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trattare i problemi legali

Negoziazione assistita: devo partecipare di persona?

Sono stato invitato dalla mia controparte a partecipare ad una negoziazione assistita. Ho accettato l’invito e ho firmato la convenzione, adesso dovrebbero cominciare le riunioni. Devo partecipare personalmente o posso incaricare il mio avvocato di rappresentarmi?

Devi partecipare personalmente, sia perché, anche se la legge non lo dice espressamente, secondo molti giudici se la parte non partecipa personalmente la negoziazione assistita, essa è nulla, sia perché se non partecipi di persona la negoziazione non ha senso.

Il secondo punto rappresenta un aspetto che nemmeno molti avvocati comprendono come sarebbe opportuno, infatti molto spesso mi sento dire da colleghi che vorrebbero fare incontri «solo tra avvocati» o addirittura amenità come «bastiamo noi», quando invece per avere molte maggiori speranze di un buon esito della trattativa è indispensabile che ci siano anche i protagonisti della situazione di cui si discute, in assenza dei quali le difficoltà aumentano.

In realtà, chi non vuole comparire personalmente ad una trattativa quasi sempre è perché vuole più farla fallire che farla andare avanti, ma non c’è da aver paura di nulla: anche in trattativa nessuno può mai convincerti ad accettare cose che non ritieni corrette se non concordi anche tu, anche considerando che non compari mai da solo ma sempre insieme ad un avvocato.

In ogni caso, come cennato, secondo i giudici la partecipazione personale è richiesta. L’ordine del giudice di fare la negoziazione assistita o, nei casi in cui è prevista dalla legge, l’obbligo di svolgerla è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte, accompagnata dal difensore e non anche in caso di comparsa del solo difensore, anche quale “delegato della parte” dal momento che “l’attività che porta all’accordo conciliativo ha natura personalissima e non è delegabile.

In questo senso, si sono pronunciate Trib. Vasto 09.03.2015; Trib. Firenze, ordinanza 19.3.2014; Trib. Milano, ordinanza 07.05.2015; Trib. Firenze sent. n. 3497/2015; Trib. Firenze sent. n. 3902/2016; Trib. Roma, sent. n. 8554/2016.

Se il problema a partecipare alle sedute di negoziazione assistita è di natura logistica, nel senso che hai difficoltà a spostarti, per i più svariati motivi, puoi chiedere che le sedute stesse si svolgano tramite piattaforma telematica, come ad esempio zoom, skype e così via; ormai questi sistemi sono diventati, diciamo anche «grazie» alla pandemia, di uso comune, tanto che aggiorno sono molte di più le procedure che si svolgono per via telematica di quelle in presenza.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi già di assisterti, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

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riflessioni

Ma gli avvocati ci sono o ci fanno?

Se quello che faccio per te come avvocato nella conduzione della tua pratica, cercando di risolvere il tuo problema legale, ti sembra stupido, non ti preoccupare: ci sono molteplici ragioni per cui ciò può accadere.

Leggi con attenzione e interiorizza il post di oggi, ti potrà essere molto utile nella trattazione dei problemi legali e nel lavoro che farai con un avvocato.

Una fa capo al fatto che, mentre tu conosci molto bene il tuo problema e io necessariamente meno di te, sempre io mi occupo però di problemi legali da trent’anni; dall’esperienza accumulata trattando i problemi degli altri, oltre che continuando a studiare, ho tratto una professionalità via via maggiore e una specie di intuito, che Peter Parker potrebbe chiamare «senso di avvocato», su come é più opportuno trattare i problemi legali.

Tu, dunque, non hai la mia esperienza, ma conosci benissimo il tuo problema. Io non conosco il tuo problema bene come te, ma ho l’esperienza.

É solo dall’incontro tra le nostre rispettive capacità che nasce il modo migliore di trattare il problema che ti affligge.

