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Merce arrivata rotta: è responsabile il venditore o il corriere?

ho acquistato via internet da un privato, una lavagna in ardesia dell’800. La venditrice mi ha detto di aver fatto due pacchi, tutto è documentato da mail e foto del pacco, ma ne arriva solo uno e in realtà mi invia la copia della bolla di trasporto di un solo pacco. Oltre a ciò, come se non bastasse, la lavagna arriva spaccata in mille pezzi, nonostante l’imballo esteriormente non presentasse alcun segno. Dopo aver fatto ricorso contro il corriere questo mi informa che non hanno intenzione di rimborsarmi perchè l’imballo non era adeguato. Cosa posso fare e contro chi prendermela?

La principale obbligazione del venditore, in un contratto di compravendita, è appunto quella di consegnare la cosa oggetto di alienazione, a fronte dell’adempimento del compratore alla sua obbligazione di pagare il prezzo convenuto.

Peraltro, la vendita è un contratto con effetti reali, per cui la proprietà della cosa passa al momento del consenso e, quindi, del perfezionamento del contratto, con la conseguenza che probabilmente, al momento in cui la lavagna è stata affidata al corriere la stessa era già di tua proprietà.

Da quanto sopra, emerge che probabilmente – l’avverbio è d’obbligo, perché per essere più precisi sul punto rimane indispensabile vedere con minuzia come è stato concluso il contratto: ad esempio, se ci sono mail che vi siete scambiati possono essere rilevanti, ma anche altro – disponi di azione e di diritti sia nei confronti della venditrice sia nei confronti del corriere.

Ovviamente, tali azioni possono subire le eccezioni previste dal nostro diritto, in questo contesto quella del corriere potrebbe anche essere fondata ed è questa una cosa da accertare appunto in fatto.

Il primo passo, comunque, per trattare un problema del genere è l’invio di una diffida, sia alla venditrice che al corriere, sulla qual caso rimando, per maggiori approfondimenti, alla scheda relativa.

Purtroppo, se non hai una polizza di tutela legale il compenso dell’avvocato che andrai ad incaricare dovrà essere da te anticipato, senza alcuna garanzia di recuperarlo in seguito.

Proprio per consentire alle persone di poter gestire meglio questo tipo di problemi che, nella vita di privati, famiglie, aziende, capitano alcune volte durante l’anno, abbiamo lanciato i contratti di protezione, per maggiori approfondimenti sui quali ti rimando alla scheda apposita.

Il contratto di protezione, a differenza della polizza di tutela legale, si può stipulare anche quando un problema è già insorto e quindi tu lo potresti, ad esempio, sottoscrivere anche adesso ottenendo la trattazione in seno allo stesso di questo problema.

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Carta di credito: tutele del consumatore.

La tutela fondamentale del consumatore di fronte a frodi poste in essere in occasione di acquisti tramite carta di credito è oggi posta dall’art. 8 del Decreto Legislativo 22 maggio 1999 n. 185 secondo cui “l’istituto di emissione della carta di pagamento riaccredita al consumatore i pagamenti dei quali questi dimostri l’eccedenza rispetto al prezzo pattuito ovvero l’effettuazione mediante l’uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del fornitore o di un terzo… L’istituto di emissione della carta di pagamento ha diritto di addebitare al fornitore le somme riaccreditate al consumatore”.

In ogni caso, un elemento fondamentale di questi pagamenti è la “nota di spesa”. Questa è il bigliettino che, negli acquisti tradizionali, il cliente titolare di carta sottoscrive e rilascia al fornitore. Per la legge italiana l’esistenza di una nota di spesa, cioè di un documento firmato dal titolare della carta, è sempre e comunque necessario per ottenere il pagamento. Non è possibile presentare ad una banca un documento in cui è indicato il numero di carta di credito di una determinata persona ed ottenere un pagamento, senza che a tale documento sia apposta la sottoscrizione del titolare della carta.

Nei casi in cui si verificano degli addebiti senza che nessuno abbia mai firmato la nota di spesa, o gli istituti di credito pagano ordini di pagamento cui non è apposta alcuna sottoscrizione oppure in calce a tali ordini di pagamento è stata apposta una firma falsa. In entrambi i casi, tuttavia, il consumatore è tutelato. Nel primo caso è la banca che sbaglia: in tali casi, deve non solo sospettare la provenienza illecita dei dati ma comunque rilevarne la insufficienza per dar corso ad un pagamento; deve inoltre in ogni caso quantomeno avvertire il titolare della carta. Quanto al secondo caso, non c’è ovviamente molto da dire… È un falso, una truffa, e come tale il consumatore non può esserne vincolato. In ogni caso, per chi utilizza indebitamente una carta di credito, è previsto un reato apposito, previsto dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, di conversione del Decreto Legge 3 maggio 1991, n. 143, all’art. 12.

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Merce ordinata su internet: se non arriva che fare?

