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Giudice rigetta le mie prove: cosa posso fare?

Riconoscimento paternità legge 219/12. Prove: DNA parziale tra fratellastri (7 su 10) tre testimonianze scritte. Controparte invoca “pietas defunti” per evitare DNA su padre defunto nel 1956. Ordinanza giudice primo grado non ammette le prove, difende la pietas defunti. Cassazione 12549/2012 :”inammissibile la censura,DNA non è invasivo. Cosa posso fare?

Il caso non è descritto con sufficiente chiarezza, provo comunque ad abbozzare qualche considerazione.

A quanto capisco io, la Cassazione che citi non è stata resa nel tuo caso, ma in un altro processo e tu la vorresti invocare come «precedente» utile anche nel tuo.

Quindi il punto dovrebbe essere vedere quali rimedi o impugnazioni sono esperibili contro l’ordinanza istruttoria con cui il giudice, nel corso del processo di primo grado, che, a quanto sembra di capire, sarebbe ancora pendente.

Per fare questa valutazione, bisogna capire meglio la motivazione di questa ordinanza istruttoria perché a volte ci sono sfumature molto importanti e non è detto che tutto si possa esaurire nella pietas defunti; quand’anche fosse, poi, bisognerebbe vedere in che modo è stato richiamato in causa il concetto.

Ad ogni modo, parlando in generale, le ordinanze istruttorie sono sempre revocabili dal giudice che le ha emesse. Ovviamente, questa considerazione generale non ci è molto utile, dal momento che è estremamente difficile che un giudice possa cambiare idea senza che ci siano elementi di novità, anche se si può sempre provare, ma se esistono margini per un tentativo del genere si può valutare solo studiando l’intero fascicolo del procedimento e paragonandolo alla motivazione.

Peraltro, può anche darsi che il giudice abbia ritenuto le prove in questioni inutili, cioè superflue, perché si è già convinto, sulla base delle prove appunto già assunte, in un senso o nell’altro, magari anche proprio a tuo favore. Questo accade abbastanza frequentemente.

Comunque, se queste non fossero le ipotesi, non ci sono altri mezzi di impugnazione. Se il giudice, dunque, non cambia idea sulla prove e alla fine rigetta la tua domanda, l’unico modo per «lamentare» l’ingiustizia della decisione sulle prove è quello di appellare la sentenza. Tale evenienza va valutata molto attentamente, perché, a parte le norme processuali generali, di fatto è abbastanza difficile che in sede di appello una corte proceda ad una nuova istruttoria del procedimento.

In conclusione, se non sei convinto di quanto ti riferisce al riguardo il tuo avvocato attuale, ti consiglio di chiedere un secondo parere ad un altro avvocato, che non fa mai male, previa ostensione dell’intero fascicolo in modo che possa vedere se possibile praticare qualcosa.

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Pago 500€ per due figli e faccio l’operaio: non è troppo alto?

Sono in fase di separazione, ho due figlie di 8/13 anni.Da un anno vivo in una casa in affitto lontano dal paese dove vivevo fino alla separazione circa 20 km.Un primo accordo non firmato mi vedeva debitore su base standard di 500 euro + extra visto che guardando circa 1500 euro.Sono turnista in fabbrica e soggetto a cassa integrazione e contratti di solidarietà, per cui il mio stipendio appunto dipende dalla mole di lavoro svolto.La permanenza delle bambine presso la mia abitazione è non inferiore a 15gg, tempo doppio rispetto all’accordo e quindi ragione della mia non firma.Durante questo anno appunto essendomi spostato fuori città le spese sono aumentate in funzione dei km fatti, risparmio di casa ma spendo triplo per costi auto, le bambine vivono da me per il periodo menzionato suddiviso per i turni che svolgo.Durante lo stesso anno ho conosciuto avvocati e un ex giudice minorile i quali mi dicono che la cifra è errata rispetto ai tempi di permanenza massimo 250.Posso ricorrere?

