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Salvare le pec dei depositi telematici: un metodo migliore

Oggi un altro post per avvocati o comunque persone che utilizzano il processo civile telematico.

Per parlare di un modo particolarmente comodo di archiviare le pec che si ricevono quando si fa, ad esempio, un deposito telematico, che ne restituisce, tipicamente, quattro, o anche una notifica telematica.

Quando si fa un deposito telematico, infatti, può succedere che, specialmente le ultime due pec, e in particolare modo la famosa quarta pec, arrivino a distanza anche di qualche giorno rispetto alle prime due, che di solito arrivano subito e, in un casella pec particolarmente affollata, perché si fanno molti depositi, può non essere immediato «raggruppare» le quattro pec relative al medesimo deposito.

Esiste un modo per farlo automaticamente: non solo individuare le quattro pec relative allo stesso deposito, ma anche archiviarle, esportandole in un unico file zip, cioè un archivio compresso.

Non so voi, ma nella mia strategia di conservazione della pec, data la sua importanza (pensiamo, ad esempio, al deposito di un ricorso per appello!), implemento una certa ridondanza negli archivi: conservo sia una copia della mail nella casella archivio, che poi man mano esporto seguendo la procedura dettagliata in questo precedente post, sia una copia nel fascicolo della pratica, dove esporto man mano le pec relative ai depositi, notifiche, ecc. – quest’ultima cosa ovviamente mi consente di ritrovare immediatamente quello che mi dovesse man mano servire, mentre la conservazione nell’archivio di posta elettronica è un backup più generalizzato cui ricorrere in caso di urgenza.

Il fascicolo della pratica è in realtà una cartella dropbox che viene sincronizzata su tutte le mie macchine e quelle dei mie collaboratori o dipendenti, oltre che sui server di dropbox stessi, con una ulteriore sicurezza per la conservazione dei dati – per non dire delle strategie di backup delle mie macchine individuali, articolate sia sull’uso di time machine che sulla realizzazione di un clone quotidiano, con carbon copy cloner (una cosa possibile solo su mac).

Chiudendo, comunque, la parentesi, il modo per poter archiviare elegantemente e in modo efficiente le ricevute dei depositi telematici o delle notifiche passa per l’utilizzo, cui avevo già accennato in un precedente post sempre in tema di pec e processo civile telematico, di thunderbird come client di posta certificata con l’estensione thunderpec.

Per utilizzare questo metodo, una volta installato il software necessario – cosa che non tratto in questo post dal momento che ci sono già guide disponibili su internet, basta cercarle con google – occorre seguire questo piccolo procedimento:

  • selezionare la famosa «quarta» pec, che dovrebbe essere marcata con la sigla DAC in verde;
  • cliccare sul pulsante «stato del messaggio»;
  • cliccare sul pulsante «archivia» nell’ulteriore finestra che si sarà così aperta, verrà creato il file zip.

Come tutte le cose di questo genere, è molto più facile da fare direttamente che da spiegare per cui vi consiglio di provare appena potete, vedrete che vi faciliterà abbastanza il lavoro quotidiano.

VIA | SLpct

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Giudice rigetta le mie prove: cosa posso fare?

Riconoscimento paternità legge 219/12. Prove: DNA parziale tra fratellastri (7 su 10) tre testimonianze scritte. Controparte invoca “pietas defunti” per evitare DNA su padre defunto nel 1956. Ordinanza giudice primo grado non ammette le prove, difende la pietas defunti. Cassazione 12549/2012 :”inammissibile la censura,DNA non è invasivo. Cosa posso fare?

Il caso non è descritto con sufficiente chiarezza, provo comunque ad abbozzare qualche considerazione.

A quanto capisco io, la Cassazione che citi non è stata resa nel tuo caso, ma in un altro processo e tu la vorresti invocare come «precedente» utile anche nel tuo.

