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Merce arrivata rotta: è responsabile il venditore o il corriere?

ho acquistato via internet da un privato, una lavagna in ardesia dell’800. La venditrice mi ha detto di aver fatto due pacchi, tutto è documentato da mail e foto del pacco, ma ne arriva solo uno e in realtà mi invia la copia della bolla di trasporto di un solo pacco. Oltre a ciò, come se non bastasse, la lavagna arriva spaccata in mille pezzi, nonostante l’imballo esteriormente non presentasse alcun segno. Dopo aver fatto ricorso contro il corriere questo mi informa che non hanno intenzione di rimborsarmi perchè l’imballo non era adeguato. Cosa posso fare e contro chi prendermela?

La principale obbligazione del venditore, in un contratto di compravendita, è appunto quella di consegnare la cosa oggetto di alienazione, a fronte dell’adempimento del compratore alla sua obbligazione di pagare il prezzo convenuto.

Peraltro, la vendita è un contratto con effetti reali, per cui la proprietà della cosa passa al momento del consenso e, quindi, del perfezionamento del contratto, con la conseguenza che probabilmente, al momento in cui la lavagna è stata affidata al corriere la stessa era già di tua proprietà.

Da quanto sopra, emerge che probabilmente – l’avverbio è d’obbligo, perché per essere più precisi sul punto rimane indispensabile vedere con minuzia come è stato concluso il contratto: ad esempio, se ci sono mail che vi siete scambiati possono essere rilevanti, ma anche altro – disponi di azione e di diritti sia nei confronti della venditrice sia nei confronti del corriere.

Ovviamente, tali azioni possono subire le eccezioni previste dal nostro diritto, in questo contesto quella del corriere potrebbe anche essere fondata ed è questa una cosa da accertare appunto in fatto.

Il primo passo, comunque, per trattare un problema del genere è l’invio di una diffida, sia alla venditrice che al corriere, sulla qual caso rimando, per maggiori approfondimenti, alla scheda relativa.

Purtroppo, se non hai una polizza di tutela legale il compenso dell’avvocato che andrai ad incaricare dovrà essere da te anticipato, senza alcuna garanzia di recuperarlo in seguito.

Proprio per consentire alle persone di poter gestire meglio questo tipo di problemi che, nella vita di privati, famiglie, aziende, capitano alcune volte durante l’anno, abbiamo lanciato i contratti di protezione, per maggiori approfondimenti sui quali ti rimando alla scheda apposita.

Il contratto di protezione, a differenza della polizza di tutela legale, si può stipulare anche quando un problema è già insorto e quindi tu lo potresti, ad esempio, sottoscrivere anche adesso ottenendo la trattazione in seno allo stesso di questo problema.

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Polizza di tutela legale: mi può servire per future denunce?

Sono un dipendente di un ente pubblico,ho denunciato alcuni addetti della mia amministrazione per illeciti amministrativi. Non sono la parte offesa.Le indagini sono in corso. Temo di essere controdenunciato , in futuro.E’ utile assicurarmi? Se si che tipo di assicurazione?

Puoi stipulare una polizza di tutela legale, con le compagnie ad oggi specializzate in questo ramo, che sono UCA, DAS, Arag.

Tieni presente che per il penale, la copertura assicurativa viene, e questo per obbligo di legge insormontabile da qualsiasi compagnia, pagata solo al termine del procedimento, mentre intanto devi anticipare tu tutti i compensi.

Viene pagata solo in caso di assoluzione, ovviamente, e non viene pagata in caso di accesso a riti alternativi, come il patteggiamento.

Ci potrebbero essere, peraltro, anche problemi legati all’individuazione del momento di insorgenza del caso assicurativo, se la controdenuncia che ti venisse eventualmente fatta fosse in qualche modo collegata alle cose che hai precedentemente denunciato tu.

In ogni caso, una polizza di tutela legale di base rimane consigliabile per la gestione e la protezione di tutta la propria vita e famiglia, per cui, a prescindere da queste criticità, ti consiglio di munirtene e rinnovarla nel corso degli anni.

Per ulteriori dettagli, ti rimando alla attenta e completa lettura della nostra scheda sulla tutela legale.

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Locazione senza gas e acqua: come ci si tutela?