Il caso purtroppo non è descritto con la chiarezza necessaria per poter dare delle indicazioni valide.

Ricorrere esattamente a che cosa? E «in fase di separazione» che cosa significherebbe in particolare? Parli di un «primo accordo non firmato» e non si capisce davvero che cosa sia accaduto nel tuo caso e quale sia la situazione attuale. Può darsi che ci siano solo trattative, nel corso delle quali stai facendo degli adempimenti spontanei, che sia stata conclusa una separazione consensuale, che ci sia stata una separazione giudiziale dopo una prima proposta di bozza non sottoscritta dai coniugi, che ci sia una separazione giudiziale tout court e, in questo ultimo caso, bisognerebbe ulteriormente capire in quale fase ci si trovi.

Capire esattamente la situazione in cui si versa è fondamentale per poter passare in rassegna i tipi di rimedi o impugnazioni che si possono praticare per la situazione medesima.

Tanto per fare un esempio, se hai sottoscritto un verbale di separazione consensuale e sono passati, putacaso, tre mesi, è estremamente improbabile che tu possa ottenere una modifica condizioni in assenza di forti elementi di novità rispetto al quadro esistente al momento in cui la separazione è stata consensualizzata. Leggermente diverso il caso in cui la separazione è giudiziale, e le condizioni sono state dettate, sempre ad esempio, dal giudice, ma anche qui bisogna capire se parliamo dei provvedimenti presidenziali, se istruttore è un altro giudice o lo stesso presidente, quanto tempo è passato dalla definizione precedente e così via.

Insomma, così non si può proprio ragionare né tantomeno abbozzare una strategia valida.

Già impugnare una situazione tentando di cambiarla e volgerla a proprio vantaggio è un affare delicato e da condurre con la massima attenzione anche avendo tutte le informazioni disponibili, quando poi se ne parla solo in generale, astraendo completamente dalla situazione in cui ci si trova, è davvero inutile e insensato.

Si possono, dunque, fare solo delle considerazioni di portata generale.

Il primo consiglio è quello di richiedere queste informazioni al tuo attuale avvocato, che conosce il tuo caso meglio di chiunque altro e può darti un primo parere di sicuro valore, anche se magari non condivisibile è comunque una indicazione utile. Qualora non fossi soddisfatto dell’opinione del tuo legale al riguardo, potresti sempre richiedere un secondo parere ad un altro legale, ma in quel caso dovrai metterlo in grado di capire bene come stanno le cose, dandogli copia del fascicolo e, se possibile, facendolo anche interloquire col primo legale.

La seconda considerazione che ti posso fare è che la valutazione degli importi dei mantenimenti, nelle situazioni di famiglia, non è mai algebrica o strettamente matematica ma equitativa. Non ci sono criteri di riferimenti precisi al riguardo, non vedo come possano dei giuristi come quelli da te interpellati stabilire con tale sicurezza che l’importo da te corrisposto è troppo alto, a mio modo di vedere si possono al riguardo stabilire solo delle valutazioni di massima, senza mai essere tranchant proprio perché non si tratta affatto di inserire dei dati in un computer che poi manderà fuori il risultato.

Alla luce di tutto questo, in conclusione, quello che ti consiglierei è di interpellare bene il tuo legale attuale al riguardo, qualora la sua opinione non fosse soddisfacente valutare di investire un po’ di soldi per un secondo parere – considera che ci vorranno almeno un paio di ore di lavoro – di un altro avvocato specializzato in diritto di famiglia e soprattutto con un po’ di sale in zucca.

A parte questo, un consiglio che è sempre valido e potrebbe essere utile anche nel tuo caso sarebbe quello di invitare la tua ex moglie ad un percorso di mediazione familiare in cui tutte queste tematiche potrebbero essere affrontate con un approccio negoziale che in casi come questi potrebbe dare eccellenti risultati.

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Mediazione all’americana se volete davvero risolvere.

