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diritto

Facciamo il gioco di non capire?

Nella pratica legale, ci sono delle vertenze dove tra il proprio cliente, la controparte e il legale di controparte si instaura una gara informale a chi capisce meno la situazione, a chi riesce a comportarsi in maniera più inopportuna e a chi riesce a sfornare le idee più stupide, sia di metodo che di sostanza.

In quei casi, ovviamente, chi riesce ad avere una visione più lucida deve armarsi di molta pazienza, che é una delle qualità più importanti in un avvocato, all’esatto contrario di quanto ritengono i mitizzatori della nefastissima figura dell'”avvocato con le palle”.

Non è raro in queste ipotesi, dove, proprio per le maggiori difficoltà di trattazione, c’è maggiore sofferenza, che il proprio cliente venga a chiedere due cose.

La prima è ovviamente uno sconto sul compenso professionale richiesto, visto che ormai lui, poverino, sta “spendendo molto” e la cosa non sembra avviarsi verso una risoluzione, almeno in tempi brevi.

La seconda é la richiesta di “velocizzare” la trattazione della vertenza perché lui, il cliente, non ne può più o, magari, in fondo si tratterebbe di una cosa abbastanza semplice.

Queste due richieste, quando vengono manifestate, testimoniano sempre immancabilmente la distanza abissale che a volte c’è tra chi è il protagonista di un conflitto legale, da un lato, e la realtà, dall’altro – distanza che, si noti, é per certo una delle concause del problema legale che si è venuto a determinare.

In questi casi, l’avvocato non deve gettare la spugna, ma continuare a svolgere il suo lavoro di rimettere il proprio cliente contro la realtà finché magari non riesce ad assorbirne un poco, esattamente come fa il prozac con i neuroni e la serotonina.

L’avvocato deve dunque pazientemente spiegare che non può fare nessuno sconto, ma, dei due, considerata la pesantezza della situazione e la difficoltà del lavoro, dovrebbe semmai, tutto al contrario, chiedere dei soldi in più.

Poi deve dire che lui non lavora in una situazione che rientra interamente nella sua sfera di dominio e quindi non può garantire date di consegna del lavoro come può fare ad esempio un progettista, perché ciò dipende anche da quello che faranno o opineranno altre persone dotate di libero arbitrio.

Se poi ci riesce, l’avvocato può provare anche a dire al proprio cliente che, per lui stesso, sarebbe più utile, anziché lambiccarsi con queste idee senza senso, dedicarsi a ciò che davvero potrebbe giovargli, come la raccolta dei documenti e degli altri elementi che servono effettivamente per la conduzione della vertenza.

Il dolore degli assistiti va sempre accolto ed ascoltato, questo è fuori discussione, ma non va mai e poi mai assecondato; anche questo è fondamentale ed è il frutto più fecondo della posizione di alterità dell’avvocato, che gli consente di mantenere una quantomai necessaria visione lucida pur in mezzo a tanta evidente sofferenza.

Come ammonivano, con infinita saggezza, gli antichi: nemo iudex in re sua.

Che poi è il fondamento della necessità di relazionarsi con un avvocato tutte le volte in cui hai un problema legale.

In tutto questo, non mi stancherò mai di ripetere che la crisi della giustizia é la crisi del ceto forense e che la crisi del ceto forense non è economica o di altro tipo, come si vaneggia più volte al giorno da anni, ma quasi esclusivamente cognitiva.

Le vertenze legali non si risolvono perché troppi avvocati ormai non capiscono più niente e così finiscono per non svolgere in modo funzionale il loro lavoro.

Se un assistito, infatti, ha diritto di non capire nulla, specialmente quando é nella sofferenza, il senso della professione di avvocato é solo quello della presenza di un professionista in grado di guardare la situazione del cliente con lucidità e con tutta una serie di qualità dell’essere che sono la compassione, l’ascolto, non solo del proprio cliente, ma anche di tutti gli altri, la diplomazia, la già citata pazienza e così via.

Quando questo viene a mancare e tu ti ritrovi sempre più spesso a leggere lettere e atti in cui é evidente che l’avvocato non ha messo nulla di proprio, ma si è limitato come un cronista malcapitato a raccogliere il maldestro e spesso bacatissimo punto di vista del cliente, allora capisci che ci sono davvero pochi margini di manovra.