Siamo una coppia che sta in affitto in una casa dove di sopra abita la proprietaria….sono sei messi che siamo senza gas e due settimane senza acqua.abbiamo chiamato le forze del ordine dai carabinieri ai vigili ma nessuno può far nulla …come è possibile ?l affitto e pagato regolarmente Cn il versamento in banca.siamo disperati non so più cosa fare.la signora e stata accusata di atti persecutori ma nonostante ciò nessuno ha mai fatto nulla noi tuttora siamo senza acqua e gas

Questioni di questo genere sono considerate di natura civile, mentre le forze dell’ordine si interessano per lo più di problemi di tipo penale. Gli illeciti civili sono, generalmente, vertenze tra privati, che non rivestono interesse per tutti gli altri soggetti che non vi sono coinvolti, mentre quelli penali rivestono interesse collettivo e giustificano un intervento delle autorità costituite.

Purtroppo, questi concetti la gente comune non li conosce e, spesso, non li capisce, per cui invoca l’intervento, ad esempio, dei carabinieri in ipotesi in cui gli stessi non hanno alcun poter di intervento se non quello, informale, di sollecitare o tentare una mediazione tra le parti.

Ciò premesso, se conducete un immobile in locazione, e per di più il canone è regolarmente pagato, il modo in cui potete tutelarvi è quello di rivolgervi ad un avvocato che, probabilmente, come primo passo, spedirà una diffida stragiudiziale alla proprietà.

Il compenso di questo avvocato, se non disponete di una polizza di tutela legale, dovrete anticiparlo voi, senza, purtroppo, garanzia di poterlo recuperare dalla locatrice alla fine della vertenza.

Ovviamente, avreste anche il diritto di richiedere il risarcimento danni, aspetto che tuttavia andrà rigorosamente valutato e accertato in concreto.

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Spese legali per i sinistri: per la Cassazione sono dovute.

Si apre un importantissimo e ampio spiraglio per tutti coloro che sono rimasti vittime di un incidente stradale e devono rivolgersi ad un avvocato per tutelarsi adeguatamente.

Secondo la Cassazione, l’art. 9, comma 2, del regolamento contenuto nel d.p.r. 18.07.2006 n. 254, secondo cui, nei casi di indennizzo diretto, «nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico legale per i danni alla persona» è nullo e pertanto deve essere completamente disapplicato.

Questa disposizione era stata introdotta dal governo come vero e proprio regalo alle compagnie di assicurazioni, probabilmente frutto del solito lobbismo, lasciando milioni di danneggiati in balia delle compagnie stesse, senza quell’assistenza qualificata che solo la presenza di un legale competente avrebbe potuto garantire.

In questi anni, grazie a questa norma illegittima, le compagnie di assicurazione hanno potuto pagare risarcimenti largamente inferiori a quelli dovuti, approfittandosi dell’ignoranza della gente comune non assistita da un legale.

Questa sentenza della Cassazione, che riporto di seguito per chi vorrà leggerla nel suo testo integrale, è dunque importantissima, perché restituisce la difesa a tantissime persone.

È vero, sono passati anni, e la politica riesce sempre a fare porcherie come questa, ma è bello vedere che il sistema giudiziario, per quanto malandato, ha una sua coerenza, e che la nostra Costituzione, per quanto limitata e vilipesa, riesce qualche volta ad assestare colpi che smantellano vere e proprie ingiustizie.

Ecco i miei consigli finali.

Se non avete una polizza di tutela legale o giudiziaria, valutate al più presto di procurarvene una. È l’unico modo per essere davvero tutelati in un paese come il nostro che mette i cittadini all’ultimo posto.

Se rimanete vittima di un incidente stradale, specialmente se avete subito lesioni, non fidatevi automaticamente della vostra compagnia di assicurazione. Mi dispiace, ma lo dico per esperienza e lo posso dimostrare carte alla mano con tanti fascicoli che ho in studio. Incaricate un bravo, competente e degno di fiducia avvocato. Con questa nuova sentenza, le spese dovrebbero essere a carico della compagnia, in ogni caso potrete prendere accordi specifici sul punto e prevedere, in mancanza, un compenso a percentuale. Chiedete sempre un preventivo.


