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Pignoramento: la moglie del debitore può acquistare i beni?

DOMANDA – coniugata con separazione beni, casa acquistata prima del matrimonio, mio marito ha un debito molto alto con Agenzia delle Entrate che sta pagando con il pignoramento di 1/5 dello stipendio da diversi anni. Una sorella, ha fatto una nuova procedura di pignoramento per un debito di un altro fratello per il quale mio marito aveva fatto da garante. Le domande sono queste: se in qualità di moglie posso partecipare all’eventuale asta dei mobili pignorati e come posso far si che, in seguito, non succeda più?

— RISPOSTA – Puoi partecipare alla vendita all’asta dei cespiti pignorati, l’unico escluso per legge è il debitore stesso, per il resto prevale l’interesse dei creditori a raccogliere almeno qualcosa dal procedimento esecutivo.

Per sistemare, invece, una situazione di questo genere, è necessario un adeguato approfondimento per vedere se possibile applicare gli istituti generali previsti in sede fiscale e non, come le rottamazioni nel primo caso e il sovraindebitamento nel secondo, o magari anche cose più generali ancora come la prescrizione, i difetti di forma o qualsiasi altra cosa che potrebbe emergere una volta studiata con attenzione la situazione.

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Ti lascio adesso alcuni consigli e indicazioni finali che, a prescindere dal problema di oggi, ti possono sempre essere utili.

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Il comodato è inattaccabile?

avrei bisogno di un contratto di comodato d’uso, ho già visto le tariffe sul listino ma prima vorrei, se possibile, qualche precisazione. Abito nella casa di mia madre, intestata a lei e mia sorella, sono venuto ad abitare con lei, anziana, da circa 6 mesi. Avendo io 2 pendenze con l’agenzia delle entrate che non ho intenzione di pagare, la possibilità di un pignoramento mobiliare è concreta. Quindi vorrei un contratto di comodato d’uso che sia inattaccabile da un punto di vista legale che preservi tutto ciò che c’è dentro la casa di mia madre e che c’era già prima del mio arrivo. Ho letto su internet al riguardo che, per mettersi al riparo dai pignoramenti, dentro al contratto di comodato d’uso deve esserci una lista degli oggetti che sono di proprietà dell’intestatario dell’immobile, quindi non pignorabili, e che la lista più è particolareggiata e meglio è, questo è vero..? Se si dovesse arrivare a un pignoramento, cosa può o non può fare l’ufficiale giudiziario..?

Un avvocato non può, tanto più su di un blog pubblico, darti consigli idonei a consentirti di sfuggire a creditori che hanno giuste ragioni nei tuoi confronti.

Questo per motivi deontologici.

In generale, ti posso dire che, comunque, nessuno strumento che si possa pensare o progettare in queste situazioni è mai «inattaccabile».

Se intendi tutelare i beni che sono effettivamente di tua madre, per sottrarli alla presunzione di appartenenza al debitore, forse ci sono alcune cose che si possono fare.

Bisogna però studiare e approfondire prima la situazione, per vedere se e che cosa.

Se credi, valuta l’acquisto di una consulenza.

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diritto

Pignoramento immobiliare acchì?

nell’atto di pignoramento una particella è stata pignorata con la dicitura ” piena proprietà”.
tale particella è una corte comune sulla quale io ho solo il diritto, come risulta dal rogito notarile.
il pignoramento è valido?

Non per cattiveria, ma è davvero impossibile in natura valutare la validità o meno di un pignoramento immobiliare sulla base di una descrizione del caso sviluppata in tre righe, di cui la seconda molto poco comprensibile peraltro, senza vedere l’atto stesso di pignoramento e senza conoscere le circostanze del caso in cui si colloca.

Come ho detto ormai dozzine di volte, bisogna che in questi casi ognuno – cliente ed avvocato – faccia il suo mestiere.

Chi ha un problema legale deve limitarsi ad esporre la situazione di fatto e mostrare i documenti, mentre l’inquadramento giuridico e le possibili soluzioni spettano agli avvocati.