A questo riguardo, quello che devi sapere tu é che la tua conoscenza é molto limitata e circoscritta e non va al di là del tuo problema, quando invece oltre ad esso c’è un intero mondo da conoscere, perché quel mondo é rilevante per il tuo problema.

Può darsi che la cosa che ti propongo di fare e che a te sembra stupida sia suggerita, opportunamente, dalla mia esperienza.

Un’altra ipotesi in cui quello che ti propongo di fare ti può sembrare inutile o ozioso é quella in cui l’ipotesi operativa é quella di instaurare una trattativa, anche minima, con le altre parti interessate o le controparti.

Anche qui il problema é che tu hai come orizzonte solo il tuo problema e i suoi protagonisti, mentre io penso sempre a quello che può venire dopo e, ad esempio, posso ipotizzare di scrivere lettere o fare altre iniziative non solo per la controparte, ma anche per il magistrato che si occuperà della materia una volta che le cose, sfortunatamente, dovessero andare male.

Un errore che non devi mai fare é pretendere di tenere tutto sotto controllo, perché ti mancano gli strumenti cognitivi ed esperienziali per farlo, a meno che tu non sia un avvocato con almeno vent’anni di esperienza.

Non potrai mai avere tutto chiaro, ci saranno sempre degli aspetti poco comprensibili in cui potrai solo scegliere di fidarti di me.

Per questo il rapporto fiduciario é fondamentale nella relazione tra cliente ed avvocato.

Sulla base di questo, poi le cose funzionano molto meglio se ognuno dispone della consapevolezza del tipo e dei limiti del contributo che può fornire alla strategia di trattazione della pratica.

Il tuo contributo é fornirmi la descrizione migliore del tuo problema e, se del caso, le «celebri» prove a sostegno della narrazione del medesimo.

Il mio é quello di partire da lì e fare tutto il resto.

Se si rimane in questa semplicità, le chances di risolvere i problemi legali diventano estremamente più alte.

Rock n’ roll!


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diritto

10 cose sul decreto ingiuntivo.

1) É un procedimento che si utilizza quando si deve recuperare un credito o ci si deve fare riconsegnare una cosa.

2) Un primo esempio é appunto quando si deve recuperare il
corrispettivo non pagato di una vendita di un bene o un servizio.

3) Il secondo caso invece é quando ci si deve fare consegnare o riconsegnare un bene, ad esempio una società di noleggio auto può usare il decreto ingiuntivo per recuperare un veicolo concesso ad un cliente che non paga.

4) Il decreto può in alcuni casi essere emesso dal giudice
provvisoriamente esecutivo: in questi casi, chi lo riceve deve pagare o restituire entro dieci giorni, quelli del precetto, e può fare opposizione solo per vedersi riconosciuta in seguito la propria ragione.

5) Il decreto, sempre in alcune situazioni, pur non emesso in origine in forma esecutiva, può essere munito di esecutorietà anche alla prima udienza del giudizio di opposizione.

6) Chi riceve un decreto ingiuntivo, se non lo ritiene giusto, o meglio legittimo, può presentare opposizione, cioè chiedere al giudice di accertare che non deve pagare o restituire niente, o comunque non nei termini richiesti.

7) Con l’opposizione si apre una causa ordinaria, dove però come cennato il decreto potrebbe anche nel frattempo essere dichiarato esecutivo: é importante dunque che chi fa opposizione indichi quante più prove, specialmente scritte, possibili.

8) Se ricevi un decreto, portalo immediatamente dal tuo avvocato di fiducia, anche perché i 40 giorni per fare opposizione possono essere utilizzati per fare una trattativa e definire la situazione con un accordo.

9) Se ricevi un decreto provvisoriamente esecutivo, devi portarlo al tuo legale con ancora maggior urgenza perché i termini sono
strettissimi.

10) L’opposizione al decreto ingiuntivo esecutivo si fa depositando anche a parte un ricorso per la sospensione dell’esecutorietà altrimenti nell’attesa della prima udienza del giudizio di opposizione il creditore fa in tempo ad agire esecutivamente.

