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avvocato risponde

Se il vicino chiude la tua canna fumaria cosa puoi fare?

DOMANDA – Dopo l’ acquisto della casa al piano di sopra il nuovo proprietario mi ha chiuso il foro che permette la fuoriuscita dei fumi della cappa ( già presente prima del suo arrivo ) adducendo come scusa che i cattivi odori della cucina non permettono di poter stendere la biancheria . PS . Il foro si trova sotto il balcone . Cosa posso fare ? Lui può farlo ? Io non posso accedere all’ esterno perché si trova nella sua proprietà . Aiutatemi vi prego voglio solo sapere se posso attivarmi senza incorrere in cause . Lui poteva richiedere altro formalmente ma non lo ha fatto ha solo abusato della cosa chiude domi di fatto l’ areazione . Ora pretenderebbe che io aprissi una causa ma non voglio .

— RISPOSTA – Grazie al cazzo, nessuno vorrebbe mai avere problemi legali o essere addirittura costretto a fare cause o azioni legali, che non sono piacevoli per svariati motivi, tra cui dispendio di denaro, necessità di relazionarsi con avvocati, pensieri poco gradevoli, impegno mentale e così via.

Purtroppo però quando si incontra un problema legale i metodi per trattarlo sono sempre quelli, non ci sono mai soluzioni magiche neanche a pagarle milioni di euro; magari ci fossero, in questo caso sarei diventato ricco anni fa.

I modi per trattare una soluzione del genere sono quelli soliti: prima si manda una diffida, poi se la cosa non conduce ad un esito positivo, si deve valutare la mediazione civile e/o la causa.

Peraltro, ne va del valore del tuo immobile, ragione per cui ti conviene tutelarti, anche a costo probabilmente di fare una vera e propria vertenza in tribunale.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi già di lavorare sulla diffida, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

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diritto

Pozzetto in cortile: posso spostarlo?

Sono proprietaria di appartamento con cortile privato; una porzione larga 1,35 m è gravata da servitù di passaggio per la vicina. Nella parte libera da servitù è presente un pozzetto di ispezione a perdere (delle acque nere) a servizio della vicina: se decidessi di spostarlo a spese mie sulla porzione gravata da servitù è obbligatorio avere il suo assenso? Preciso che entrambe le abitazioni sono collegate alla fognatura sul lato opposto, ovvero verso la strada pubblica.

La porzione gravata da servitù è di tua proprietà, quindi sopra puoi farci quello che vuoi, rientrando nelle facoltà di cui si compone il tuo diritto di proprietà privata sul bene, che ti consente di goderne nel modo che ritieni più opportuno.

Tuttavia, con questa considerazione di base, concorrono anche due regole ulteriori e cioè quella per cui la servitù – in questo caso mi riferisco a quella relativa al pozzetto – in generale non può essere spostata e che comunque l’esercizio di una servitù – e in questo secondo caso mi riferisco a quella di passaggio – non può essere reso più gravoso per il proprietario del fondo dominante, in questo caso la tua vicina.

Ora io non posso sapere se questo spostamento renderebbe più gravoso l’esercizio della servitù di passaggio o meno, in ogni caso le circostanze tutte, insieme ad un principio di prudenza nella pratica legale, suggeriscono che comunque il tuo primo passo sia interpellare la vicina sul punto, per sentire che cosa ne pensa a riguardo.

Una volta fatto questo, la strategia va rivista in base a quella che sarà stata la risposta o meno.

Ricordo anche che la materia dei diritti reali è quella per cui è prevista la mediazione obbligatoria, per cui una fase successiva potrebbe essere proprio quella di mediazione.

Ovviamente, per interpellare la vicina devi, se vuoi avere molte più chances che la trattativa sia fruttuosa, avvalerti di un avvocato, evitando il fai-da-te.

