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riflessioni

Tutti i cuori scassati del mondo e il mio.

I miei auguri di avvocato divorzista e counselor oggi vanno a tutti quelli che non sono stati perdonati per il grave ed esiziale errore di aver amato davvero.

Quelli che vedo tutti i giorni ormai da trent’anni, persone che hanno perso per sempre la capacità di amare, proprio per averlo fatto troppo, troppo poco, male, bene, troppo bene o al momento sbagliato, insomma senza neanche aver capito cos’hanno poi sbagliato.

Non fate gli spavaldi, però.

Se ci crederete troppo, di essere diventati invincibili, la vita vi farà cadere di nuovo, perché noi uomini, grazie a Dio, siamo stupidi e senza stupidità non potremmo mai amare davvero nessuno.

E ricordatevi pur sempre che, in fondo, meglio il cuore rotto nel petto che il q-lo nei pantaloni.

Engioi!

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counseling

Come si diventa counselor?

incappata per caso in un post, sono rimasta incantata innanzitutto dalla bellezza d’animo e positività del “capo”, poi incuriosita da sito e blog, dalla Vostra idea di conciliare sotto una stessa matrice, più attività così da offrire un supporto di consulenza davvero a 360°. Sono una 53enne ibrida, laureata in giurisprudenza ma non abilitata, che dopo un divorzio seguito ad un legame quasi 20ennale (durante il quale onestamente ho fatto di tutto tranne che lavorare), si è rimessa a collaborare in uno studio legale, scoprendo, con somma meraviglia, che la cosa le piace. Il mio desiderio ai tempi della scelta universitaria era stato per studi di natura psicologica, ma alla fine degli anni 80 il genitore, nel suo non essere un illuminato, li vedeva come una sorta di Sodoma e Gomorra… Vorrei un consiglio da parte Vostra, per una valida formazione come counselor, essendo un campo dove c’è parecchia offerta e chissà, essere un ottimo ibrido tra i 2 mondi.

Benvenuta sul blog, la serendipità di google non smette mai di stupirci, combina gli incontri più singolari e originali…

È un po’ il percorso che ho fatto io, partito da avvocato, ho poi visto che i problemi legali hanno profonde radici emotive e quindi sono voluto diventare dapprima mediatore familiare e poi counselor. Al momento, è il counseling l’attività a cui mi dedico di più, al di fuori di quella legale.

Sì è vero l’offerta formativa in materia è davvero molto vasta e variegata, ma, come tutti i «mestieri», occorre propensione, che mi sembra di scorgere in te, e pratica, cioè occorre ascoltare molte persone, per problematiche diverse.

Spesso, personalmente, penso che la mia formazione più importante come counselor me l’abbia data la grande letteratura che frequento sin da adolescente: è nei grandi classici che c’è l’anima dell’uomo, come spiego meglio in questo post alla lettura del quale ti rimando.

Per questi, ed altri, motivi, non starei a perdere troppo tempo nella scelta della formazione, anche per non finire in stupide dispute egoiche; scegli la scuola che ti ispira di più, o anche quella meno onerosa, per dedicarti poi ad approfondire le tematiche che più «risuonano» con te nei modi che ritieni migliori.

Queste sono conclusioni che scandalizzerebbero molti counselor: questo avviene perché spesso anche i counselor, purtroppo, sono mentalizzati ed è un grande peccato perché per ascoltare gli altri ed essere loro utili bisogna vivere nel cuore.

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counseling

Chiuditi nel cesso? Anche no!

Lo scopo principale del mio lavoro come counselor, ma anche come avvocato, e del mio essere padre, amico, fratello, figlio di Dio é quello di aiutare gli altri e, in particolare, di fare in modo che non abbiano paura, o ne abbiano il meno possibile.