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diritto

Decreto ingiuntivo con riferimenti erronei: è nullo?

A causa di un finanziamento non potuto pagare per vari motivi, una finanziaria è ricorsa in tribunale con un decreto ingiuntivo tutt’ora in corso, Il giudice, prima dell’udienza ha suggerito alle parti ad un accordo che non so denominarlo tecnicamente, quindi, sono in attesa di detto concordato. Nelle more, desidero conoscere in particolare, la risposta alla seguente domanda. Il numero di pratica di detto decreto ingiuntivo, che ammonta ad oltre 22.000,00 €, è errato, il numero contenuto in esso, molto probabilmente, appartiene al numero di carta che accompagnava il prestito e non quello della pratica del finanziamento della cifra più alta. Il mio legale, che si è accorto di tale anomalia, non mi ha saputo dire se tale procedimento può essere impugnato per eventualmente annullarlo o cosa.

È una cosa che non può avere, a mio giudizio, nessuna rilevanza.

Quello che importa è che il prestito in qualche modo lo hai preso effettivamente e da questo fatto è sorto un obbligo di restituzione che può essere fatto valere in via monitoria e cioè tramite un decreto ingiuntivo.

Per quanto riguarda il «concordato», mi pare che ci sia solo una trattativa che, come tutte le trattative, può benissimo anche fallire, quindi tieni bene pronto un adeguato «piano B», anche considerando che il giudice può concedere l’esecuzione provvisoria del decreto, anche perché mi pare che motivi di opposizione «pesanti» non ce ne siano, sostanzialmente.

Cerca comunque di raggiungere un accordo, magari con un adeguato piano di pagamento.

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diritto

Problemi con coinquiline: posso recedere?

sono una studentessa fuori sede e condivido un appartamento con 4 ragazze, con contratto annuale. Sono piuttosto riservata, non esco la sera e non invito gente in casa, al contrario di loro, mi fermo solo 2 o3 notti la settimana perché in quei giorni ho lezione. Loro mi accusano del fatto che non esco e che sono sempre sui libri (a parte il fatto che non mi hanno mai invitata a uscire con loro), ho provato a chiarirmi ma dicono che sono io a dover cambiare. La situazione mi sta dando seri disturbi psicologici e influenza anche, in negativo, i miei studi. Contribuisco come loro a tutte le spese anche se non usufruisco degli stessi servizi( a me non interessa fare lavatrici per esempio, ma quando escono per ripicca staccano il riscaldamento e molto altro…. Posso recedere dal contratto e cercare un posto dove star meglio? Perderei anche la caparra di 4 mesi, o no ?

Non credo che tu possa fare il recesso anticipato, si tratta di una circostanza, questa del fatto che non è nato un feeling adeguato con le tue coinquiline, che non può essere in alcun modo imputabile alla proprietà, non riguardando nemmeno aspetti relativi all’immobile, ma solo ai rapporti umani tra voi.

Credo che la cosa possa essere risolta solo in via negoziale, con una trattativa con la proprietà e magari tramite il raggiungimento di un accordo sul punto.

Qualsiasi altra iniziativa contro le altre coinquiline credo non abbia molto senso. In teoria sarebbe possibile inviare loro una diffida, o invitarle ad una seduta da un mediatore, anche informalmente, però per me non vale proprio la pena, fai molto prima a cambiare appartamento, anche a costo di rimetterci un po’.

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Indennità di disoccupazione per rimpatriati: come averla?