Interessato all’acquisto di un prodotto denominato “Web clip Empire” proposto da Xoom a tutti gli “xoomer”, provvedevo ad effettuare un bonifico del prezzo richiesto e, come previsto, ad inviare a mezzo fax il modulo d’ordine completo in ogni sua parte e la contabile bancaria. Dopo 40 giorni non avevo ancora ricevuto nulla e sollecitavo il venditore, il quale mi rispondeva che si trattava di un probabile pasticcio combinato dal corriere incaricato della consegna. Trascorsi ulteriori giorni senza ricevere più notizie, ho provveduto ad inviare ben 4 e-mail di sollecito. Non essendo servito a nulla, con successiva raccomandata a.r. ho provveduto a formulare nei confronti di Xoom una formale costituzione in mora, ai sensi dell’articolo 1219 e seguenti Codice Civile, con l’intimazione ad adempiere entro 10 giorni dalla ricezione. A tutt’oggi però il prodotto non mi è ancora stato consegnato. Al di la dell’esiguo valore della vicenda, non riesco a tollerare l’indifferenza del venditore e per questo motivo sarei intenzionato a rivolgermi al Giudice di Pace…

 Il caso capitato al lettore evidenzia come uno dei problemi fondamentali che dovranno essere risolti in questa prima fase di sviluppo del commercio elettronico sia quello della logistica, cioè dei corrieri e della consegna della merce. I consumatori, si è visto, hanno iniziato ad usare Internet per i loro acquisti e si rivolgono, come è logico perché è proprio questa l’essenza dell’ e-commerce, a fornitori situati in ogni parte del mondo. Effettuato, in modo sicuro e conveniente, l’acquisto, rimane però il problema della consegna del prodotto acquistato, che nella maggior parte dei casi è, almeno ad oggi, un bene di valore esiguo, come un libro, un cd-rom, un software. Nel caso in questione, che poi si è accertato essere stato dovuto effettivamente ad un problema di consegna, tutto è stato poi risolto con la agognata consegna del prodotto acquistato.

Ma come comportarsi quando la merce ordinata nel cyberspazio tarda a materializzarsi nel mondo reale?

E’ il venditore a essere responsabile della consegna della merce. Anzi, una delle obbligazioni fondamentali del venditore è proprio quella di consegnare la cosa acquistata (art. 1476 cod. civ.). Egli non può fare “scaricabarile” dicendo che è colpa del corriere, perché a mente dell’art. 1228 cod. civ., “salva diversa volontà delle parti, il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.” cioè è onere del venditore curare che il corriere operi correttamente e il venditore rimane sempre, di fronte al cliente, responsabile del relativo operato. Ovviamente occorre che il cliente abbia messo in grado sia il venditore sia il corriere di adempiere all’obbligo di consegna, cosa che non si ha, ad esempio, quando per un errore di battitura sul modulo d’ordine, si sia indicato un indirizzo diverso da quello reale presso il quale è possibile rinvenire il cliente o suoi familiari o dipendenti. In tutti questi casi non è colpa del venditore né del corriere ed ovviamente il cliente non può lamentarsi di nulla, ma deve cercare di correggere l’errore quanto prima.

In tutti i casi in cui, invece, la mancata consegna del prodotto acquistato dipende dall’inerzia del venditore, o comunque delle persone cui lo stesso si è affidato per la consegna, il compratore può avvalersi, se crede, di uno speciale procedimento di esecuzione in forma specifica del contratto di vendita rimasto inadempiuto, sempre salvo che non preferisca richiedere lo scioglimento del contratto, cioè rinunciare al bene e riavere il denaro corrisposto in anticipo. La esecuzione coattiva dell’obbligazione di consegna è prevista dall’art. 1516 cod. civ. per le ipotesi in cui “la vendita ha per oggetto cose fungibili che hanno un prezzo corrente … e il venditore non adempie la sua obbligazione”. Le cose fungibili sono quelle che appartengono ad una categoria e che sono reperibili ovunque sul mercato, così come i libri, i cd-rom, le licenze software, tutte cose che si possono acquistare anche da un altro fornitore. In questi casi, appunto, il codice prevede che “il compratore può fare acquistare senza ritardo le cose, a spese del venditore, a mezzo di” ufficiale giudiziario, dandone nel contempo “pronta notizia al venditore.”. In questi casi “Il compratore ha diritto alla differenza tra l’ammontare della spesa occorsa per l’acquisto e il prezzo convenuto, oltre al risarcimento del maggior danno” generato ad esempio dal ritardo nel conseguimento della disponibilità del bene.

Ovviamente si tratta di una procedura legale e quindi un po’ complicata e comunque sicuramente costosa, pertanto la prima cosa che deve fare chi non riceve nei termini congrui una cosa che non ha ordinato è inviare alla sede legale della società venditrice una diffida ad adempiere entro un certo termine, specificando che in mancanza ci si tutelerà nelle forme opportune, magari con ricorso alla esecuzione in forma specifica di cui all’art. 1516 cod. civ..