviamente ti invito anche ad iscriverti alla newsletter del blog o al gruppo Telegram per non perderti nessun post interessante e utile come quelli che pubblichiamo ormai tutti i giorni, un solo post al giorno dal lunedì al venerdì.

Il nuovo 570 bis non c’entra niente con la perseguibilità di coloro che non pagano il mantenimento e si trovano all’estero, non aggiunge né toglie niente alla disciplina previgente da questo punto di vista, a mio giudizio.

A volte, peraltro, se il debitore si trova in uno stato, come ad esempio gli USA, dove il sistema giudiziario è più efficiente (probabilmente anche troppo) del nostro, può esserci addirittura un vantaggio per chi deve percepire il mantenimento.

La leva penale non è sicuramente l’unico strumento utilizzabile, anzi sicuramente nella pressoché totalità dei casi è preferibile tentare tramite il recupero in sede civile.

Bisogna quindi vedere dove risiede la persona che deve pagare il mantenimento e vedere cosa si può pensare di fare strategicamente in base alla leggi sia sostanziali che processuali dello Stato di residenza, poi se ne valuta la convenienza come al solito.

Se vuoi approfondire ulteriormente, valuta di acquistare una consulenza, dall’apposita voce del menu principale del blog.

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Portare un figlio all’estero: ricorso o mediazione familiare.

sono mamma di un bimbo di 15 mesi, in procinto a separarmi dal padre. Attualmente sono borsista di dottorato in italia ma mi è stato offerto un trasferimento in america (in una città dove ho vissuto precedentemente presso una famiglia che mi darebbe sostegno) con la possibilità poi di continuare la carriera lì e avere uno stipendio 5 volte superiore a quello mediamente riscontrato qui in italia (inoltre qui in Italia è praticamente impossibile che io riesca a trovare il medesimo lavoro e quindi progredire nel mio campo). I miei genitori inoltre verrebbero ogni anno per qualche mese per aiutarmi. Il padre attualmente è restio al mio trasferimento con il piccolo, quante sono le possibilità che questo mio progetto vada in porto? Come devo muovermi?

Hai due possibili approcci per gestire una situazione del genere, che, almeno in parte, possono essere utilizzati anche contemporaneamente e in parallelo.

Il primo è quello tradizionale dell’utilizzo degli strumenti legali «tipici» e consiste nel fare ricorso alla magistratura, che sarà congiunto se, in qualche modo, il padre dovesse convincersi, con conseguente regolamentazione completa dell’affido, oppure contenzioso.

Con un ricorso di tipo contenzioso chiederesti al giudice di autorizzarti a portare stabilmente all’estero tuo figlio nonostante il dissenso del padre.

Il secondo approccio è quello di utilizzare la mediazione familiare. Con la mediazione, si crea un contenitore di dialogo in cui il problema può essere affrontato appunto cercando di raggiungere un accordo con l’altro genitore interessato.

Lo svantaggio del primo approccio è quello di essere sicuramente abbastanza più costoso. Per contro, è l’unica scelta che avresti se, ad esempio, non ci fosse verso di far partecipare il padre di tuo figlio ad un percorso di mediazione familiare.

Il secondo metodo è sicuramente preferibile per molti versi, però richiede più pazienza e, sotto certi versi, anche tempo. Ma questo investimento di pazienza e tempo può dare frutti molto ricchi e interessanti, perché le condizioni che scaturiscono dalla mediazione familiare sono poi molto più rispettate, nelle famiglie disgregate, rispetto a quelle imposte da un tribunale – proprio perché concordate, sia pur a volte faticosamente, tra i genitori.

Ti consiglio di rivolgerti ad un avvocato che, come noi, sia anche mediatore familiare per tentare, in prima battuta, di avviare il «contenitore» della mediazione familiare, per poi vedere se possibile praticare questo approccio ovvero, in caso negativo, procedere con l’altro, di tipo più tradizionale giudiziale, che può passare attraverso una trattativa con un altro avvocato – un processo purtroppo molto più «ingessato» della mediazione – e, eventualmente, nel deposito di un ricorso per ottenere dal giudice quell’autorizzazione che il tuo ex compagno non ti vuole concedere spontaneamente.

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Trasferimento minore all’estero: quando è sottrazione?

L’ex coniuge ha violato le disposizioni sul regime di affidamento condiviso? Ha intenzione di trasferire il figlio minore all’estero e allontanarlo dal luogo di residenza abituale senza alcun consenso? Portare il figlio all’estero senza il consenso dell’altro genitore è sottrazione internazionale di minore.