Ho lavorato in Svizzera per 5 anni e sono rimpatriato da 3 mesi facendo la domanda per la disoccupazione per rimpatriati in italia.La domanda mi é stata respinta perché mi sono dimesso volontariamente,però é stato per giusta causa cioé ho riscontrato delle ernie al disco che mi hanno portato a blocchi continui con la schiena e facendo lavori pesanti non avevo possibilitá di continuare questo lavoro e ho deciso di ritornare in italia.Peró nella lettera di dimissioni non ho specificato questo problema di salute ma ho scritto una semplice lettera di dimissioni per rimpatrio definitivo.La mia domanda é questa: vale la pena fare ricorso all’inps e in che modo oppure non ne vale la pena?

Purtroppo non sono in grado di prevedere cosa possa decidere l’istituto, o il giudice che si occuperebbe del ricorso, però si possono fare alcune considerazioni.

Ovviamente, l’errore è stato quello di fare una lettera di dimissioni sic et simpliciter: sarebbe stato preferibile, se l’intento era quello di richiedere una indennità di disoccupazione, richiedere l’assistenza di un avvocato o quantomeno di un sindacato italiani, in modo da formulare la lettera nel miglior modo possibile.

Senza avere la documentazione a posto sin dall’origine, dunque, la vedo abbastanza grigia. Anche se immagino che tu un po’ di documentazione dei tuoi problemi di salute la abbia.

Tutto considerato direi che puoi tentare con un «ricorso» o una trattativa in via amministrativa, senza pensare a impugnazioni o ricorsi giurisdizionali per i quali probabilmente mancherebbero adeguate basi legali, soprattutto a livello istruttorio. Puoi cioè, a mio giudizio, tentare di negoziare con l’INPS e spiegare le tue ragioni.

Ti consiglio in questa fase di farti finalmente assistere da un esperto del ramo, un avvocato in primis, ma se non vuoi incaricare un legale o, dopo aver richiesto alcuni preventivi, questo legale ti costa un po’ troppo, almeno un sindacato o patronato.

Se vuoi approfondire maggiormente, puoi valutare di acquistare una consulenza. Ti raccomando, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.

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Causa di rivendicazione e usucapione: che fare?

Espongo il mio problema. La rete di recinzione che divide la mia proprietà da quella dei miei vicini non è posta sul reale confine catastale ma 10mt. più dentro rispetto allo stesso, in difetto rispetto alla mia proprietà. Ho intentato una causa di rivendicazione di questo terreno perché ho costruito la mia abitazione su l’attuale confine, in difetto rispetto alle norme del mio comune che prevedono una distanza minima di mt.5. Il mio vicino dichiara di aver sanato la sua invasione per effetto di usucapione e minaccia di chiedere l’abbattimento della mia abitazione. Ora io le chiedo in caso io perda la causa davvero il mio vicino non solo diventerà proprietario del mio terreno ma può anche chiedere la demolizione di casa mia?

È una situazione che richiede un approfondimento molto, ma molto maggiore.

Mi limito a qualche breve cenno, restando inteso che conviene che tu chieda delucidazioni al legale che ti sta seguendo la posizione e che conosce il caso meglio di chiunque altro.

L’usucapione è un istituto basato sul possesso, che è una situazione di fatto, cioè un potere esercitato, anche a prescindere da qualsiasi legittimazione giuridica, su una cosa. In altri termini, un utilizzo, un uso puro e semplice.

Nelle cause in cui si verte, a titolo principale o in via di eccezione, di usucapione, dunque la prova dei fatti riguarda semplicemente l’avvenuto uso di un bene.

La prova pressoché esclusivamente utilizzata per dimostrare gli usi pregressi è quella testimoniale, questo fa sì che una vertenza in cui è coinvolto l’usucapione possa finire davvero in qualsiasi modo, perché nessuno sa cosa esattamente possano venire a dire i testimoni e come ciò che hanno riferito possa venire interpretato dal giudice.

Il secondo grosso problema di questa situazione è che sulle questioni civili si innestano quelle urbanistiche, rispetto alle quali non si può dire nulla di particolareggiato, dal momento che gli strumenti urbanistici variano a seconda della zona in cui ci si trova, anche all’interno dello stesso territorio comunale a volte.

