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Voglio fare una casetta per gli attrezzi: come devo procedere?

DOMANDA – Vorrei installare una casetta per gli attrezzi di altezza 1,8 m larghezza 2 m nel mio giardino privato. Quello che mi chiedo è: quanto deve distare dal balcone del piano superiore? La distanza nel caso si intende dalla parte inferiore del balcone di sopra o dalla parte superiore?

— RISPOSTA – Come sempre, on esiste una risposta diretta alla domanda, ma la situazione deve essere approfondita. Condivido con te alcune considerazioni generali che sono rilevanti per chi deve fare opere come la tua.

In situazioni come queste, appunto, c’è innanzitutto da dire che sono rilevanti due profili: quello civilistico, che riguarda i rapporti con i privati, cioè di solito i tuoi vicini, e quello urbanistico, che riguarda più in generale l’interesse pubblico al rispetto delle norme in materia di costruzioni.

In altri termini, chi vuole realizzare un’opera del genere, che rientra sicuramente nella nozione di «costruzione», per fare la cosa in modo legittimo deve essere in regola non solo con le disposizioni civilistiche in materia di distanze ed altro, ma anche con quelle urbanistiche.

Detto questo, c’è poi da dire che la situazione è ulteriormente complicata dal fatto che sia la legislazione civilistica, e in particolare il codice civile, sia quella urbanistica o delegano direttamente alla normativa locale o sono direttamente integrate da strumenti di natura locale.

Basta scorrere le disposizioni del codice civile in materia, ad esempio, di distanze, per vedere come ci sia un pressoché continuo rimando, e una quasi sempre presente «salvezza», alle e delle fonti locali, che poi sono i regolamenti comunali.

Il codice civile, dunque, ha un’efficacia residuale: vale solo quando non esistono regolamenti comunali, cosa abbastanza rara perché ogni municipalità preferisce adottare un suo regolamento in materia, cosa che ha anche un senso perché i comuni italiani si differenziano moltissimo tra loro, pensa solo ad un comune di montagna poco popolato e ad una località turistica di mare al contrario perennemente affollata, almeno durante i mesi estivi.

Sul versante urbanistico, le fonti applicabili sono quasi sempre costituite direttamente da fonti di ambito locale, come il celebre piano regolatore, ma anche tante altre.

Per un profano del diritto che voglia realizzare una costruzione, alla fine, diventa abbastanza difficile poter capire lo stato dell’arte in materia, alla faccia della certezza e della conoscibilità del diritto.

Se non vuoi spendere soldi in incarichi a liberi professionisti, puoi provare a prendere un appuntamento con l’ufficio tecnico del tuo comune per sottoporre loro il tuo «progetto» e sentire che cosa ne pensano.

La cosa migliore, tuttavia, sarebbe incaricare un tecnico, cioè un geometra, un architetto o un ingegnere civile, che possano assisterti e fare questo lavoro di approfondimento almeno per la parte urbanistica, mentre per la parte civilistica sarebbe opportuno sentire un avvocato.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi già di assisterti in questa situazione, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

Puoi anche acquistare online direttamente da qui: in questo caso, sarà poi lei a chiamarti per concordare giorno ed ora della nostra prima riunione sul tuo caso; a questo link, puoi anche visualizzare il costo.

Naturalmente, se vivi e lavori lontano dalla sede dello studio – che è qui, a Vignola, provincia di Modena, in Emilia – questo primo appuntamento potrà tranquillamente avvenire tramite uno dei sistemi di videoconferenza disponibili, o persino tramite telefono, se lo preferisci; ormai più della metà dei miei appuntamenti quotidiani sono videocall.

Guarda questo video per sapere meglio come funzionerebbe il lavoro con me.

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Vicino innalza la sua costruzione: posso fare qualcosa?

DOMANDA – abito in un centro ad alta densità in provincia di venezia. Il mio confinante possiede una costruzione accatastata come taverna, il cui muro laterale cade sul mio confine . La costruzione in oggetto in questi giorni è oggetto di lavori di rifacimento del tetto, con isolamento e conseguente aumento dell’altezza dello stesso di circa cm.20. Ciò mi provoca una diminuzione di illuminazione solare della mia abitazione. In ufficio tecnico del mio Comune, non è stata presentata nessuna domanda di autorizzazione per eseguire i lavori. In qualità di salvaguardare il mio diritto di terzi, posso oppormi all’innalzamento del tetto?

— RISPOSTA – La tua è una domanda non molto utile e sensata in questo momento, perché per rispondere alla stessa occorrerebbe un investimento consistente in approfondimento, dal momento che la proprietà fondiaria presenta aspetti non solo civilistici ma anche urbanistici che sono molto importanti e che possono essere rilevanti, se non decisivi.