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diritto

Spostare palo telecom: come fare?

ad ottobre 2021 ho aperto una pratica per spostamento palo Telecom (causa realizzazione nuovo accesso carraio, il palo cade quasi nel mezzo) usando loro portale web, a gennaio 2022 hanno effettuato il sopralluogo e solo a luglio mi è arrivato il preventivo (€1355,10+iva). Sapevo che eventuali spostamenti da e su proprietà privata necessari per lavori di ristrutturazione/nuove costruzioni sarebbero dovuti essere a carico loro (art. 91 e 92 del Codice delle Comunicazioni…), così mi aveva anche anticipato l’operatore che ha fatto il sopralluogo. Dopo svariate mail in cui faccio presente che l’intervento dovrebbe essere gratuito e diffida Pec da parte di un avvocato, ancora nessuna risposta…provo conciliazione CORECOM, respinta perché dicono che non sono competenti per le problematiche attinenti alle infrastrutture fisiche. Ci sono altre soluzioni (oltre ovviamente a portarli in causa)? Altri tipi di mediazione?

Confermo che la mediazione presso il Corecom non riguarda tutte, indistintamente, le vertenze con le società di telecomunicazioni, ma solo quelle relative, in generale, ai servizi di telecomunicazione: trattandosi in questo caso di una forma di proprietà fondiaria e comunque di diritti reali mi sembra corretto che abbiano declinato la loro competenza.

Per fare una vertenza di questo genere, peraltro, se si esclude un cautelare, che a mio giudizio è difficilmente ipotizzabile, salvo maggiori approfondimenti, trattandosi molto probabilmente appunto di una vertenza in tema di «diritti reali», c’è comunque la mediazione civile di tipo obbligatorio.

Promuovere la mediazione potrebbe essere una buona idea, nonostante la diffidenza iniziale della categoria forense si tratta di uno strumento che ha dato buona prova e che personalmente mi ha consentito di risolvere e definire diverse vertenze.

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diritto

Servitù prediali: serve la mediazione prima di fare la causa?

Per l’allargamento di una strada comunale, 40 anni fà, il Comune occupò alcuni miei terreni; poiché non é stato emesso il decreto di esproprio ho fatto causa al TAR. Il Commissario ad acta ha provveduto a quanto stabilito in sentenza. Ora ho scoperto che insieme ai lavori di sistemazione della strada sono stati anche costruiti dei canaloni che convogliano le acque piovane dalla cunetta della strada ad un fiumara sottostante. I canaloni sono interrati ed attraversano i miei terreni su cui sono stati costruiti dei pozzetti di ispezione che fuoriescono di circa 25 cm dal terreno. Nel faldone relativo alla sistemazione della strada non vi è alcun riferimento a questi canaloni né ho mai ricevuto avvisi in tal senso. Poiché il Comune é sordo alle mie richieste di “costituire una servitù”, chiedo cortesemente di indicarmi se é conveniente che io li inviti ad una “mediazione volontaria” o devo rivolgermi direttamente al Tribunale civile.

È molto probabilmente una situazione di mediazione obbligatoria.

Le materie per le quali è prevista la mediazione obbligatoria, infatti, sono ad oggi le seguenti:

  • condominio;
  • diritti reali;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di azienda;
  • risarcimento del danno da responsabilità medica;
  • risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari;
  • inadempimento di obbligazioni contrattuali connesso all’emergenza Covid-19.

Le servitù prediali rientrano nel novero dei «diritti reali» costituiti su cosa altrui, per cui a loro volta rientrano nelle situazioni per cui è prevista la mediazione per poter poi adire il tribunale.

Più in generale, il caso è abbastanza complesso e richiede un adeguato approfondimento.

Ti consiglierei di fare al più presto questo lavoro con un avvocato di tua fiducia, anche per capire le varie possibili strategie di azione, come spiego meglio in questo post.

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diritto

Contratto di locazione non in regola: che fare?

mi trovo in un appartamento dove, dopo 3 anni ho scoperto di essere in nero,ossia il contratto è stato solo registrato per il primo anno 2016/2017. Contratto oltretutto turistico,FASULLO,simulato e non in regola. Come previsto per legge ,da gennaio 2019 ho smesso di pagare l’affitto,mi sono in seguito rivolto ad un Legale di Bologna,per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione,evitando di andare in causa. Il mio Avvocato sta “tentando “,finora inutilmente, di mediare da circa un mese con l’avvocato della controparte,il quale ,per tutta risposta,dice che devo liberare l’appartamento a luglio ,a fronte di un esiguo risarcimento. Ora mi chiedo,dopo che il proprietario mi è entrato in casa a mia insaputa,fatto telefonate a terzi violando la privacy,ho fatto un esposto in Procura,devo anche finire per strada ? Quando si scopre un reato,un illecito ,si fa presente,si vuole riparare,ma si viene incolpati pur non avendo colpa…non è un comportamento mafioso?