Suprema Corte di Cassazione

Sezione III Civile

Sentenza 20 febbraio – 29 maggio 2015, n. 11154

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SEGRETO Antonio – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 18850/2011 proposto da:

HDI ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante p.t. Sig. P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSTANTINO MORIN 45, presso lo studio dell’avvocato MICHELE ARDITI DI CASTELVETERE, rappresentata e difesa dall’avvocato CARDILLO GIUSEPPE PLACIDO giusta procura a margine del ricorso;

  • ricorrente –

contro

V.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI CORRIDORI 48, presso lo studio dell’avvocato TOSCANO ISIDORO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato EDOARDO GAMBINO giusta procura a margine del controricorso;

  • controricorrente –

avverso la sentenza n. 535/2011 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata il 18/02/2011 R.G.N. 15373/09;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/02/2015 dal Consigliere Dott. GIOVANNI CARLEO;

udito l’Avvocato MICHELE ARDITI DI CASTELVETERE;

udito l’Avvocato ISIDORO TOSCANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BASILE Tommaso, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

In data (OMISSIS) V.V., assicurato per i rischi della circolazione della propria autovettura Fiat Brava, faceva pervenire al proprio assicuratore, la HDI Assicurazioni Spa, richiesta di risarcimento diretto dei danni subiti dalla propria vettura in un incidente, verificatosi l’(OMISSIS), causato dalla colpevole condotta di guida di C.V., conducente dell’auto Seat Ibiza tg (OMISSIS) di proprietà di C. D.. Il successivo (OMISSIS), la HDI trasmetteva al V. a mezzo di una raccomandata, indirizzata al suo legale, l’importo di Euro 1.650,00 per spese di riparazioni dell’auto e fermo tecnico. L’avvocato la tratteneva solo in acconto, perchè mancavano le spese legali. In data (OMISSIS) il V. richiedeva la notifica di citazione in giudizio della compagnia assicuratrice davanti al GdP di Firenze, il quale rigettava la domanda, ritenendo che le spese non erano dovute. Avverso tale decisione il V. proponeva appello ed in esito al giudizio il Tribunale di Firenze con sentenza depositata in data 18 febbraio 2011 condannava la compagnia HDI anche al pagamento delle spese stragiudiziali, ritenendo che esse costituissero pur sempre delle spese vive. Avverso la detta sentenza la soccombente ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in tre motivi, illustrato da memoria. Resiste il V. con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo, articolato sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., la ricorrente deduce che il Tribunale l’avrebbe condannata oltre i limiti della domanda proposta dal V. in primo grado, in quanto il contenzioso rassegnato al Giudice di pace era costituito “dall’asserito mancato adempimento da parte della HDI ai propri doveri di assicuratore nel termine di legge” (v. pag. 11) mentre in appello il V. aveva presentato una domanda nuova, riguardante le spese di assistenza stragiudiziale, su cui il giudice di appello si pronunciava.

La doglianza non coglie nel segno. A riguardo, deve premettersi che l’interpretazione della domanda è attività discrezionale del giudice di merito la quale, risolvendosi in un tipico accertamento di fatto è censurabile in sede di legittimità solo sotto il profilo dell’esistenza, sufficienza e logicità della motivazione, profilo che nella specie non è stato dedotto.

Nella fattispecie, il giudice di appello ha comunque con congrua motivazione escluso che il V. avesse proposto una domanda in primo grado ed altra in appello – poiché in entrambi aveva fatto valere il suo diritto alle spese stragiudiziali sottolineando in particolare che l’assicuratore aveva fatto pervenire al difensore del V. un offerta risarcitoria con lettera raccomandata dell’(OMISSIS), pervenuta in data (OMISSIS) (cioè cinque giorni prima della notifica dell’atto introduttivo) e che detta offerta non era stata accettata dal danneggiato in quanto non comprensiva delle spese per competenze legali (pari all’importo non contestato nel quantum di Euro 682,99 di cui alla fattura n. 31 del 23.4.08 (doc. 8 fase, di 1 grado di parte appellante).

Ciò posto, poiché, al fine di una corretta interpretazione di una domanda, occorre individuare l’effettiva volontà della parte e quindi il contenuto sostanziale della pretesa in una alle finalità in concreto perseguite, tenendo conto sia della volontà espressamente formulata sia di quella che possa implicitamente o indirettamente essere desunta dalle deduzioni o dalle richieste, dal tipo e dai limiti dell’azione proposta, dal comportamento processuale assunto, deve escludersi che la richiesta riguardante le spese di assistenza stragiudiziale costituisse una domanda nuova avanzata dal V. per la prima volta nel giudizio di seconde cure. Ne deriva pertanto l’infondatezza della censura esaminata.