Quello che è più funzionale chiedersi è qual è il tuo interesse a preservare l’amenità e la fruibilità della tua abitazione e, di conseguenza, quale potrebbe essere il primo passo da fare per passare, appunto, alla fase del fare e iniziare a trattare, concretamente, la situazione, come si conviene se si vuole tentare di raggiungere questo risultato.

Da questo punto di vista, la cosa migliore sarebbe iniziare subito una diffida stragiudiziale al tuo confinante chiedendogli di sospendere immediatamente i lavori in quanto fonte di danno per te e, probabilmente, anche non autorizzati dall’ente preposto alla «sorveglianza urbanistica», senza, almeno per il momento, inviarne copia o fare comunque alcun esposto all’ente comunale, in modo da poter trattare la situazione in piena libertà e senza «bruciarsi» uno strumento che potrebbe tornare invece più utile in seguito.

La strategia successiva, poi, va ridefinita in base all’esito che avrà avuto la diffida iniziale.

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Condono denegato: gli oneri vanno restituiti?

> Condono edilizio in caso di diniego alla concessione in sanatoria e demolizione del manufatto abusivo il Comune deve restituire gli oneri concessori con i relativi interessi legali?

1. In presenza di un diniego alla concessione in sanatoria e di una conseguente demolizione del manufatto abusivo, il Comune a mio giudizio è tenuto a restituire gli oneri concessori con i relativi interessi legali.

2. La restituzione degli oneri concessori è prevista dall’art. 44 del D.P.R. 380/2001, in base al quale il Comune ha l’obbligo di restituire gli oneri concessori qualora la domanda di condono edilizio non venga accolta.

3. La restituzione degli oneri concessori può essere effettuata in forma diretta o indiretta, in base al principio per cui il Comune deve restituire all’interessato tutto quanto ha percepito in relazione al procedimento di condono edilizio.

4. La restituzione degli oneri concessori deve avvenire con gli interessi legali calcolati dal momento della percezione della somma da parte del Comune fino alla data di restituzione.

5. In caso di diniego alla concessione in sanatoria, il Comune è tenuto a restituire entro 30 giorni dal diniego, salvo il caso in cui l’interessato richieda la restituzione in forma indiretta.

6. Qualora il Comune non restituisca gli oneri concessori con gli interessi legali entro 30 giorni, l’interessato può proporre un ricorso al Giudice Amministrativo per ottenere la restituzione.

7. Il ricorso al Giudice Amministrativo è la via più efficace per richiedere la restituzione degli oneri concessori con gli interessi legali in caso di diniego alla concessione in sanatoria.

Prima di ricorrere al TAR, ovviamente, è meglio far spedire una formale diffida da un avvocato.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi per la diffida e la trattativa relativa, chiama ora lo studio al numero **059 761926** e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente; puoi anche acquistare direttamente da [qui](https://blog.solignani.it/assistenza-legale/consulenza/): in questo caso, sarà poi lei a chiamarti per concordare giorno ed ora della nostra prima riunione sul tuo caso; a questo link, puoi anche visualizzare il costo.

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Guarda questo (https://youtu.be/ksoPba2DM1A) per sapere meglio come funzionerebbe il lavoro con me.

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Caldaia che fa rumore: che fare?

Ho acquistato un appartamento piano terra dove c’è una veranda coperta dal 1970
Il vicino ha una finestra nn apribile con vetro trasparente.
E la sua caldaia prende aria dalla mia parte essendo una caldaia vecchia fa abbastanza rumore.
Sto facendo i lavori ho appoggiato dalla mia parte una porta la sua caldaia si è spenta..
È normale tutto ciò? Non vorrei andare via legale. Ma solo sapere se ho delle ragioni.

Sul tuo problema, in prima battuta mi sentire di fare le seguenti considerazioni.