Non ci si può rivolgere ad un professionista sottoponendogli una domanda preconfezionata sulla base di valutazioni che, essendo fatte da una persona che non conosce il diritto e il suo sistema, è sempre regolarmente sbagliata e inutile.

Altrimenti continuiamo a fare come Renzo quando va da Azzeccagarbugli, come ho ricordato in un recente post in cui riporto anche la frase «originale» dell’avvocato magistralmente tratteggiato da Manzoni: «Benedetta gente! Siete tutti così: in vece di raccontar il fatto, volete interrogare, perché avete già i vostri disegni in testa.»

È esattamente l’atteggiamento alla base della tua domanda…

L’unico consiglio che posso darti è quindi di toglierti tutti i disegni che ti sei messa in testa – in un altro post molto recente ho parlato di questo specifico problema – ed acquistare una consulenza da un avvocato, cui farai visionare copia dell’atto di pignoramento e illustrerai la situazione di fatto.

Trattandosi di valori immobiliari, credo che valga la pena di investire una peraltro minima somma per una consulenza.

Un abbraccio.

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Restituzione eccedenza vendita: quando arriva?

volevo chiedere se esiste un limite nella restituzione che si chiama piano di rientro dei soldi rimasti della vendita della casa all asta? cioe dopo quanto tempo il proprietario della sua ex casa ha soldi rimasti dalla vendita all asta?
esiste un tempo limite?
sono gia passati 4 mesi e il giudice non ha ancora fissato data del piano di rientro!!!!!
cosa possibile fare?

I termini che sono previsti nel processo civile, di cui fanno parte anche le procedure esecutive, per i giudici sono quasi sempre senza alcuna sanzione in caso di loro inosservanza. Questo a differenza dei termini previsti per gli avvocati, che, se non vengono rispettati, comportano «sanzioni» o conseguenze poco piacevoli come la decadenza dal diritto di compiere un certo atto o svolgere una determinata difesa.

I termini previsti per il processo civile si dividono infatti in perentori, quelli la cui scadenza determina decadenza, e ordinatori, quelli previsti più come indicazione che altro o comunque allo spirare dei quali non si verifica nessuna conseguenza per chi non li ha rispettati. Proprio per questo, un famoso processualista propose di chiamare questi ultimi, quelli ordinatori, termini «canzonatori», perché sono un po’ una presa in giro.

Il codice di procedura civile è disseminato di termini per i giudici, che non sempre vengono rispettati, come ad esempio quello previsto per il deposito della sentenza.

Questa non vuol essere una critica per i magistrati, che sono davvero enormemente sotto organico per il lavoro che devono svolgere, tanto che in molti casi il rispetto dei termini è in realtà umanamente impossibile.

Fatte queste premesse, quali possono essere i possibili rimedi?

In caso di ritardi esagerati, un utente può valutare un esposto al CSM, l’organo che ha potestà disciplinare sui magistrati e può anche arrivare, nei casi davvero più gravi, come quello rimasto famoso di Edi Pinatto, procedere alla radiazione.

Nel tuo caso, a mio giudizio non ci sono proprio i presupposti per un’iniziativa del genere. Quello che puoi tentare di fare è solo un’istanza di sollecito, ma non c’è alcuna garanzia che possa servire a qualche cosa. Purtroppo il sistema giudiziario civile italiano è colassato decenni fa e le cose non sono in fase di miglioramento, anzi, tutto al contrario di quello che dice, volta per volta, il governo.

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Appello: per farlo è necessario adempiere la sentenza impugnata?

Ho vinto da poco una causa, la controparte è stata condannata a pagare le spese legali ( che in parte ho già anticipato) e un risarcimento a me per danni arrecati. Io non sono stata risarcita e loro hanno fatto ricorso in appello.
Ora dovrei fare il pignoramento verso terzi, altri soldi da pagare al mio avvocato che non ho. Mi chiedo: ma non avrebbero dovuto prima pagare e poi poter ricorrere in appello?

