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Strada vicinale: come costituire una servitù per l’acqua potabile?

DOMANDA – Strada vicinale uso pubblico: quali sono gli artt.di legge e/o le norme speciali che regolano l’interramento di un tubo per acqua potabile a servizio di annesso rurale, che viene steso lungo il percorso-circa 500 mt., il quale costeggia altre proprietà. In sintesi quali permessi sono necessari per effettuare detti lavori senza incorrere in sanzioni o altri provvedimenti. A quale Autorità va segnalata la irregolare esecuzione dei lavori in questione? Con quali modalità ed eventuale tempistica devono essere informati i proprietari dei terreni posti lungo il tragitto interessato da tali lavori? Se durante i lavori viene modificato l assetto viario del tratto di interesse modificandone la percentuale di pendenza e viene completamente occlusa la fossa di regimazione laterale con il materiale di risulta estratto per i lavori di cui sopra quale norma di legge si trasgredisce? In caso di accertamenti e conseguente contestazione, può essere imposto al tragressore anche il ripristino dei luoghi?

— RISPOSTA – Di solito, in casi come questo, fornisco la seguente risposta «artt. 1 e ss. del codice civile e legislazione collegata», così uno ha subito il riferimento normativo e può vedere immediatamente che non gli serve a niente.

Il problema di situazioni di questo tipo, peraltro, è che ci sono diverse e molto importanti fonti normative di valore locale, come, in generale, gli strumenti urbanistici e i regolamenti edilizi, cui il codice civile stesso fa riferimento, delegando, per molti aspetti della disciplina della proprietà fondiaria.

La cosa migliore è fare un passo indietro e, se necessario o anche solo opportuno, anche più di uno e vedere se si può fare quello che vuoi fare attraverso una soluzione negoziale, cercando di coinvolgere tutti i soggetti interessati a qualsiasi titolo: contitolari della strada, ente pubblico, eventuali titolari di diritti reali minori e così via.

Se questa prima trattativa dovesse fallire, o fosse già fallita, prima di prendere in mano il «puro diritto», suggerirei di tentare ancora una mediazione davanti ad un apposito organismo: nonostante lo scetticismo iniziale di molti miei colleghi, la mia esperienza a riguardo è molto buona.

Se anche la mediazione dovesse fallire, allora non resterebbe che passare ad approfondire la situazione in diritto. Per fare questo lavoro, ti serve sia un avvocato che un tecnico (geometra, architetto, ingegnere civile) e comporta un investimento da valutare bene.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi già di svolgere questo lavoro, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

Puoi anche acquistare online direttamente da qui: in questo caso, sarà poi lei a chiamarti per concordare giorno ed ora della nostra prima riunione sul tuo caso; a questo link, puoi anche visualizzare il costo.

Naturalmente, se vivi e lavori lontano dalla sede dello studio – che è qui, a Vignola, provincia di Modena, in Emilia – questo primo appuntamento potrà tranquillamente avvenire tramite uno dei sistemi di videoconferenza disponibili, o persino tramite telefono, se lo preferisci; ormai più della metà dei miei appuntamenti quotidiani sono videocall.

Guarda questo video per sapere meglio come funzionerebbe il lavoro con me.

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Ti lascio adesso alcuni consigli e indicazioni finali che, a prescindere dal problema di oggi, ti possono sempre essere utili.

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diritto

Allargamento del cancello: quale pratica?

La mia proprietà è adiacente ad una strada poderale che separa la mia da quella di un altro e termina in un cancello di una terza proprietà. È lunga ca 50m. Il mio cancello a due battenti è posto a metà ed è largo solo 2m e mi occorre allargarlo affinché diventi 3,5m. Quali permessi devo chiedere? Scia o nulla?

Gli «strumenti urbanistici», cioè le norme applicabile ad un determinata situazione e l’insieme delle loro «fonti», cioè ancora gli atti e i provvedimenti che le contengono, sono il regno del particolarismo più assoluto.

Questo significa che la disciplina di una determinata situazione varia sensibilmente non solo addirittura da comune a comune, ma anche da area ad area di uno stesso comune, per l’accavallarsi di fonti di livello generale con fonti molto più particolareggiate come i piani regolatori, peraltro di diversi tipi.

Peraltro, pur essendo una materia sicuramente giuridica, i professionista che hanno sviluppato più competenza a riguardo sono i tecnici, cioè i geometri, architetti, ingegneri civili.

Ti consiglierei di sentire da un tecnico.

Anche loro a volte sbagliano, come esempio tra i mille che potrei fare ti posso raccontare di quella volta in cui mi è capitato di assistere un geometra addirittura in un processo penale per aver scelto un tipo di pratica edilizia diversa da quella prevista, per fortuna conclusosi favorevolmente.