Che abbiano il coraggio, la prontezza, la determinazione e,
soprattutto, il gusto di vivere la vita in tutte le sue sfumature tra il dolce e l’amaro.

interno bagno moderno

Oggi, che la vigliaccheria é diventata per molti una vera e propria virtù civile, tanto che ognuno di noi viene esortato letteralmente ad avere paura, perché questo servirebbe, in teoria, a proteggere i più deboli, fare questo lavoro è diventato più difficile.

Quando dico alcune fondamentali verità, tra cui il fatto che non esiste nessuna pandemia, non manca mai qualcuno che mi contesta – é incredibile – la mia libertà, il mio coraggio e la mia voglia di darne agli altri.

Queste persone, schiave per vocazione, si sono bevute completamente la narrativa del mainstream e sono sinceramente convinte che se non avremo tutti paura, se non correremo tutti a nasconderci sotto al letto, se – alla fine – non smetteremo di vivere, rinunciandoci una volta per sempre, si produrranno le più gravi sventure.

Provo una profonda compassione per la pochezza di queste persone che, al di là della inverosimiglianza, ormai conclamata, della narrativa mainstream, non riescono a capire che morire non è una tragedia, ma l’esito finale e naturale cui sono dirette tutte le nostre vite, mentre la vera tragedia è non vivere.

Il sanitariamente corretto funziona esattamente come il politicamente corretto, di cui rappresenta la versione 2.0, quella migliorata e più potente.

Praticamente loro non ti tolgono, formalmente, né la libertà né la vita, ma fanno in modo che, se le eserciti, se provi ad essere libero, a vivere, nelle cose più semplici, come andare a prenderti un caffè con un amico, o – non sia mai – a farti una scopata con una che sta in un comune limitrofo o – orrore – dopo le 22, tutti ti biasimano perché sei considerato uno che attenta alla salute pubblica.

Fai attenzione, non sono dieci coglioni che siedono a Roma, non eletti da nessuno, a sostenere questo regime.

Questo regime fasciosanitario si regge, come tutti i regimi
dittatoriali, sui delatori.

Questi sono persone che vedono un gruppo di ragazzi che giocano a calcio in un parco e chiamano i carabinieri perché sono intimamente convinti che se non lo facessero l’intera popolazione morirebbe e si sentono anche persone eticamente migliori per questo, persone che fanno il loro dovere, che fanno rispettare le leggi…

«Chiuditi nel cesso» degli 883 dovrebbe essere l’inno nazionale di questo regime fasciosanitario che vuole tutti chiusi in casa, terrorizzati, impauriti, senza un lavoro vero, tanto c’è la carità di Stato (il merdosissimo, ignobile e devastante reddito di
cittadinanza), pronti a denunciare il loro vicino perché per farsi una scopata si attarda dopo le dieci di sera o i bambini che scendono in cortile a giocare a pallone perché è un assembramento…

La libertà e il coraggio sono fuori moda, sono oggi oggetto di biasimo, ma proprio per questo c’è ancora più bisogno che in passato di parlarne.

Nella costituzione, e nelle Scritture, ci sono parole bellissime sulla dignità dell’uomo, sulla sua evoluzione personale e sociale, sul coraggio e sull’appartenenza: é da quelle parole che possiamo ripartire, per ambire, ad esempio, ad un lavoro, che ti dà dignità, e non a un reddito di cittadinanza, che te la toglie.

Il lavoro è difficile e verrà sempre aggravato dalla massa di inconsapevoli che remerà sempre contro ogni evoluzione, anche la propria, rendendo tutto sempre più difficile, ma questa è la storia dell’umanità, dove ogni progresso vero é sempre stato raggiunto dai «piccoli eserciti» e non dalle masse.

Ma ce la faremo perché la vita vince sempre, la luce trionfa sempre sulle tenebre.

Non avere mai paura.

«Non te l’ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai». (Giosuè 1:9)

[? kondeeveedee se non hai paura ?!]

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counseling

Veri uomini, vere donne: torniamo a noi stessi.

