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Negoziazione assistita: devo partecipare di persona?

Sono stato invitato dalla mia controparte a partecipare ad una negoziazione assistita. Ho accettato l’invito e ho firmato la convenzione, adesso dovrebbero cominciare le riunioni. Devo partecipare personalmente o posso incaricare il mio avvocato di rappresentarmi?

Devi partecipare personalmente, sia perché, anche se la legge non lo dice espressamente, secondo molti giudici se la parte non partecipa personalmente la negoziazione assistita, essa è nulla, sia perché se non partecipi di persona la negoziazione non ha senso.

Il secondo punto rappresenta un aspetto che nemmeno molti avvocati comprendono come sarebbe opportuno, infatti molto spesso mi sento dire da colleghi che vorrebbero fare incontri «solo tra avvocati» o addirittura amenità come «bastiamo noi», quando invece per avere molte maggiori speranze di un buon esito della trattativa è indispensabile che ci siano anche i protagonisti della situazione di cui si discute, in assenza dei quali le difficoltà aumentano.

In realtà, chi non vuole comparire personalmente ad una trattativa quasi sempre è perché vuole più farla fallire che farla andare avanti, ma non c’è da aver paura di nulla: anche in trattativa nessuno può mai convincerti ad accettare cose che non ritieni corrette se non concordi anche tu, anche considerando che non compari mai da solo ma sempre insieme ad un avvocato.

In ogni caso, come cennato, secondo i giudici la partecipazione personale è richiesta. L’ordine del giudice di fare la negoziazione assistita o, nei casi in cui è prevista dalla legge, l’obbligo di svolgerla è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte, accompagnata dal difensore e non anche in caso di comparsa del solo difensore, anche quale “delegato della parte” dal momento che “l’attività che porta all’accordo conciliativo ha natura personalissima e non è delegabile.

In questo senso, si sono pronunciate Trib. Vasto 09.03.2015; Trib. Firenze, ordinanza 19.3.2014; Trib. Milano, ordinanza 07.05.2015; Trib. Firenze sent. n. 3497/2015; Trib. Firenze sent. n. 3902/2016; Trib. Roma, sent. n. 8554/2016.

Se il problema a partecipare alle sedute di negoziazione assistita è di natura logistica, nel senso che hai difficoltà a spostarti, per i più svariati motivi, puoi chiedere che le sedute stesse si svolgano tramite piattaforma telematica, come ad esempio zoom, skype e così via; ormai questi sistemi sono diventati, diciamo anche «grazie» alla pandemia, di uso comune, tanto che aggiorno sono molte di più le procedure che si svolgono per via telematica di quelle in presenza.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi già di assisterti, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

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Naturalmente, se vivi e lavori lontano dalla sede dello studio – che è qui, a Vignola, provincia di Modena, in Emilia – questo primo appuntamento potrà tranquillamente avvenire tramite uno dei sistemi di videoconferenza disponibili, o persino tramite telefono, se lo preferisci; ormai più della metà dei miei appuntamenti quotidiani sono videocall.

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diritto

Tribunali: perché non li smantelliamo e facciamo decidere a Forum?

Per ottenere giustizia, sei costretto a incaricare un difensore avvocato. L,ordinanza ex art. 700 ti dà, ragione, però, ti condanna a pagare le spese pocessuali anche della controparte. Protetto da tale imprevidente ordina, il colpevole ripete il reato di non consegnare documenti dovuti. Già questa è ingiustizia. Poi chiedi al tuo difensore il rimborso dell’onorario perché lascio’ scadere il termine per impugnarla, ma ti offre solo uno sconto. Allora penso che il modello di giustizia proposto da “Forum” andrebbe esteso il piu’ possibile e, almeno nel cause di condominio, andrebbero eliminati gli avocado di parte.
Lei cosa ne pensa ?

Innanzitutto, non si capisce bene che cosa è successo nel tuo caso. Non è possibile che una parte totalmente o comunque principalmente vittoriosa venga condannata a rimborsare le spese avversarie. Quello che può essere successo è che il giudice abbia compensato le spese, perché magari c’era soccombenza reciproca, come avviene abbastanza spesso, o parziale, o perché le circostanze lo consigliavano.

Con la compensazione delle spese, che può essere anch’essa totale o parziale, ognuna delle parti si paga le proprie spese legali, provvede a compensare il proprio avvocato, il chè, per la parte che riteneva di avere ragione, viene sentito come una ingiustizia.

