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diritto

Riforma Cartabia: come la corazzata Kotiomkin.

Note dell’episodio.

Oggi entra in vigore la riforma Cartabia, una modifica legislativa che non apporterà alcun vantaggio e darà solo problemi a tutti gli operatori per i prossimi mesi ed anni, il cui unico scopo è quello di consentire ai politici di pavoneggiarsi e dire di aver fatto qualcosa per la giustizia, quando invece sarebbe stato molto meglio se non avessero fatto nulla.

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diritto

Oggetti di proprietà o rubati: come distinguerli?

Avrei una domanda riguardante il taccheggio: chi stabilisce se un oggetto che ho in tasca o addosso è rubato o comprato in precedenza. Esempio: la mia ragazza esce da decathlon, il vigilante la ferma e decide di perquisirla, la mia ragazza consapevole di non avere nessun obbligo a farsi mettere le mani nella borsa dal vigilante acconsente per evitare inutili disguidi, quí arriva il bello, all’interno della borsa la mia ragazza porta sempre con sé una borraccia decathlon, la domanda è; chi stabilisce se quella borraccia sia stata rubata o acquistata in precedenza? Lo stesso dubbio può venire a me se venissi beccato con un paio di guanti in tasca, o con il pedale di una bici o con una barretta energetica o con un moschettone da arrampicata o con qualunque altro improbabile oggetto, che per quanto improbabile ne resta comunque impossibile stabilire se sia rubato o meno

Se non c’è il dispositivo antitaccheggio, sono circostanze che vengono lasciate alla valutazione della situazione in concreto, con le nozioni di esperienza che rientrano nella conoscenza di tutti.

In primo luogo, si vede abbastanza bene se un oggetto è completamente nuovo o anche solo un poco usurato, ad esempio.

Nei casi dubbi, inoltre, possono sopperire le telecamere di sorveglianza interna.

Insomma, non ci sono risposte definitive, ma ci sono diversi elementi, oltre a questi due citati a titolo di esempio, che possono aiutare a capire se un oggetto fa parte delle dotazioni di una persona o se è stato appena sottratto.

Naturalmente, in ultima istanza, nei casi dubbi, decide un giudice, sulla base della relazione delle forze dell’ordine intervenute, chiamate dalla sicurezza, per lo più, anche se ovviamente una persona cui fosse infondatamente contestato un saccheggio potrebbe chiamare dei testimoni a riprova del precedente acquisto legittimo o addirittura produrre documentazione, come nel caso in cui l’acquisto fosse avvenuto on line o su amazon.

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diritto modello

Richiesta di consenso al pm per il patteggiamento: un modello

Il modello.

Devo ancora riprendermi dallo shock di una lettera, compilata da un avvocato regolarmente iscritto all’albo, in cui viene contestato ad un mio assistito di aver commesso un «reato penale».

Schermata 2021 06 10 alle 17 00 15Nonostante ciò, siccome conosco (anche se, come dico sempre, non condivido) la tua passione per i modelli, oggi voglio metterti a disposizione uno dei modelli che uso più frequentemente e cioè quello per richiedere al pubblico ministero il consenso per il patteggiamento, rito alternativo che evita di andare al dibattimento e consente di definire il processo penale in tempi molto più brevi, con una pena minore – quasi sempre condizionalmente sospesa – e di conseguenza anche con un notevole risparmio di spese.

Per maggiori dettagli, puoi leggere la mia scheda di approfondimento che trovi qui.

richiesta consenso al pm per patteggiamento.docx

Conclusioni.

  • se pensi che questo post possa essere utile anche da altri, condividilo, per mail, sui social, dove ti pare;
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diritto roba per giuristi

Firma digitale remota con Namirial

Firma digitale senza hardware.

A seguito di un problema, dappoco e comunque transitorio, con una delle mie due chiavette di firma digitale (1), ho deciso di acquistare una firma digitale «remota» da Namirial, in modo da poter sempre firmare senza dover ogni volta utilizzare apparati hardware che possono presentare problemi.

felice con mac

Ho scelto Namirial come fornitore perché il procedimento di firma con questo gestore è supportato dal software che utilizzo per il processo civile telematico, cioè slpct, in una apposita versione, che si può scaricare qui, , che si chiama slpctfr, dove appunto le due lettere finali sono l’acronimo di «firma remota».