Una delle cose meno comprensibili delle donne è la smaccata tendenza a obbedire alle regole, sentendosi in colpa ogni volta che non lo fanno, fossero anche banali convenzioni sociali, quando io, se una cosa non la condivido e non la ritengo sensata, non ho alcun problema a violarla senza un nemmeno remoto senso di colpa.

Una delle cose che limita a tutt’oggi ancora molto le donne è la dipendenza dal giudizio altrui, cosa che in noi maschi si presenta esattamente rovesciata, in forma di indipendenza da tale giudizio.

È per questo che il potere conduce ormai da decenni una guerra ai maschi, dal primo di essi, il Padre, a tutti gli altri, e persino al maschile, che può essere presente – o anche no – a prescindere dal sesso. Di «character assassination» ha parlato, a riguardo, persino Claudio Risé.

Volendo far confluire tutte le persone verso una identità sessuale neutra – che in fondo non rappresenta più una identità, ma, all’esatto contrario – di quella identità rappresenta la perdita, il potere vuole ottenere un popolo di persone docili e confuse, come tali bravi consumatori e fedeli elettori.

Ecco perché oggi c’è più che mai bisogno sia del maschile in generale che di noi maschi in particolare perché è con le nostre gambe che può viaggiare il maschile, per quanto una donna possa svilupparlo non potrà mai essere come quello di un maschio. Io stesso ho sviluppato molto il femminile per il mio lavoro di counselor, ma resto sempre un maschio (almeno dall’ultima volta che ho controllato ?).

Il maschilismo, come la femminilità, non sono mai tossici, l’unica cosa tossica, demenziale e criminale è il femminismo.

Il maschilismo in cui credo io è quello degli uomini che cercano di sviluppare quanto più possibile la loro forza fisica e spirituale, per poi metterla a disposizione e a servizio degli esseri più belli e preziosi: le donne.

Oggi il maschilismo è quanto di più necessario.

Viva le differenze con cui siamo stati creati e di cui siamo grati al Padre: sii un vero uomo, sii una vera donna.

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counseling

Coronavirus: chiusura studi in Lombardia?

Gli studi legali possono restare aperti?

In tutta Italia, tranne Lombardia e Piemonte, possono restare aperti, anche se ad esempio un avvocato, nonostante tutto, è stato multato per essere rientrato troppo tardi da studio – una cosa a mio giudizio assurda e infondata.

In Lombardia e Piemonte, dove ci sono ordinanze più restrittive, la situazione non è chiara: secondo alcuni devono chiudere, secondo altri no. Qui un articolo del Sole 24 Ore dove si ricostruisce la questione.

Cosa significa chiusura.

In ogni caso, va precisato che chiusura significa solo «chiusura al pubblico».

Ricordo di nuovo che tutte le disposizioni emergenziali in materia di epidemia da coronavirus vanno lette e interpretate in modo
teleologico, con riguardo all’intenzione del «legislatore» – le virgolette sono d’obbligo, trattandosi di alti atti amministrativi in fondo – che è con tutta evidenza quello di contenere al massimo grado l’epidemia stessa limitando i contatti tra le persone e le occasioni di contagio.

Alla luce di ciò, credo che uno possa andare presso il suo studio, se ad esempio deve spedire un documento in originale o procurarsi l’attrezzatura per lavorare poi da casa – pensiamo non solo ai computer che ormai sono dappertutto ma a cose più particolari come scanner o la chiavetta per l’accesso al pct per noi avvocati, che io ho e consiglio sempre di avere in due esemplari comunque.

Naturalmente, in studio dev’esserci solo un professionista, o devono mantenersi le distanze, poi devono osservarsi tutte le prescrizioni del caso, come possibilmente quella di disinfettare le superfici prima di andarsene.

Se un cliente ha bisogno indifferibile di un documento in originale, lo si può appunto recuperare e spedire tramite posta.

