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si può lasciare la casa familiare senza perdere il diritto all’affido del bambino?

convivo da 9 anni ed abbiamo un figlio di 9 anni, la casa è intestata ad entrambi 50/50. io vorrei vendere la casa e avere l’affido congiunto del bambino. lui non vuole anche se a sua detta tra noi è finita. Posso andarmene io prendendo momentaneamnete una casa in affitto e con questo non perdere alcun diritto nei confronti del bambino? leggendo il vs sito ho capito che non devo economicamente nulla al padre indipendentemente che lui abbia o non un reddito.

Certo che puoi andartene. Puoi portare ovviamente tuo figlio con te, comunque la sistemazione, salvo che non ci siano aspetti patologici, come nel caso di abitazione non idonea, non ha niente a che vedere con la regolamentazione dell’affido. Confermo che tra conviventi non c’è nessun obbligo di mantenimento, quantomeno dopo la cessazione della convivenza. Per quanto riguarda la casa, occorre trovare un accordo, in caso contrario si può chiedere la divisione ma è assolutamente sconsigliabile ed è di gran lunga meglio accordarsi, eventualmente facendo qualche seduta di mediazione familiare.

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Il genitore separato con figli può trasferirsi?

Nella separazione tra coniugi con dei bambini minorenni, la ex-moglie, nel caso come probabile di assegnazione dei minori, può cambiare regione di residenza adducendo motivi familiari (tipo che da sola non ce la fa ed ha bisogno dell’aiuto dei propri genitori)? In caso positivo come può opporsi l’ex-marito che non ha più la possibilità di vedere i propri figli?

La domanda posta dal nostro lettore riguarda un figlio di genitori separati, ma le considerazioni da fare sono uguali per tutti i figli, anche di divorziati o di conviventi che non sono mai stati sposati tra loro, quindi la risposta vale per tutti i casi in cui un genitore, dopo la disgregazione famigliare, voglia trasferirsi altrove, anche all’estero.

La situazione è diversa a seconda che ci sia o meno l’accordo dei genitori.

A) In caso di mancanza di accordo sul trasferimento, non ci sono precise regole prestabilite al riguardo, salvo il fatto che per cambiare residenza, in caso appunto non vi sia l’accordo dei genitori, occorre l’autorizzazione del giudice, essendo questa considerata una modifica delle condizioni, specialmente nei regimi di affido condiviso, anche se con collocazione presso un solo genitore.

Così ad esempio si è espresso il «nostro» Tribunale dei minorenni emiliano, con riferimento ad una coppia di ex conviventi, ma esprimendo un principio valido anche per i figli di persone coniugate: «l’essenza dell’affidamento condiviso consiste in una totale, paritetica corresponsabilità e compartecipazione alla cura, all’educazione ed all’istruzione del minore, ed in tale regime, la decisione sul trasferimento di residenza del genitore presso il quale il minore è collocato rappresenta, indubbiamente, una decisione di “maggior interesse”, che deve essere presa di comune accordo, o, in difetto, essere rimessa al giudice a norma dell’art. 155-ter c.c..» (Trib. Minorenni Emilia-Romagna Dec., 06/02/2007, Famiglia e Diritto, 2007, 8-9, 813 nota di ARCERI; in materia V. anche, per una ipotesi di trasferimento in altra regione, Trib. Bari, 10/03/2009).

Questa autorizzazione sarà concessa o meno dal magistrato considerando l’interesse del minore, che solo di riflesso coincide con quello dei genitori. In altri termini, se il disagio della madre si riflette sui bambini e tale disagio potrebbe essere ridotto o eliminato con il trasferimento in altra regione, il giudice può acconsentire a tale modifica, dal momento che è interesse anche dei figli che la propria madre riesca a vivere serenamente e a gestirli in modo migliore, sempre che, tuttavia, il vantaggio che si avrebbe autorizzando il trasferimento possa essere considerato prevalente rispetto alle perdite che comunque parallelamente si avrebbero tra cui, sicuramente, lo sradicamento dall’ambiente in cui i minori hanno vissuto fino a quel momento (perdita, quest’ultima, che è tanto più grave quanto i bambini sono avanti con l’età) e la ridotta possibilità di incontri con il padre, che rimane una figura importante per loro, a causa della più difficoltosa situazione logistica.