Quindi il punto dovrebbe essere vedere quali rimedi o impugnazioni sono esperibili contro l’ordinanza istruttoria con cui il giudice, nel corso del processo di primo grado, che, a quanto sembra di capire, sarebbe ancora pendente.

Per fare questa valutazione, bisogna capire meglio la motivazione di questa ordinanza istruttoria perché a volte ci sono sfumature molto importanti e non è detto che tutto si possa esaurire nella pietas defunti; quand’anche fosse, poi, bisognerebbe vedere in che modo è stato richiamato in causa il concetto.

Ad ogni modo, parlando in generale, le ordinanze istruttorie sono sempre revocabili dal giudice che le ha emesse. Ovviamente, questa considerazione generale non ci è molto utile, dal momento che è estremamente difficile che un giudice possa cambiare idea senza che ci siano elementi di novità, anche se si può sempre provare, ma se esistono margini per un tentativo del genere si può valutare solo studiando l’intero fascicolo del procedimento e paragonandolo alla motivazione.

Peraltro, può anche darsi che il giudice abbia ritenuto le prove in questioni inutili, cioè superflue, perché si è già convinto, sulla base delle prove appunto già assunte, in un senso o nell’altro, magari anche proprio a tuo favore. Questo accade abbastanza frequentemente.

Comunque, se queste non fossero le ipotesi, non ci sono altri mezzi di impugnazione. Se il giudice, dunque, non cambia idea sulla prove e alla fine rigetta la tua domanda, l’unico modo per «lamentare» l’ingiustizia della decisione sulle prove è quello di appellare la sentenza. Tale evenienza va valutata molto attentamente, perché, a parte le norme processuali generali, di fatto è abbastanza difficile che in sede di appello una corte proceda ad una nuova istruttoria del procedimento.

In conclusione, se non sei convinto di quanto ti riferisce al riguardo il tuo avvocato attuale, ti consiglio di chiedere un secondo parere ad un altro avvocato, che non fa mai male, previa ostensione dell’intero fascicolo in modo che possa vedere se possibile praticare qualcosa.

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Risarcimento non ancora preso: devo pagare l’avvocato?

nel 2004 ho subito un attentato dinamitardo presso la mia abitazione estiva ad opera di tre individui che sono stati assicurati alla giustizia, reo confessi, patteggiando una pena di sei mesi. L’ evento criminoso ha causato danni materiali per oltre 5 mila euro e danni fisici spicologici al sottoscritto e consorte. Per i 13 anni circa di processo civile, i tre delinquenti, NON hanno pagato una lira neppure per le due perizie richiesta dall’A.G. le cui fatture, sono state da me saldate. Mah. che Italia.
La ciliegina, l’ ho avuta dal mio legale il quale a mezzo A/R mi ha richiesto oltre 10 mila euro di compenso per la causa in questione somma da saldare entro gg.07.
Vi sembra normale che possa accadere tutto cio’? ma la bomba a casa mia, me la son messa da solo? Preciso che con il mio legale da subito ci fu un un accordo circa il suo compenso, che lo stesso avrebbe dovuto ottenere a seguito di eventuali somme recuperate. Mi chiedo i 10 mila euro si potranno dilazionare?

Purtroppo è una cosa di questo genere è normalissima. È come quando vieni tamponato e ti distruggono la macchina: il carrozziere che te la ripara lo devi pagare anche se, per qualsiasi motivo, non consegui il risarcimento da chi ha causato il sinistro.

È vero che non hai (ancora) conseguito alcun risarcimento dai responsabili, ma un avvocato non ti può garantire che chi è tenuto a pagare un danno lo faccia effettivamente.

Quello cui, tuttavia, è tenuto però è avvertirti, espressamente e con la massima chiarezza possibile, che, prima di iniziare qualsiasi vertenza, specialmente giudiziale, bisogna valutare adeguatamente le possibilità di recupero in caso di vittoria e cioè la solvenza della controparte, come spieghiamo meglio nella nostra scheda sul recupero crediti, alla cui attenta lettura ti rimando.