Per recarsi presso lo studio chiuso, occorre una causa idonea e cioè una comprovata esigenza lavorativa. Se vai per giocare a tetris al computer, anche tenendo lo studio chiuso, hai fatto ovviamente uno spostamento illegittimo.

Se vai per i due esempi che ho fatto sopra (recuperare la chiavetta del PCT o un documento in originale) allora invece credo che sia legittimo. Oppure se un cliente deve firmare davanti a te.

Naturalmente, è consentito il lavoro da casa e via Skype, telefono e così via.

Quindi è comunque improprio parlare di chiusura: l’attività continua evitandosi solo i contatti col pubblico.

La difficile situazione dei professionisti.

Dopo le osservazioni giuridiche, adesso una nota interiore, forse ancora più importante.

Da avvocato e da counselor, conosco la realtà emotiva e personale dei liberi professionisti: quelli che stanno meglio sono costantemente al confine con la linea di burn out, molti altri l’hanno superata, molti sono da anni nella sfera delle nevrosi, non così pochi in quella della psicosi.

Su tutte queste persone, la crisi del coronavirus sta spalmando un ulteriore, ed abbastanza spesso, strato di stress.

Se sei un professionista, cerca di ricentrarti, è fondamentale.

Sto scrivendo un post per il blog, per tutti, su come affrontare questa situazione di crisi, che potrà essere utile anche a te. Anticipo qui che la cosa più importante di tutte, quella davvero fondamentale se dovessimo indicarne una, è ricostruirsi una propria routine quotidiana e attenersi il più possibile alla stessa.

Se sei un cliente, cerca di avere comprensione e pazienza: è difficile per tutti.

Un abbraccio.

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Come counselor, seguo anche alcuni avvocati …

Come counselor, seguo anche alcuni avvocati. Alcuni per aspetti strategici relativi alla professione, altri per aspetti personali. Tutti, indistintamente, sono molto mentalizzati: eccessivamente metallizzati. Per questo, ti può essere utile leggere con attenzione questo post

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Maschera: la metti per paura del giudizio altrui.

Perché si indossa una maschera?

È sempre per un motivo molto preciso: la paura del giudizio degli altri.

È per questo che una maschera, chi più chi meno, ce l’abbiamo tutti.

La maschera, però, ci impedisce di essere autentici e quindi unitari, centrati, sereni e felici.

Impedisce le relazioni autentiche, perché la maschera è uno degli ostacoli principali all’ascolto, che è lo strumento fondamentale per stabilire una connessione empatica non giudicante, e quindi
genuinamente umana e, come tale, spiritualmente «nutriente» tra esseri umani.

Già è difficile incontrare una persona che sia davvero in grado di e disposta ad ascoltarti, senza interromperti, senza fornire
«soluzioni», senza giudicare, dandoti la sua completa attenzione…

Se però tu, quando anche hai la fortuna di incontrare una persona così, o, il ché è lo stesso, di aver trovato un bravo counselor, fai parlare, anziché te stesso, la tua maschera, come può esserci vero ascolto, se chi parla non è la persona autentica, ma una incrostazione che hai costruito sulla tua personalità perché avevi paura della sofferenza che avresti provato se il tuo autentico sé fosse stato giudicato?

Ecco perché, nelle prime fasi di una relazione di amicizia o di affetto, anche intimo, e di una relazione di aiuto come il counseling, una delle cose più funzionali che si può fare è quello di calare, lentamente, la maschera, fino ad arrivare al punto in cui ne è rimasta meno possibile – un po’ rimarrà sempre, nessuno riesce ad essere mai al 100% autentico, fa parte della complessità umana.

Alla domanda «ti chiedo di essere sincero» si potrebbe rispondere in due modi entrambi curiosi, entrambi estremamente sinceri:
– «a quale delle mie personalità lo stai chiedendo?»
– «lo stai chiedendo al mio vero sé o alla mia maschera?»