È impossibile, innanzitutto, dare una valutazione su di una situazione regolata da un contratto senza poterlo leggere almeno una volta.

Analogamente, per quanto riguarda la trattativa – e non mediazione – che il tuo legale sta facendo per tuo conto è impossibile fare una valutazione. In sede di trattative, tutto può far brodo, come ho spiegato già dozzine di volte, a prescindere dal merito della questione.

La maggior parte delle vertenze, anzi, viene definita e composta senza applicare il diritto, e io aggiungo anche «per fortuna», e ciò grazie alla professionalità degli avvocati coinvolti, naturalmente nelle ipotesi più felici, dal momento che questa professionalità non sempre sfortunatamente c’è.

Ovviamente, una persona coinvolta in una questione si chiede sempre quanto le condizioni che le stanno proponendo sono distanti da quella che sarebbe l’applicazione del diritto…

Ma è un discorso che ha poco senso, perché innanzitutto cosa preveda il diritto su di una certa situazione è spesso non ricostruibile con precisione, e a volte nemmeno con approssimazione, inoltre, al di là di questa già difficile ricostruzione sulla carta, è molto difficile che cosa potrebbe prevedere un giudice, al termine magari di una causa di durata poliennale e con costi, intanto, a carico di chi la promuove.

In conclusione, non saprei bene come aiutarti. Potrei proporti una consulenza di approfondimento per capire meglio come potrebbe stare la questione in termini giuridici, ma a mio giudizio butteresti solo via altri soldi. Tutto sommato, credo che sia meglio lasciar lavorare il tuo avvocato e ascoltare le sue valutazioni a riguardo, lui conosce il tuo caso molto meglio di me e sicuramente può dirti se le proposte che pervengono da controparte possono avere un senso, come ipotesi di lavoro, o meno.

Ti raccomando di iscriverti al blog e al podcast, per non perdere altri articoli come questi, utili ad orientarsi nel vasto e variegato mondo dei problemi legali.

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diritto

Comunione con mio fratello di una casa: come uscirne

Ho il 33% di immobile mentre mio fratello il 66% (ho fatto rinuncia all’eredita Di mio padre per debiti) . Mio fratello ha residenza ma non il domicilio, mentre io no (abito in un altro indirizzo). Lui non paga niente. Ha la posta intasata di atti giudiziari e multe. Non paga le immondizie ecc. dice che paga e lavora in nero, il suo denaro è gestito da una banca su internet e manda tutto all’estero, voglio togliermi da quell’immobile come fare? Ho pagato un avvocato che dopo lettere su lettere e firme, mio fratello straccia le lettere dell’avvocato.

È un problema comunque, di cui abbiamo parlato davvero tante volte, per cui, al di là di quello che diremo qui, ti invito anche a fare una ricerca tra i vecchi post, in modo da avere magari la possibilità di leggere altre considerazioni e avere altri angoli visuali.

Molto semplicemente, si tratta di una situazione di comunione ereditaria che determina, con il suo permanere, diversi problemi connessi al fatto che uno dei comproprietari, non avendo probabilmente nulla da perdere, non si interessa in alcun modo della gestione e anzi determina con il suo comportamento difficoltà in coloro che pure se ne vorrebbero occupare.

In astratto hai due possibilità di azione.

La prima sarebbe svendere la tua quota del 33% ad una persona disposta ad acquistarla sul mercato. Ovviamente, questa persona dovrà essere poi disponibile a promuovere tutte le pratiche che saranno necessarie per risolvere, in qualsiasi modo, la situazione con tuo fratello. Ovviamente, è difficile trovare un soggetto del genere, anche se non impossibile.

La seconda possibilità è coltivare tu personalmente questa posizione per arrivare ad una soluzione, che può essere delle più diverse:
– tu acquisti la quota di tuo fratello e lo liquidi, dopodiché tieni o vendi la casa;
– tuo fratello acquista la tua quota;
– regali a tuo fratello anche la tua quota
– ecc. ecc..