Anche la tua pratica, infatti, è destinata, come quasi tutte le pratiche legali, a tradursi in una pratica di recupero credito. Quando avrai una sentenza che condanna i responsabili al risarcimento a tuo favore, avrai il problema di recuperare il tuo credito, con tutte le problematiche correlate, tra cui quella della solvenza appunto dei debitori.

È anche normale che la CTU sia posta a carico di chi la chiede, viene poi posta a carico della parte perdente al termine del processo, dal momento che, prima che ci sia una sentenza, non è ancora ufficialmente possibile stabilire chi ha ragione o meno quindi il costo delle prove viene temporaneamente messo a carico di chi le chiede.

Per quanto riguarda il patto sui compensi stipulato con il tuo legale, devi sapere che qualsiasi patto che deroga all’applicazione dei parametri forensi deve essere stipulato per iscritto, mentre dalla tua descrizione del caso mi pare che non sia stato fatto nessun accordo per iscritto, con la conseguenza che l’applicazione dei parametri è corretta. Per quanto riguarda la possibilità di dilazionare questo conteggio, non è un tuo diritto, ma puoi ottenerlo cercando di negoziare con il tuo legale, insieme magari ad altri vantaggi, come sconti sul totale e così via.

Qualora ti trovassi in difficoltà a trattare con il tuo legale per sistemare intanto questa posizione, ti consiglio ti nominare un altro avvocato che sia questa volta davvero degno fino in fondo della tua fiducia di occuparsi di questa fase.

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Problema di lavoro: cosa deciderà la Cassazione?

Ero dipendente di un’azienda che mi assunse in forza della legge 104 (sono invalido civile al 100%).
Licenziato per impossibilità da parte dell’azienda a reinserirmi a seguito dell’ accertata inidoneità alle mie mansioni lavorative. (dal centralino fui sbattuto in officina….) . Contestai il licenziamento.
Il Tribunale del lavoro di Livorno (Novembre 2015) condanna il datore di lavoro a corrispondermi una indennità pari alla retribuzione globale di fatto non percepita dalla data di licenziamento alla data di reintegrazione nel posto di lavoro. L’azienda si oppene e ricorre in appello. La corte d’Appello di Firenze (Gennaio 2017)conferma la sentanza di primo grado ed aggiunge gli interessi legali ed i contributi di legge. Pare che che l’azienda paghi (per evitare il decrteo inginutivo) ma ricorrerà in Cassazione. Con due sentenze favorevoli quali possibilità ci sono perchè gli Ermellini ribaltino le due sentenze?

È una domanda che purtroppo non ha il minimo senso, specialmente in un contesto come questo.

Si possono fare solo valutazioni generiche al riguardo di quello che potrà decidere un giudice, cassazione compresa, che peraltro, a volte, decide lo stesso caso in maniera opposta, come riportato in questo post.

Per fare queste valutazioni, è assolutamente indispensabile leggere quantomeno le due sentenze e i principali documenti contenuti nei fascicoli dei due gradi di giudizio.

Senza fare questo lavoro di approfondimento, sia pur minimo, non si possono fare valutazioni nemmeno generiche ed approssimative, ragione per cui comprendi anche tu come la tua domanda non possa purtroppo avere nessuna utilità.

La Cassazione potrà respingere il ricorso, nel qual caso diventerà definitiva la sentenza di appello, oppure potrà cassare, con o senza rinvio. Nel caso del rinvio, bisognerà fare un nuovo ed ulteriore giudizio, sempre davanti alla corte d’appello – in effetti sto scrivendo proprio in questi giorni l’atto introduttivo per un giudizio di rinvio a seguito di cassazione di una sentenza.

Purtroppo, i possibili snodi di un procedimento civile sono davvero tanti, e gli esiti non sono mai garantiti, né prevedibili se non in minima parte, ragione per cui è assolutamente indispensabile vivere con una adeguata polizza di tutela legale.