Queste sono le realtà con cui i non moltissimi avvocati rimasti con un po’ di sale in zucca devono spesso avere a che fare, la riforma Cartabia da questo punto di vista é il nulla al quadrato, é pura inconsistenza, puro vapore, puro niente.

Ci vediamo lungo la strada.

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trattare i problemi legali

Le informazioni si chiedono ai vigili urbani e ai passanti, non agli avvocati.

Agli avvocati, se mi dai retta, puoi solo chiedere ascolto, tempo e attenzione.

Se tu ti accosti ad un avvocato per chiedergli una informazione, non hai capito niente né di come funziona un avvocato, né di come funziona il tipo di conoscenza di cui disponi e il problema che devi trattare.

Nei problemi legali, le informazioni non servono quasi mai a niente.

Ti faccio un esempio, un paragone.

Ti ammali di qualcosa: hai mal di gola, mal di testa, mal di stomaco.

Vai dal dottore per «chiedergli informazioni»?

Cioè entri dentro al suo ambulatorio e ti metti a discutere con lui di sintomi, possibili significati dei medesimi, potenziali farmaci applicabili, studi sperimentali, contenuti di PubMed, come se foste ad un convegno medico, solo che a te cola in continuazione il naso e ti tieni i pantaloni in mano perché ogni dieci minuti devi scappare nel suo bagno?

Oppure gli dici i tuoi problemi e gli chiedi di darti una cura e farti una ricetta?

Se stai male e hai un problema di salute, le informazioni non ti servono a niente: ti serve una cura, una ricetta, di andare in farmacia e di iniziare a prendere la benedetta medicina e metterti a letto.

Tutto il resto è curiosità, con la quale non solo non risolvi niente, ma perdi e fai perdere tempo, anche tempo che hai già pagato proprio tu stesso, spesso caramente.

Il tuo compito, nel lavoro di trattazione dei problemi legali, inizia e finisce con la descrizione dei sintomi e cioè del tuo problema.

Non è un compito da poco e infatti nel 90% dei casi, per descrivere un problema che, in mano ad una persona centrata e in grado di formulare ed esprimere i propri pensieri correttamente, richiederebbe pochi minuti, non di rado ce ne vogliono 30, 40 o anche di più.

La realtà è che vorresti andare alla ricerca di informazioni giuridiche, ma non sei spesso neanche in grado di raccontare un fatto dall’inizio alla fine, in maniera ordinata, mettendo in fila le cose, distinguendo ciò che rileva da ciò che non ha nessuna importanza.

Vorresti conoscere cosa dice la Cassazione sul tuo problema, ma la verità ancora è che non sei neanche in grado di parlare ed esprimerti in modo corretto, tanto che bisogna mettersi lì con tanta pazienza e cavarti le cose una dopo l’altra, in ordine ovviamente sempre sparso, per poi rimettere, di nuovo pazientemente, tutto in ordine.

Se io ti dicessi cosa dice la Cassazione sul tuo problema, cosa per la quale comunque dovrei prima capire il tuo problema stesso, ciò che, come ti sto spiegando, richiederebbe almeno 20/30 minuti a causa dei tuoi limiti linguistici, non te ne faresti comunque nulla, perché, mancando di una preparazione sistematica giuridica, quell’informazione che io ti avrei dato non saresti neanche lontanamente in grado di leggerla.

Non sono, dunque, gli avvocati che vogliono approfittarsi di te, é solo che le cose non funzionano, non possono funzionare mai, come vorresti tu.

Come si fa a poter pensare anche solo alla lontana che un problema legale possa essere affrontato «chiedendo informazioni», così come si fa per la strada quando guidando si accosta, si abbassa il finestrino e si chiede a un malcapitato dov’è via del Merlo?

Se hai un problema legale, devi rassegnarti a relazionarti con un avvocato, non ci sono altre strade.

Prima lo capisci, prima puoi dedicarti alla cosa davvero importante, cioè sceglierne uno onesto, preparato, bravo e funzionale.