Passando alle successive doglianze, va rilevato che la ricorrente, con il secondo motivo ha lamentato l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata per non avere il giudice di Appello considerato esaurientemente che l’accertamento sul quantum del danno materiale era stato oggetto di un accordo non contestato, non risultando questioni per la lievissima differenza sul “fermo tecnico”; che comunque il V. era stato avvertito che quanto pagatogli potesse essere considerato solo un acconto e che, ciò malgrado, aveva posto mano alla causa senza alcun preavviso nel cinquantacinquesimo giorno successivo alla richiesta di risarcimento in forma diretta.

Inoltre – ed il rilievo sostanzia il terzo motivo, per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 254 del 2006, art. 9, – il giudice d’appello avrebbe erroneamente attribuito alla HDI l’obbligo di corrispondere il rimborso di spese “stragiudiziali” indebite, non essendo nulla dovuto a titolo di assistenza legale quando l’offerta tempestiva corrisponda all’effettivo dovuto, e peraltro incognite nel loro ammontare.

I motivi in questione, che vanno esaminati congiuntamente prospettando, sia pure sotto profili diversi, ragioni di censura connesse tra loro, sono fondati e meritano accoglimento. Va, anzitutto esaminato il terzo motivo. A riguardo, torna utile premettere che l’art. 9. reg. n. 254/2006 – Assistenza tecnica e informativa ai danneggiati – al comma secondo, statuisce testualmente: “Nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona”.

Le questioni di costituzionalità sono state dichiarate inammissibili in merito a tale articolo in quanto norma regolamentare, come tale, sottratta al giudizio di legittimità. Senza trascurare che il giudice rimettente avrebbe dovuto cercare altra interpretazione del complesso normativo di cui agli artt. 145 149 Cod. ass., e art. 9 reg., verificando se una interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata avrebbe potuto consentire, “accanto all’azione diretta contro la compagnia assicuratrice del veicolo utilizzato, la persistenza della tutela tradizionale nei confronti del responsabile civile, dal momento che il Codice delle assicurazioni si è limitato a rafforzare la posizione dell’assicurato rimasto danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso” (v. Corte cost., 28/05/2010, n. 192).

Ora, prescindendo dai profili di illegittimità costituzionali, giova aggiungere che la norma regolamentare si fonda sulla delega contenuta nell’art. 150, comma 1, lett. d), c. ass., il quale demanda all’esecutivo di determinare, con proprio regolamento, “i limiti e le condizioni di risarcibilità dei danni accessori”.

Tale previsione non è di per sé molto chiara, in. quanto alla dottrina ed alla giurisprudenza era sinora – sconosciuta la distinzione tra “danno principale” e “danni accessori”.

Si potrebbe pensare forse al danno da ritardato adempimento dell’obbligazione risarcitoria, ma in questo caso oggetto della previsione è la stessa obbligazione risarcitoria, non il danno, il quale o c’è o non c’è, ma se esiste non si vede come possa dividersi in principale ed accessorio. Il regolamento ha illuminato questa ambiguità, chiarendo in sostanza che se il danneggiato accetta l’offerta, non gli è dovuto alcun risarcimento per il danno eventualmente consistito nelle spese legali, nelle spese peritali di stima del danno al veicolo o di altri danni a cose (ad es., compenso ad un commercialista per una perizia di stima del danno patrimoniale derivato dalla perdita della capacità di guadagno o dall’anticipato pensionamento).

Tale previsione, tuttavia, desta varie perplessità. In primo luogo, va rilevato che secondo la giurisprudenza di questa Corte, nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, “il danneggiato ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali; se invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all’instaurazione del giudizio divengono una componente del danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali. (Cass. n. 2275/06, Cass. 11606/2005).

Ora, anche qualora non si volesse condividere l’orientamento giurisprudenziale riportato, resta il fatto che i compensi corrisposti dal danneggiato al proprio avvocato (o ad un perito diverso da quello medico legale) per l’attività stragiudiziale devono poter formare oggetto di domanda di risarcimento nei confronti dell’altra parte a titolo di danno emergente, quando siano state necessarie e giustificate.