Se credi, puoi far fare questo esame e approfondimento ad un altro avvocato, così da avere una seconda opinione, ma per me sprecheresti solo del denaro, ti conviene lavorare con il legale che già conosce il caso e che ti ha seguito sino a qui, sempre che sia ovviamente cassazionista.

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Avviso udienza in Cassazione: a chi è notificato?

nel ricorso in cassazione, l’avviso dell’udienza è notificato solo all’avvocato o anche all’interessato?

L’avviso è notificato solo all’avvocato, presso cui la parte, quella che tu chiami «l’interessato» ha eletto domicilio.

Con il ché, non abbiamo capito il tuo problema, nè tantomeno potuto risolverlo.

Come ho detto e ripetuto centinaia di volte, le domande campate in aria e generiche come questa non hanno nè il minimo senso nè alcuna utilità.

Le persone che hanno problemi legali dovrebbero spiegare i contorni del problema, lasciando che sia il professionista ad occuparsi dei profili rilevanti giuridicamente, ma anche fattualmente.

Ora, non so se nel tuo caso ci sia un problema di timore che l’avviso di fissazione dell’udienza non sia poi comunicato alla parte, se così fosse ci potrebbero essere alcune cose da valutare per poter accedere al fascicolo in caso di necessità di fare accertamenti.

Per maggiori dettagli, rimando alla lettura della scheda sul ricorso per cassazione.

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Spese dell’appello: chi le paga se controparte è insolvente?

Dopo essermi rifiutata di pagare dei lavori di ristrutturazione mai eseguiti e mai fatturati sono stata trascinata da un imprenditore edile in una causa che ho vinto. L’imprenditore è stato condannato a risarcirmi (durante l’iter ho dovuto pagare la CTU da lui richiesta perchè si è dimostrato insolvente) e a pagare le spese legali, cosa che per il momento non è avvenuta. Anzi, l’imprenditore ha fatto appello costringendomi nuovamente a difendermi e quindi ad un nuovo esborso economico. Poichè è chiaro che, anche in caso di una mia eventuale vittoria in appello, l’imprenditore sarà nuovamente insolvente e quindi tutte le spese saranno a mio carico, gli ho proposto di rinunciare all’appello in cambio della mia rinuncia ai rimborsi, ma lui si rifiuta. In fondo non ha nulla da perdere dichiarandosi nullatenente, ma solo da guadagnarci in caso di vittoria.. Come ci si può tutelare di fronte ad una situazione di questo tipo?Mi trovo ad essere uno spettatore passivo di questa assurda vicenda

Sono più di dieci anni che predico a tutti, in qualsiasi occasione possibile, compreso questo blog, che è necessario disporre di una polizza di tutela legale, perché a tutti poi, purtroppo, pur avendo ragione da vendere, come nel tuo caso, possono capire situazioni del genere.

Sfortunatamente, questa polizza è appunto una assicurazione, quindi bisogna averla prima che succedano i problemi, nel tuo caso non puoi utilizzarla per rimediare a questa situazione. Puoi solo, se credi, munirtene per il futuro, per evitare di cadere nuovamente in paradossi uguali.

Purtroppo non c’è rimedio ad una situazione del genere, la valutazione circa la solvenza del debitore avresti dovuto farla prima di fare qualsiasi cosa, come primo passo, come spiego ampiamente nella mia scheda sul recupero crediti, considerando che pressoché ogni vertenza legale si traduce, almeno in parte, in un recupero crediti, sia sufficiente considerare solo le spese legali.

Questo vale a maggior ragione in edilizia, dove la maggior parte delle costruzioni è realizzata da societas unius negotiationis, cioè società costituite ad hoc, solo per erigere una determinata palazzina, in forma di società a responsabilità limitata che, terminate le vendite, vengono lasciate svuotate di consistenze aggredibili da qualsiasi creditore.