Ultimamente, nella mia attività di mediatore, sia familiare che civile, mi sto sempre più convincendo che gli interventi più efficaci sono quelli «all’americana», quelli cioè dove, anziché fare un percorso di sedute, ad esempio incontri di un’oretta una volta alla settimana oppure ogni 15 giorni, ci si trova un giorno, in cui ci si è tenuti liberi appunto per tutto il giorno, alle otto o alle nove del mattino e si va avanti finché non si è trovata una soluzione. Se, alla fine della giornata, non si è arrivati ad una conclusione definitiva, si prenota presto un’altra giornata, ma non dopo una settimana o due, dopo due, massimo tre giorni.

Purtroppo, in molte situazioni, in molti problemi legali, fare incontri di un’ora a settimana è come ricomporre una frattura ad una persona senza però fargli il gesso: dopo poco la frattura si torna a scomporre. Che senso ha all’incontro successivo di nuovo ricomporgliela senza, di nuovo, fargli il gesso?

Le situazioni che arrivano nel mio studio – che assomiglia sempre di più ad una casa dove c’è dentro uno che ascolta – si trascinano da anni col metodo tradizionale di affrontare i problemi legali (a colpi, cioè, di iniziative giudiziarie), metodo che spesso conduce a bruciare ricchezza per il solo vantaggio della lite in sé, determinando danni considerevoli per tutti i protagonisti della vertenza e per i loro figli, cui quelle risorse sarebbero andate se non fossero state vanificate.

Oggigiorno, l’accesso delle persone alla mediazione è paradossalmente ostacolato proprio dalla maggiore disponibilità di mezzi di cui dispongono le persone (prima di rovinarsi, ovviamente). Perché andare in mediazione quando possiamo pagare bravi e costosi avvocati? Quanto è tragico rispondere in modo sbagliato a questa domanda. In 22 anni di esercizio della professione noto che le persone prive di mezzi riescono a risolvere velocemente le loro questioni, senza trascinarsi per anni in liti che impoveriscono e logorano sia a livello economico che mentale ed emotivo.

In molti casi, la ricchezza brucia se stessa. Fa impressione, è paradossale, ma io lo vedo quasi tutti i giorni.

Ci vuole un approccio nuovo, ci vuole la modestia delle persone di ammettere «Sono 10, 20 anni che sto facendo cazzate, forse ho sbagliato tutto, proviamo un approccio diverso».

Altrimenti i problemi non si risolveranno davvero mai, non si può – partiamo da questo! – risolvere tutto a colpi di sentenze. Sarà poco verosimile ma è così, un minimo di cooperazione e dialogo bisogna assolutamente mantenerlo e/o ricostruirlo, un giudice non può affatto darvi e non vi darà mai le risposte che non riuscite a trovare da soli, un giudice è solo un burocrate in fondo…

Tutto ciò è verissimo nelle questioni di famiglia classiche, come separazione, divorzio, affido, ma non è meno vero in tutte le altre, dove c’è sempre un fatto umano alla base del conflitto, spesso sempre annidato all’interno di una famiglia o comunque di una parentela.

Vi prego di credermi. Non parlo per sentito dire, parlo perché sono 22 anni che vedo questi scempi.

È solo dal vostro cuore che può partire la soluzione.

Per maggiori informazioni, lasciate un commento oppure scrivetemi dalla pagina dei contatti.

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Cartella Equitalia e donazione: che può accadere?

Circa quattro anni addietro ho donato la mia casa pervenutami da donazione da mio padre.
La donazione é stata a favore dei miei due figli sposati che vivono per conto proprio.
In questi giorni mi é arrivata una cartella da Equitalia. In caso di mancato pagamento si possono rifare sulla donazione anche se é stata fatta in tempi non sospetti?

Un atto di donazione è soggetto, innanzitutto, ad azione revocatoria ordinaria, che, nel caso degli atti a titolo di liberalità, come appunto la donazione, è anche più facile da fare per il creditore e cioè, nel nostro caso, Equitalia, perché la prova che deve fornire è meno rigorosa di quanto avviene, ad esempio, per le compravendite, che sono atti a titolo oneroso e, come tali, meno frequentemente simulati.