Per questi motivi, è davvero difficile poter prevedere cosa possa decidere il giudice, è molto importante preparare, nel caso si dovesse appunto finire davanti al magistrato, una difesa puntuale e dettagliata, illustrante per filo e per segno quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi per i bambini di un trasferimento in un’altra regione, anche in relazione al periodo in cui saranno adulti e dovranno trovare occasioni di lavoro o di formazione.

B) Nel caso, invece, in cui i genitori siano entrambi d’accordo sul trasferimento, bisogna oggigiorno distinguere tra coppie che erano sposate e coppie che non sono mai state sposate, ma convivevano o avevano generato il figlio con un rapporto occasionale:

  • nel primo caso, quello delle coppie che erano sposate, e che quindi sono adesso separate o divorziate, si deve fare un accordo in house o convenzione di negoziazione assistita per la modifica delle condizioni di separazione o divorzio; in questo caso, il controllo della rispondenza del trasferimento all’interesse dei figli verrà effettuato dal Procuratore della Repubblica.
  • nel caso, invece, di figli di genitori non coniugati, bisognerebbe fare un ricorso congiunto al tribunale, anche se in tali ipotesi molti optano per una scrittura privata che, anche se di dubbia validità in quanto avente ad oggetto una materia indisponibile che dovrebbe sempre essere controllata dal giudice, almeno prova che c’era il consenso al trasferimento in un dato momento. Questo vale, ovviamente, per i casi in cui l’affido era già stato regolato, nei casi in cui non era mai stato normato conviene fare un ricorso al tribunale che a quel punto sarà destinato sia a regolare l’affido sia a decidere il punto specifico della residenza e del trasferimento.
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Nella famiglia di fatto, la casa familiare può essere assegnata alla madre?

Sono proprietario di un immobile al 100% e come garante per il mutuo c’è mia madre. Da qualche mese che convivo e da poco tempo la ragazza con cui convivo per l’appunto ha cambiato residenza e l’ha messa presso casa mia. Abbiamo scoperto che è incinta di quasi 3 mesi ma non siamo sposati. Le cose non vanno più bene assolutamente. Vorrei sapere se per la legge italiana corro il rischio nel caso molto concreto di cessazione del rapporto di convivenza che lei possa pretendere di restare a casa mia e che io debba andarmene anche se sono il proprietario? So che è un dovere morale ma in caso di nascita del bambino dovro provvedere al mantenimento? lo chiedo perchè sono in gravi difficolta economiche ( mutuo e finanziamenti vari). Chiedo infine consiglio per intraprendere magari preventivamente azioni che possano tutelarmi.

Nel Tuo caso non hai alcun dovere giuridico nei confronti della Tua convivente ma ne hai tanti nei confronti del bambino che sta per nascere.

Infatti, hai il dovere di mantenerlo, educarlo, istruirlo e ogni altro obbligo che si ha nei confronti dei figli.

Giustamente, anche prima della legge di equiparazione formale, il nostro ordinamento non faceva alcuna distinzione tra figli legittimi – ovvero quelli nati in costanza di matrimonio – e naturali – figli nati fuori dal matrimonio – e nei confronti di quest’ultimo si hanno i medesimi diritti e doveri che nei confronti dei figli legittimi.

Pertanto, se tu e la tua compagna deciderete di porre fine alla vostra relazione avrai l’obbligo di mantenerlo e il diritto/dovere di vederlo. Il fatto che Tu sia in difficoltà economiche non è una giustificazione per non mantenere tuo figlio.

Per quanto riguarda la casa familiare, la stessa può essere assegnata alla madre di tuo figlio in sede di regolamentazione dell’affido, del tutto analogamente a quanto avviene in sede di separazione per le coppie unite in matrimonio. Si considera, in questi casi, il superiore interesse del minore di poter continuare ad avere un’abitazione e un ambiente a lui familiare.

Per non perdere la disponibilità della tua casa, la cosa principale che puoi fare è cercare di definire consensualmente la crisi familiare, tramite la presentazione di un ricorso per affido di tipo congiunto, offrendo una soluzione alternativa alla tua ex compagna.

Per ulteriori dettagli, ti invito a leggere la nostra scheda sull’affido dei figli di genitori non matrimoniali.