Non so se tu abbia già instaurato la causa di rivendicazione della fetta di terreno in contestazione, ovviamente qualora tu non lo avessi già fatto sarebbe bene fare un adeguato approfondimento di tutti questi aspetti, ed altri (questi sono solo quelli principali e più problematici), che riguardano la situazione.

L’unica cosa che, in generale, si può aggiungere è che anche in situazioni come queste sicuramente una soluzione di tipo amichevole, basata sul raggiungimento di un accordo con il tuo vicino, potrebbe essere tutto sommato quella ideale. Quindi valuta anche di investire su una trattativa col tuo vicino.

Se vuoi approfondire maggiormente, tramite un secondo parere rispetto a quello del legale che ti sta già seguendo, puoi valutare di acquistare una consulenza. Ti raccomando, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani, che possono evitarti di cadere in situazioni difficili.

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Testamento olografo sbilanciato: si può fare azione di riduzione?

mio padre defunto 04/03/2018 lasciato testamento olografo in cui lascia un legato al sottoscritto di euro 200.000,00 e nomina mia sorella erede universale .euro546.124,80 (patrim.immob.calcolato da rendite catastali)+euro 399.200,94 (patrim.mobiliare tot)- 24.545 debitum.tot.
vorrei fare azione di riduzione per lesa legittima

Non si possono fare valutazioni precise senza avere approfondito il caso e soprattutto avere letto attentamente il testamento olografo, per cui in questa sede mi limito ad alcune osservazioni generali che possono essere utili in casi del genere.

Quando, come in questa ipotesi, sembra che ci sia stata una lesione di legittima, può essere una buona idea, innanzitutto, svolgere alcuni accertamenti per valutare in modo preciso – le rendite catastali a tal fine non sono idonee – l’ammontare della massa ereditaria, tramite un ricorso per inventario o altri strumenti idonei, anche per scoprire eventuali voci o pagamenti che magari sono stati sottratti alla massa poco prima del decesso, come in alcuni casi avviene.

Una volta ricostruito l’ammontare più preciso della massa ereditaria, si può valutare con precisione se vi è stata una lesione di legittima e, ulteriormente, di quale portata.

Ovviamente il primo passo non è mai quello di fare direttamente la causa, ma quello di instaurare una trattativa, aprendo la vertenza con una apposita diffida in cui si dichiarano le proprie pretese, il loro fondamento e a quali condizioni si sarebbe disposti a chiudere la vertenza stessa – condizioni che ovviamente in seguito possono essere negoziate.

L’approccio negoziale in questa materia è assolutamente fondamentale. Conviene fare ogni sforzo possibile per cercare di ottenere una buona soluzione della vertenza senza portarla in tribunale.

Ovviamente però l’andamento della trattativa non dipende solo da quello che farà la parte «lesa», ma anche dalla disponibilità «avversaria», per cui si potrà scoprire solo strada facendo.

È importante ricordare che la materia delle successioni è soggetta a mediazione obbligatoria, per cui, prima di andare in tribunale, c’è anche questo importante passo da completare. Il mio suggerimento è quello di non considerarlo un ostacolo burocratico, ma di cercare di sfruttarlo magari per sbloccare quella trattativa che, anteriormente, non era giunta a conclusioni soddisfacenti. Ovviamente, per fare questo, bisogna investire un po’ di tempi, soldi, attenzione come al solito.

Solo qualora non si dovesse riuscire a negoziare una soluzione soddisfacente, si può valutare, dopo l’avvenuto esperimento della mediazione obbligatoria, di instaurare una causa per lesione di legittima, che noi come studio tariffiamo a flat su base annuale.

Se vuoi un preventivo per questi lavori, iniziando dalla fase di trattativa stragiudiziale, puoi chiedercelo compilando il modulo apposito del blog.