Un possibile spiraglio forse potrebbe essere, sempre che si tratti, come avviene comunemente, di una srl, di valutare l’eventuale responsabilità degli amministratori e liquidatori, ma immagino che il tuo avvocato attuale ci abbia già guardato.

Un aspetto positivo è che l’attività e il lavoro necessari per una fase di appello sono minori di quelli per il primo grado, di solito si lavora a «fascicolo chiuso». Cerca di contenere i danni, eventualmente concorda una flat almeno con il tuo avvocato.

Fai però attenzione e non dare comunque per scontato l’esito anche in appello, perché molte sentenze vengono riformate, quindi non trascurare la difesa.

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Fiducia: perché è necessaria tra cliente e avvocato?

In forza della sentenza della sentenza 04-07-2014 dove vengo condannato (ingiustamente)
a pagare euro56.103,15 oltre IVA e CP +interessi Tot euro 115.853.00.
seguono pignoramenti di immobili e ipoteca su un bene strumentale.
il tutto per una truffa architettata da un tecnico a cui avevo dato l’incarico di progettare un capannone per il valore complessivo di lire 530milioni e che il suo compenso come da fattura era di lire 18milioni.con l’avv. ci siamo appellati ,pare che l’appello si svolga nel 2018.il mio timore è che l’attuale avv.to difensore,non sappia difendermi come purtroppo è avvenuto per la sentenza

Partiamo dall’ultima riga.

Alla base di un rapporto cliente – avvocato deve sempre esserci la fiducia.

Questa fiducia può essere più o meno piena, ma deve più sussistere che no, altrimenti diventa un tormento sia per il cliente che per il difensore.

Mettiamo anche il caso che tu, in diritto, abbia torto. Questo non significa che sia giusto che tu perda la causa, magari è ingiusto, ma la tua perdita è conforme al diritto, perché, come abbiamo detto centinaia di volte, le leggi spesso non sono giuste, se applicate al caso concreto, e in alcuni casi nemmeno in generale.

Mettiamo dunque che tu perda la causa, per qualsiasi motivo. In mancanza di fiducia nel tuo avvocato, per tutta la vita ti porterai il rimpianto e il pensiero «Se avessi avuto un altro avvocato, forse avrei vinto, avrei avuto giustizia».

Una cosa che non ha senso, se vuoi il mio punto di vista.

Per questo è fondamentale, che ci sia sempre fiducia nella persona che ti accompagna ed assiste in un percorso giudiziario, qualunque sia il risultato che arriva alla fine.

Chiarito che la fiducia è sempre necessaria, va però detto che c’è un altro problema e cioè che in realtà tu non hai molti strumenti che ti possano consentire di valutare se davvero il tuo avvocato ne è degno o meno.

Gli aspetti tecnici purtroppo non sono, specialmente nel diritto civile, apprezzabili e comprensibili da persone che non hanno alle spalle lunghi anni di studi giuridici e altrettanti di pratica giudiziaria. Raramente una persona priva di educazione legale è in grado di comprendere davvero una sentenza, anche dopo che un avvocato gliel’ha illustrata e tradotta in un linguaggio più semplice e alla portata di tutti.

L’unico modo in cui puoi saggiare effettivamente la qualità del lavoro svolto dal tuo attuale avvocato sarebbe acquisire un secondo parere da un altro avvocato. Questa è una opzione sempre possibile, che le persone praticano ad esempio in ambito sanitario, quando un medico consiglia un trattamento particolarmente sgradito, come ad esempio un intervento, si sente sempre anche il parere di un altro sanitario o due. Si può fare anche nel settore legale. Non è così semplice, specialmente se parliamo di procedimenti già in grado di appello, dove il «secondo» avvocato si deve studiare una certa mole di materiale (almeno la sentenza e gli atti introduttivi, ma spesso anche i verbali) e di conseguenza può richiedere anche diverse ore di lavoro.