La cartella è arrivata adesso, mentre la donazione risale a quattro anni prima, ma bisogna vedere che rapporto debitorio riguarda la cartella arrivata ora. Considerando i tempi che hanno solitamente queste cose, temo che il rapporto di debito fosse già sorto quando è stata fatta la donazione.

In ogni caso, bisogna valutare le circostanze.

Il creditore, se dimostra che un determinato atto è stato fatto apposta per sottrarre lui dei beni aggredibili, può chiedere che il giudice ne dichiari la inefficacia, con conseguente possibilità di rivalersi su di essi.

Ti consiglio di approfondire adeguatamente la situazione con la consulenza di un avvocato, anche per valutare se ci sono modi alternativi di gestire la cartella che ti è arrivata, di cui non conosco l’ammontare.

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Da vittima a carnefice: è possibile?

Ho perso un processo, avevo attaccato il mio avvocato per negligenza, il giudice ha accettato la testimonianza della collega, associata dello studio, che affermava di avere sentito delle conversazioni ( dal suo ufficio) con me e il mio avvocato dove secondo lei rifiutavo di passare una visita, il CTU ordinato dal giudice che mi aveva condannato. non poteva sentire le conversazione telefoniche da dove era.
Il giudice ( quello che ha giudicato la causa contro l’avvocato ha anche accettato tutte le affermazione senza prove del avvocato e ha rifiutato tutto quello che affermavo , trovandoli delle scuse , li ha praticamente servito di avvocato. Non ho fatto appello perché non me lo potevo permettere, da vittima sono diventato accusato è un ingiustizia

Come abbiamo detto dozzine di volte, si può perdere benissimo una causa pur avendo ragione, sia sufficiente pensare a quelli che sono gli esiti istruttori, che sono imprevedibili: si pensa che un testimone possa riferire una determinata cosa, invece compare e ne sostiene un’altra. O viceversa.

Al di là di questo, non sono in grado di esprimere un giudizio vero e proprio sulla tua situazione, sia sulla causa «a monte» dove ci sarebbe stata la responsabilità del tuo avvocato precedente per negligenza, sia su quella di responsabilità che vi è stata successivamente, dove si sarebbe verificata una testimonianza infedele addirittura da parte di un’altra collega dello studio.

Se tu volessi approfondire, sarebbe indispensabile esaminare con cura il fascicolo del primo procedimento, per valutare se effettivamente ci possano essere dei profili di responsabilità, ma a questo punto, avendo tu rinunciato a proporre appello, sarebbe solo un esercizio volto a toglierci la curiosità.

In generale, si può dire che il sistema giudiziario italiano, come tutti i sistemi giudiziari statuali, non serve a dare giustizia, ma ad applicare il diritto, sia quello sostanziale che quello processuale, che è una cosa diversissima, con lo scopo vero di evitare che le persone si facciano giustizia da sole e che i conflitti vengano composti in modo definitivo.

Chi si accosta al sistema giudiziario ricercando giustizia rimane regolarmente deluso, perché si tratta di un apparato burocratico da cui verrà, sì, la parola fine a molte situazioni conflittuali, e sia pure a volte dopo svariati anni, ma quasi mai in modo corrispondente al nostro interiore senso di giustizia.

Sono comunque cose di cui avrebbero dovuto parlarti i tuoi avvocati.

Se vuoi approfondire, puoi valutare di acquistare una consulenza, ma personalmente te lo sconsiglierei, a questo punto.

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Genitore non consente spostamenti del figlio: che fare?

Sono separata con il padre di mia figlia,lui e italiano io bulgara.Voglio portare via mia figlia,ha 9 anni ma lui non vuole firmare.Ne anche per le vacanze.Qui non ho nesun parente,non ho lavoro fisso…Come devo fare?