Nel caso in cui i provvedimenti relativi alla custodia del figlio minore, predispongano l’affidamento congiunto ad entrambi i genitori con collocazione prevalente presso uno di essi e la precisa regolamentazione dei tempi di frequentazione del minore con l’altro, il figlio non potrà essere trasferito in un Paese diverso da quello nel quale è abitualmente residente e in cui mantiene i legami con il genitore non collocatario, senza il consenso di quest’ultimo.

Questo orientamento, è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24173 del 13 ottobre 2017, che ha respinto il ricorso presentato da una donna residente abituale negli Stati Uniti, avverso il decreto del Tribunale per i minorenni di Milano, al quale si era rivolto il marito (residente anch’egli negli Usa), dopo che la ex moglie, in Italia per le vacanze insieme al figlio, aveva deciso di non fare più ritorno, allontanando così il minore contro il volere del padre e precludendo inoltre a quest’ultimo ogni possibilità di vedere il figlio.

Il padre si era rivolto al Tribunale di Milano, seguendo il procedimento previsto all’interno della Convenzione dell’Aja del 1980 che si occupa proprio degli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori e che racchiude al suo interno precise finalità:

  • proteggere il minore, a livello internazionale, contro gli effetti nocivi derivanti da un suo trasferimento o mancato rientro illecito, assicurando un immediato rientro del minore nel proprio Stato di residenza abituale,
  • garantire che i diritti di affidamento e di visita previsti in uno Stato contraente siano effettivamente rispettati negli altri Stati contraenti.

Il Tribunale di Milano dopo aver dichiarato trattarsi di un caso di sottrazione internazionale, aveva ordinato il rientro immediato del minore e dichiarato illecito il trasferimento, in quanto:

  • era fuori discussione che la residenza abituale del minore fosse negli Usa, dove lui era nato e aveva sempre abitato regolarmente, radicando relazioni sociali, culturali e di amicizia;
  • il diritto di custodia del padre era stato violato ed era inoltre presente un chiaro e inequivocabile dissenso espresso da quest’ultimo ad un trasferimento da parte del figlio (nel caso in esame, la collocazione prevalente del minore era presso la madre, ma era prevista comunque una regolamentazione dei tempi di frequentazione con il padre);
  • era stata esclusa la presenza di circostanze pericolose per il minore (elencate all’interno della citata Convenzione dell’Aja) come ad esempio il fondato rischio di trovarsi esposto, una volta rientrato nel suo paese di residenza, a pericoli fisici e psichici o comunque di trovarsi in una condizione intollerabile e anzi era stato accertato che il minore appariva emotivamente spossato proprio a causa di questo brusco cambiamento e allontanamento dalla sua vita e dalle sue abitudini.

È proprio sulla base di tutti questi elementi, che la Corte Costituzionale ha deciso di rigettare il ricorso presentato dalla madre in quanto questa non aveva il diritto di trasferire il minore al di fuori del territorio statunitense. È vero che in quanto collocataria, aveva la “custodia fisica” del figlio, ma tale custodia non conferisce il diritto di trasferire la residenza del minore con decisione unilaterale, si tratta pur sempre di un affido congiunto ad entrambi i genitori che necessita di un consenso da parte del genitore coaffidatario.

Il tema della sottrazione, del trasferimento o trattenimento all’estero di figli minori di coppie in crisi, è purtroppo assai ricorrente al giorno d’oggi e posto sempre di più al centro dell’attenzione. Per questo, se si ha interesse ad approfondire l’argomento, si può richiedere una consulenza specifica sul tema, rivolgendosi ad un legale che possa assistervi.

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Separazione giudiziale: posso difendermi da sola?

Sono di nazionalità rumena sposata con un italiano.Dopo 12 anni di quale 2 di convivenza e quasi 10 sposati ci stiamo separando,anche se io non ho ancora un avvocato. Ho pensato di presentarmi in istanza da sola.Dopo anni di umiliazioni ho deciso di mettere punto anche se ho sopportato fino adesso per le mie bimbe che hanno quasi 6 anni. Vorrei sapere come posso fare per tornare a casa mia in Romania dove ciò una casa proprietà personale mentre qui non ho niente, nemmeno una lira come si può dire e non posso lavorare perché non ho nessuno che mi può badare le mie figlie

La difesa tecnica nei procedimenti, specialmente giudiziari, di separazione e divorzio a mio modo di vedere è necessaria ed obbligatoria, anche se secondo alcuni orientamenti non lo sarebbe, quantomeno in alcune fasi.