La firma digitale, ovviamente, serve, anzi è fondamentale per il pct (processo civile telematico), il ppt (processo penale telematico) e il pat (processo amministrativo telematico). La firma digitale remota si può utilizzare per i primi due, mentre per il terzo, cioè il PAT, basato sull’utilizzo di moduli PDF, il mio amico Stefano Baldoni mi fa notare che non si può utilizzare.

Il costo, nel mio caso, è stato di 47,58€ IVA inclusa, 39€ + 8,58 IVA; la firma remota dura tre anni, quindi in realtà si acquista l’abbonamento triennale ad un servizio, come ormai sempre più spesso accade.

La firma remota in realtà funziona tramite un dispositivo di firma che si trova presso il gestore, quindi è senza hardware solo per l’utente finale del servizio; in realtà, un dispositivo hardware c’è, viene solo utilizzato da remoto, tramite procedure che consentono di verificare che chi vi accede è davvero il titolare del diritto di usarlo.

Questo, a livello pratico, si traduce nell’assenza di problemi hardware in capo all’utente e rappresenta una notevole semplificazione, dati i numerosi problemi incontrati, anche solo per la necessità di procedere a configurazioni dei software da utilizzare, in passato. Inoltre, consente di firmare documenti anche da dispositivi cui non è possibile collegare, ad esempio, chiavette USB come i cellulari, i tablet e così via.

Acquisto e attivazione

Per il processo di acquisto tieni a disposizione i tuoi dati e il tuo «codice destinatario» per la fatturazione elettronica; personalmente ho pagato tramite PayPal, utilizzando il mio saldo attivo.

Ovviamente, per attivare la firma da remoto devi identificarti correttamente, cioè dimostrare al fornitore la tua identità. Questo può essere fatto in vari modi, come rappresentato nell’immagine successiva. Io ho scelto di usare lo SPID, che mi sono creato di recente (se non sei un avvocato, questo non deve stupirti: per noi avvocati, lo SPID non era così necessario in quanto avevamo già la Carta Nazionale dei Servizi da diversi anni).

modalità di identificazione

Successivamente, dovrai inserire il tuo cellulare e il tuo indirizzo di posta elettronica; entrambi dovranno essere verificati inserendo un codice ricevuto sugli stessi.

In seguito, occorre confermare alcuni dati e fornire ad ogni modo gli estremi di un documento di identificazione. Nel mio caso, ho inserito la carta d’identità cartacea.

Al termine, si procederà alla «firma on line» del contratto, premendo un apposito bottone, premendo il quale si apre un pannello eSign Anywhere.

Bottone per iniziare la firma

Una volta completato il processo di registrazione online, riceverai le credenziali all’indirizzo di posta elettronica indicato.

In realtà, riceverai diverse mail. Una con le credenziali della shop on line Namirial. Una con le credenziali per l’accesso al Namirial ID e una con i dati per l’utilizzo della firma remota. Ovviamente, è sempre consigliabile utilizzare un gestore di password per annotare queste e tutte le altre credenziali, come spiego meglio in questo precedente post.

La mail più importante contiene una «busta». La busta con il PIN che ti serve per usare la firma remota è infatti contenuta in un file PDF protetto da password in allegato alla mail. La password viene inviata via SMS al cellulare indicato in sede di registrazione (bisogna fare la richiesta cliccando un link contenuto nella mail stessa).

Prenditi il tempo di attivarti e annotare con cura tutte le prime credenziali (ce ne saranno altre).

Per completare l’attivazione, dovrai anche scaricare l’applicazione sul tuo cellulare per la generazione dei codici OTP di Namirial, che ti serve per il primo accesso al Namirial ID; ovviamente l’applicazione è disponibile sia per Android che per iOS.

Anche in questo caso, verrà richiesto di definire un nuovo PIN per l’accesso all’app sul cellulare, anche se chi vorrà potrà attivare il riconoscimento tramite impronta digitale.

Una volta installata l’applicazione, accedi al tuo Namirial ID utilizzando il codice OTP generato dall’app stessa. Ti verrà richiesto di cambiare la password.

Annota con cura anche queste nuove credenziali: nuova password, pin per l’accesso all’applicazione in mancanza di autenticazione biometrica, ecc..

Utilizzo della firma da remoto.