Per fare tutte queste cose, relative alla seconda possibilità, devi tuttavia riuscire ad instaurare un dialogo costruttivo con tuo fratello, cosa per la quale è più adatto, ad esempio, un mediatore familiare che un avvocato a mio giudizio.

Quindi il consiglio sarebbe per me quello di incaricare un mediatore familiare di provare ad intervenire nella situazione. Se vuoi ovviamente un preventivo da noi, siamo a disposizione, è sufficiente compilare il modulo che trovi in alto nel blog.

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Mediazione all’americana se volete davvero risolvere.

Ultimamente, nella mia attività di mediatore, sia familiare che civile, mi sto sempre più convincendo che gli interventi più efficaci sono quelli «all’americana», quelli cioè dove, anziché fare un percorso di sedute, ad esempio incontri di un’oretta una volta alla settimana oppure ogni 15 giorni, ci si trova un giorno, in cui ci si è tenuti liberi appunto per tutto il giorno, alle otto o alle nove del mattino e si va avanti finché non si è trovata una soluzione. Se, alla fine della giornata, non si è arrivati ad una conclusione definitiva, si prenota presto un’altra giornata, ma non dopo una settimana o due, dopo due, massimo tre giorni.

Purtroppo, in molte situazioni, in molti problemi legali, fare incontri di un’ora a settimana è come ricomporre una frattura ad una persona senza però fargli il gesso: dopo poco la frattura si torna a scomporre. Che senso ha all’incontro successivo di nuovo ricomporgliela senza, di nuovo, fargli il gesso?

Le situazioni che arrivano nel mio studio – che assomiglia sempre di più ad una casa dove c’è dentro uno che ascolta – si trascinano da anni col metodo tradizionale di affrontare i problemi legali (a colpi, cioè, di iniziative giudiziarie), metodo che spesso conduce a bruciare ricchezza per il solo vantaggio della lite in sé, determinando danni considerevoli per tutti i protagonisti della vertenza e per i loro figli, cui quelle risorse sarebbero andate se non fossero state vanificate.

Oggigiorno, l’accesso delle persone alla mediazione è paradossalmente ostacolato proprio dalla maggiore disponibilità di mezzi di cui dispongono le persone (prima di rovinarsi, ovviamente). Perché andare in mediazione quando possiamo pagare bravi e costosi avvocati? Quanto è tragico rispondere in modo sbagliato a questa domanda. In 22 anni di esercizio della professione noto che le persone prive di mezzi riescono a risolvere velocemente le loro questioni, senza trascinarsi per anni in liti che impoveriscono e logorano sia a livello economico che mentale ed emotivo.

In molti casi, la ricchezza brucia se stessa. Fa impressione, è paradossale, ma io lo vedo quasi tutti i giorni.

Ci vuole un approccio nuovo, ci vuole la modestia delle persone di ammettere «Sono 10, 20 anni che sto facendo cazzate, forse ho sbagliato tutto, proviamo un approccio diverso».

Altrimenti i problemi non si risolveranno davvero mai, non si può – partiamo da questo! – risolvere tutto a colpi di sentenze. Sarà poco verosimile ma è così, un minimo di cooperazione e dialogo bisogna assolutamente mantenerlo e/o ricostruirlo, un giudice non può affatto darvi e non vi darà mai le risposte che non riuscite a trovare da soli, un giudice è solo un burocrate in fondo…

Tutto ciò è verissimo nelle questioni di famiglia classiche, come separazione, divorzio, affido, ma non è meno vero in tutte le altre, dove c’è sempre un fatto umano alla base del conflitto, spesso sempre annidato all’interno di una famiglia o comunque di una parentela.

Vi prego di credermi. Non parlo per sentito dire, parlo perché sono 22 anni che vedo questi scempi.

È solo dal vostro cuore che può partire la soluzione.

Per maggiori informazioni, lasciate un commento oppure scrivetemi dalla pagina dei contatti.

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Pozzetto in bifamiliare: posso sistemarlo da solo?