È un problema di cui abbiamo parlato dozzine di volte nel blog, per cui ti invito anche a fare una ricerca nei vecchi post (ad oggi, abbiamo oltre 4000 post, il blog esiste da vent’anni).

«Portare via mia figlia» è una espressione troppo generica, perché non specifica dove e con quali modalità, se cioè temporaneamente o per un trasferimento definitivo.

Inoltre non specifichi nemmeno se si tratta di una separazione a seguito di un regolare matrimonio o se invece non si tratta di un figlio non matrimoniale, con affido regolamentato o meno.

Il primo consiglio che mi sentirei di darti è quello di prendere appuntamento per andare a parlare con un avvocato di persona, perché la tua capacità di descrivere il caso è purtroppo un po’ troppo scarsa e ci vuole un professionista che «in diretta» ti aiuti a far emergere tutti i dettagli che sono necessariamente rilevanti.

Detto questo, si può dire, nonostante la impossibilità di capire bene il problema, che in tutti i casi in cui uno dei due genitori non presta il consenso ad un’attività o iniziativa dall’altro genitore ritenuta invece opportuna, la soluzione è quella del ricorso alla magistratura, da valutare ovviamente nella sua opportunità secondo le circostanze.

Può darsi che il ricorso alle vie legali sia sproporzionato, ad esempio, per portare via tua figlia per una settimana di vacanza, anche se potrebbe avere un importante «effetto di sistema» sull’altro genitore che potrebbe, a seguito di un tuo ricorso vittorioso, determinarsi maggiormente a collaborare per evitare ulteriori future iniziative da parte tua, che potrebbero vederlo condannato alle spese legali.

Un’altra possibile indicazione potrebbe essere quella di rivolgerti ad un centro per le famiglie esistente sul territorio per tentare un percorso di mediazione, un approccio alternativo che molto spesso offre buoni risultati.

Ti consiglio comunque, come primo passo, di acquistare una consulenza da un avvocato in cui esporre compiutamente il caso ed ottenere i consigli più tagliati per la tua situazione.

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Tribunali: perché non li smantelliamo e facciamo decidere a Forum?

Per ottenere giustizia, sei costretto a incaricare un difensore avvocato. L,ordinanza ex art. 700 ti dà, ragione, però, ti condanna a pagare le spese pocessuali anche della controparte. Protetto da tale imprevidente ordina, il colpevole ripete il reato di non consegnare documenti dovuti. Già questa è ingiustizia. Poi chiedi al tuo difensore il rimborso dell’onorario perché lascio’ scadere il termine per impugnarla, ma ti offre solo uno sconto. Allora penso che il modello di giustizia proposto da “Forum” andrebbe esteso il piu’ possibile e, almeno nel cause di condominio, andrebbero eliminati gli avocado di parte.
Lei cosa ne pensa ?

Innanzitutto, non si capisce bene che cosa è successo nel tuo caso. Non è possibile che una parte totalmente o comunque principalmente vittoriosa venga condannata a rimborsare le spese avversarie. Quello che può essere successo è che il giudice abbia compensato le spese, perché magari c’era soccombenza reciproca, come avviene abbastanza spesso, o parziale, o perché le circostanze lo consigliavano.

Con la compensazione delle spese, che può essere anch’essa totale o parziale, ognuna delle parti si paga le proprie spese legali, provvede a compensare il proprio avvocato, il chè, per la parte che riteneva di avere ragione, viene sentito come una ingiustizia.

Detto questo, e quindi al netto dell’impossibilità di valutare effettivamente quale sia stata la tua esperienza, rimane il discorso circa l’opportunità di definire delle forme di amministrazione della giustizia «alternative» rispetto a quella offerta dal procedimento civile italiano «classico».

A questo riguardo, va detto che il problema non è, a mio giudizio, in sé rappresentato dalla presenza – necessaria – di un avvocato per parte, che è una cosa che serve sia all’utente del sistema giustizia, sia al sistema giustizia in generale.

