Sospeso per la seconda volta il generale Vannacci
1 – Due sospensioni che non vanno confuse.
Roberto Vannacci è stato sospeso per la seconda volta. Per capire davvero la notizia, però, bisogna distinguere nettamente i due procedimenti: la prima sanzione fu inflitta quando era ancora in servizio attivo e riguardò la pubblicazione e la promozione de *Il mondo al contrario*; la seconda è arrivata quando il generale era già collocato nella riserva, dunque fuori dal servizio attivo, e sarebbe collegata al successivo libro *Il coraggio vince*.
La distinzione non è soltanto cronologica. Cambiano la condizione militare dell’interessato, il tipo di sospensione e soprattutto i suoi effetti concreti. Sul primo procedimento abbiamo un provvedimento giurisdizionale completo; sul secondo, mentre scrivo, non è disponibile pubblicamente l’atto disciplinare integrale. È quindi doveroso separare ciò che possiamo leggere nei documenti da ciò che è stato soltanto riferito dalla stampa o in sede politica.
2 – La prima sanzione: undici mesi di sospensione dall’impiego.
La prima vicenda nasce dalla pubblicazione, nell’agosto 2023, de *Il mondo al contrario*, quando Vannacci era un generale dell’Esercito in servizio attivo. Il Ministero della difesa gli inflisse la sospensione disciplinare dall’impiego per undici mesi con determinazione del 27 febbraio 2024.
La contestazione non riguardava soltanto il fatto materiale di avere scritto un libro. L’amministrazione mise insieme la pubblicazione, la presentazione dell’autore come generale in servizio, l’ampia attività promozionale e mediatica, il contenuto politico attribuito a numerosi interventi e il possibile collegamento, percepibile all’esterno, tra quelle posizioni personali e l’istituzione militare.
In termini semplici, la tesi della Difesa era questa: un cittadino può esprimere opinioni anche forti, ma un ufficiale di grado elevato ancora in servizio è soggetto a doveri ulteriori di disciplina, riserbo, neutralità e tutela del prestigio delle Forze armate. Proprio la sovrapposizione tra autore, generale e comunicatore politico avrebbe superato, secondo l’amministrazione, il limite consentito.
3 – Perché il TAR ha confermato la prima sospensione.
Vannacci impugnò la sanzione davanti al TAR del Lazio. Con la sentenza n. 20193/2024, pubblicata il 13 novembre 2024, il tribunale respinse il ricorso.
La sentenza esamina diffusamente gli addebiti e ritiene che non fosse in discussione una punizione per il mero pensiero dell’autore. Secondo il TAR, il rilievo disciplinare derivava invece dalle modalità complessive con cui quelle opinioni erano state presentate e diffuse da un generale ancora in servizio, con una forte esposizione mediatica e una spendita pubblica del grado.
Il giudice amministrativo ha ritenuto non irragionevole qualificare quella condotta come propaganda politica incompatibile, nelle circostanze concrete, con i doveri militari. Ha inoltre escluso che la durata di undici mesi fosse manifestamente sproporzionata: era inferiore al massimo di dodici mesi e restava meno grave della perdita del grado.
Questo non significa che ogni militare non possa scrivere libri o manifestare opinioni. Significa, più precisamente, che libertà di espressione e doveri connessi allo status militare devono essere bilanciati tenendo conto del grado, dell’incarico, del contenuto, del contesto e del modo in cui il messaggio viene collegato alle Forze armate.
Allego qui sotto il testo integrale della decisione in formato PDF, così puoi leggerla direttamente e formarti una tua opinione.
sentenza tar lazio vannacci 20193 2024
4 – La causa non è ancora definitivamente chiusa.
La sentenza del TAR è stata impugnata. Questo punto è importante: il rigetto in primo grado non rende automaticamente definitiva la legittimità della sanzione. Il giudizio è ancora pendente e il provvedimento potrà essere confermato, riformato o annullato dal giudice dell’appello.
Quando si racconta una controversia in corso, bisogna evitare due errori opposti. Non si può dire che Vannacci abbia già vinto perché ha contestato la sanzione; ma non si può neppure presentare la decisione del TAR come l’ultima parola. La conclusione giuridica definitiva arriverà soltanto con l’esito del processo, salva ogni ulteriore fase eventualmente prevista.
5 – Che cosa sappiamo della seconda sospensione.
La seconda sanzione sarebbe una sospensione dalle funzioni del grado per dodici mesi. La vicenda è stata portata anche in Parlamento con l’interrogazione n. 4-03287 e il ministro della Difesa Guido Crosetto ne ha poi confermato l’esistenza, sostenendo che siano state rispettate le regole del procedimento.
Secondo le informazioni rese pubbliche, il nuovo procedimento sarebbe collegato alla pubblicazione de *Il coraggio vince*, avvenuta nel marzo 2024, quando Vannacci si trovava ancora in servizio attivo. Tra gli aspetti riportati vi sarebbero la reiterazione di condotte già contestate e la divulgazione di informazioni concernenti attività operative. Senza il testo completo dell’atto, tuttavia, non è possibile verificare con sufficiente precisione gli addebiti, le prove, le difese, la motivazione e il calcolo della sanzione.
Per questo non intendo formulare un giudizio tecnico definitivo sulla seconda sospensione. Se il provvedimento diventerà disponibile, tornerò sulla materia e lo analizzerò nel dettaglio. Per ora possiamo descriverne il quadro e gli effetti, ma non fingere di avere letto un documento che non è pubblico.
6 – Che effetto ha sospendere un generale già in pensione?