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Portare un figlio all’estero: ricorso o mediazione familiare.

sono mamma di un bimbo di 15 mesi, in procinto a separarmi dal padre. Attualmente sono borsista di dottorato in italia ma mi è stato offerto un trasferimento in america (in una città dove ho vissuto precedentemente presso una famiglia che mi darebbe sostegno) con la possibilità poi di continuare la carriera lì e avere uno stipendio 5 volte superiore a quello mediamente riscontrato qui in italia (inoltre qui in Italia è praticamente impossibile che io riesca a trovare il medesimo lavoro e quindi progredire nel mio campo). I miei genitori inoltre verrebbero ogni anno per qualche mese per aiutarmi. Il padre attualmente è restio al mio trasferimento con il piccolo, quante sono le possibilità che questo mio progetto vada in porto? Come devo muovermi?

Hai due possibili approcci per gestire una situazione del genere, che, almeno in parte, possono essere utilizzati anche contemporaneamente e in parallelo.

Il primo è quello tradizionale dell’utilizzo degli strumenti legali «tipici» e consiste nel fare ricorso alla magistratura, che sarà congiunto se, in qualche modo, il padre dovesse convincersi, con conseguente regolamentazione completa dell’affido, oppure contenzioso.

Con un ricorso di tipo contenzioso chiederesti al giudice di autorizzarti a portare stabilmente all’estero tuo figlio nonostante il dissenso del padre.

Il secondo approccio è quello di utilizzare la mediazione familiare. Con la mediazione, si crea un contenitore di dialogo in cui il problema può essere affrontato appunto cercando di raggiungere un accordo con l’altro genitore interessato.

Lo svantaggio del primo approccio è quello di essere sicuramente abbastanza più costoso. Per contro, è l’unica scelta che avresti se, ad esempio, non ci fosse verso di far partecipare il padre di tuo figlio ad un percorso di mediazione familiare.

Il secondo metodo è sicuramente preferibile per molti versi, però richiede più pazienza e, sotto certi versi, anche tempo. Ma questo investimento di pazienza e tempo può dare frutti molto ricchi e interessanti, perché le condizioni che scaturiscono dalla mediazione familiare sono poi molto più rispettate, nelle famiglie disgregate, rispetto a quelle imposte da un tribunale – proprio perché concordate, sia pur a volte faticosamente, tra i genitori.

Ti consiglio di rivolgerti ad un avvocato che, come noi, sia anche mediatore familiare per tentare, in prima battuta, di avviare il «contenitore» della mediazione familiare, per poi vedere se possibile praticare questo approccio ovvero, in caso negativo, procedere con l’altro, di tipo più tradizionale giudiziale, che può passare attraverso una trattativa con un altro avvocato – un processo purtroppo molto più «ingessato» della mediazione – e, eventualmente, nel deposito di un ricorso per ottenere dal giudice quell’autorizzazione che il tuo ex compagno non ti vuole concedere spontaneamente.

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diritto

Per sciogliere una comunione scegliete un avvocato negoziatore.

in comunione con due sorelle, ho ereditato una casa con terreno. Premetto che saremmo intenzionate a vendere, ma il contrasto è sul prezzo. A questo punto chiedo: se le altre due sorelle sono disposte a vendere per una cifra che io ritengo insoddisfacente, per la medesima potrei acquistare io.
La cosa non è semplice perchè una in particolare, guidata dal marito sadico e arrogante, sarebbe portata ad opporsi per dispetto, fino a giungere alla vendita all’asta.
Leggendo il suo articolo si evince che colui il quale possiede maggiori quote, facendo richiesta di assegnazione, ha più possibilità? In previsione di come si andrà a determinare la vicenda, mi conviene acquistare la quota di una sorella che magari è più disposta a cedere?
In sintesi chiedo la migliore strategia per far si che la casa non vada in mano a persona sgradevole e possa acquistarla io.