Tanto si desume dal potere del giudice, ex art. 92 c.p.c., comma 1, di escludere dalla ripetizione le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ove ritenute eccessive o superflue, ed applicabile anche agli effetti della liquidazione del danno rappresentato dalle spese stragiudiziali. Pertanto una norma regolamentare (e quindi una fonte di secondo grado) che escluda a priori il diritto al risarcimento di un tipo di danno che la legge (e quindi una fonte di primo grado) considera altrimenti risarcibile, appare difficilmente compatibile con gli artt. 3 e 24 Cost., ed è perciò nulla, alla luce del principio secondo cui i regolamenti in contrasto con la Costituzione, se non sono sindacabili dalla Corte costituzionali, perché privi di forza di legge, sono comunque disapplicabili dal giudice ordinario, in quanto atti amministrativi, in senso ampio.

In secondo luogo, l’interpretazione della norma potrebbe produrre una vera e propria eterogenesi dei suoi fini. Infatti, come accennato, il rimborso delle spese legali non è dovuto solo se il danneggiato accetti l’offerta dell’assicuratore: e dunque è agevole prevedere che il danneggiato tenderà a rifiutare qualsiasi offerta dall’assicuratore, se già ha chiesto assistenza legale o tecnica.

Senonchè, osserva questa Corte che la risarcibilità o meno del danno (di qualsiasi danno) dipende dalla sua natura giuridica, non dal suo contenuto economico. Così, un danno non patrimoniale potrà non essere risarcibile perché non rientrante nella previsione dell’art. 2059 c.c.; un danno patrimoniale potrà non essere risarcibile perché causato dalla vittima a se stessa, ex art. 1227 c.c.; ma certamente non può mai ammettersi che un danno, altrimenti risarcibile, perda tale sua qualità solo perchè sia consistito nell’avere il danneggiato effettuato un esborso in favore di Tizio piuttosto che di Caio.

Orbene, in tema di danni consistiti in spese erogate a professionisti di cui danneggiato si sia avvalso per ottenere il risarcimento del danno, quel che rileva ai fini della risarcibilità è unicamente la sussistenza di un valido e diretto nesso causale tra il sinistro e la spesa. Dunque le spese consistite in compensi professionali saranno risarcibili o meno non già in base alla veste del percettore (sì al medico legale, no all’avvocato), ma in base alla loro effettiva necessità: dovrà perciò ritenersi sempre risarcibile la spesa per compensare un legale, quando il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando la vittima non ha ricevuto la dovuta assistenza, D.P.R. n. 254 del 2006, ex art. 9, comma 1, dal proprio assicuratore. Per contra, sarà sempre irrisarcibile la spesa per compensi all’avvocato, quando la gestione del sinistro non presentava alcuna difficoltà, i danni da esso derivati erano modestissimi, e l’assicuratore aveva prontamente offerto la dovuta assistenza al danneggiato. Quindi il problema delle spese legali va correttamente posto in termini di”causalità”, ex art. 1223 c.c., e non di risarcibilità”. Da ciò consegue, ovviamente, che il D.P.R. n. 254 del 2006, art. 9, comma 2, se inteso nel senso che esso vieta tout court la risarcibilità del danno consistito nell’erogazione di spese legali, deve essere ritenuto nullo per contrasto con l’art. 24 Cost., e va disapplicato.

Premesso ciò, la sentenza impugnata è errata nella parte in cui non ha valutato se le spese stragiudiziali richieste erano necessitate e giustificate dalla complessità del caso e dalle contestazioni sorte con l’assicuratore richiesto del pagamento o dall’inerzia di assistenza adeguata dello stesso. Inoltre (e con riguardo al secondo motivo), va osservato che l’art. 145 del codice assicurazioni statuisce che la richiesta di risarcimento deve essere inoltrata, in fattispecie di soli danni alle cose, almeno 60 giorni prima dell’azione. La richiesta deve essere proposta nei termini di cui all’art. 148 cod. ass.. Ciò, a pena di improponibilità della domanda. Ciò significa che se tale richiesta non contenga tutte le voci di danno, ma ne escluda qualcuna, la domanda è improponibile limitatamente a tale voce esclusa dalla richiesta. Peraltro, l’improponibilità della domanda è rilevabile anche d’ufficio e il predetto onere, imposto al danneggiato di richiedere il risarcimento almeno 60 giorni prima di proporre relativo giudizio, costituisce condizione di improponibilità della domanda risarcitoria la cui carenza è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti (Cass. civ., Sez. III, 06/03/2012, n. 3449). Ne consegue l’accoglimento anche del secondo motivo in quanto non è l’assicuratore tenuto a compulsare il danneggiato in merito ad eventuali spese legali stragiudiziali necessarie nel caso concreto, ma deve essere questi che le ne faccia richiesta ex art. 145 c. ass., norma che si applica anche nell’ipotesi di richiesta al proprio assicuratore ex art. 149 codice delle assicurazioni. Tutto ciò premesso e considerato, il ricorso per cassazione deve essere accolto, limitatamente al secondo e terzo motivo, e la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione. Con l’ulteriore conseguenza che, occorrendo un rinnovato esame della controversia da condursi nell’osservanza dei principi fissati, la causa va rinviata al Tribunale di Firenze nella persona di diverso Magistrato, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il secondo ed il terzo motivo del ricorso, rigetta il primo;

cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, con rinvio al Tribunale di Firenze, in persona di diverso magistrato, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 20 febbraio 2015.

Depositato in Cancelleria il 29 maggio 2015.

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Il forno sottostante mi invade di fumo: cosa posso fare?

da circa 7 mesi al piano terra di una palazzina di fronte alla mia abitazione è stato aperto un panetteria con forno a legna,io ho la mia casa al 2° piano con la camera da letto di fronte al forno separato solo dalla strada 6/7 mt,per cui quando viene acceso il forno(verso le 3 del mattino) ed io ho il balcone aperto la camera si riempie di fumo e devo richiudere il balcone tenendomi il fumo in casa fino a quando il forno viene spento ed io posso riareggiare il locale. Più volte ho sollecitato il proprietario del forno a risolvere il problema ma a tuttora nulla è stato fatto anzi il problema si è accentuato perchè con ‘arrivo dell’estate ho le finestre aperte anche di notte.L’ultimo sollecito che sono andato a fare la risposta che mi è stata data è stata che lui avrebbe provato ad alzare la canna fumaria di un paio di metri dopodichè se il problema non si fosse risolto mi sarei dovuto arrangiare.Cosa devo fare?

È un problema di immissioni, sul quale ti invito a leggere con attenzione la scheda relativa.

Il primo passo per trattare questi problemi è far inviare da un legale una apposita diffida in cui si rappresenta la situazione, la sua intollerabilità e se ne chiede la eliminazione, prospettando, in mancanza, il ricorso alle vie legali. Anche sul tema della diffida ti rimando alla attenta lettura della scheda relativa.

Nel tuo caso specifico, varrebbe la pena a mio giudizio verificare, prima di inviare la diffida, anche la regolarità urbanistica della canna fumaria e, più in generale, dell’attività sottostante; agli esiti di questa verifica, la diffida potrebbe essere inviata in copia anche agli organi competenti, cioè comune, USL, ecc., per le verifiche del caso.

Tieni presente che, se non disponi di una polizza di tutela legale, le spese per l’assistenza da parte di un avvocato sono, almeno inizialmente, a tuo carico, con poche possibilità peraltro di recuperarle dalla controparte in seguito.

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Vendita di oggetto non originale: il compratore può denunciarmi?

ho venduto di persona un set di mazze da golf (regalatomi in passato da un gruppo di amici per la mia laurea) un paio di settimane fa tramite un’inserzione su internet. Il compratore è venuto, ha visionato le mazze, gli sono piaciute, me le ha pagate (700 euro) e dopo una settimana si è fatto vivo lamentando che le mazze non erano originali e che voleva darmele indietro.
Minaccia di denunciarmi. Può farlo? Io non ero a conoscenza del fatto che le mazze fossero originali o meno. Questo può cambiare?

La tua buona fede non ti giova molto, se hai venduto questo oggetto come originale, ma non lo è nella realtà.

Il venditore, infatti, anche quello delle compravendite tra privati, o su ebay, per antica tradizione, prevista dal codice civile, ma risalente sino al diritto romano, è tenuto a garantire, in generale, la bontà delle cose che cede, sotto forma delle svariate forme di garanzia previste, tra cui segnatamente quella per vizi, di buon funzionamento e, in particolare, di mancanza di qualità essenziali o promesse, che sembra riguardare il tuo caso.

Abbiamo parlato dozzine di volte di questi tipi di garanzia all’interno del blog, per cui ti invito a fare una ricerca tra i vecchi post.