A prescindere da ciò, e quindi dalla sua obbligatorietà o meno, resta il fatto che è estremamente sconsigliabile affrontare una «pratica» così delicata e importante anche per gli anni a venire senza l’assistenza di una persona competente e preparata in materia come può essere solo un bravo avvocato.

Il primo consiglio che ti fornisco, dunque, è quello di munirti a tutti i costi di un avvocato; se non disponi di denaro per compensarlo forse puoi chiedere il patrocinio a spese dello Stato oppure puoi chiedere un preventivo di favore e un pagamento dilazionato.

Per quanto riguarda il trasferimento nel tuo paese di origine, è evidente che non è una cosa che si possa affrontare così alla leggera perché significherebbe sostanzialmente comprimere in maniera intensa la possibilità delle tue figlie, che sono ancora molto piccole, di avere un rapporto significativo con il padre.

Prima di pensare ad una soluzione così radicale, sarebbe bene valutare alternative praticabili in loco, dove le tue figlie, sia pur nel contesto di una famiglia disgregata, potrebbero godere della frequentazione sia della madre che del padre.

In ogni caso, qualora l’unica alternativa fosse proprio il trasferimento in Romania, nel caso in cui il padre non fosse d’accordo, l’unica sarebbe ottenere l’autorizzazione del giudice, per avere la quale dovrai presentare un adeguato progetto di vita delle bambine in quel paese e secondo la sistemazione che hai in mente.

Quello che devi fare ora è cercarti al più presto un avvocato.

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Notaio trattiene soldi in Francia: come fare?

nel mese di marzo c.a. ho venduto un immobile in francia (nice) .Brevemente: Dovendo rogitare qualche mese dopo , io e mia moglie abbiamo firmato una delega al notaio per vendere-incamerare i soldi e poi inviarceli. Il notaio ha venduto l’immobile , l’agenzia immobiliare e’ stata debitamente pagata, i soldi ( la maggior parte ) sono arrivati , ma il notaio ha pensato bene di trattenere piu’ di 4.000,00 euro.
Dopo numerose mail con la quale CHIEDEVO le fatture pagate a mio nome e moglie …naturalmente disattese , mi accingo a sporgere querela , per presunta truffa nei miei confronti

Purtroppo, quando si tratta di operazioni all’estero, l’inquadramento giuridico da parte di un giurista italiano che non abbia preparazione e competenze specifiche su quell’ordinamento diventa difficile e sicuramente non consigliabile.

L’ordinamento francese è molto simile a quello italiano, per la verità, essendo il nostro sistema stato copiato e derivato da quello francese, ma questo non può certo essere un motivo per ritenere esattamente rispondenti tutte le cose.

Il mio consiglio sarebbe dunque quello di incaricare un avvocato francese per seguire la cosa oppure un avvocato italiano che possa adeguatamente collaborare con un legale in Francia.

Chiaramente, immagino che anche in Francia esista il reato di calunnia per cui vi invito a verificare bene che queste somme che sono state trattenuta dal notaio lo siano state indebitamente o non si tratti piuttosto di compensi, tasse o altre voci del genere.

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Recupero credito condominio in Francia: che posso fare?

vorrei querelare un amministratore di condominio francese .Premesso che possiedo un monolocale a nizza (fr) gia dal 2002 . Per miei motivi ho deciso di venderlo gia’ da qualche tempo .I canoni di affitto li ho sempre pagati ,anche in ritardo con le more che prevedono.Quest’anno perviene allo scrivente una rata condominiale di 359,00 euro a febbraio 2016. Per motivi di crisi non ho potuto adempiere nell’immediato. Mentre ad agosto 2016 perviene l’ingiunzione al tribunale di nizza da parte dell’amministrazione Foncia ….Comunque saro’ molto piu’ chiaro in seguito…….
A mio parere l’amministratore ha abusato del suo “potere” per spillare piu’ quattrini e usurpare anche il monolocale …vorrei intentare causa

Per avere informazioni di prima mano, si dovrebbe interpellare un avvocato francese, con la conoscenza della legislazione e dello stato del diritto di quel Paese.

L’Italia, tuttavia, ha un sistema legislativo di derivazione francese, in cui molte cose sono corrispondenti, a partire dalla struttura dello Stato, del codice e della procedura civile, per cui si può tentare di fare qualche ragionamento in base ai riferimenti «nazionali», anche se ovviamente ne rimane indispensabile una verifica.

Parlando in generale, l’ottenimento di un decreto ingiuntivo da parte dell’amministratore nei confronti di un condomino inadempiente non è solo un diritto dello stesso, ma anche un dovere nei confronti della comunità condominiale, tanto che se l’amministratore non agisce per il recupero dei crediti rimasti insoddisfatti può essere considerato inadempiente e non in regola con lo svolgimento del suo mandato.