Il tempo che trascorri su google a cercare informazioni convertilo nella ricerca di un avvocato oppure vedilo da quel punto di vista; poi, appena avrai trovato una persona che ti ispira, prendi
appuntamento e vacci a parlare, di persona o tramite videocall.

Non dire mai che hai bisogno «solo 5 minuti» perché quella è una autentica dichiarazione di disabilità, prendi coscienza della realtà, della situazione e di come funziona la trattazione sia dei problemi legali che più in generale di tutti gli incidenti della vita.

Rock n’ roll!

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diritto

11 cose sull’alterità degli avvocati .

1) L’alterità é quella condizione per cui un avvocato, rispetto al problema legale che ti interessa, é scollegato e interessato solo di riflesso.

2) Mettiamo che tu vada da un avvocato per un recupero credito: i soldi in ballo sono tuoi, non dell’avvocato, che dunque rispetto agli stessi é in una posizione di alterità, e può venir interessato dall’esito della pratica solo in parte e spesso in maniera indiretta.

3) Se vuoi puoi chiamare l’alterità dell’avvocato anche come distacco, impermeabilità, indipendenza rispetto al problema legale che tu, come cliente, hai.

4) L’alterità dell’avvocato, nonostante qualcuno a volte pensi diversamente, é una qualità positiva: é estremamente utile che il tuo problema sia trattato da una persona che rispetto allo stesso presenta un maggior distacco del tuo.

5) I nostri antichi padri lo avevano capito e codificato molto chiaramente, coniando l’adagio «nemo judex in re sua», che significa che nessuno può valutare lucidamente una situazione in cui é coinvolto direttamente (letteralmente: nessuno é buon giudice della sua cosa).

6) A volte percepisci il distacco dell’avvocato come menefreghismo, pensi che un legale non potrà mai seguirti efficacemente se non prova esattamente le tue stesse emozioni, per le quali dovrebbe anzi essere disposto a litigare con i suoi colleghi avvocati, ma non preoccuparti: se pensi questo, è solo perché non hai capito niente.

7) Per dirla con le parole del dr. House: preferisci un dottore che ti tenga la mano mentre stai morendo o uno che ti ignori mentre però ti salva la vita?

8) Quando si ha un problema legale si soffre e quando si soffre si perde lucidità, ma quanto più riuscirai a capire queste cose, tante più saranno le possibilità che avrai di risolvere il tuo problema.

9) C’è anche un ulteriore aspetto molto importante dell’alterità, che fa capo al fatto che se hai un problema legale molto facilmente lo hai letteralmente attirato nella tua vita per il modo in cui hai vissuto sino ad ora: per questo ti serve dunque il punto di vista diverso di un’altra persona, cioè in questo caso il tuo avvocato – e magari anche un counselor per fare un percorso che ti porti ad un livello evolutivo più alto.

10) Alterità non significa invece che il tuo avvocato se ne possa sbattere di te: il tuo avvocato deve prestarti ascolto e stabilire una connessione con te, senza però che tu pretenda che lui la pensi o la veda esattamente come te, perché qualsiasi divergenza a riguardo é proprio quella risorsa che occorre per iniziare a trattare il problema.

11) La vita é l’arte dell’incontro e l’incontro che devi curare con la miglior arte possibile quando hai un problema legale é quello tra te e il tuo avvocato: da esso, grazie soprattutto all’approccio fresco garantito dall’alterità dell’avvocato, scaturiranno quelle energie che c’è bisogno di mettere in moto per occuparsi della situazione.

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diritto trattare i problemi legali

10 cose sulla diplomazia.

1) La diplomazia consiste nel sapersi relazionare con garbo, tatto e delicatezza con altre persone in situazioni difficili in modo da perseguire i propri scopi, che dipendono sempre almeno in parte dalla collaborazione altrui, in modo molto più efficace.

2) La diplomazia, nonostante quello che molte persone pensano, é probabilmente la dote più importante per un avvocato, che non deve essere bravo a litigare ma a comporre o risolvere i litigi.

3) La diplomazia é un’arte resa difficile dal fatto che la maggior parte delle volte va praticata con persone con cui ti verrebbe molto più facile comportarti esattamente all’opposto.