Questo tuttavia è l’unico sistema in cui puoi avere conferma della bontà dell’operato o meno del legale attualmente incaricato. Può anche essere che da questo lavoro venga confermata la qualità del lavoro già svolto, ma magari vengano ulteriormente enucleate alcune idee o strategie che, in aggiunta a quello già fatto, possono essere utili.

Altre strade non ne vedo, valuta dunque se chiedere un secondo parere, richiedendo sempre prima un preventivo, perché il lavoro potrebbe avere una sua importanza in termini di impegno anche orario.

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Kafka: un civilista.. in fila

C’è un avvocato che frequenta poco il tribunale e quelle poche volte che partecipa ad un’udienza civile prova la stessa strana sensazione: quella di essere l’unico ad accorgersi che … qualcosa non va.

Si chiede come sia possibile passare una mattinata intera per fare 5 minuti di verbale… E “produrre”, magari, solo 2 o 3 verbali in una mezza giornata lavorativa..

Tutti gli avvocati a fare la fila parlando del più e del meno; qualcuno scrolla stancamente lo schermo del telefono vagabondando sui social network, quasi nessuno con un computer o un tablet, magari per controllare le email, leggere
documenti o sentenze, aggiornarsi…

Una intera massa di professionisti che avanza alla velocità di un bradipo verso un giudice sopraffatto dai fascicoli e dalla ressa.

Si chiede – sorpreso ed anche un po’ preoccupato il nostro – come si possano passare giornate del genere. “Ma che produttività si ha in questo modo? I  clienti per cosa pagano, davvero, gli avvocati..?

Questa situazione genera irrequietezza, conducendo infine ad una allarmata constatazione: tutti quelli che sono in fila sembrano quasi… “assuefatti” …!

Non può credere che si possa godere a stare in quella situazione ed a sentirsi realizzati; non riesce a vedere la loro autostima che cresce. E nemmeno il loro conto in banca: ormai gli avvocati si pagano a “fasi” e non a minuti (tranne che si sia pattuita una parcella con tariffa oraria..).

Eppure stanno tutti lì, come se ci fosse un qualcosa di ineluttabile, immodificabile; quasi un arrendersi ad una realtà che non si può cambiare.

Ad ascoltarne i discorsi, tutti si lamentano delle performance della giustizia civile, eppure tutti continuano a farne parte, volenti o nolenti: la metafora che va per la maggiore in questi casi è quella del tribunale che sarebbe una sorta di autobus con gli avvocati come passeggeri e non autisti o proprietari delle strade…

Dunque tutti si lamentano, ma tutti continuano a prendere lo stesso autobus. Se non ogni giorno, probabilmente ogni settimana.

D’altronde è il loro lavoro – continua a pensare – poi si ferma chiedendosi: “Ma è davvero così?
Non è che, invece, i veri passeggeri sono i clienti e che gli avvocati sono più o meno i bigliettai (nel senso che vendono e controllano il titolo di viaggio)?
E non è forse vero che, senza biglietto, sull’autobus in effetti non si sale (o non si dovrebbe salire…)?”
Non è che si potrebbe prendere, insieme ai clienti, un altro autobus?

La fregatura è che per fare i bigliettai per questo autobus, ci sono voluti anni di studi universitari, di pratica, impegno, soldi, “sottomissione” ai dominus, alle cancellerie ed alle fotocopiatrici..per non parlare dell’ufficio notifiche..

Dunque visto che si è sudato tanto, non si può riconoscere a se stessi che … non ne è valsa la pena e quindi, obtorto collo, tutti ordinatamente in fila sapendo che (purtroppo?) domani.. ricominceranno.