All’utente serve innanzitutto perché nei sistemi giudiziari statuali si applica il diritto, sia sostanziale che processuale, che è una materia complessa e per nulla intuitiva, al contrario di quel che si può pensare comunemente. L’avvocato è indispensabile così come è necessario un meccanico quando c’è da riparare un motore o un idraulico quando c’è da rifare un bagno. Nessuno si metterebbe in testa di aprire il motore di una macchina moderna o di rifare da solo la ristrutturazione di casa propria, perché mancano quelle nozioni e quell’esperienza che sono indispensabili per fare quel tipo di lavoro.

Al sistema giudiziari, gli avvocati sono ancora più indispensabili perché, grazie alla presenza della loro intermediazione e al confezionamento da parte loro di atti giuridici scritti o comunque di discorsi orali «condensati», la trattazione di un singolo caso dura 10 minuti al posto delle tre ore che sarebbero necessarie se si ammettessero le parti a parlare direttamente, parti che quasi sempre non hanno alcuna idea di come si espone un problema, tantomeno giuridico, né di quali siano le regole del procedimento civile italiano, che restano vincolanti e la cui inosservanza determina spesso decadenze e impossibilità di far valere i propri diritti.

Una udienza di forum dura oltre un’ora e senza che il caso venga approfondito più di tanto; un’udienza civile nel processo civile italiano dura anche solo 10 minuti, ma il caso è approfondito molto di più, specialmente sotto il profilo probatorio, grazie al lavoro svolto dagli avvocati.

Il modello di giustizia proposto da forum peraltro si basa sull’arbitrato irrituale, che è previsto dal nostro codice di procedura civile ed è a disposizione di tutti coloro che se ne vogliono servire, anche al di fuori di Forum, solo che purtroppo è molto poco diffuso, sostanzialmente pur esistendo da svariati decenni le persone non lo usano. Occorre comunque il consenso di entrambe le parti coinvolte per farvi ricorso.

Ci sono, poi, una miriade di sistemi di gestione dei conflitti alternativi rispetto al ricorso al sistema giudiziario, di cui in Italia, proprio a causa dell’inefficienza della giustizia, si è tentato, anche maldestramente, purtroppo, di imporre la cultura e la diffusione, come la negoziazione assistita, la mediazione civile, i vari tentativi di conciliazione obbligatori previsti in determinate materie, come ad esempio le telecomunicazioni.

Va nominata anche la mediazione familiare, che è un tentativo di risolvere i conflitti familiari con un approccio alternativo, nel quale credo moltissimo.

Anche io, dopo oltre venti anni di professione forense, penso che la vera, o comunque il massimo di, giustizia che l’uomo, nel corso della sua storia, abbia mai avuto o possa mai avere fosse quella impartita, sulla base dell’equità e non del diritto, dai capi villaggio o dai saggi nelle più elementari forme di aggregazione umana, aggregazioni di cui parla ad esempio il sociologo Jared Diamond nei suoi bellissimi e indispensabili libri.

Lo stesso Diamond riporta come in alcune zone del suo stato di origine, il Montana, siano ancora oggi sopravvissute forme di amministrazione della giustizia del genere: persone o società che hanno un conflitto si rivolgono ad una persona ritenuta saggia ed imparziale affinché indichi una strada, vincolante o anche solo non vincolante, ma convincente. È una specie di arbitrato, ma basato moltissimo sulla fiducia nel «saggio», che può inventarsi anche soluzioni creative e slegate da riferimenti giuridici, anche perché i conflitti tra gli uomini non hanno se non raramente ragioni davvero economiche, sono per lo più problemi con una profonda radice emotiva.