4) Con la diplomazia, si passa dal «io dico sempre quello che penso!», oggi sfortunatamente molto di moda, al suo esatto opposto e cioè al «io penso sempre a quello che dico», scoprendo che nelle relazioni funziona di gran lunga di più il secondo metodo del primo.

5) Se un avvocato non sa praticare l’arte della diplomazia anche solo un minimo deve immediatamente cambiare mestiere e in mancanza dovrebbe essere sbattuto fuori dall’ordine perché può produrre danni molto grossi per i suoi clienti e non solo.

6) Chi cerca il celebre «avvocato con le palle» finisce quasi sempre col ritrovarsi un c@@@@one di avvocato, cioè una persona che confonde l’occuparsi in modo funzionale ed efficace dei problemi legali con la maleducazione, l’insistenza, l’alzare la voce e la radicale mancanza di tatto e delicatezza e, ancora più a monte, della consapevolezza della loro utilità.

7) Va ricordato che l’avvocato é solo, in fondo, un intermediario: può trattare con la controparte per raggiungere un accordo; se non lo si trova deve rivolgersi ad un giudice e in questo secondo caso é sempre il giudice che decide, mai l’avvocato – di conseguenza, l’avvocato non è mai in una situazione che gli possa consentire di comportarsi anche un minimo da prepotente…

8) La diplomazia richiede molta più intelligenza, sia logica che emotiva, del suo contrario e si giova anche dell’autorevolezza e fama di serietà che un professionista si è guadagnato dopo tanti anni di lavoro svolto secondo certi criteri e metodi e non altri.

9) Nei conflitti ci sono spesso le miserie umane di tutti coloro che ne sono protagonisti, é più raro che in un conflitto ci siano un netto colpevole e un’altrettanto netta vittima, per cui l’avvocato che vi si accosta deve farlo iniziando a praticare la delicatezza, la diplomazia e la maieutica proprio nei confronti del suo stesso cliente.

10) Per la pratica della diplomazia é necessaria l’arte dell’ascolto dell’altro, che deve essere completo, non giudicante, focalizzato – per questo per ogni avvocato sono fondamentali le pratiche di crescita personale, tra cui ad esempio banalmente la meditazione.

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diritto

5 benefici di una consulenza legale.

1) Maggiore chiarezza sulla situazione, grazie alla conoscenza delle regole, ma anche all’ascolto dei fatti.

2) Maggiore tranquillità e serenità grazie all’intervento di un professionista della materia.

3) Inizio della trattazione del problema, sia nella fase di analisi, sia direttamente passando alla fase del fare.

4) Fine di tutti i dubbi e le incertezze e inizio del lavoro sul problema, con tutti i vantaggi che ne conseguono.

5) Definizione di una strategia di base per affrontare la situazione con l’aiuto di un professionista esperto in problemi legali.

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riflessioni

Una giornata nella vita e nella testa di un avvocato.

Premessa

Era da tempo che volevo scriverti un post come questo, per farti vedere di quante e quali cose mi può capitare di occuparmi in un solo giorno preso del tutto casualmente.

agenda chiusa

Ho preso appunto come esempio una giornata a caso di quelle che, da venticinque anni, affronto dal lunedì al venerdì, senza barare, senza modifiche, limitandomi a riportare solo quanto effettivamente svolto, proprio per dare l’idea di come le cose si presentano nella realtà.

Questo mi servirà anche per fare alcune considerazioni più generali su questa professione e sulla trattazione dei problemi legali.

Ho aspettato che trascorresse un po’ di tempo anche per rendere «ancor più impossibile» identificare i protagonisti delle singole situazioni, in ossequio sia al segreto professionale sia ad una esigenza di garbo e delicatezza.

Una mia giornata.

Ecco le cose che mi è capitato di fare nella giornata di cui ho scelto di riportare il lavoro, rigorosamente in ordine di svolgimento.

