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Termini per impugnare scaduti: cosa si può fare?

Note dell’episodio.

In questa puntata, sempre a partire da un messaggio vocale lasciatoci da un ascoltatore, parliamo – affrontando il caso di una persona licenziata per superamento del periodo di comporto – di cosa si può fare quando vengono commessi in primo grado degli errori di conteggio e soprattutto cosa si può fare quando sono scaduti i termini per impugnare.

Riferimenti.

Di seguito, alcuni precedenti post del blog, o puntate del podcast, menzionati durante l’episodio o comunque aventi ad oggetto tematiche collegate a quelle trattate in questa puntata, che ti consiglio di consultare.


[la risposta è nel podcast]

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Altri vincono cause analoghe alla mia: e io?

Sono soccombente nei primi due gradi di giudizio in una causa di lavoro.
L’oggetto della causa è perfettamente uguale ad altre numerose cause intraprese da altri colleghi: sono perfettamente simili riguardando uguale attività svolta da professionisti di una stessa Amministrazione pubblica con pari oggetto e pari svolgimento dei fatti ad esclusione dei luoghi ove si è svolto il lavoro (l’Amministrazione è presente in tutto il territorio italiano). Ora: gli altri miei colleghi hanno avuto ragione nei medesimi ricorsi presso diversi tribunali del lavoro e uno solo è dovuto ricorrere in cassazione avendo vinto in primo grado e perso nel secondo. Se la cassazione si pronunciasse favorevolmente al collega, io, che non ho presentato ricorso in terzo grado nei termini prescritti, potrei, a quel punto, ripartire dal primo grado rivedendo tutto il mio iter giudiziario?

No.

Se non hai presentato il mezzo di impugnazione previsto nei termini, cioè appello o ricorso per cassazione, la sentenza è passata in giudicato ed è diventata completamente definitiva, salva solo la eccezionalissima ipotesi della revocazione che ti menziono solo per pignoleria ma che probabilmente non è in alcun modo applicabile al tuo caso.

Se si ragionasse diversamente, ogni volta che, ad esempio, la Cassazione cambiasse orientamento, si potrebbero riaprire migliaia di processi e questo non è comunque, a prescindere da tutti i discorsi che si potrebbero fare a riguardo in astratto, ammissibile perché non sarebbe in alcun modo gestibile.

Quindi la conclusione è che avresti dovuto presentare il mezzo di impugnazione entro i termini previsti dalla legge.

Se sei ancora in termine, e sempre che il diverso orientamento manifestato dalla Cassazione nei casi analoghi al tuo possa essere ritenuto indice di un pregiudizio ingiusto perpetrato a tuo danno dallo Stato italiano, si può forse valutare il ricorso alla CEDU.

Se vuoi approfondire, puoi valutare di acquistare una consulenza su impugnazione.

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Impugnazioni: attento alla seconda botta!

Hai perso una causa, o una fase processuale, e mediti di fare ricorso, proporre impugnazione, cioè ad esempio reclamo, appello, ricorso per cassazione, ricorso alla CEDU?

La prima cosa di cui devi prendere consapevolezza è che un ricorso è sempre solo un tentativo: non è affatto detto, anche se è statisticamente abbastanza probabile, che il risultato venga cambiato.

Può anche essere che tu spenda ulteriori soldi per fare ricorso e ti procuri un’ulteriore condanna alle spese rispetto a quella che, magari, hai già.

Più in generale, chi subisce una sfortuna nella vita, giusta e ingiusta, deve stare molto attento alla «seconda botta». A molti succede che, mentre si stanno ancora lamentando di ciò di cui sono rimasti vittima, arriva una seconda ondata, spesso peggiore della prima. Accade, ad esempio, per gli infarti, gli ictus, i terremoti e, comunque, anche per le cause.

Per questo, la cosa più importante, quando si riceve un provvedimento negativo o si subisce una sconfitta processuale, è fermarsi e respirare.

Recuperare la calma e, una volta recuperata e raffreddata la mente e l’animo, valutare con cura se ci sono adeguate basi legali per fare ricorso e con quali chances di successo.