  1. La prima cosa che devi fare è verificare se la tua veranda è regolarmente edificata rispetto alle normative vigenti.
  2. Inoltre, è importante verificare se la costruzione del vicino sia conforme alla legge, inclusa la finestra che non può essere aperta.
  3. Potresti anche contattare un tecnico del suono per vedere se il rumore prodotto dalla caldaia del vicino è eccessivo o supera i limiti di legge.
  4. Se la tua veranda è regolarmente edificata e non interferisce con la proprietà del vicino, allora non hai nulla da temere.
  5. Se il vicino ha costruito una finestra non apribile in modo non conforme alla legge, allora hai diritto di chiedere che venga rimossa.
  6. Se il rumore prodotto dalla caldaia del vicino supera i limiti di legge, hai il diritto di chiedere al vicino di installare una nuova caldaia più silenziosa, o comunque di cessare le immissioni.
  7. Se la tua porta ha interferito con la caldaia del vicino, potresti tuttavia essere tenuto a pagare i danni arrecati dalla tua porta.
  8. Se il vicino ha costruito una finestra o una caldaia non conformi alla legge, potresti anche chiedere un indennizzo.
  9. In ogni caso, è importante che tu prenda in considerazione tutti i possibili scenari legali prima di prendere qualsiasi decisione.
  10. Se hai ancora dubbi, la cosa migliore da fare è fare un approfondimento.

Se vuoi procedere chiama lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente. Puoi anche acquistare on line direttamente da qui: in questo secondo caso, sarà lei a chiamarti per concordare giorno ed ora della nostra prima riunione sul tuo caso. Aprendo questo link, senza obbligo di acquisto, puoi anche visualizzare il costo. Naturalmente, se vivi e lavori lontano dalla sede dello studio – che è a Vignola, provincia di Modena, in Emilia, questo primo appuntamento potrà avvenire tramite uno dei sistemi di videoconferenza disponibili, o anche tramite telefono, se lo preferisci. Per inviarmi i documenti, potrai usare questa semplice guida. Iscriviti oggi stesso, in ogni caso, al blog in modo da ricevere, sempre gratuitamente, tutti i futuri contenuti come questo, utili per sapere come meglio gestirsi nelle situazioni legali della vita di tutti i giorni. Iscriviti anche al podcast e al canale YouTube, dove trovi altri contenuti, sempre gratuiti e utili per capire come meglio gestire e soprattutto prevenire i problemi legali.

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Vicino che trasforma la casa in casa vacanze: che fare?

abito in una casa a schiera.Il mio vicino ha trasformato la sua abitazione in casa vacanze. Gli ospiti fanno rumore fino a tarda notte sostando nel giardino che – vista la struttura a schiera – è sotto le finestre della mia camera da letto. Accendono tutti i giorni barbecue i cui fumi molesti arrivano nelle mie stanze costringendomi a chiudere tutte le finestre . Alcuni ospiti rientrando la notte tardi accendono musica, tengono la voce alta e sbattono porte e finestre. Loro sono in vacanza ma io invece lavoro e la notte è diventata un incubo. Si tratta quasi sempre di ospiti stranieri (siamo sul Lago di Garda). Ho telefonato alla polizia che mi ha consigliato di provare a parlare con i disturbatori…L’agenzia che si occupa degli affitti da me contattata dice che oltre ad aver affisso un regolamento all’interno della casa non può far altro. Come mi devo comportare? I proprietari hanno rifiutato qualsiasi dialogo diffidandomi “dal disturbare i loro ospiti”.

Ci sono più possibili profili di illegittimità in quello che ha fatto il tuo vicino.

Il primo profilo è quello urbanistico, per cui non si può cambiare la destinazione d’uso di un immobile se non previo ottenimento di un apposito titolo urbanistico, a seguito dello svolgimento della pratica relativa. Non si può, in effetti, passare da immobile adibito a civile abitazione a casa invece sfruttata per l’esercizio di un’attività economica di tipo turistico, perché ovviamente l’impatto urbanistico e il tipo di utilizzo del bene sono completamente diversi.

Questo primo aspetto potrebbe consentirti di agire tramite un esposto presso l’ufficio tecnico comunale, da valutare comunque per bene, con l’aiuto sia di un tecnico che un avvocato di fiducia.

Il secondo profilo è quello più classico civilistico e riguarda appunto le immissioni soprattutto di rumore, relativamente alle quali ti rimando alla lettura della scheda di approfondimento relativa.

In ogni caso, il primo passo per trattare un problema di questo genere rimane sempre l’invio di una diffida. Quello che devi fare è trovare un avvocato degno della tua fiducia che possa formulare e scrivere per te questa prima importante lettera. Se credi, la nostra offerta la riguardo si trova qui.

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Distanza per le costruzioni: da recinzione o mezzeria stradale?

approfitto delle sue notevoli competenze per cercare di risolvere il mio quesito.c,è stata una lottizzazione di un area demaniale del comune con rilascio concessioni edilizie dirette(1968) come zona b2 di completamento.Per tutto il tracciato della lottizzazione era stata realizzata una strada nella quale i proprietari dei lotti hanno realizzato volontariamente i muri di confine 2,50mt .più indietro lasciando una strada di 5 mt. considerata strada vicinale di uso pubblico.Il problema che le pongo è questo: le distanze dell’immobile in base alle norme urbanistiche vanno considerate sino al confine esterno dell muro di recinzione o sino al confine di proprietà che sarebbe la mezzeria stradale?