  1. Nella prima ora, ho fatto una separazione con figli, con il sistema degli accordi in house. Con questo sistema, se i coniugi sono già d’accordo sulle condizioni, in un’ora si scrive direttamente l’accordo, si sottoscrive e lo si può passare per il deposito in Procura, previsto dalla legge.
  2. In seguito, consulenza via zoom per valutare un ricorso cautelare per interruzione di fornitura di energia elettrica in un box auto in un condominio a Celle Ligure, con copertura di tutela legale e necessario coordinamento con la compagnia relativa. 
  3. Appuntamento in studio per un procedimento penale per guida in stato di ebrezza e causazione di un incidente stradale con impossibilità, per tale motivo, di accedere ai lavori socialmente utili. Purtroppo, quando si cagiona un incidente non si possono fare i LSU e si deve necessariamente pensare ad altre strategie per la gestione della situazione.
  4. Appuntamento in studio per una situazione in cui valutare la composizione crisi da sovraindebitamento. Per questo tipo di pratiche, negli Stati Uniti ad esempio esiste una categoria di avvocati specializzata, si chiamano bankruptcy lawyers. Questi avvocati fanno solo pratiche di sovraindebitamento. Hai visto il film «The civil action», quello con John Travolta? Lui alla fine finisce davanti a un tribunale del sovraindebitamento. 
  5. Consulenza telefonico in merita al pagamento di una quota associativa per i membri di un club che non hanno potuto partecipare e frequentare lo stesso a causa delle restrizioni per i non vaccinati.
  6. Incontro presso i servizi sociali di Vignola per trattare la situazione  di una bambina rimasta senza genitori per conto degli altri parenti della stessa, in presenza di un provvedimento del giudice tutelare. 
  7. Consulenza in studio relativamente alla successione testamentaria che ha nominato erede un minorenne con nomina di curatore speciale. 
  8. Consulenza in studio sul diritto di visita e frequentazione dei nonni di un nipote
  9. Consulenza via zoom per un procedimento penale di diffamazione su instagram, dove la persona offesa è un noto virologo…

Specializzazione, tecnicizzazione, mentalizzazione.

Ingranaggi

Quando si cerca un professionista, si tende a focalizzarsi sulla, vera o presunta, «specializzazione».

Anche le nostre istituzioni forensi sono da anni, con davvero poca fortuna, alla ricerca di percorsi che consentano di definire delle specializzazioni, tendenzialmente un po’ come quelle dei medici, in modo che il «consumatore» o «cliente» possa ad esempio rivolgersi ad un familista, un giuslavorista, un penalista, un amministrativista e così via.

La «mania» della specializzazioni è frutto e corollario della tecnicizzazione della professione forense, cioè del passaggio da una situazione in cui l’avvocato era per lo più un umanista, con doti oratorie, di convincimento, di diplomazia, di trattativa, a quella in cui l’avvocato è o si vorrebbe che fosse più un tecnico: non importa la capacità di negoziare e di trovare soluzioni, magari anche innovative, per una determinata situazione, ma per ogni caso si presuppone che ci sia una norma e tutto quello che deve fare l’avvocato è … saperla o, nei casi meno fortunati, essere in grado di andarla a recuperare, per poi proporla ed applicarla.

Questa concezione della trattazione dei problemi legali, che è quella che oggigiorno va per la maggiore, sia presso i profani del diritto, cosa in fondo comprensibile, sia presso i professionisti del diritto, cosa invece meno comprensibile, ricorda la concezione illuminista secondo cui les Juges son la bouche de la loi.

Insomma, un avvocato sarebbe una specie di juke-box o catalogo in cui tu inserisci un problema legale e che relativamente al quale ti fornisce la «soluzione».

In realtà, le cose non stanno affatto così.

Per fortuna e grazie a Dio, il diritto non è quasi mai il modo in cui vengono definiti i conflitti tra gli individui e non mi riferisco solo ai casi conclusi con un accordo o transazione, ma anche a quelli definiti con sentenza – i provvedimenti dei giudici, infatti, sono sempre più creativi e reggono contro eventuali impugnazioni solo perché le parti, nonostante i buoni motivi per ricorrere, non hanno più voglia – e c’è ben da capirle – di essere ancora utenti del sistema giudiziario, dopo aver visto, a loro detrimento, come funziona.

Tagliare la quota di umanità.