Prima di utilizzare la firma, bisogna attivare un OTP dentro al tuo account Namirial ID.

Procedi seguendo le istruzioni, cliccando sul bottone verde.

richiesta prima attivazione OTP

Fatto questo, il passo successivo è installare sul mac (o sulla tua diversa macchina) il software «firma certa» da questo sito.

pannello firma certa

Questo è il pannello per la firma dentro l’applicazione «firma certa» per il mac.

Nel campo username va inserito appunto il nome utente scelto durante il processo di acquisto e registrazione, che qui non espongo per motivi di sicurezza.

Una volta inserito il nome utente, bisogna fare clic su reclaim. L’applicazione si collegherà al fornitore del servizio e fornirà l’indicazione della «periferica virtuale» e degli OTP disponibili.

Fatto questo, bisogna inserire l’OTP preso dall’applicazione sul cellulare, facendo attenzione che non stia scadendo temporalmente.

A quel punto, bisogna inserire il PIN – quello ricevuto nella busta cieca allegata in PDF alla mail, per aprire la quale ti eri fatto mandare il codice via SMS.

Questo PIN è del tutto simile a quello previste per le chiavette: serve a mo’ di conferma finale della tua identità.

In realtà, visto che il codice OTP scade, conviene a mio giudizio inserire prima il PIN, visto che è sempre uguale, e solo dopo il codice OTP.

Fatto questo, si può cliccare su OK: il documento verrà firmato.

Di seguito, tanto per completezza, il pannello di slpct per windows che è diverso da quello per il mac: richiede il numero dispositivo e il pin, non lo username (grazie sempre a Stefano per la precisazione).

pannello firma remota windows

Conclusioni.

Sono finiti i tempi in cui si poteva fare a meno della tecnologia per gli avvocati.

Oggi non solo bisogna usarla, ma bisogna farlo bene, pena, in difetto, di passare brutti quarti d’ora e magari incorrere in spiacevolissime decadenze, foriere anche di responsabilità.

Con questa firma remota, ho un triplice sistema di sicurezza: due chiavette fisiche, una «chiavetta» da remoto. In questo modo, sono altamente sicuro di non perdere mai un deposito o l’invio di un documento importante.

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Note

(1) Se non hai letto questo mio precedente post in cui consiglio di avere, per ragioni di sicurezza, almeno due chiavette ti invito a farlo.

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diritto

Fascicolo penale che non si trova: che fare?

vorrei sapere se si può essere assistiti da un avvocato quando l ‘avvocato già nominato non agisce bene o meglio ritarda le cose.
Va detto che l’emergenza sanitaria ha in effetti ritardato tutto e l’incendio che c è stato a Milano in Tribunale ha causato notevoli disagi ma mi chiedevo se esiste una norma in giurisprudenza che contempla il caso del recupero di un fascicolo probabilmente distrutto per cause di forza maggiore.
Il fascicolo pare introvabile e riguardava il caso di morte sospetta di mia madre avvenuta a Milano ( dove abito) tre anni fa. Il primo avvocato mi ha chiesto una cifra sostanziosa e poi si è dileguato.non informandomi dei miei diritti cioè che già allora avrei potuto presentare una opposizione al l’archiviazione.
Ora che é stato riaperto il caso e il PM ha richiesto l’archiviazione , quando il fascicolo è arrivato dal GIP c è stato l’incendio ( a fine marzo) .
l’ avvocato nominato ad aprile a tutt”‘oggi non riesce averlo

Chi non pratica le aule di giustizie non se lo immagina, ma purtroppo lo smarrimento o distruzione di un fascicolo è una cosa che non avviene così di rado, tra casi in cui, senza alcun motivo particolare, non si riesce a trovarlo, casi in cui ci sono furti – spesso gli uffici dei giudici di pace ne sono vittima – e casi di eventi come incendi e altre calamità.

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Nella procedura civile, quella che mi è più familiare perché la più praticata da me, esiste un procedimento di ricostruzione del fascicolo d’ufficio, cui ho avuto occasione di partecipare svariate volte: sostanzialmente gli avvocati conferiscono alla cancelleria le copie di cui dispongono e la cancelleria provvedere appunto a ricostruire il fascicolo.

Nella procedura penale non mi è mai capitata una cosa del genere, ma credo che funzioni in modo del tutto analogo.