Detto questo, e quindi al netto dell’impossibilità di valutare effettivamente quale sia stata la tua esperienza, rimane il discorso circa l’opportunità di definire delle forme di amministrazione della giustizia «alternative» rispetto a quella offerta dal procedimento civile italiano «classico».

A questo riguardo, va detto che il problema non è, a mio giudizio, in sé rappresentato dalla presenza – necessaria – di un avvocato per parte, che è una cosa che serve sia all’utente del sistema giustizia, sia al sistema giustizia in generale.

All’utente serve innanzitutto perché nei sistemi giudiziari statuali si applica il diritto, sia sostanziale che processuale, che è una materia complessa e per nulla intuitiva, al contrario di quel che si può pensare comunemente. L’avvocato è indispensabile così come è necessario un meccanico quando c’è da riparare un motore o un idraulico quando c’è da rifare un bagno. Nessuno si metterebbe in testa di aprire il motore di una macchina moderna o di rifare da solo la ristrutturazione di casa propria, perché mancano quelle nozioni e quell’esperienza che sono indispensabili per fare quel tipo di lavoro.

Al sistema giudiziari, gli avvocati sono ancora più indispensabili perché, grazie alla presenza della loro intermediazione e al confezionamento da parte loro di atti giuridici scritti o comunque di discorsi orali «condensati», la trattazione di un singolo caso dura 10 minuti al posto delle tre ore che sarebbero necessarie se si ammettessero le parti a parlare direttamente, parti che quasi sempre non hanno alcuna idea di come si espone un problema, tantomeno giuridico, né di quali siano le regole del procedimento civile italiano, che restano vincolanti e la cui inosservanza determina spesso decadenze e impossibilità di far valere i propri diritti.

Una udienza di forum dura oltre un’ora e senza che il caso venga approfondito più di tanto; un’udienza civile nel processo civile italiano dura anche solo 10 minuti, ma il caso è approfondito molto di più, specialmente sotto il profilo probatorio, grazie al lavoro svolto dagli avvocati.

Il modello di giustizia proposto da forum peraltro si basa sull’arbitrato irrituale, che è previsto dal nostro codice di procedura civile ed è a disposizione di tutti coloro che se ne vogliono servire, anche al di fuori di Forum, solo che purtroppo è molto poco diffuso, sostanzialmente pur esistendo da svariati decenni le persone non lo usano. Occorre comunque il consenso di entrambe le parti coinvolte per farvi ricorso.

Ci sono, poi, una miriade di sistemi di gestione dei conflitti alternativi rispetto al ricorso al sistema giudiziario, di cui in Italia, proprio a causa dell’inefficienza della giustizia, si è tentato, anche maldestramente, purtroppo, di imporre la cultura e la diffusione, come la negoziazione assistita, la mediazione civile, i vari tentativi di conciliazione obbligatori previsti in determinate materie, come ad esempio le telecomunicazioni.

Va nominata anche la mediazione familiare, che è un tentativo di risolvere i conflitti familiari con un approccio alternativo, nel quale credo moltissimo.

Anche io, dopo oltre venti anni di professione forense, penso che la vera, o comunque il massimo di, giustizia che l’uomo, nel corso della sua storia, abbia mai avuto o possa mai avere fosse quella impartita, sulla base dell’equità e non del diritto, dai capi villaggio o dai saggi nelle più elementari forme di aggregazione umana, aggregazioni di cui parla ad esempio il sociologo Jared Diamond nei suoi bellissimi e indispensabili libri.

Lo stesso Diamond riporta come in alcune zone del suo stato di origine, il Montana, siano ancora oggi sopravvissute forme di amministrazione della giustizia del genere: persone o società che hanno un conflitto si rivolgono ad una persona ritenuta saggia ed imparziale affinché indichi una strada, vincolante o anche solo non vincolante, ma convincente. È una specie di arbitrato, ma basato moltissimo sulla fiducia nel «saggio», che può inventarsi anche soluzioni creative e slegate da riferimenti giuridici, anche perché i conflitti tra gli uomini non hanno se non raramente ragioni davvero economiche, sono per lo più problemi con una profonda radice emotiva.