Nel linguaggio comune si dice che Vannacci è in pensione; tecnicamente è stato collocato nella riserva nel febbraio 2025 e appartiene quindi al personale militare in congedo. Proprio per questo la seconda misura non è una sospensione dall’impiego: non esiste più un normale servizio attivo né uno stipendio militare da interrompere.
La sospensione dalle funzioni del grado conserva però un significato giuridico. Secondo la disciplina militare e le indicazioni applicative del Ministero della difesa, durante il periodo stabilito il militare in congedo non può esercitare le funzioni connesse al grado né compiere manifestazioni ufficiali che presuppongano il suo esercizio. Diventa inoltre incompatibile, per quel tempo, con un eventuale richiamo in servizio e la sospensione incide sull’anzianità nel grado.
Non risulta invece che la misura cancelli la pensione, elimini definitivamente il grado o faccia venir meno il mandato politico ottenuto dagli elettori. Neppure priva Vannacci, come cittadino e uomo politico, della libertà di parlare, scrivere e partecipare al dibattito pubblico nei limiti validi per tutti. Resta più delicato l’uso pubblico del titolo militare durante il periodo di sospensione, perché il grado permane ma le sue funzioni sono temporaneamente interdette.
La seconda sanzione, dunque, non è priva di effetti. Ha tuttavia un peso pratico molto diverso dalla prima: colpisce soprattutto il rapporto onorifico e funzionale con il grado e non una concreta attività lavorativa quotidiana nell’Esercito.
7 – Una possibile fondatezza giuridica non elimina il problema politico.
Dal punto di vista strettamente legale, entrambe le sanzioni possono avere argomenti a sostegno. Per la prima esiste già una sentenza favorevole all’amministrazione, sebbene impugnata; per la seconda bisogna attendere di conoscere l’atto e le eventuali decisioni dei giudici. Sarà la magistratura, non il tifo politico, a stabilire definitivamente se le regole siano state applicate bene.
Il giudizio politico è diverso. A mio avviso, provvedimenti di questo genere sono estremamente inopportuni, ineleganti e sconvenienti. Vannacci rappresenta ormai, nel bene o nel male, una fascia larga della popolazione italiana. Non è realistico pensare di contrastare il fenomeno politico che incarna attraverso sanzioni amministrative o disciplinari.
Direi esattamente la stessa cosa se si trattasse di un politico di sinistra, di un comunista o di una persona con idee remotamente lontane dalle mie. Quando un orientamento raccoglie consenso reale, il modo democratico per affrontarlo è confutarlo, proporre un progetto migliore e convincere gli elettori. Tutto ciò che assomiglia a una scorciatoia istituzionale finisce per apparire come un tentativo di sottrarsi al confronto.
8 – Le culture non si vietano per legge.
Nel post AfD, fascismo e comunismo: vietare le idee serve? ho sostenuto un principio che vale anche in questa vicenda: a mio giudizio, le culture non si vietano per legge. Si possono e si devono reprimere la violenza, le minacce, l’organizzazione militare e le condotte concrete contrarie alla legge. Le idee politiche, invece, vanno combattute con altre idee.
La democrazia non consiste nel permettere di parlare soltanto a chi dice cose considerate rispettabili dal sistema culturale dominante. Consiste anche nel tollerare opinioni che giudichiamo sbagliate, provocatorie o perfino ripugnanti, purché rimangano nel perimetro della legge, e nel lasciare che siano le persone a scegliere fra progetti concorrenti.
Le sanzioni militari hanno certamente una loro logica particolare, perché un militare in servizio non è un cittadino privo di doveri speciali. Ma quando il destinatario è ormai un politico eletto e un esponente di primo piano del dibattito nazionale, ogni atto disciplinare produce inevitabilmente anche un effetto politico. Ignorarlo sarebbe ingenuo.
9 – Un player genuino o un gatekeeper?
C’è poi un interrogativo che avevo già posto parlando del trionfo di AfD: Vannacci è un protagonista politico genuino oppure un nuovo *gatekeeper*, capace di raccogliere il dissenso per ricondurlo poi dentro un sistema che resterà sostanzialmente immutato?
Io credo che lo voterò. Non ho mai incontrato prima un politico al quale potessi prestare un’adesione così ampia sul piano delle idee, dei progetti, dei programmi e delle cose dette pubblicamente. Una parte della mia scelta nasce anche dalla curiosità di vedere che cosa farà se arriverà davvero al potere.
Continuo però ad ascoltare con rispetto chi solleva il dubbio del *gatekeeper*. È sorprendente che quasi ogni iniziativa del sistema diretta a colpire Vannacci finisca per accrescerne visibilità, consenso e centralità. È davvero possibile che i suoi avversari commettano sempre lo stesso errore, oppure questa dinamica merita una lettura diversa? Oggi non abbiamo una risposta certa. La si potrà dare soltanto giudicando i fatti e le scelte politiche future.
10 – I due libri da cui è cominciato tutto.
Per me questi due libri restano testi importanti, specialmente il primo, grazie ai quali si è aperta una nuova fase politica nel nostro Paese. I collegamenti che seguono sono affiliati: se acquisti attraverso di essi potrei ricevere una piccola commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te.
- Il mondo al contrario, il libro che ha trasformato un generale in un caso politico nazionale;
- Il coraggio vince, l’autobiografia che è al centro della seconda vicenda disciplinare.
11 – Se una sanzione pubblica riguarda anche te.
I procedimenti disciplinari richiedono di studiare subito contestazione, termini, prove, regole dell’ordinamento di appartenenza e rimedi disponibili. Se ti trovi in una situazione simile e vuoi valutare concretamente la tua posizione, telefona allo 059 761926 per concordare un primo incontro con me, che può svolgersi anche a distanza.
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