Dal lato pratico, a mio giudizio ti conviene raggiungere un accordo, restituendo una parte del corrispettivo che hai percepito, e sempre che il compratore sia disponibile ad una soluzione di questo genere, potrebbe infatti, sempre che ne ricorrano le circostanze, cosa questa che andrebbe valutata in concreto conoscendo tutti i dettagli del caso, chiedere la risoluzione del contratto e cioè lo scioglimento integrale dello stesso.

Tieni anche ben presente che, se non disponi di una polizza di tutela legale, qualsiasi avvocato di cui dovessi aver bisogno per gestire la cosa dovrai compensarlo tu col tuo denaro e, visto l’importo, c’è il rischio di spendere molto di più di quello che è il valore dell’affare.

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Infortuni a scuola: qual è la prassi?

mia figlia si è fratturata il primo e il secondo metatarso eseguendo una esercitazione durante l’ora di educazione motoria. il preside della scuola materna mi ha detto che ha inoltrato all’assicurazione la documentazione che gli ho fornito (entrata al pronto soccorso, raggi e dichiarazione dell’ortopedico che la bimba dovrà portare il gesso per 25gg). non mi è stata data alcuna rassicurazione circa il rimborso che portò avere e neanche uno straccio di foglio informativo relativo all’assicurazione. chiedo a voi cosa prevede l’assicurazione della scuola in questi casi.

Non esiste una prassi di riferimento, anche perché il discorso è molto diverso da quello che avviene in caso di sinistro stradale, il paradigma mentale cui siamo tutti un po’ abituati e che tendiamo ad estendere dappertutto, considerando che in questo caso tu hai azione solo nei confronti della scuola, mentre la compagnia di assicurazione resta in secondo piano.

Proprio per questo motivo, ogni scuola e ogni compagnia di assicurazione relativa segue la prassi che crede, molto spesso non ne segue nemmeno una ben definita ma si comporta, come fanno molte amministrazioni in Italia, alla faccia del principio di programmazione, sulla base delle valutazioni e delle esigenze del momento.

La cosa migliore sarebbe per te incaricare un legale, che, oltre a «scaricarti» della responsabilità di gestire una pratica burocratica che non riuscirai mai ad inquadrare a fondo, ti offrirebbe molte maggiori chances di ottenere un risarcimento corretto rispetto appunto alla gestione in proprio della vertenza.

Il problema purtroppo è che, se non disponi di una polizza di tutela legale, il compenso di questo avvocato, almeno inizialmente, dovrai anticiparlo tu; non credo nemmeno che un sinistro di questo genere offra grandi spazi per fare accordi che prevedano un compenso a percentuale.

Quindi devi valutare attentamente la convenienza di incaricare un legale, se lo fai ovviamente chiedi sempre un preventivo. Una cosa cui invece non rinuncerei è la consulenza medico legale, che potrebbe essere importantissima per la determinazione corretta dell’ammontare del danno.

Per tutto il resto, ti rimando alla nostra scheda pratica in materia di danni subiti a scuola.

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Nel processo penale chi paga le spese legali dell’investigato innocente?

tutta la nostra famiglia sta nel panico totale da un paio di giorni quando i carabinieri ci hanno svegliati alle sei di mattina dicendo di aver un mandato di perquisizione! Hanno messo sottosopra la camera del mio figlio cercando chi sa che cosa (e infatti non hanno trovato nulla!) Purtroppo del mondo virtuale sono molto ignorante quindi non posso spiegarmi bene (e non sono italiana) ma è risultato che qualcuno ha fatto un gioco sul internet e ha commesso una frode (credo che si chiama snai o qualcosa del genere) rubando 3000 euro da qualcuno, e che questi soldi sono stati versati su un Postepay che ha aperto il mio figlio. Mio figlio non ne sa niente, non ha mai soldi e quindi non ha mai neanche usato un Postepay! Io ho detto per favore fatte tutto le indagine che volete, guardate il nostro computer, non troverete niente! Ma ora dicono che dobbiamo chiamare un avvocato e pagare noi! Ma perchè devo pagare io! Quanto potrebbe costare? Gli avvocati d’ufficio sono capaci ?

Gli avvocati d’ufficio sono comunque da pagare, esattamente come quelli di fiducia, non è un servizio che lo Stato offre al cittadino, ma un onere che gli impone solo per il motivo che non è possibile celebrare processi penali senza che ci sia un avvocato.