Proprio in considerazione di ciò, abbiamo strutturato il nostro lavoro in materia in modo progressiva: prima ti mettiamo a disposizione una consulenza su impugnazione e solo dopo, quando avremo eventualmente verificato la bontà dell’iniziativa che potresti intraprendere, ti possiamo indicare il tipo di ricorso praticabile nel tuo caso.

Tutti questi servizi legali sono stati pacchettizzati, cioè tariffati in modo flat o forfettario. In questo modo, sai sempre esattamente cosa vai a spendere, perlomeno su base annuale.

Quindi chi è genericamente interessato a valutare di fare un ricorso, può innanzitutto acquistare un servizio di approfondimento volto a verificare l’esistenza di adeguate basi legali per farlo. Anche questo a costo e condizioni chiare.

Una volta fatto questo approfondimento, potrai valutare ulteriormente, sulla base della nostra consulenza, l’opportunità di impugnare. Ti diremo quali sono i punti di forza e i rischi, per contro, dell’iniziativa.

Se deciderai di impugnare, potrai acquistare un «pacchetto» tra i prodotti del nostro store legale tariffato in modo forfettario o flat, avendo così anche in questo caso una conoscenza chiara dei costi.

Siamo molto soddisfatti di come abbiamo organizzato questi servizi, tutti peraltro acquistabili on line nel nostro store legale.

Se devi valutare un ricorso, dai un’occhiata ai nostri prodotti, che riportiamo anche sotto per comodità di lettura. In ogni caso, ti raccomando, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.

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Come fare ricorso senza rischi inutili e brutte sorprese.

Firma di un documento

Hai ricevuto una sentenza ingiusta?

Puoi fare ricorso, ma fai bene attenzione: potresti anche peggiorare la situazione e trovarti ancora più spese legali da pagare, come spiego meglio in questo post.

Acquista la nostra consulenza su impugnazione per avere immediatamente i seguenti vantaggi:

  1. Sai subito che cosa ti costa la consulenza: niente sorprese sui costi.
  2. Sai subito inoltre cosa ti costerà l’eventuale ricorso, se deciderai di farlo, perché é tariffato flat, a prezzo bloccato per chi acquista la consulenza preliminare: vedi tutti i pacchetti.
  3. Potrai finalmente prendere una decisione con cognizione di causa, sulla base di un parere scritto ben argomentato, ma soprattutto onesto e sincero.

Il terzo punto è il più importante.

Quando si riceve un provvedimento sfavorevole, e magari una condanna a pagare spese legali, è fondamentale non aggravare ulteriormente la situazione e procedere ad impugnazione solo ed esclusivamente se la cosa può avere un senso, se ci sono adeguate basi legali, altrimenti si rischia di aggravare il danno.

Le nostre garanzie sono:

  • chiarezza totale sui costi;
  • chiarezza totale sui tuoi diritti;
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Non ci credi? Consulta le recensioni lasciate dai nostri clienti su un sito indipendente – google.

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Ricorso alla CEDU: entro quale termine?

Qual è il termine per presentare ricorso alla CEDU, cioè alla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo?

 

Il termine è di sei mesi dalla data della sentenza che esaurisce i mezzi di impugnazione interni – di solito è la sentenza di Cassazione.

In futuro, potrà essere previsto un termine inferiore di quattro mesi, in caso di adozione di particolari protocolli, quindi è più prudente comunque controllare volta per volta, come sempre quando si tratta di termini.

Il termine decorre dal giorno dell’effettiva conoscenza del dispositivo della sentenza, che di solito coincide con la notifica via pec della stessa effettuata presso l’avvocato, senza potersi tener conto del fatto che l’avvocato poi l’abbia eventualmente comunicato in seguito, dal momento che il cliente è considerato comunque domiciliato presso l’avvocato.

È onere dell’avvocato, infatti, comunicare immediatamente al cliente la ricezione di notifiche di questo genere, se non lo fa può determinarsi responsabilità professionale per tale omissione, dal momento che il suo cliente non è stato messo in grado di esercitare un suo diritto.