No, la proponibilità dell’appello non è e non potrebbe essere mai condizionata all’adempimento della sentenza di primo grado, sono due profili completamente diversi.

Il primo riguarda il diritto di una qualsiasi parte di chiedere il riesame della sua causa ad un giudice «superiore», l’altro riguarda l’esecuzione della sentenza di primo grado, sentenza che in appello ben potrebbe essere riformata completamente, ragione per cui sarebbe assurdo condizionare l’appello all’avvenuto adempimento della stessa.

Ovviamente, la sentenza di primo grado, nonostante la proposizione dell’appello, resta esecutiva, quindi puoi procedere con esecuzione forzata e pignoramento per conseguire quello che la sentenza prevede a tuo favore.

Fa eccezione solo in caso in cui, a seguito di apposita domanda di parte, il giudice di secondo grado, investito dell’appello, sospende, per gravi motivi, con una inibitoria la esecuzione della sentenza di primo grado.

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La banca può vendere la mia casa?

Salve. Ultimamente non si sente parlare altro che del decreto che deve recepire la direttiva europea riguardo i contratti di credito, attualmente al vaglio della Camera. A preoccuparmi sarebbe l’eliminazione delle procedure di esecuzione immobiliare. Rischio davvero di perdere la casa senza avere un processo?

Bolle nel pentolone questo decreto, che desta preoccupazione per molti. In pratica la Banca e debitore, richiedente mutuo, al momento della sottoscrizione della richiesta di credito (in realtà anche in caso di finanziamento già in corso) possono concordare che in caso di inadempimento, cioè se il debitore non paga le rate del mutuo, il trasferimento del bene, oggetto di garanzia, comporta l’estinzione del debito. Ovvero? in caso di mancato pagamento di 7 delle rate del mutuo viene conferito potere alla banca di mettere in vendita l’immobile, oggetto di garanzia, al fine di trarre dalla vendita le somme che le siano dovute.  Palese che eventuali eccedenze saranno corrisposte al debitore.

E se non se ne ricavasse somma sufficiente alla copertura del credito? Il debitore sarà onerato alla restituzione del residuo dopo sei mesi a far seguito dalla conclusione della vendita.

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Per quanto tempo rimane valido un atto di precetto?

nel giorno dell’11 novembre 2014, mi è stato notificato un precetto su sentenza, ad oggi, non ho avuto nessun’altra comunicazione, sono scaduti i termini?

Il precetto va in perenzione, cioè diventa inefficace, normalmente dopo tre mesi dall’avvenuta notifica se nel frattempo il creditore non ha provveduto ad iniziare il processo esecutivo, di solito richiedendo il pignoramento.

In tali ipotesi, tuttavia, il creditore ovviamente non perde il diritto lui garantito dal titolo esecutivo, ma può procedere ad una rinnovazione dell’atto di precetto, senza, tuttavia, poter chiedere in questo secondo atto le spese legali relative al precedente, che è diventato inefficace per sua inerzia.

L’azione esecutiva si ritiene sottoposta al termine di prescrizione ordinario che è come noto decennale.

Ovviamente, alla scadenza dei tre mesi dalla notifica il debitore non può ancora stare, nemmeno per il momento, tranquillo: il creditore potrebbe avere, proprio per l’imminenza della scadenza, richiesto il pignoramento, ad esempio quello mobiliare, e l’ufficiale giudiziario magari deve ancora iniziarlo. In questi casi, il pignoramento è stato richiesto e quindi il precetto non è diventato invalido, quindi il pignoramento stesso verrà poi eseguito regolarmente.

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Equitalia può prendere la casa che ho con mia madre e mio fratello?