Valuta un percorso di counseling.

Evviva noi.

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Domattina 12/3/2020 ore 7 post sul blog: con …

Domattina 12/3/2020 ore 7 post sul blog: con i decreti sul coronavirus si può andare di persona dall’avvocato o dal counselor o altro libero professionista? Iscriviti per non perdertelo.

Compila questo modulo per iscriverti al blog di Tiziano Solignani, dove casi giuridici , e non solo, vengono trattati con un punto di vista unico nel web.

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Sessioni via Skype: sempre più interessanti.

Anche stamattina ho fatto un appuntamento tramite «skype», software che ho sempre cordialmente detestato ma che oggi devo ammettere che funziona molto bene, rendendo possibile il lavoro a distanza, sia come avvocato, che come counselor, che altro.

Forse c’era bisogno semplicemente e banalmente di «rompere il ghiaccio» con questa nuova modalità di lavorare, sia da parte mia, come professionista, sia da parte della generalità del pubblico che ho l’impressione utilizzi con più disinvoltura, da ultimo, questi strumenti.

Tutte le volte in cui é possibile, almeno per un primo incontro, continuo a consigliare le persone di venire in studio, ma devo dire che l’alternativa sta prendendo sempre più piede e funziona a livelli ben oltre la sufficienza.

Un particolare vantaggio degli appuntamenti tramite skype é che, con il consenso ovviamente di tutti i partecipanti, la sessione può essere registrata. Questo è utile in particolare per due cose.

Innanzitutto, per situazioni un po’ spinose, dove il carico emotivo è alto, specialmente nel counseling – ma, fidati, ormai tra counseling personale e legale c’è davvero poca differenza – può essere utile riguardarsi la sessione registrata per ripassare e assorbire meglio le informazioni e i concetti trattati.

In secondo luogo, può essere conveniente per mandare – condividere – la sessione ad altre persone, che magari non avevano potuto essere presenti, o a cui si desidera comunque farla vedere, tra cui eventualmente, in futuro, altri professionisti subentranti nell’incarico, nei casi in cui appunto può essere opportuno farlo.

Ovviamente la registrazione delle sessioni impone l’adozione di misure di sicurezza adeguate per la conservazione dato che si tratta di situazioni sotto rigoroso segreto professionale e comunque aventi ad oggetto spesso dati sensibilissimi.

La registrazione della sessione va avviata all’inizio, dopo aver chiesto e ottenuto il consenso, e viene resa disponibile da Skype per 30 giorni a partire da qualche minuto dopo la chiusura della sessione.

Bisogna quindi scaricarla e conservarla. Una sessione tipica di un’ora arriva a pesare anche mezzo giga, quindi per la eventuale condivisione bisogna poi usare servizi che consentono di inviare solo il link.

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Per riprendersi da 5 anni di giurisprudenza …

Per riprendersi da 5 anni di giurisprudenza ce ne vogliono almeno altri 5 – e per molti non basta una vita intera.

Anche se non tratta tematiche apparentemente connesse col tuo mondo, questo post è di estremo interesse per te. Tant’è vero che nei giorni scorsi, guarda caso, è stato condiviso più che altro da avvocati…

Se c’è una caratteristica che presentano quasi tutti gli avvocati, infatti, è la mentalizzazione.

Per questo molti legali vivono costantemente nell’ansia, senza serenità, molto vicini o addirittura la linea di burn-out – questo l’ho constatato sia nella mia vita personale, che in quelle
professionali di avvocato, ma anche di counselor, in cui seguo diversi avvocati.

Il diritto è una materia il cui studio predispone alla
mentalizzazione. La pratica forense, che si svolge in un mondo burocratico, fatto di parole, quindi completamente verbale e remoto rispetto ai simboli, che tuttavia sono importanti per l’anima, è forse ancora più mentalizzante.

Vale la pena rifletterci.

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