I problemi alla base di queste situazioni non sono tecnici, ma squisitamente umani, riguardano cioè i contrasti e i conflitti che ci sono all’interno della famiglia e che rendono molto difficile se non impossibile sviluppare un dialogo serio e costruttivo, che è invece indispensabile per arrivare a una soluzione.

Per questo motivo, io credo che prima di pensare a soluzioni e metodi di tipo giudiziale, che rappresentano sempre un bagno di sangue per tutti, si debba tentare il più possibile con approcci di tipo negoziale.

In primo luogo, non potete condurre voi in prima persona la trattativa, ma dovete incaricare un legale, un avvocato. Questo avvocato non deve essere quello che la gente cerca comunemente quando desidera un «avvocato con le palle», che di solito è semplicemente purtroppo solo uno stronzo maleducato che non porta ad altro che alla rovina, ma tutto al contrario una persona affabile, saggia, dotata di propensione al dialogo, alla mediazione e in grado di definire e suggerire una adeguata strategia di base.

Vi serve, in altri termini, una persona intelligente e dotata di delicatezza, tatto e diplomazia, indispensabili per muoversi in situazioni come queste.

La trattativa sarà in primo luogo condotta da questo avvocato con le altre parti o i legali che le altre parti vorranno incaricare, sperando sempre che in questo secondo caso si tratti di professionisti ragionevoli.

Qualora la trattativa, poi, si dovesse arenare per un motivo o per l’altro, l’ulteriore ipotesi da valutare, sempre in ambito negoziale, sarebbe quella di promuovere la fase di mediazione, che in molti casi si è dimostrata un valido passo per sbloccare problemi già un po’ incancreniti, per la presenza di un mediatore, e che comunque rappresenta un momento necessario per legge per promuovere poi, se proprio non dovesse andar bene, la causa di divisione giudiziale.

È importante per il cliente capire che la fase di trattativa rappresenta un investimento importante, di cui tuttavia non c’è alcuna garanzia di ritorno. La trattativa, infatti, è un vero e proprio lavoro per l’avvocato, da svolgere con delicatezza, attenzione e scegliendo sempre le mosse più opportune: il cliente deve corrispondere un compenso per questo lavoro «di fino», però può darsi che la soluzione non arrivi perché il risultato dipende sempre dall’accettazione delle altre parti, per quanti sforzi si possano fare e per quanto un avvocato possa essere bravo.

Per questi motivi, il cliente deve mettere in conto l’eventualità di pagare diverse ore di lavoro per poi ritrovarsi con niente in mano, proprio perché si tratta di un tentativo. Un tentativo che secondo me tuttavia, vista l’alternativa, che è quella giudiziale, vale sempre la pena di fare, conviene. Si può procedere per passi successivi, eventualmente programmare ad esempio 5 ore di lavoro, esaurite le quali si può fare un primo punto della situazione e decidere insieme al legale se programmarne altre cinque oppure passare ad altri approcci e metodi per trattare il problema.

Come per quasi tutti i problemi legali, non c’è una soluzione pronta per situazioni del genere. Ci si può solo lavorare sopra e vedere man mano come la situazione evolve. I problemi legali si possono trattare, con lo scopo di arrivare ad una soluzione. In queste situazioni di comunione, il modo migliore di trattarle almeno all’inizio è sicuramente quello della trattativa, rigorosamente tramite legale perché le parti da sole non sono affatto in grado di negoziare in modo efficace, questo è un aspetto fondamentale da capire. Nel 90% dei casi le persone che si muovono senza una adeguata assistenza legale peggiorano la situazione.

Che un legale sia indispensabile per me è fuori discussione, piuttosto il problema è la scelta dell’avvocato, perché purtroppo i professionisti inadeguati ci sono e il rischio di incaricarne uno è reale. Ti consiglio di curare particolarmente bene la scelta del legale che andrai ad incaricare, assicurandoti che abbia una vera propensione e professionalità come negoziatore. Stai bene alla larga da tutti gli altri.