Soprattutto, la tecnicizzazione, la pretesa che i problemi e le situazioni della vita siano risolvibili con un «prontuario» dove sarebbero elencate tutte le rispettive soluzioni, in realtà è un movimento, una pulsione o tendenza per rinunciare, scartare e tagliare definitivamente fuori la nostra quota di umanità.

parcheggio solo alieni

Perché disturbarsi ad ascoltare gli altri, magari proprio quegli «altri» con cui siamo meno in sintonia o addirittura in aspro conflitto, quando ci sono dei codici e delle leggi che dicono a tutti cosa bisogna fare e ci sono degli avvocati che si possono pagare per ottenerne l’applicazione?

La tecnicizzazione, e quel suo corollario che è la specializzazione, trascura che in ogni problema legale, prima di venire all’applicazione del diritto, che deve sempre essere lasciata come ultima risorsa utile, si può parlare, ci si può confrontare, si può negoziare, in modo garbato e diplomatico.

L’avvocato con le palle è solo un coglione.

Anzi, la capacità di trattare in modo educato, delicato ed estremamente diplomatico è la prima qualità che deve avere un avvocato, tutto al contrario di quello che sembra credere la generalità delle persone che quando ha bisogno di un legale, cerca il famoso «avvocato con le palle», che poi è un presuntuoso, arrogante, indisponente che si è reso antipatico a tutti da decenni e che non può ottenere nulla di buono perché la buona cooperazione altrui è sempre necessaria per risolvere i problemi, anche e forse soprattutto quando ti rivolgi a un giudice. 

Il grande, e a mio giudizio irrinunciabile, valore della mediazione è proprio questo, che prima di andare a combattere utilizzando strumenti comunque estremamente spuntati come il diritto e il processo civile italiani, si deve passare da una terra di ascolto reciproco, creatività nella definizione di soluzioni di compromesso, dove le tensioni finalmente hanno un’occasione per stemperarsi, dove si scopre che dietro alle posizioni del nostro antagonista ci sono motivazioni specifiche che meritano, se non condivisione, almeno comprensione, considerazione e appunto ascolto e dove, nei casi più fortunati, la questione viene definita con un buon accordo.

La tensione sia della società civile che degli avvocati stessi però non va in questo senso, non c’è una corsa ad aprire le finestre del dialogo, ma una specie di «corsa agli armamenti»: gli utenti vogliono l’avvocato «più bravo», il miglior fico del bigoncio, mentre gli avvocati studiano, studiano, studiano, prendono master, corsi di specializzazione, arrivano a spaccare il capello in quattro però alla fine il risultato è che diventano sempre più ignoranti.

«Più studiano e più diventano ignoranti».

È una cosa che si dice dalle mia parti, a Vignola.

Ignoranti in questo azzeccatissimo motto è usato non nel senso tecnico, relativo all’intelligenza logico razionale, ma fa riferimento a quella emotiva.

Uomo ignora donna

Una «ignorantata» a Modena non è una cosa che non si è saputa per mancanza di conoscenza, ma uno sgarbo, un comportamento inopportuno, che è considerato molto peggio, perché l’ignoranza nel senso proprio del termine, come mancanza di conoscenza, è scusabilissima, mentre il comportarsi da presuntuosi, l’essere maleducati, gratuitamente sgarbati, inopportuni è meno scusabile perché a capire come ci si deve comportare – «come si sta al mondo», sempre a Vignola – ci possono e ci debbono arrivare tutti in teoria, compresi quelli che non hanno potuto o voluto studiare.

Questa tradizionale considerazione è molto vera, perché a forza di studiare l’essere umano sale letteralmente dal cuore alla testa, si mentalizza e perde sempre più di vista la sua quota di umanità, con detrimento suo – la mentalizzazione è alla base della maggior parte dei problemi spirituali delle persone oggigiorno – e di tutti coloro che gli stanno intorno.

La Matrix è tutta intorno a te.

Insomma, è sempre la solita tendenza a far assomigliare sempre più l’uomo ad un robot, che poi è la profezia di molti romanzi di fantascienza da decenni a questa parte che, in qualche modo, si realizza.

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Molte opere distopiche prevedevano un futuro a tinte fosche in cui gli uomini sarebbero stati dominati dalle macchine. È il classico tema, ad esempio, di Matrix, film meraviglioso che tutti conosciamo.