Il termine scade l’ultimo giorno del periodo di sei mesi, anche se tale giorno ricade di domenica o in un giorno festivo, senza slittamento al primo giorno lavorativo successivo come accade a volte per altri tipi di termini.

Il messaggio da portare a casa, dunque, è che, se ricevete un provvedimento giurisdizionale negativo, dovete prima possibile prendere appuntamento con il legale che vi segue, oppure con un altro legale se ritenete opportuno acquisire un secondo parere, per discutere il da farsi. Se sono ancora disponibili mezzi di impugnazione interni, si potranno valutare quelli, mi riferisco ovviamente a appello, ricorso per cassazione, ecc.. Viceversa, si potrà valutare il ricorso alla CEDU.

Non lasciar passare il tempo inutilmente perché il sistema giudiziario presenta sempre dei termini decorsi i quali poi non si può più fare niente!

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Polizza di tutela legale per appello: si può fare?

necessito di una polizza che copra le spese legali e processuali ad un minore di anni 14.
Udienza avuta il 27 settembre, ora ricorso all’appello.

Per l’ennesima volta, «purtroppo» non si può fare una polizza, di qualsiasi genere, dopo che un sinistro si è già verificato.

Come potresti pensare di andare a sottoscrivere una polizza infortuni dopo essere, ad esempio, caduto dalle scale?

Se funzionasse in questo modo, nessuno andrebbe più a sottoscrivere contratti di assicurazione. Perché buttare via soldi inutilmente? Basterebbe aspettare di averne bisogno e poi uno pagherebbe solo in quel caso…

Ma se ammettessimo ciò, pensi che le compagnie di assicurazione esisterebbero ancora o pensi invece che andrebbero presto tutte in fallimento, costrette solo a pagare e impossibilitate ad incassare?

Le assicurazioni nascono per tutelarsi da imprevisti.

Tu paghi e acquisti la tua serenità che se succede qualcosa hai una copertura, sempre che ovviamente vada tutto bene e rientri nei limiti di polizza.

Però resta un contratto aleatorio, cioè tu paghi ma non sai se ti verrà concretamente dato qualcosa indietro a livello monetario, oltre alla serenità che acquisti per il fatto di avere copertura.

Non può funzionare diversamente.

Te lo ripeto: non può funzionare diversamente.

Non puoi andare a fare una polizza sanitaria quando sei già malato. Se lo fai, e sottaci la tua malattia all’agente di assicurazione, commetti un reato di truffa e la polizza è invalida e non è nemmeno difficile venire scoperti dal momento che ci sono le cartelle cliniche… Eppure la gente fa cose del genere tutti i giorni.

L’assicurazione di tutela legale funziona in modo del tutto analogo alle altre assicurazioni, la devi aver sottoscritta prima dell’insorgenza del caso assicurativo, addirittura per alcune cose c’è anche un periodo di carenza proprio per evitare ingiuste speculazioni da parte del cliente.

Ci sono dei casi in cui è difficile stabilire il momento esatto in cui è insorto un caso assicurativo, ma nel tuo caso addirittura c’è già stato l’intero prima grado del procedimento: qui è assolutamente certo che il caso assicurativo è già insorto e lo è da anni quindi è escluso nel modo più assoluto che tu possa fare ora una polizza di tutela legale utilizzabile per quel caso.

Puoi, se credi, fare una polizza di tutela legale per altre cose che ti dovessero capitare ed è una cosa che io ti consiglio assolutamente, come faccio con tutti da oltre due decenni.

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Affido ai servizi sociali: conviene il ricorso in cassazione?