È quello che ho realizzato con il mio cumSolvere, per le persone che hanno optato per servirsene, ed è l’unica forma di «giustizia» in cui mi sento di credere, non basata sull’applicazione di regole astratte scritte prima che insorgessero i problemi che si vogliono risolvere con esse, applicazione che peraltro avviene da parte di un «giudice» che è in realtà un burocrate che occupa quella posizione per il solo fatto di aver superato, magari decenni prima, un concorso, ma una giustizia basata sulla unanimemente riconosciuta qualità delle persone che sono chiamate ad impartirla per saggezza, capacità negoziali, capacità di leggere l’animo umano, creatività e ingegno.

Resta il fatto che purtroppo il ricorso a queste forme di giustizia alternativa rimane subordinato alla volontà di entrambe o comunque tutte le parti, per cui basta che una sola di esse rifiuti di prestare il proprio consenso che ritorni ad essere necessario il ricorso al sistema giudiziario statuale.

Vale comunque la pena, in ogni caso, di formulare un apposito invito prima di instaurare una vertenza giudiziale, naturalmente tramite un atto scritto e successivamente documentabile.

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Restituzione eccedenza vendita: quando arriva?

volevo chiedere se esiste un limite nella restituzione che si chiama piano di rientro dei soldi rimasti della vendita della casa all asta? cioe dopo quanto tempo il proprietario della sua ex casa ha soldi rimasti dalla vendita all asta?
esiste un tempo limite?
sono gia passati 4 mesi e il giudice non ha ancora fissato data del piano di rientro!!!!!
cosa possibile fare?

I termini che sono previsti nel processo civile, di cui fanno parte anche le procedure esecutive, per i giudici sono quasi sempre senza alcuna sanzione in caso di loro inosservanza. Questo a differenza dei termini previsti per gli avvocati, che, se non vengono rispettati, comportano «sanzioni» o conseguenze poco piacevoli come la decadenza dal diritto di compiere un certo atto o svolgere una determinata difesa.

I termini previsti per il processo civile si dividono infatti in perentori, quelli la cui scadenza determina decadenza, e ordinatori, quelli previsti più come indicazione che altro o comunque allo spirare dei quali non si verifica nessuna conseguenza per chi non li ha rispettati. Proprio per questo, un famoso processualista propose di chiamare questi ultimi, quelli ordinatori, termini «canzonatori», perché sono un po’ una presa in giro.

Il codice di procedura civile è disseminato di termini per i giudici, che non sempre vengono rispettati, come ad esempio quello previsto per il deposito della sentenza.

Questa non vuol essere una critica per i magistrati, che sono davvero enormemente sotto organico per il lavoro che devono svolgere, tanto che in molti casi il rispetto dei termini è in realtà umanamente impossibile.

Fatte queste premesse, quali possono essere i possibili rimedi?

In caso di ritardi esagerati, un utente può valutare un esposto al CSM, l’organo che ha potestà disciplinare sui magistrati e può anche arrivare, nei casi davvero più gravi, come quello rimasto famoso di Edi Pinatto, procedere alla radiazione.

Nel tuo caso, a mio giudizio non ci sono proprio i presupposti per un’iniziativa del genere. Quello che puoi tentare di fare è solo un’istanza di sollecito, ma non c’è alcuna garanzia che possa servire a qualche cosa. Purtroppo il sistema giudiziario civile italiano è colassato decenni fa e le cose non sono in fase di miglioramento, anzi, tutto al contrario di quello che dice, volta per volta, il governo.

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Cosa deciderà il giudice? Lascia perdere e difenditi.

volevo porre una domanda su una revoca o sostituzione della misura cautelare…
sono state poste 7 persone agli arresti domiciliari art 73 comma 1…dopo 2 mesi il tribunale della liberta a deciso per il decreto di citazione…avendo saputo questo gli imputati chiedono la revoca della misura che viene respinta…andranno in appello a giugno…questo le volevo chiedere…quante probabilità ci sono ke venga revocata o sostituita la misura?

Mi dispiace, ma è una domanda completamente senza senso ed utilità.