Non so se possa essere responsabilità del tuo avvocato, onestamente, il ritardo che stai subendo. A parte la possibilità in tempi ordinari di smarrimento o distruzione di un fascicolo, in questi tempi di epidemia tutto è stato più pesante.

Quello che puoi fare, per il momento, è magari incaricare un secondo avvocato, senza revocare il primo (è possibile e consentito dalla nostra deontologia), di fare qualche accertamento sulla situazione e darti una specie di «secondo parere» sulla stessa, per capire se effettivamente ci sono state negligenze da parte del legale attuale o meno.

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Procedimento penale: vale sempre il gratuito patrocinio?

Nel caso in cui fosse stato nominato difensore di fiducia un difensore assegnato d’ufficio, dopo sentenza di primo grado di un processo penale, colui che intenda ricorrere al tribunale di sorveglianza conferendo mandato ad un nuovo avvocato, potrà continuare ad usufruire del gratuito patrocinio al quale era stato ammesso?

Non ho capito bene che tipo di ricorso devi fare e se riguarda aspetti relativi al merito o piuttosto all’esecuzione della sentenza di primo grado quindi posso fare solo qualche cenno in generale.

L’ammissione al patrocinio a spese dello Stato non è legata all’avvocato scelto in quel momento, nel senso che il cliente può sempre cambiare avvocato, ovviamente scegliendo ogni volta un legale iscritto nell’apposito albo.

Si deve trattare, tuttavia, sempre dello stesso procedimento per cui il patrocinio è stato a suo tempo concesso. Possono essere fasi diverse dello stesso procedimento, ma se il grado è diverso, ad esempio, occorre una nuova delibera di ammissione. Ugualmente, ed anzi anche a maggio ragione, se si tratta di un procedimento diverso, anche se legato al precedente dal medesimo fatto o da altri elementi di connessione.

In caso di dubbio, ti consiglio di chiedere direttamente al legale che andresti ad incaricare oppure all’ordine degli avvocati della tua zona.

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diritto

Se mia moglie mi denuncia come posso difendermi?

sono stato querelato da mia moglie. X aggressione due anni fa xche avevo decido di lasciarlapoi coi suoi ricatti mi !ha costretto a star con lei se sé volevo che mi rititasse la deenuncia quella volta l’Inps mi chiese i danni x malattia della signora a settembre e’ successo ancora mi sono lasciato con mia moglie e mi ha denunciato ancora x aggressione fatto che non ho compiuto l’Inps a distanza di quasi due mesi mi chiede il risarcimento a me non ho alcuna intenzione come devo procedere?un avvocato al quale mi sono rivolto mi ha inoltre consigliato di attendere fino all’udienza per sporgerle denuncia x calunnia solo nel momento in cui verrò condannato…ma perché questo stare zitto ora non è come ammettere il fatto?non posso prendermi una colpa che non ho anche perché la signora è un autolesionista ma ha già più volte ri
cattato di volersi provocare lesioni e suicidars. Lasciando uno scritto contro di me come posso tutelarmi?

Il fatto non è molto chiaro e andrebbe approfondito maggiormente, ma in generale sono poco d’accordo sull’opportunità di attendere senza fare niente.

Nel processo penale, specialmente durante la fase delle indagini preliminari, si possono fare molte cose utili, come ad esempio le indagini difensive che spesso hanno un peso importante in seguito. In ogni caso, è meglio definire una strategia difensiva di base e farlo prima possibile.

Al di là, poi, dell’aspetto penale della vicenda, è evidente che devi gestire la separazione da tua moglie in modo globale, anche sotto questo profilo ci sarebbero molte cose che, volendo e potendo, si potrebbero quantomeno tentare.

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diritto

il mio avvocato può presentarmi un conto di 7.000 euro?

A maggio 2012 ho commesso un reato assurdo, che non è da me, io non ho mai avuto problemi con la legge, sono un ex sottufficiale dell’A.M. in pensione dal 2001,sposato e ho una figlia di anni 18, che da quel maledetto giorno NON accetta più di avere un padre. Sono stato fermato con 54 gr. di cocaina……fermato ad un posto di blocco dei c.c., insomma ho passato i guai. Il legale che avevo messo è venuta la mattina in carcere assistendo all’interrogatorio del G.I.P. il giorno dopo mi hanno dato i domiciliari, e ci sono rimasto per 5 mesi! Questa bravissima persona (amica mia)…….dopo esattamente due mesi ha presentato domanda di revoca, con esito negativo. Mi ha fatto firmare un contratto di euro 7000 e mi ha detto che se non pago, si rivolge all’ordine degli avv. e mi manda uff.giud. Può farlo? La spesa è normale o posso contestarla? Cosa fare? Premetto che ho litigato e lei mi ha scaricato al 2° mese.