Grazie, ma non sono così competente e soprattutto non sono un «indovino» in grado di poter ragionare su aspetti come questi senza aver letto e studiato gli strumenti urbanistici vigenti per l’area in questione, di cui tu citi alcuni riferimenti che però andrebbero ulteriormente approfonditi e contestualizzati.

Se dovessi tentare di dare una risposta a naso, direi che la distanza vada calcolata assolutamente dal muro di recinzione e non dalla mezzeria stradale.

A livello empirico, una buona idea potrebbe essere andare a chiedere informazioni o comunque a confrontarsi presso l’ufficio tecnico del comune o del quartiere che segue la zona.

Se vuoi approfondire ulteriormente, puoi acquistare una consulenza, da noi o da un altro avvocato di tua fiducia, ma ti consiglierei prima di andare a sentire presso l’ufficio tecnico.

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A che distanza posso costruire da una strada?

devo costruire una casa al confine vi è una strada privata chiusa che serve due proprietari, questa strada è stata ricavata cedendo anche da parte mia una porzione per la quale i proprietari possono accedere il sottoscritto ha una entrata diversa, chiedo a quale distanza da questa strada chiusa di 45 metri di lunghezza io debbo costruire la mia abitazione?

Il caso non è descritto con sufficiente chiarezza, in via generale si possono tuttavia fare le seguenti osservazioni.

Innanzitutto, una strada non è generalmente considerata un’opera rilevante ai fini delle distanze, ma dipende comunque dalle caratteristiche della stessa, ragione per cui bisognerebbe conoscere con precisione lo stato dei luoghi, sia in relazione alla «strada» vera e propria sia in relazione a tutto il contesto circostante.

Questo tipo di valutazioni in diritto, infatti, non possono assolutamente prescindere da una analisi accurata e la più precisa possibile della situazione di fatto, spesso da condurre, oltre che tramite sopralluogo, mediante esame di planimetrie, risultanze ed eventuali relazioni tecniche da parte di un geometra, architetto, ingegnere civile.

La seconda osservazione da fare è che in tema di distanze tra le costruzioni hanno importanza fondamentale, per espressa previsione dello stesso codice civile, le fonti locali, cioè, di solito, i regolamenti comunali, che tuttavia possono essere integrati o comunque «governati» da altre fonti ancora, come quelli provinciali o regionali.

La disciplina posta in materia dal codice civile è di natura residuale, cioè vale solo se non ci sono altri regolamenti locali più dettagliati, che comunque prevalgono. Di solito questi regolamenti esistono, è abbastanza raro oggigiorno trovare situazioni in cui si applica ancora il codice civile, e prevedono distanze molto maggiori di quelle indicate dal codice civile.

Il mio consiglio finale è quello di incaricare sia un tecnico che un legale per approfondire adeguatamente la situazione.

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Rumori eccessivi in condominio: come tutelarsi?

Abito in un condominio al primo piano ho una famiglia sullo stesso piano che ha 4 caffetterie diurne e notturne e danno un fastidio enorme adesso ce una prossima apertura di una 5 caffetteria in casa giorno e notte si radunano 10-12 persone compresa la figlia sposata con 2 bambini.Sto da 3 anni richiamando il loro proprietario ma non risolve mai niente,lho fatto richiamare spesso anche dal mio proprietario e nemmeno si è risolto niente lho fatto richiamare anche dall’amministratore e niente.Addirittura hanno il citofono e campanello disattivato e spesso mi ritro fuori la porta persone che bussano violentemente che cercano questa famiglia.Ieri ho inviato un telegramma al loro propritario e all’amministratore

Il primo passo per trattare un problema di questo genere è, come spesso accade, quello di far inviare una diffida da un avvocato, sulla quale ti rimando ad una attenta lettura della scheda relativa.

Questa diffida, visto che magari in una situazione del genere ci sono anche profili urbanistici, relativi alla destinazione d’uso, da controllare (essendo strano che una attività di questo tipo venga esercitata in una abitazione civile), si può mandare anche in copia all’ufficio tecnico del comune di competenza, oltre che al proprietario e all’amministratore del condominio.

Per il resto, è un problema di immissioni, sul quale ti invito a leggere la scheda relativa.

Dopo la diffida, la valutazione del da farsi va condotta punto considerando quello che sarà, o non sarà, accaduto.

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Bar fa troppo rumore: come si può intervenire?