Da 12 anni combatto per difendermi legalmente dal mio ex marito che malgrado ne ha fatte di tutte a. me e ai miei figli è sempre uscito ridendo dalle varie udienze dicendomi vai dove vuoi mio padre è un massone io ti distruggo! E così è stato dopo un rincorso in appello aa Corte di Genova per riprendermi i miei figli in affido dallo scorso anno ai serv. Soc, motivazione del Giudicee nostre dispute economiche, tenendo conto che io non ho nulla il mio ex molto molto ricco gra, je ai Giudice nel corso degli anni li ha privati di tutto. Oggi i miei figli hanno 17anni nessun Giudice ha mai accettato la richiesta che vengano sentiti, neanche in appello che ha mantenuto l’affido ai s. Soc che non solo non accettano le relazioni dell’ASL ma li minacciano se non fanno quello che loro stabiliscono, naturalmente su richiesta del padre, di chiuderli in una struttura. Cmq il giudice senza motivare con termini di legge il suo rifiuto ha lasciato me e i. miei figli senza giustizia, addirittura negando loro il tenore di vita, dicendo che sarebbero troppo viziati, quindi non ne hanno diritto! Secondo lei con lo schifo di corruzione che c è nel ostro paese se vado in cassazione, tenendo conto che non ho possibilità economiche rischio di piangere di più di quanto ho pianto? E i miei figli che hanno visto di tutto da quando avevano 5anni.he fine possono fare con un padre che pur di distruggermi li fa passare per inadeguati?

Per sapere se una sentenza di appello è impugnabile in cassazione e, ulteriormente, se, una volta accertatane la impugnabilità, ciò sia ulteriormente conveniente, bisogna prima studiare approfonditamente le due sentenze precedenti e i fascicoli relativi.

Al netto di questo, si può fare qualche osservazione generale.

Intanto, il giudizio di cassazione non è un terzo grado di giudizio, dove la materia può essere di nuovo completamente ridiscussa, come avviene, almeno tendenzialmente, in appello, ma un grado di legittimità, in cui si dibatte per lo più sull’applicazione corretta o meno delle norme giuridiche, anche se gli aspetti di fatto in qualche modo a volte rientrano.

Ovviamente, è un grado di giudizio in cui la corte giudica «a fascicolo chiuso» cioè sulla base di un fascicolo già formato e dove è escluso che si possano introdurre nuove prove, documenti, tantomeno CTU e così via.

Soprattutto, la considerazione che mi pare assorbente è il fatto che i tuoi figli abbiano già 17 anni, con la conseguenza che il prossimo anno le disposizioni in materia di affido sono destinate comunque a cadere, anche se ovviamente se ci sono altre disposizioni sul mantenimento queste permangono sino al raggiungimento dell’autosufficienza.

A seconda delle modifiche, comunque, che si riterrebbero opportune per l’interesse dei minori, si potrebbe forse anche lasciar passare in giudicato la sentenza di appello per poi presentare un’istanza di modifica condizioni, ma anche questo va valutato accuratamente.

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Diagnosi errata ma causa persa: si può ricorrere in Cassazione?

volevo sapere se era possibile ricorrere in cassazione dopo aver fatto una causa in primo giudizio positiva e in appello negativa per errata diagnosi mi il mio medico curante mi aveva diagnosticato una sciatalgia rivelatasi poi un ernia discale con conseguente sindrome della cauda equina permanente che significa avermi rovinato la vita cioe io faccio 4 autocateterismi al giorno ho l intestino paralizzato e una paralisi parziale dal ginocchio in su ..i miei avvocati non hanno presentato le prove come dovevano e io vorrei sapere se si puo ricorrere in cassazione se poi vuole delle delucidazioni piu precise le spieghero meglio per favore mi aiuti a capire se posso fare ancora qualcosa grazie infinite sono disperata e arrabboata con la giustizia con i miei avvocati e con il mio medico curante e l asl della mia zone io vorrei solo giustizia

Mi dispiace per la tua vicenda e per la tua situazione.

A livello giudiziario, per vedere se possibile fare ricorso in cassazione, che non è un terzo grado di giudizio, ma una fase di legittimità, cioè relativa ad un controllo specifico su alcuni aspetti del processo per lo più riguardanti l’applicazione del diritto, bisogna necessariamente studiare i due fascicoli dei procedimenti di primo grado ed appello e le due sentenze relative.

È fondamentale inoltre, nelle cause di responsabilità medica o malpractice, la relazione del consulente medico legale che, immagino, sia stata formata ed acquisita nel corso del giudizio di primo grado, specialmente in un caso come il tuo in cui il problema è derivato, a quanto pare di capire, da una diagnosi errata.