Alla gente sembra tutte le volte strano, ma quando si firma un contratto, per capire come è regolata una determinata cosa, bisogna poi sempre far capo a quel contratto che si è firmato. Anche nel tuo caso, è davvero difficile dire se la somma che ti è stata chiesta possa essere congrua o meno senza visionare il contratto che hai firmato e senza conoscere in dettaglio il lavoro che questo avvocato ha svolto per te, soprattutto sotto il profilo orario e, in generale, dell’impegno profuso a favore del tuo caso. Ottenere i domiciliari con questa quantità di stupefacente non è un risultato da poco, da questo punto di vista, ma vanno valutate tutte le circostanze del caso. Naturalmente, in special modo se hai firmato un contratto appunto scritto, se non paghi il creditore può chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo, che, se diventa definitivo, può comportare l’intervento dell’ufficiale giudiziario, come dici tu, ma anche questi aspetti andrebbero approfonditi.

In conclusione, ti posso più che altro suggerire di negoziare con questo legale. Se invece vuoi approfondire maggiormente, è necessario che tu acquisti una consulenza da un avvocato per studiare il caso e la documentazione relativa.

come fare a sapere se mi hanno denunciato in seguito ad un taccheggio?

Ho rubato 3 indumenti sportivi di basso costo presso un negozio di un centro commerciale. Ho tagliato le etichette con delle forbici che avevo in borsa. Mi hanno fermato all’uscita, portato in direzione, dove ho riposto i tre indumenti. Ho dato la Carta di identità, della quale hanno tenuto una copia e mi hanno fatto firmare un foglio. Poi mi hanno chiesto come avessi tagliato le etichette. Ho mostrato le forbici, che hanno tenuto. Per loro, mi sarei beccato una denuncia di furto con armi/scassinamento (la presenza delle forbici ha fatto pensare che fossi andato intenzionato o che addirittura lo facessi spesso). Mi hanno assicurato di non denunciarmi e che quel foglio serviva loro per riconoscermi qualora c’avessi riprovato. Dove devo recarmi per accertarmi di non essere denunciato?

Devi presentare una istanza ex art. 335 cod. proc. pen.. Puoi farlo tramite legale o anche personalmente, se preferisci. Nelle nostre FAQ, ce n’è una al riguardo che spiega tutto.

possibile furto o tentato furto?

mi trovavo in un supermercato assieme a un amico che ha tentato di rubare dei videogiochi forzando la scatola di sicurezza con delle calamite..per poi nasconderli prima di uscire forse per pentimento…siamo stati fermati e portati in una stanza aspettando l’arrivo dei carabinieri. mentre lui faceva questo io ho avuto l’idea di stupida di provare a rubare un accessorio per il telefono..lho preso …ho aperto la scatola e ho tirato fuori il contenuto..l’ho tenuto in mano per pochi secondi..poi rendendomi conto di star facendo uno sbaglio enorme l’ho riposto sullo scaffale senza mai aver tentato di impossessarmene o spostarmi col contenuto in mano. all’arrivo dei carabinieri stata fatta denuncia a tutti e due,al mio amico con anche scritto il valore degli oggetti che ha tentato di rubare,a me no. quindi volevo sapere se questo mio omportamento possa essere punibile come reato (ripeto di aver solo aperto la scatola e di aver quasi immediatamente posato tutto)

Lo dici tu stesso di aver tentato di rubare, quindi il reato oggettivamente c’è stato, nel nostro sistema legislativo, infatti, viene punito, dall’art. 56 cod. pen., anche il tentativo di reato. Ora, può darsi che nel tuo caso ci siano pochi elementi per poter sostenere l’accusa in giudizio e che quindi il procedimento penale finisca per «sbriciolarsi», come non di rado succede. Ti consiglio comunque di rivolgerti prima possibile ad un legale, per concordare la migliore strategia difensiva.