Sono debitrice nei confronti di Equitalia di qualche decina di migliaia di euro , senza la possibilità di estinguere il debito. Dovrò ereditare da mio padre, insieme a mio fratello e a mia madre, un paio di immobili. In che maniera potrebbero essere svantaggiati i miei cari da questa mia pendenza? Possono essere pignorate le proprietà? Esiste una maniera per aggirare l’ostacolo? Sarebbe conveniente rinunciare all’eredità?

Nel momento in cui diventerai erede di tuo padre, il tuo patrimonio e quello di tuo padre, se accetterai puramente e semplicemente, si fonderanno, con la conseguenza che verrai a rispondere dei tuoi debiti anche con i tuoi beni, intendendosi per ricompresi in essi sia quelli che avevi prima dell’eredità sia quelli che hai acquistato per effetto della successione.

Il creditore potrà agire, a sua scelta, su quelli che erano tuoi beni personali anche prima della successione oppure su quelli che facevano parte dell’asse ereditario, dal momento che non c’è nessuna distinzione tra di loro. Su questi ultimi, potrà proporre l’esecuzione forzata nonostante la situazione di comunione con tuo fratello e tua madre: il bene, tipicamente un immobile, verrà venduto per intero all’asta e agli altri coeredi verrà distribuita una porzione del ricavato corrispondente alla loro quota.

In alternativa, puoi valutare di rinunciare all’eredità, nel qual caso tuttavia verranno chiamati i successibili di grado ulteriore al tuo, ad esempio se ce l’hai un figlio, in capo ai quali si potrebbe riprodurre la necessità di una apposita valutazione.

Ti consiglio senz’altro visti i valori in ballo di acquistare una consulenza da un avvocato.

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Se trascrivo il provvedimento di assegnazione della casa familiare l’immobile diventa impignorabile?

ho una incresciosa situazione debitoria in corso e vorrei salvare il mio immobile, che è la mia casa di cui sono proprietaria con mutuo gravato da ipoteca di 1° grado, da un probabile pignoramento da una finanziaria. Vorrei sapere se il fatto che la sentenza di affidamento del bambino, che prevede affido condiviso con domiciliazione prevalente presso la madre, può essere iscritta nei registri immobiliari per tutelarci dalla vendita all’asta dell’immobile.

La trascrizione del provvedimento di assegnazione della casa familiare lo rende opponibile ai terzi e io consiglio sempre tutti i miei clienti di provvedervi perché può rappresentare una tutela molto importante.

Questo non significa, tuttavia, che l’immobile diventi impignorabile ed invendibile, anzi l’immobile può essere ugualmente assoggettato a pignoramento e venduto all’asta, solamente chi lo acquista non potrà prenderne possesso sino alla decadenza del provvedimento di assegnazione.

Ciò determina, naturalmente, una molta minore appetibilità del bene sia come bene da pignorare sia successivamente da collocare sul mercato all’interno del procedimento di vendita forzosa.

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Il creditore può pignorarmi un bene di valore quattro volte superiore al suo credito?

l’ex convivente del mio attuale compagno, avvalendosi di una privata scrittura firmata da entrambi dove lui si impegnava a pagarle un debito di 5 mila euro da lei contratto,minaccia ora di avvalersi sull’automobile a lui intestata (nuova del 2013 di un valore di 18 mila euro circa),non avendo lui altri beni.
Mi chiedo e Le chiedo:. Puo’ essere sequestrato un oggetto di valore di circa 4 volte maggiore alla somma dovuta?

Ovviamente sì.

Cosa dovrebbe fare un creditore, aspettare che presso il debitore sia disponibile per il pignoramento un bene del valore più o meno corrispondente a quello del suo credito?

La regola è diversa.

Chi è creditore può procedere a pignoramento, il bene pignorato si vende, poi viene soddisfatto il credito per capitale, interessi, spese legali, eventuali accessori e così via del creditore, mentre la eventuale differenza è poi giustamente restituita al debitore.

Ci sono per la verità regole di impignorabilità correlate all’importo per cui si procede in alcuni limitati casi specifici, tra cui non rientra quello in questione.