C’è poi un altro aspetto cui accenni, che va accuratamente verificato, e cioè la mancata presentazione di prove da parte dei tuoi avvocati. Se questo fosse fondato, allora purtroppo il ricorso per cassazione servirebbe a ben poco. Infatti, coi gradi di giudizio successivi al primo non si possono sanare eventuali errori commessi dai difensori in quelli precedenti e, man mano che si procede, il caso viene deciso «a fascicolo chiuso», specialmente in cassazione dove è impensabile che vengano acquisite nuove prove (ed è difficilissimo anche in appello). Se, dunque, questo fosse il caso, l’unica azione che rimarrebbe possibile sarebbe quella per negligenza professionale nei confronti dei tuoi difensori, anche questa, naturalmente, da valutare bene.

Anche per approfondire e capire questo ultimo aspetto, comunque, è necessario studiare i due fascicoli, compresa la CTU medica, e le due sentenze.

Se vuoi farci fare questo lavoro, il prodotto da acquistare è questo, la consulenza per eventuale impugnazione. È un po’ più costoso della consulenza di base, perché per studiare tutte queste cose occorrono alcune ore di lavoro. Tieni anche presente che, nel caso, dovrai fornirci la documentazione, se riesci seguendo queste indicazioni, che ci velocizzerebbero il lavoro, altrimenti spedendoci delle copie cartacee.

Il costo, poi, del ricorso in cassazione, che potrai valutare di fare una volta che ti avremo eventualmente detto che ce ne sono i presupposti, è sempre tariffato flat e lo puoi trovare in questa scheda prodotto.

Ti raccomando, anche, di leggere le due schede di approfondimento sulla malpractice e sul ricorso in Cassazione, oltre che di iscriverti alla newsletter del blog o al gruppo Telegram per non perdere interessanti e utili post come questo.

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Errore in separazione consensuale: come rimediare?

5 mesi fa ho fatto richiesta tramite gli avvocati delle parti di modificare una sentenza di separazione consensuale che non aveva previsto, per dimenticanze di tutti, una cancellazione di una nota di trascrizione messa dalla mia ex a seguito di sentenza di separazione legale poi trasformata in consensuale. Una giudice del tribunale di Tivoli dovrebbe apportare la modifica che mi permetterebbe di cancellare la nota e quindi poter fare il rogito della vendita. Hai qualche suggerimento da dare per accelerare l’iter?

La descrizione del caso è troppo scarna per poter tratteggiare una soluzione vera e propria, si può solo abbozzare.

Intanto, un giudizio di separazione, sia essa giudiziale o consensuale, ha un oggetto necessariamente circoscritto alle questioni riguardanti la separazione, senza possibilità di estenderlo, salvo che ciò non avvenga incidentalmente per accordo delle parti, e questo ovviamente solo in sede consensuale, a questioni immobiliari o comunque a questioni diverse da quelle che riguardano la separazione stessa e quindi rapporti tra i coniugi, figli e così via.

In generale, contro un provvedimento giudiziale si può utilizzare, in caso di vere e proprie dimenticanze che non siano però questioni di merito, lo strumento della «correzione» della sentenza o ordinanza.

Questo strumento si può utilizzare appunto solo per evidenti errori materiali e non anche per questioni di merito. Ad esempio, se il giudice fa un errore nel calcolare un totale, quando invece i dati di partenza sono esatti ed appare evidente che c’è un errore solo sul totale. Non si può invece usare quando una parte ritiene che il giudice non sia incorso in una svista, ma abbia valutato i fatti di causa in modo diverso da quello che riteneva lei: ad esempio ha condannato il debitore a pagare 1000€ perché ha valutato il danno come ammontante a quella somma e non invece a quella diversa, di 4000€, richiesta dal danneggiato. In questo secondo caso, non si può certo usare il procedimento di correzione, ma si deve usare l’impugnazione prevista a seconda del grado di giudizio in cui ci si trova, tra cui l’appello o, ricorrendone le condizioni, il ricorso per Cassazione.