Abito in una bifamigliare in comproprietà al 50% (50% io, 25% mia sorella e 25% mio cognato). Fino a due anni fa andavamo d’accordo ed i lavori di manutenzione si facevano assieme. Ora si è intasato il pozzetto di ispezione scarichi acque bianche con conseguente fuoriuscita di acqua dal coperchio del tombino. Considerato che il precedente lavoro di pulizia l’ho eseguito io ho comunicato che stavolta era compito loro ricevendo una secca risposta negativa. Cosa posso fare? Posso chiamare una ditta di spurghi con addebito al 50% in bolletta dell’acqua sia mia che loro?

Siete in una situazione di condominio minimo, cioè di condominio composto da sole due unità immobiliari.

A questo tipo di condominio, nonostante la sua particolarità, si applicano, secondo gli interpreti le norme previste in generale per la comunione e il condominio, tra cui segnatamente quella che consente, in caso di impasse nell’amministrazione quando è necessario adottare provvedimenti, di ricorrere all’autorità giudiziaria e quindi al tribunale.

Ovviamente non puoi farti giustizia né amministrare il condominio da solo.

Tieni anche presente che questo è un singolo caso che ti rivela tuttavia che se non trovate una soluzione per ristabilire buoni rapporti, cosa che potrebbe avvenire ad esempio tramite una fase di mediazione civile, oppure non provvedete a nominare un amministratore, siete destinati ad incontrare altri problemi qualsiasi altra cosa ci sia poi da fare.

Ti consiglio quindi di affrontare seriamente il problema, andando anche al di là del singolo problema del momento.

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Vicini che rubano: posso mettere le telecamere?

DA CIRCA 4 ANNI HO DEI NUOVI VICINI ..IO ABITO IN UNA VILLETTA RECINTATA CON CIRCA 3 ETTARI DI TERRENO HO IL GIARDINO E L ORTO …LORO PERSONE ODIOSE SCOSTUMATE MA SOPRATTUTTO GRANDISSIMI LADRI RACCOLGONO COSE DALL ORTO FIORI IN GIARDINO E PICCOLE QUANTITA DI LEGNA QUESTO SUCCEDE QUANDO IO SN A LAVORO FACCIO L INFERMIERA QUANDO SANNO KE IO LAVORO LORO SAKKEGGIANO….SE INSTALLO UNA TELECAMERA POSSO CASTIGARLI GRAZIE…..VORREI COGLIERLI SUL FATTO E RIEMPIRLI DI LEGNATE…XO MI MANTENGO

Ovviamente non puoi riempirli di legnate.

Puoi installare una telecamera, sempre che sussistano i presupposti di legge per procedere ad una operazione di questo tipo e sempre che l’installazione avvenga nei limiti imposti dalla legge, a tutela della riservatezza sia dei vicini, che si presumono innocenti sino a prova contraria, sia della generalità dei terzi che dovessero passare vicino a casa tua.

Questa cosa delle telecamere è un aspetto da approfondire in concreto, in relazione alle caratteristiche della tua casa, del tuo giardino e così via. È una cosa abbastanza costosetta, tra lavoro di consulenza necessario, hardware e installazione, però c’è da dire che potrebbe esserti utile non solo per questa vertenza con i vicini, ma più in generale per la sicurezza della tua casa anche da altri tipi di furti e intrusioni, magari potenzialmente più gravi dell’asportazione di fiori.

In alternativa a tutto questo si potrebbe pensare ad una diffida, da formulare tuttavia in modo assolutamente morbido, dal momento che tu non hai alcuna prova concreta della loro responsabilità di quanto accade a tuo danno; sempre in alternativa, si potrebbe valutare anche l’invito ad una fase di mediazione civile o persino di mediazione familiare, che potrebbe essere utile anche per il recupero di rapporti di vicinato più decenti a prescindere dalla vertenza.

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Per sciogliere una comunione scegliete un avvocato negoziatore.

in comunione con due sorelle, ho ereditato una casa con terreno. Premetto che saremmo intenzionate a vendere, ma il contrasto è sul prezzo. A questo punto chiedo: se le altre due sorelle sono disposte a vendere per una cifra che io ritengo insoddisfacente, per la medesima potrei acquistare io.
La cosa non è semplice perchè una in particolare, guidata dal marito sadico e arrogante, sarebbe portata ad opporsi per dispetto, fino a giungere alla vendita all’asta.
Leggendo il suo articolo si evince che colui il quale possiede maggiori quote, facendo richiesta di assegnazione, ha più possibilità? In previsione di come si andrà a determinare la vicenda, mi conviene acquistare la quota di una sorella che magari è più disposta a cedere?
In sintesi chiedo la migliore strategia per far si che la casa non vada in mano a persona sgradevole e possa acquistarla io.