Questo si sta realizzando, con la sola differenza che non ci sono macchine fuori dall’uomo che stanno prendendo il dominio sullo stesso, ma che è l’uomo medesimo a trasformarsi sempre più in macchina, da un lato, o che si tende a dare il potere agli uomini più mentalizzati e più simili a robot o macchine, dall’altro, come ad esempio quando anziché cercare un avvocato che non abbia testa e cuore pieni di segatura, come si dovrebbe fare, se ne cerca uno che sia «specializzato» cosa che non vuol dire nulla.

Meglio un coglione specializzato di uno che non lo è?

Quando uno è un coglione, che sia specializzato non fa altro che ridurre l’ambito dei problemi in cui può dire o fare una cazzata. Può frequentare mille corsi di aggiornamento, prendere cento master, dozzine di laurea, leggere mille libri, tutti intorno al suo argomento di elezione (e che due maroni, peraltro!), ma non uscirà mai da questo, perché un coglione specializzato resta sempre un coglione.

Per non dire poi del fatto che gli utenti della giustizia non sanno capire qual è la specializzazione che in teoria a loro servirebbe – ad esempio cercano un amministrativista per il processo penale scaturito a seguito di un abuso edilizio – e che un problema legale:

  • a) spesso è multifattoriale (esempio tipico gli abusi edilizi appena citati, che spesso vanno affrontati dal punto di vista civilistico dei rapporti coi vicini, penalistico dei reati commessi e amministrativo urbanistico per eventuale sanatoria o comunque ricostruzione del relativo regime giuridico);
  • b) può nascere come pertinente ad un determinato ramo del diritto e finire per sconfinare in un altro (esempio separazione tra coniugi – richiederebbe un familiarista – che come asset hanno una società che detiene beni immateriali – richiederebbe un consulente in proprietà intellettuale).

Ripartire da San Paolo.

«Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza» (Paolo di Tarso, 2 Cor 11,16-33)

San Paolo ci ha lasciato una tradizione di concetti, considerazioni, costruzioni che sono fondamentali anche per l’uomo di oggi e tali resteranno per qualsiasi uomo, persino del futuro, perché cambiano le epoche, e l’uomo può venire sempre più alienato, ma le esigenze del suo cuore restano sempre le stesse.

mani e fiori

Questa sua frase, contenuta nella seconda lettera ai Corinzi, è ciò da cui dovremmo ripartire tutti, come individui e come professionisti, in una società dove ci si vanta di continuo, dove sistematicamente si cerca, tramite i social ma non solo, di costruire un’immagine di sé diversa dalla realtà, con risultati rovinosi, dove la cifra del relazionarsi con gli altri è quella della presunzione e del giudizio, che è un vero e proprio veleno per chi lo pratica.

Si può ripartire dalla debolezza se non altro perché la debolezza è la realtà vera della condizione umana: siamo così deboli nel corpo e nello spirito che basta un niente – spesso un pensiero, un ricordo, un momento di stanchezza – per gettarci nello sconforto e nel malessere sia dell’anima che del corpo.

La medicina, e soprattutto la scienza, cui oggi molti guardano con ebete fiducia, se non addirittura con fede (del tutto malriposta: la fede può essere solo in Dio, non certo un metodo dell’uomo), non è riuscita a cambiare questo, non è riuscita a cambiare la nostra debolezza: a parte i milioni di persone che tutti i giorni muoiono, è sufficiente pensare alla qualità della vita di chi appunto resta in vita, soggetta a stress, difficoltà, angustie, problemi che lo abbattono.

Se partiamo dalla nostra debolezza, e riconosciamo che è una realtà, diventa tutto più facile: sia le relazioni fisiologiche, sia i problemi legali, che nella pressoché totalità dei casi sono solamente relazioni andate a male, per motivi che ormai dovrebbero esserti chiari.

Ecco come faccio a trattare con soddisfazione e successo problemi di natura così eterogenea come hai visto che mi capitano anche solo in una singola giornata, senza considerare tutte le altre.

Innanzitutto, rinuncio a sapere tutto, poi – prima di andare ad utilizzare la tecnica, e cioè, per un avvocato, il diritto – apro tutte le volte in cui è possibile una fase di dialogo, di ascolto, di confronto, che è tanto più feconda quanto più sono in grado di curarla e attenzionarla e che spesso mi conduce alla soluzione del problema senza bisogno di andare oltre.