Non l’ha ordinato il medico di fare l’avvocato, sia chiaro, e per giunta “civilista”, ma ad un certo punto, qualcuno con una voce un po’ soffocata insinua: “O la smettiamo di lamentarci del sistema che critichiamo, oppure smettiamo di usarlo, …almeno quando è possibile…

Il fatto è che gli avvocati non pensano a verificare quali pratiche potrebbero essere risolte fuori dal tribunale: non solo quelle da chiudere in transazione col collega, perché quelle sono le più facili, ma quelle che invece si sarebbe voluto definire con un accordo che non si è raggiunto e che invece di finire sul tavolo
del giudice, dovrebbero andare altrove…

L’alternativa è costituita da uno dei diversi sistemi ADR che per comodità possiamo identificare in due procedure; la mediazione e l’arbitrato.

Quest’ultimo assicura tempi brevi e certi (specie se irrituale), una decisione vincolante e un decisore esperto della materia; per converso è più costoso (ma solo nell’immediato..) del processo in tribunale e potenzialmente “pericoloso” se i soggetti nominati come arbitri non sono completamenti autonomi e all’altezza del compito. Nel nostro Paese non ha sinora dimostrato di essere un’alternativa ad alto impatto. Evita di certo quasi tutti i problemi di burocratizzazione descritti sinora.

La mediazione che in altri paesi ha una grande efficacia, in Italia soffre un problema culturale e in parte ideologico: gli avvocati che non sono riusciti a trovare un accordo – ritenendosi esperti in materia di negoziazione – pensano che nessun altro sarà in grado di trovare una soluzione stragiudiziale. Non viene dunque riconosciuta alla mediazione alcun valore aggiunto anche perché, purtroppo, talvolta nemmeno mediatori sono all’altezza. L’obbligatorietà in questo senso ha creato l’effetto opposto a quello che si cercava di raggiungere: un cambiamento di paradigma, soprattutto mentale, non può essere generato a colpi di decreto.

La soluzione c’è, ma richiede una piccola rivoluzione:

  • riconoscere che il processo dovrebbe essere l’ultima spiaggia, non la prima;
  • l’atteggiamento avversariale tipico del processo è controproducente al tavolo negoziale
  • negoziare in tre è meglio che in due
  • i problemi delle persone non sono puri problemi giuridici
  • le decisioni umane (dei clienti e degli avvocati) hanno una base emotiva
  • senza etica il diritto è in grado di produrre risultati nefasti.

Rivoluzione che passa per la formazione continua: quel che è stato insegnato all’università può e deve essere superato. Certo se poi ai convegni e seminari si va solo per prendere crediti e tutti escono con le stesse identiche idee che avevano quando sono entrati, ogni cambiamento è impossibile…

La colpa non sta ovviamente tutta da una parte: dunque c’è la responsabilità degli organizzatori che continuano ad offrire solo convegni su contenuti giuridici e processuali e quella dei partecipanti che hanno quasi paura a cambiare da soli, magari leggendo qualcosa in materia di comunicazione, gestione del conflitto, negoziazione, problem solving, decision making.

Ricordando Blade Runner: “Io ne ho viste cose che voi avvocati non potreste immaginarvi.. oltre i bastioni di codici e giurisprudenza. E’ tempo… di cambiare.

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Pubblicato il decreto legge di Mr. Renzie sulla giustizia.

Post «straordinario» del blog di sabato mattina per un primo, sommario, commento su una attesa novità legislativa.

Ieri è stato infatti finalmente pubblicato il tanto atteso decreto legge di Sua Vacuità Renzie sulla giustizia, quello che dovrebbe portare la durata dei processi civili in primo grado ad un anno, oltre ad altre cose mirabolanti.

Ovviamente, il decreto, che si può leggere qui, non contiene nulla di tutto questo e non cambierà assolutamente in niente i tempi del processo, che dipendono da ben altri fattori, ma contiene per lo più idee tanto gratuite quanto pretenziose e ridicolmente inverosimili per lo smaltimento dell’arretrato, come quella dello spostamento in sede arbitrale delle cause pendenti, una cosa che tutte le parti avrebbero potuto fare anche prima di questo decreto, e che potrebbero fare anche oggi, se solo desiderassero regalare 20, 30 o anche 40.000 euro ad uno o più avvocati per sfornare una decisione (lodo) di qualità tecnica molto inferiore ad una sentenza.