Se anche conoscessi il caso e avessi potuto studiare il fascicolo, non sarei affatto in grado di prevedere che cosa potrebbe decidere il giudice, perché le variabili che intervengono in casi come questi sono davvero numerose e la discrezionalità dei magistrati, in questi come in molti altri casi, è realmente molto ampia.

Se avessi conoscenza di caso e fascicolo, potrei tutt’al più fare delle considerazioni e valutazioni che però avrebbero più che altro scopo di intrattenimento, riflessione, contemplazione, perché tali rimarrebbero, cioè appunto considerazioni, anche tecniche, ma comunque non vincolanti e non avrebbero alcuna efficacia determinante sulla decisione del giudice.

Figuriamoci, invece, che cosa posso dire in generale, senza conoscere il caso – addirittura non sappiamo nemmeno di quale reato stiamo parlando… – e non aver visto nemmeno da lontano il fascicolo.

Lambiccarsi con domande del genere, peraltro, in tutti i casi è non solo inutile ma anche, considerato che le nostre risorse di tempo ed attenzione sono limitate, dannoso, perché le risorse spese a divertirsi con quesiti oziosi potrebbero meglio essere impiegate per allestire una difesa efficace.

La conclusione è sempre quella: dal momento che le decisioni dei giudici non possono essere previste o pronosticate, l’unica cosa è appunto mettere il massimo impegno nel preparare una strategia difensiva migliore possibile.

È il processo la cosa da affrontare al momento, e bisogna farlo passo dopo passo.

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siamo avvocati, non siamo indovini…

In merito al nuovo articolo 3 comma 8 e 9 d.l. 23/2011,sono in affitto da 11 anni cioe’ 4+4,e nuovo contratto di 4 anni.Il proprietario di casa ad Agosto dice che la casa gli serve per fare un’attivita’ commerciale.Da premettere che non erano questi i patti,infatti io l’ho ristruttrata a mie spese interamente.Io cerco di capire e vedo sempre piu’ il suo atteggiamento ostile e strano nei miei confronti e tutelandomi gli chiedo in forma scritta le ricevute d’affitto,premetto che gia’ da anni le ho chieste a voce ma senza esito.Dopo l’ennesimo rifiuto gli ho fatto il pagamento dell’affitto con vaglia postale.Premetto che ho un contratto registrato da 200 euro al mese e ne pago in contanti 350 euro al mese.Il vaglia dalle poste poste, me l’ha rispedito a casa,contestando la modalita’ del pagamento…e non mi ha contestato l’importo! In seguito,ci siamo chiariti e ho continuato a pagare in contanti nelle mani della proprietaria,ma con testimoni in presenza.A inizio Gennaio mi vedo recapitare una racc. dal suo avvocato che mi intimava di essere moroso dal Giugno 2011,per l’importo di 350 euro mensili…per un totale di 2800 euro dandosi la zappa sui piedi !! Ha ammesso il vero importo che ho sempre pagato.A seguito mi notificarono la prima udienza per il 28 Marzo e decisi di denunciare il tutto all’agenzia dell’entrate avvalendomi della nuova procedura in merito,mi hanno registrato un nuovo contratto dal 27 Febbraio per 50,19 euro al mese. Secondo Lei come andrà a finire?

Questa è una domanda a cui non posso rispondere, purtroppo. Come dice il titolo, noi siamo solo giuristi, non siamo indovini. Possiamo leggere la legge, se mi perdoni il giorno di parole, e aiutare gli utenti a leggerla insieme a noi, dal momento che non è sempre cosa facile, ma non possiamo assolutamente sapere per certo come la penserà il giudice che si occuperà del caso e che potrebbe avere una sua interpretazione. L’unica cosa che posso dirti è che la cosa mi sembra che sia stata ben gestita da parte tua e che dovrebbero esserci i presupposti per una pronuncia a tuo favore, ma le particolarità del caso concreto possono essere molto importanti e comunque per quanto sopra anche se le conoscessi non sarei in grado, come non lo sarebbe nessuno, di avere certezze al riguardo.