Nel processo penale, le spese di difesa sono a carico dell’investigato o imputato, l’unico sistema per evitarla è avere una adeguata forma di assicurazione di tutela legale, anche in questo caso, tuttavia, si devono anticipare tutte le spese e poi le stesse vengono rimborsate – giustamente – solo in caso di assoluzione.

Per quanto riguarda l’importo possibile, ovviamente dipende dalla quantità e dalla natura del lavoro di difesa che ci sarà da fare, che al momento non è purtroppo predeterminabile.

La cosa che ci sarebbe da fare al momento sarebbe cercare di capire di più circa il procedimento penale, quindi vi consiglierei di incaricare un avvocato, chiedendo lui un preventivo per questa prima attività, per vedere se possibile fare copia del fascicolo e/o esaminare quei pochi eventuali documenti che vi sono stati rilasciati o sono ostensibili, dopodiché bisognerà comunque fare un punto della situazione per vedere come procedere oltre.

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La mia compagnia di assicurazione può inviare la disdetta del contratto presso il broker anziché a me?

ho stipulato una polizza con xxx, ma la stessa è stata disdetta dalla Compagnia (penso in quanto non la polizza in corso, ma quella precedente era stata sinistrata). La polizza era stata acquistata tramite un broker e la disdetta, pur nei termini di 60 gg. prima della scadenza, è stata inviata solo al broker e non a me (il broker mi ha comunicato la disdetta addirittura dopo la scadenza). La polizza non prevede la clausola broker ed io non ho firmato al broker alcun mandato. La domanda che Le pongo è: la disdetta è valida o no? Io avrei interesse a tenere in piedi la polizza ed ho scritto alla Compagnia dicendo che la disdetta è inefficace ed ho bonificato al broker l’importo del premio chidendo la riattivazione del contratto. La Compagnia mi ha immediatamente risposto che conferma la validità della disdetta inviata al broker e che mi restituirà il premio pagato!

Per capire come stanno le cose giuridicamente, è purtroppo necessario vedere la documentazione del caso, tra cui in particolare la disdetta intimata dalla compagnia e le motivazioni della stessa – può, essere, infatti, che la disdetta sia illegittima in radice, a prescindere dalle modalità di comunicazione – sia il contratto in corso, per eventuali elezioni di domicilio o cose del genere.

In generale, a mio giudizio, la disdetta deve essere sempre mandata alla sede, cioè residenza o domicilio, della parte contraente, cioè l’assicurato.

Non so cosa dipenda dalla validità di questa polizza o meno, ma se ci sono valori per te importanti ti consiglio di approfondire acquistando una consulenza da un avvocato, nel cui contesto si potrà esaminare la documentazione del caso.

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Posso riferire in pubblico che una persona è soggetta a un procedimento penale?

si puó rendere pubblico il fatto che il signor Sempronio
presidente di diverse Onlus é indagato/imputato in procedimento penale? Senza rivelare nulla ma facendo il suo nome e cognome e al limite il reato penale oppure indicando che il presidente delle Onlus x,y e z é oggetto di procedimento penale.
Naturalmente citando i nomi reali delle Onlus e di conseguenza rendendo identificabile il
presidente stesso.

Una risposta precisa ad una domanda del genere semplicemente non esiste.

Una condotta di questo genere potrebbe benissimo rientrare nel reato di diffamazione, che tutela l’onore di tutti a prescindere dalla veridicità o meno di quello che viene addebitato.

Anche la prostituta, insomma e ad esempio, ha diritto a che non vengano diffuse informazioni sulla sua reale professione.

Giusto o no, questo è il concetto di base della legislazione in materia.

Questa condotta potrebbe venire scriminata, come a volte avviene per i giornalisti, nel caso vi siano determinate condizioni, tra cui necessariamente l’interesse pubblico alla conoscenza della notizia, oltre che la sua veridicità e l’uso di termini appropriati, e non gratuitamente denigratori, per riferire la situazione.

In altri termini, il famoso diritto di cronaca potrebbe scriminare cioè eliminare l’illiceità penale del fatto.

Però sarebbe tutto da dimostrare e una denuncia intanto potrebbe benissimo essere presentata.

A te valutare se intendi affrontare questo rischio o meno, considera che se non hai una assicurazione di tutela legale dovrai pagare di tasca tua l’avvocato difensore.