Ma ci sono anche piccoli aggiustamenti, come sempre, di cui si dovrà tenere conto nella pratica giuridica di tutti i giorni, come la modalità di iscrizione a ruolo dei pignoramenti, e anche oggettive opportunità, che, col tempo, potrebbero dare i loro frutti, anche se non certamente in misura nemmeno lontanamente paragonabile a quelli annunciati da Sua Vacuità, sia per gli avvocati che per gli utenti, come ad esempio le modalità di ricerca telematica dei beni da pignorare o la gestione della situazioni familiari in cui non ci sono figli da gestire davanti all’ufficiale di stato civile, senza avvocato e senza tribunale.

Di quest’ultima cosa, che non entra in vigore subito ma il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (art. 12, comma 7), parleremo, come da abitudine di questo blog, che a differenza di altri non parla a cazzo di istituti prima che vengano a far parte effettiva delle nostre leggi, solo se e solo quando appunto sarà vigente.

Va ricordato che il decreto legge può decadere, cosa improbabile, ma soprattutto essere modificato, cosa molto più probabile, per cui non ha senso sperticarsi in analisi di disposizioni che potrebbero cambiare, anche sensibilmente, profilo.

Per il momento, accontentiamoci di leggere il testo del decreto, vedremo man mano le varie novità.

Post Scriptum: qui una bella intervista di Travaglio a Davigo, che dimostra con estrema chiarezza come le riforme di Renzie siano solo un bluff mentre gli interventi dovrebbero essere ben altri, facendone alcuni esempi. Mi dissocio unicamente dal punto in cui parla degli avvocati come «potente lobby», una cosa assolutamente infondata, come risulta dallo stesso testo del provvedimento che toglie l’esclusiva di assistenza per parte delle separazioni; su questo, Davigo cade vittima di un luogo comune tanto trito quanto infondato.

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Posso depositare una memoria dopo che il giudice si è riservato?

vorrei sapere se dopo che il giudice si riserva di prendere la decisione, urgenza cautelare, e prima di questa decisione, è possibile integrare una memoria nel fascicolo, dandone anche copia alla controparte.
deve farlo l’avvocato o si può procedere personalmente?

Non dici una cosa importante e cioè se questa memoria dovrebbe contenere indicazione di fatti nuovi, verificatisi dopo l’udienza nel corso della quale il giudice ha assunto la causa in riserva, o se invece si tratterebbe solo della stessa materia e dei fatti già verificatisi precedentemente da illustrare di nuovo.

In ogni caso, secondo me la memoria non si potrebbe depositare.

Nel caso capitassero fatti nuovi, a mio giudizio bisognerebbe depositare un nuovo ricorso, o in corso di causa oppure a parte con richiesta di riunione successiva – la formula migliore andrebbe un attimo valutata in riferimento al caso concreto.

Nel caso, invece, non ci fossero fatti nuovi, la memoria sarebbe inammissibile perché per ogni atto da depositare occorrerebbe l’autorizzazione del giudice.

Peraltro, oltre che inammissibile, la nuova memoria sarebbe anche probabilmente inutile, quando non addirittura dannosa. Non so che tipo di atti abbia predisposto il tuo avvocato, ma se non sono estremamente stringati e sintetici sarai fortunata se il giudice leggerà già quelli. Se, poi, il giudice è particolarmente svogliato, mettergli sotto al naso altra roba da leggere non può che indisporlo ancora di più nei tuoi confronti. Tenete presente che anche i giudici sono persone come noi, se gli fate fate lavoro che giudicano inutile non apprezzano per niente.