I problemi alla base di queste situazioni non sono tecnici, ma squisitamente umani, riguardano cioè i contrasti e i conflitti che ci sono all’interno della famiglia e che rendono molto difficile se non impossibile sviluppare un dialogo serio e costruttivo, che è invece indispensabile per arrivare a una soluzione.

Per questo motivo, io credo che prima di pensare a soluzioni e metodi di tipo giudiziale, che rappresentano sempre un bagno di sangue per tutti, si debba tentare il più possibile con approcci di tipo negoziale.

In primo luogo, non potete condurre voi in prima persona la trattativa, ma dovete incaricare un legale, un avvocato. Questo avvocato non deve essere quello che la gente cerca comunemente quando desidera un «avvocato con le palle», che di solito è semplicemente purtroppo solo uno stronzo maleducato che non porta ad altro che alla rovina, ma tutto al contrario una persona affabile, saggia, dotata di propensione al dialogo, alla mediazione e in grado di definire e suggerire una adeguata strategia di base.

Vi serve, in altri termini, una persona intelligente e dotata di delicatezza, tatto e diplomazia, indispensabili per muoversi in situazioni come queste.

La trattativa sarà in primo luogo condotta da questo avvocato con le altre parti o i legali che le altre parti vorranno incaricare, sperando sempre che in questo secondo caso si tratti di professionisti ragionevoli.

Qualora la trattativa, poi, si dovesse arenare per un motivo o per l’altro, l’ulteriore ipotesi da valutare, sempre in ambito negoziale, sarebbe quella di promuovere la fase di mediazione, che in molti casi si è dimostrata un valido passo per sbloccare problemi già un po’ incancreniti, per la presenza di un mediatore, e che comunque rappresenta un momento necessario per legge per promuovere poi, se proprio non dovesse andar bene, la causa di divisione giudiziale.

È importante per il cliente capire che la fase di trattativa rappresenta un investimento importante, di cui tuttavia non c’è alcuna garanzia di ritorno. La trattativa, infatti, è un vero e proprio lavoro per l’avvocato, da svolgere con delicatezza, attenzione e scegliendo sempre le mosse più opportune: il cliente deve corrispondere un compenso per questo lavoro «di fino», però può darsi che la soluzione non arrivi perché il risultato dipende sempre dall’accettazione delle altre parti, per quanti sforzi si possano fare e per quanto un avvocato possa essere bravo.

Per questi motivi, il cliente deve mettere in conto l’eventualità di pagare diverse ore di lavoro per poi ritrovarsi con niente in mano, proprio perché si tratta di un tentativo. Un tentativo che secondo me tuttavia, vista l’alternativa, che è quella giudiziale, vale sempre la pena di fare, conviene. Si può procedere per passi successivi, eventualmente programmare ad esempio 5 ore di lavoro, esaurite le quali si può fare un primo punto della situazione e decidere insieme al legale se programmarne altre cinque oppure passare ad altri approcci e metodi per trattare il problema.

Come per quasi tutti i problemi legali, non c’è una soluzione pronta per situazioni del genere. Ci si può solo lavorare sopra e vedere man mano come la situazione evolve. I problemi legali si possono trattare, con lo scopo di arrivare ad una soluzione. In queste situazioni di comunione, il modo migliore di trattarle almeno all’inizio è sicuramente quello della trattativa, rigorosamente tramite legale perché le parti da sole non sono affatto in grado di negoziare in modo efficace, questo è un aspetto fondamentale da capire. Nel 90% dei casi le persone che si muovono senza una adeguata assistenza legale peggiorano la situazione.

Che un legale sia indispensabile per me è fuori discussione, piuttosto il problema è la scelta dell’avvocato, perché purtroppo i professionisti inadeguati ci sono e il rischio di incaricarne uno è reale. Ti consiglio di curare particolarmente bene la scelta del legale che andrai ad incaricare, assicurandoti che abbia una vera propensione e professionalità come negoziatore. Stai bene alla larga da tutti gli altri.