Il gestore di un bar sito a 6 metri dalla mia abitazione,spesso lo trasforma in discoteca. Vorrei sapere se era obbligato a presentare la documentazione su previsione d’impatto acustico per avere la licenza dal sindaco e se posso intervenire legalmente.

Il titolare del locale è obbligato a predisporre adeguata documentazione di previsione di impatto acustico, in relazione alla realizzazione, modifica e potenziamento del pubblico esercizio dotato di impianto rumoroso.

Se il rumore supera il livello della cosiddetta “normale tollerabilità”, le strade che puoi percorrere sono diverse.

In prospettiva amministrativa, la legge quadro sull’inquinamento acustico, n. 447 del 1995, conferisce al Sindaco il potere di emettere un’ ordinanza, con lo scopo di obbligare colui che provoca le immissioni a cessare immediatamente le stesse o a ridurne l’entità. Per poter emettere questa ordinanza è necessario l’intervento dell’ARPA, che ha il compito di effettuare rilievi tecnici per misurare l’entità dei rumori in decibel. La tollerabilità sarà valutata in relazione alla zona acustica territoriale in cui il rumore viene emesso. Per adire questa via occorre inoltrare un esposto alle Autorità pubbliche competenti, con l’invito a voler provvedere. Il procedimento potrà condurre ad una sanzione pecuniaria amministrativa e/o un provvedimento limitativo da parte del Comune.

In prospettiva civile, l’art. 844 c.c. conferisce la possibilità di esercitare un’azione inibitoria o risarcitoria. Queste azioni sono dirette ad impedire il prosieguo della molestia o ad ottenere il risarcimento del danno. Per instaurare il giudizio devi rivolgerti necessariamente ad un avvocato.

In prospettiva penale, la contravvenzione di cui all’art. 659, comma 1, c.p., punisce chi disturba le occupazioni o il riposo delle persone, anche mediante strumenti sonori. La pena prevista è l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 309 euro. Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o la prescrizioni dell’autorità. In questo caso, occorre presentare una denuncia querela, che non richiede l’intervento dell’avvocato, anche se è preferibile.

In ogni caso, prima di procedere, Ti consiglio di diffidare la controparte.

Per la redazione della diffida non è obbligatoria (anche se raccomandabile) l’assistenza di un avvocato.

Successivamente all’invio della diffida, in base ai risultati ottenuti, potresti chiedere consiglio al tuo legale di fiducia circa il percorso più opportuno da intraprendere.

   
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Cosa posso fare se le immissioni di un allevamento suino mi provocano l’asma?

buongiorno avvocato vorrei cortesemente sapere cosa mi consiglia di fare per il mio caso. abito in una frazione con destinazione urbanistica residenziale TCR1. al centro della frazione è venuto ad abitare un tizio il quale alleva per uso proprio 2/3 maiali. il sindaco per farglieli tenere ha reso nel pgt varato nel 2010 agricola la parte. i locali dei maiali distano meno di 6 metri dal confine del mio giardino. gli odori delle deiezioni creano alla mia persona attacchi d’asma molto forte – iperreattività bronchiale. sono risultata positiva alla metacolina con una riduzione fev sup al 20%. cosa posso fare per far rimuovere i maiali considerato anche che nessun intervento del servizio di igiene pubblica dell’ASL di pavia si è verificato nonostante le mie richieste. tutto viene messo a tacere

Ti consiglio innanzitutto di dare un’occhiata alla nostra scheda pratica in materia di immissioni, dove potrai trovare le informazioni di base della materia.

Nel tuo caso, di particolare, c’è da aggiungere che l’aspetto urbanistico non è così importante, nel senso che non è che se un’attività è consentita a livello urbanistico edilizio poi non si possa più fare niente contro la stessa, ogni attività deve essere a posto sotto tutti i profili, anche quello civilistico del rapporto con i privati.

Detto questo, non so in che modo tu abbia richiesto l’intervento dell’ASL, se non lo hai fatto tramite un legale, o con lettera raccomandata a/r, è bene per prima cosa inviare una diffida, appunto mediante un legale, via posta elettronica certificata. Meglio se allegando un certificato medico dei tuoi problemi sanitari.

A prescindere da ciò, ci sono poi molte altre cose che si possono fare in un caso che appare abbastanza grave (non si tratta solo di un fastidio, ma di un problema sanitario) come il tuo: valutazione di profili penali, ricorso d’urgenza a tutela del diritto alla salute garantito dall’art. 32 Cost. e così via.

Ricordati che se non hai denaro per poter compensare un legale perché hai un reddito familiare basso puoi anche chiedere il patrocinio a spese dello Stato.