È quello che ho realizzato con il mio cumSolvere, per le persone che hanno optato per servirsene, ed è l’unica forma di «giustizia» in cui mi sento di credere, non basata sull’applicazione di regole astratte scritte prima che insorgessero i problemi che si vogliono risolvere con esse, applicazione che peraltro avviene da parte di un «giudice» che è in realtà un burocrate che occupa quella posizione per il solo fatto di aver superato, magari decenni prima, un concorso, ma una giustizia basata sulla unanimemente riconosciuta qualità delle persone che sono chiamate ad impartirla per saggezza, capacità negoziali, capacità di leggere l’animo umano, creatività e ingegno.

Resta il fatto che purtroppo il ricorso a queste forme di giustizia alternativa rimane subordinato alla volontà di entrambe o comunque tutte le parti, per cui basta che una sola di esse rifiuti di prestare il proprio consenso che ritorni ad essere necessario il ricorso al sistema giudiziario statuale.

Vale comunque la pena, in ogni caso, di formulare un apposito invito prima di instaurare una vertenza giudiziale, naturalmente tramite un atto scritto e successivamente documentabile.

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diritto

Primo divorzio in house: trascritto allo stato civile.

Come ripromesso, vi aggiorno sulla conclusione del primo accordo in house da noi seguito, che poi è stato il primo in assoluto almeno nella nostra provincia di Modena, a quanto ci hanno riferito in Procura.

Il Comune di Castelvetro ci ha dato comunicazione dell’avvenuta trascrizione dell’accordo, con lettera che vi allego, dopo averla opportunamente anonimizzata, ovviamente.

La pratica a questo punto è conclusa.

Nel frattempo, abbiamo avuto occasione di concludere altri accordi in house, anche con regime di nulla osta per assenza di figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti, e anche in questi casi tutto, almeno al momento, sta procedendo correttamente. Dal lato dei clienti, si registra una notevole diminuzione dello stress connesso a tipi di pratiche che, se condotte in tribunale, lasciano sempre un po’ il segno o rappresentano quantomeno un fastidio.

Potete leggere, se vi interessa l’argomento, la nostra scheda completa sugli accordi in house.


Questo post fa parte di una «serie», di seguito tutte le «puntate»:

  1. Conclusione dell’accordo
  2. Deposito in Procura
  3. Rilascio dell’autorizzazione
  4. Deposito agli uffici comunali
  5. Comunicazione di avvenuta trascrizione (questo post)
  6. Rassegna stampa
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diritto roba per giuristi

Negoziazione assistita: il modello di invito.

In vista della prossima entrata in vigore della legge sulla negoziazione assistita, che prevede espressamente ipotesi di improcedibilità in caso di mancato invio dell’invito a procedere alla stessa, abbiamo definito qui in studio un modello, facsimile o canovaccio da utilizzare, aggiungendolo mediante il solito «copia e incolla» agli schemi di lettere già esistenti, nei casi in cui si verta, chiaramente, in una delle materie per cui è previsto il previo invito obbligatorio.

Ci sentiamo di condividerlo, mettendolo a disposizione di tutti i colleghi che seguono il blog, anche per sottoporlo alla loro valutazione, invitandoli anche a leggere la nostra, più approfondita, scheda sulla diffida, nel cui contesto l’invito alla negoziazione è per lo più destinato a «vivere».

Naturalmente, questo invito può essere usato anche per le negoziazioni assistite in tema di separazione, divorzio, modifica condizioni, di cui il nostro studio è stato «pioniere», e cioè gli accordi in house.

In caso di osservazioni, lasciate pure un commento qui sotto, come al solito.

Buona giornata e buon lavoro a tutti.

Con la presente si formula espressamente invito, ai sensi degli artt. 2 ss. decreto legge 132/2014, convertito con la legge 10 novembre 2014, n. 162, GU n.261 del 10-11-2014 – Suppl. Ordinario n. 84, a procedere a negoziazione assistita per la risoluzione della vertenza sopra descritta.

Ai sensi dell’art. 4 legge cit., si avverte espressamente che la mancata risposta
a questo invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio e di quanto previsto dagli articoli 96 e 642, primo comma, del codice di procedura civile.

Firma la presente il nostro assistito Sig. xxx, la cui autografia è da noi autenticata, con la sottoscrizione della presente, ai sensi dell’art. 4, comma 2, legge cit..