A me ad esempio è capitato un caso di correzione in una sentenza in cui avevo chiesto il rimborso di due biglietti aerei e il giudice nel dar ragione senza alcune eccezioni al mio cliente ha previsto il rimborso di uno solo di essi, per una svista. Richiesta la correzione, la stessa è stata infatti concessa.

Detto questo in generale, nel vostro caso la situazione è complicata dal fatto che, se ho ben capito, la conclusione del procedimento è stata consensuale, con la conseguenza che non abbiamo una vera e propria sentenza, ma un decreto di omologa che, a livello di contenuti, non aggiunge nulla al verbale di separazione consensuale reso dai coniugi, ma si limita a «suffragarlo» certificandone la conformità alle disposizioni di legge.

Per cui a mio giudizio non si può chiederne la correzione, proprio per la struttura del procedimento di separazione consensuale.

A ben vedere, alla fine occorre fare una modifica condizioni, che si potrebbe, per praticità, realizzare preferibilmente con un accordo in house. Ovviamente, per dar corso a questa soluzione, occorre il consenso di entrambi i coniugi. In mancanza, direi che l’unica cosa prospettabile sarebbe un ricorso, di tipo contenzioso, per modifica condizioni.

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Giudice rigetta le mie prove: cosa posso fare?

Riconoscimento paternità legge 219/12. Prove: DNA parziale tra fratellastri (7 su 10) tre testimonianze scritte. Controparte invoca “pietas defunti” per evitare DNA su padre defunto nel 1956. Ordinanza giudice primo grado non ammette le prove, difende la pietas defunti. Cassazione 12549/2012 :”inammissibile la censura,DNA non è invasivo. Cosa posso fare?

Il caso non è descritto con sufficiente chiarezza, provo comunque ad abbozzare qualche considerazione.

A quanto capisco io, la Cassazione che citi non è stata resa nel tuo caso, ma in un altro processo e tu la vorresti invocare come «precedente» utile anche nel tuo.

Quindi il punto dovrebbe essere vedere quali rimedi o impugnazioni sono esperibili contro l’ordinanza istruttoria con cui il giudice, nel corso del processo di primo grado, che, a quanto sembra di capire, sarebbe ancora pendente.

Per fare questa valutazione, bisogna capire meglio la motivazione di questa ordinanza istruttoria perché a volte ci sono sfumature molto importanti e non è detto che tutto si possa esaurire nella pietas defunti; quand’anche fosse, poi, bisognerebbe vedere in che modo è stato richiamato in causa il concetto.

Ad ogni modo, parlando in generale, le ordinanze istruttorie sono sempre revocabili dal giudice che le ha emesse. Ovviamente, questa considerazione generale non ci è molto utile, dal momento che è estremamente difficile che un giudice possa cambiare idea senza che ci siano elementi di novità, anche se si può sempre provare, ma se esistono margini per un tentativo del genere si può valutare solo studiando l’intero fascicolo del procedimento e paragonandolo alla motivazione.

Peraltro, può anche darsi che il giudice abbia ritenuto le prove in questioni inutili, cioè superflue, perché si è già convinto, sulla base delle prove appunto già assunte, in un senso o nell’altro, magari anche proprio a tuo favore. Questo accade abbastanza frequentemente.

Comunque, se queste non fossero le ipotesi, non ci sono altri mezzi di impugnazione. Se il giudice, dunque, non cambia idea sulla prove e alla fine rigetta la tua domanda, l’unico modo per «lamentare» l’ingiustizia della decisione sulle prove è quello di appellare la sentenza. Tale evenienza va valutata molto attentamente, perché, a parte le norme processuali generali, di fatto è abbastanza difficile che in sede di appello una corte proceda ad una nuova istruttoria del procedimento.

In conclusione, se non sei convinto di quanto ti riferisce al riguardo il tuo avvocato attuale, ti consiglio di chiedere un secondo parere ad un altro avvocato, che non fa mai male, previa ostensione dell’intero fascicolo in modo che possa vedere se possibile praticare qualcosa.