San Paolo aveva molte più palle dell’avvocato con le palle.

La prossima volta che cerchi un avvocato cercane uno che sappia e condivida queste cose, non un luminare con quattro lauree con cui poi non riesci a parlare e che non ti ascolta.

Conclusioni.

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Da oggi il blog si moltiplica.

Ti chiedo un po’ di pazienza, le novità che ti comunico oggi sono fondamentali per tutto quello che faccio in rete e, di conseguenza, per te che sei interessato a seguirmi.

A seguito di alcuni problemi manifestati nell’ultimo periodo su questo blog, ho deciso, con la consulenza dei miei tecnici, di specializzare questo blog sull’area giuridica, creando altri blog diversi per quanto riguarda le altre mie attività ed i miei interessi.

Al momento, i nuovi blog sono i seguenti, ma é possibile che ne vengano creati altri, di cui ti darò poi notizia man mano su questo blog, che, nonostante la specializzazione, resterà in qualche modo il principale:

  • terre dell’anima: dedicato al counseling e ai vari strumenti con cui lo pratico, tra cui mindfulness, ascolto, arcani, lettura dei sogni e così via;
  • le perle di tiz: dedicato, in questo caso, all’analisi dell’attualità, tramite commenti alle notizie, ma anche approfondimenti sui “mali” della società occidentale di oggi, sempre contro il politicamente corretto;
  • noi non vaccinati: costruito dopo la soppressione del gruppo Facebook omonimo, con 27.000 iscritti, per tutti coloro che sono interessati a sviluppare idonee strategie di vita in un mondo sempre più a favore del vaccino;
  • solignani law academy: per gli avvocati che seguo nel mio coaching per migliorare la loro pratica professionale, di interesse peraltro quasi sempre anche per chiunque abbia un’attività di lavoro autonomo;
  • vignolaperme: blog di interesse locale per chi vive a Vignola e dintorni

Collegati appena puoi a questi blog e iscriviti a tutti quelli che ti interessano, in modo da ricevere via mail ogni nuovo post pubblicato.

È fondamentale restare connesso con i blog che ti interessano, google potrebbe nasconderteli da un momento all’altro.

Un’altra novità significativa, di cui magari ti sarai già accorto, é che ho iniziato a fare molti più video, vincendo la ritrosia che ho sempre nutrito verso questo mezzo.

Mi sono accorto infatti che molte persone ormai si trovano poco a loro agio coi testi scritti, preferendo i video, che, per contro, offrono possibilità espressive in alcun caso maggiori dei testi, che pure continuo a preferire e ad amare.

Per questo motivo, troverai sempre più video sul mio canale YouTube, la quale ti invito ad iscriverti, canale che potrà moltiplicarsi in futuro in base alle aree di competenza: anche in quel caso, ovviamente, te ne darò notizia puntualmente.

Naturalmente, continua l’attività di radio solignani podcast, che, tuttavia, essendo collegato al blog principale, diventerà ormai di contenuto più che altro giuridico – divulgativo, mentre cercherò di creare altri podcast e/o canali video per quanto riguarda le altre competenze.

Molto probabilmente i contenuti già pubblicati verranno trasferiti ciascuno nel proprio blog di competenza, ovviamente ci sarà un meccanismo di redirect automatico.

Se questo cambiamento é fonte di confusione e appesantimento per te, ebbene me ne dispiace molto e ti chiedo di nuovo di avere pazienza. Nemmeno io avrei voluto uscire dal mio blog, purtroppo l’esigenza fondamentale di farlo andare d’accordo con Google, che consente alle persone di trovarmi, ha sostanzialmente imposto questa scelta, ormai non più rimandabile.

Da tale nuova impostazione, poi, come sempre quando si investe su qualcosa, verranno ulteriori vantaggi.

Resta sintonizzato, evviva noi.

Cosa puoi fare.

– entra in ognuno dei blog che ti interessano ed iscriviti per ricevere ogni nuovo post;

– iscriviti al mio canale youtube

– condividi il presente post

– per qualsiasi cosa, contattami su whatsapp al mio numero 059 761926

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