Questo è tanto vero che anche in Italia chi agisce per la riscossione dei crediti dopo il primo sollecito procede solitamente con il deposito di un ricorso per ingiunzione di pagamento. È una prassi normale e quotidiana.

Dove possa essere intervenuta una truffa in una cosa del genere, purtroppo non ho modo di saperlo, anche se probabilmente potremmo saperne di più esaminando meglio i contorni e i dettagli della vicenda.

In ogni caso, a parte gli eventuali profili penali, immagino che il provvedimento di ingiunzione vada opposto entro il termine previsto dalla legge francese (solitamente i termini al riguardo sono minori che in Italia, ad esempio in Germania quando me ne sono occupato il termine era di 14 giorni, contro i 40 dell’Italia). Quindi credo che dovresti esaminare per primo questo aspetto, purtroppo necessariamente con un legale francese perché occorre un avvocato abilitato a patrocinare avanti ai tribunali francesi.

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Proposta di lavoro all’estero: il giudice mi lascerà andare?

sono mamma di una bimba di 5 anni da più di due anni nn convivo più con il padre della bimba il mio problema è che ho trovato lavoro in Germania solo che il padre nn vuole mettere la firma sui documenti per l’espatrio.Ora la mia domanda è facendomi inviare una proposta di lavoro riuscirò a convincere il giudice che devo pur mantenere mia figlia visto la miseria di 160euro che le da il padre nn basta è io qui nn trovo lavoro?

Non è così semplice e comunque non si può mai prevedere in casi come questi cosa può decidere il giudice, si può solo tentare il ricorso, costruendolo al meglio, e vedere che provvedimento viene poi fatto.

Si tratta infatti di valutazioni discrezionali legate al caso concreto, dove un magistrato può benissimo opinare diversamente da un altro, a seconda della sua sensibilità.

Oltre al posto di lavoro, per il quale dovresti comunque poi farti tradurre in Italiano la disponibilità all’assunzione, il giudice dovrà valutare l’interesse a tutto tondo del minore e quindi la sistemazione abitativa, la presenza di scuole adeguate, un contesto sociale altrettanto adeguato, servizi, comodità, più in generale qualità della vita e così via.

Contemperando e bilanciando il tutto con la perdita che si verificherà inevitabilmente, per motivi logistici, nei rapporti con il padre e valutando se tale perdita sarà adeguatamente o almeno in parte compensata dai vantaggi che ci sarebbero in caso di trasferimento.

Come ho già detto centinaia di volte, insomma, bisogna elaborare un adeguato progetto per la vita del minore e, più in generale, della famiglia dopo il trasferimento, sottoponendone poi l’approvazione al giudice.

Ovviamente, per fare questo lavoro occorre l’assistenza di un bravo avvocato, non è una cosa che una persona possa a mio modo di vedere fare, con la necessaria efficacia, da sola.

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Abuso edilizio e trasferimento all’estero: sarà impossibile?

sono proprietaria assieme a mio fratello di un terreno in cui è stato fatto una struttura abusiva, hanno posto il sigillo e ora siamo in attesa della comunicazione (siamo proprio agli inizi). Mio fratello si prenderà tutta la responsabilità. Ciò che vorrei sapere è: che problemi avrò io in quanto dovrei sposarmi e trasferirmi in svizzera? C’è la possibilità che non mi venga rilasciato il permesso di soggiorno?

La realizzazione di un abuso edilizio, nei casi più gravi, configura un illecito non solo amministrativo ma anche penale.

Nel vostro caso, per dire di più bisognerebbe conoscere con più precisione il caso, e quindi innanzitutto i fatti, lo stato dei luoghi e il tipo di abuso realizzato, ma anche la documentazione del caso, a cominciare dagli atti che verranno notificati tra poco.

Anche a prescindere da una conoscenza più precisa della situazione, comunque, non sono in grado di dire che cosa può essere rilevante per uno stato estero per la concessione del permesso di soggiorno.

In materia, infatti, ogni stato di regola come crede meglio, adottando una propria politica dell’immigrazione, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, a seconda che il paese sia più o meno rigoroso al riguardo.

Generalmente, ritengo che la Svizzera sia uno stato abbastanza pignolo in materia, ma per saperlo con precisione si deve necessariamente interpellare o direttamente le autorità preposte all’immigrazione di quel paese ovvero un avvocato elvetico, ovviamente dopo che si sarà acquisita la necessaria chiarezza sugli estremi precisi del problema.