Però restano i professionisti più informati e, soprattutto, adeguatamente collocati nel contesto territoriale di riferimento.

Prendi dunque un appuntamento con un tecnico che opera nella tua zona.

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diritto

Causa di rivendicazione e usucapione: che fare?

Espongo il mio problema. La rete di recinzione che divide la mia proprietà da quella dei miei vicini non è posta sul reale confine catastale ma 10mt. più dentro rispetto allo stesso, in difetto rispetto alla mia proprietà. Ho intentato una causa di rivendicazione di questo terreno perché ho costruito la mia abitazione su l’attuale confine, in difetto rispetto alle norme del mio comune che prevedono una distanza minima di mt.5. Il mio vicino dichiara di aver sanato la sua invasione per effetto di usucapione e minaccia di chiedere l’abbattimento della mia abitazione. Ora io le chiedo in caso io perda la causa davvero il mio vicino non solo diventerà proprietario del mio terreno ma può anche chiedere la demolizione di casa mia?

È una situazione che richiede un approfondimento molto, ma molto maggiore.

Mi limito a qualche breve cenno, restando inteso che conviene che tu chieda delucidazioni al legale che ti sta seguendo la posizione e che conosce il caso meglio di chiunque altro.

L’usucapione è un istituto basato sul possesso, che è una situazione di fatto, cioè un potere esercitato, anche a prescindere da qualsiasi legittimazione giuridica, su una cosa. In altri termini, un utilizzo, un uso puro e semplice.

Nelle cause in cui si verte, a titolo principale o in via di eccezione, di usucapione, dunque la prova dei fatti riguarda semplicemente l’avvenuto uso di un bene.

La prova pressoché esclusivamente utilizzata per dimostrare gli usi pregressi è quella testimoniale, questo fa sì che una vertenza in cui è coinvolto l’usucapione possa finire davvero in qualsiasi modo, perché nessuno sa cosa esattamente possano venire a dire i testimoni e come ciò che hanno riferito possa venire interpretato dal giudice.

Il secondo grosso problema di questa situazione è che sulle questioni civili si innestano quelle urbanistiche, rispetto alle quali non si può dire nulla di particolareggiato, dal momento che gli strumenti urbanistici variano a seconda della zona in cui ci si trova, anche all’interno dello stesso territorio comunale a volte.

Non so se tu abbia già instaurato la causa di rivendicazione della fetta di terreno in contestazione, ovviamente qualora tu non lo avessi già fatto sarebbe bene fare un adeguato approfondimento di tutti questi aspetti, ed altri (questi sono solo quelli principali e più problematici), che riguardano la situazione.

L’unica cosa che, in generale, si può aggiungere è che anche in situazioni come queste sicuramente una soluzione di tipo amichevole, basata sul raggiungimento di un accordo con il tuo vicino, potrebbe essere tutto sommato quella ideale. Quindi valuta anche di investire su una trattativa col tuo vicino.

Se vuoi approfondire maggiormente, tramite un secondo parere rispetto a quello del legale che ti sta già seguendo, puoi valutare di acquistare una consulenza. Ti raccomando, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani, che possono evitarti di cadere in situazioni difficili.

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Distanza per le costruzioni: da recinzione o mezzeria stradale?

approfitto delle sue notevoli competenze per cercare di risolvere il mio quesito.c,è stata una lottizzazione di un area demaniale del comune con rilascio concessioni edilizie dirette(1968) come zona b2 di completamento.Per tutto il tracciato della lottizzazione era stata realizzata una strada nella quale i proprietari dei lotti hanno realizzato volontariamente i muri di confine 2,50mt .più indietro lasciando una strada di 5 mt. considerata strada vicinale di uso pubblico.Il problema che le pongo è questo: le distanze dell’immobile in base alle norme urbanistiche vanno considerate sino al confine esterno dell muro di recinzione o sino al confine di proprietà che sarebbe la mezzeria stradale?

Grazie, ma non sono così competente e soprattutto non sono un «indovino» in grado di poter ragionare su aspetti come questi senza aver letto e studiato gli strumenti urbanistici vigenti per l’area in questione, di cui tu citi alcuni riferimenti che però andrebbero ulteriormente approfonditi e contestualizzati.

Se dovessi tentare di dare una risposta a naso, direi che la distanza vada calcolata assolutamente dal muro di recinzione e non dalla mezzeria stradale.

A livello empirico, una buona idea potrebbe essere andare a chiedere informazioni o comunque a confrontarsi presso l’ufficio tecnico del comune o del quartiere che segue la zona.

Se vuoi approfondire ulteriormente, puoi acquistare una consulenza, da noi o da un altro avvocato di tua fiducia, ma ti consiglierei prima di andare a sentire presso l’ufficio tecnico.