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Posso impugnare un processo cui non ho partecipato per problemi di posta e cambio residenza?

ho perso una causa per contumacia,per problemi di posta e residenza.passati 2 anni volevo provare a riaprire la causa perché in possesso di dichiarazioni di alcune persone che testimonia a mio favore ,il fatto perché non mi sia presentato alla causa ,dovuto in parte alle affermazioni di chi mi accusava che dichiarava davnti ai testimoni di non presentarmi che avrebbe tolto la denuncia.Ora ho i testimoni che affermano la mia buona fede,ho testimoni che dopo venivo calunniato pubblicamente,ho una testimonianza del suo testimone che dichiara di aver detto il falso in udienza ,posso procedere con tutti questi elementi?

La sentenza di primo grado, attualmente, passa in giudicato diventando inappellabile dopo sei mesi dalla sua pubblicazione.

In precedenza, fino a qualche anno fa, il termine era di un anno, poi la solita riforma legislativa inutile e solo di facciata ha dimezzato il termine.

Per cui bisognerebbe vedere innanzitutto se la sentenza è stata emessa nel vigore della attuale o della precedente disciplina.

Al periodo applicabile, comunque, andrebbe sommato quello della sospensione feriale dei termini, di 45 giorni, dal 1° agosto al 16 (o 17, secondo alcuni) settembre.

In ogni caso, tuttavia, se sono trascorsi due anni, direi che il termine sia spirato.

L’unica possibilità sarebbe indagare più approfonditamente quei «problemi di posta e residenza» cui accenni solamente ma che invece sono il cuore del problema: se risultasse che non hai ricevuto le notifiche fondamentali del procedimento per motivi a te non imputabili allora forse si potrebbe fare ricorso.

Ovviamente, è una strada in salita e bisogna valutarne attentamente la convenienza. Se vuoi approfondire, è necessario incaricare un avvocato perché sono aspetti tecnici per cui il parere di un professionista non può mancare.

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Cosa posso fare se agisco per un credito e finisco condannato?

ho un problema per me grossissimo che mi sta sta distruggendo e mi vengono starane idee per la testa.Ero un rivenditore di mobili per la casa (chiuso nel 2009)Un cliente mi doveva dei soldi (per un arredo completo della casa) e dopo tante telefonate sono arrivato al punto di dare il tutto all’ avvocato ,ma anche il cliente ha messo il legale che mi telefono’ dicendo che io avevo promesso l’arredo in noce nazionale , ma gli spiegai che se fosse cosi sarebbero state altre cifre .Comunque alla prima udienza (detto dal mio legale senza darmi niente di scritto) avrei vinto la causa ,ma alla seconda udienza vengo condannato in contumarcia a pagare tutto l’importo al cliente .Mi e’ arrivato a casa la condanna che subito ho portato dall’ avvocato e lui mi ha risposto che molti giudici fanno cosi. Io gli ho portato ila sentenza in giugno dove mi condannano a pagare 22.000 oggi siamo a 30.000 e mi hanno pignorato la casa

Mi sembra che tu faccia una enorme confusione. Non ci sono salvo rarissime eccezioni cause che si vincono in prima udienza, nè tantomeno cause di cui si può essere certi dell’esito anche attraverso più udienze, che di solito peraltro non sono mai due ma in numero maggiore. Se tu poi eri il fornitore non capisco a che cosa ti abbia condannato il giudice, visto che l’arredo comunque lo avevi già consegnato, da quel poco che si capisce, salvo che non si tratti di un risarcimento danni, che però mi sembra in misura superiore a quel che potrebbe aversi in un caso del genere.

Non si capisce neanche cosa significhi che «molti giudici fanno così»…

Credo che ti convenga tentare di avere le migliori spiegazioni del caso dal tuo avvocato attuale, che conosce il caso meglio di chiunque altro, e, se non dovessi ottenerle, ti conviene chiedere un secondo parere, e sempre tutte le spiegazioni del caso, ad un altro legale.

In ogni caso, tieni presente sin da ora che la sentenza di primo grado, salvo rara e di difficile ottenimento sospensione in eventuale appello, è comunque esecutiva, quindi se vuoi risolvere il problema pignoramento nell’immediato non ti rimane che pagare quanto previsto dalla sentenza.

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Se vengo assolto può esserci un nuovo processo?

Alcuni anni fa sono stato fermato in un’agenzia di scommesse e denunciato come organizzatore di gioco.
Premesso che ero lì soltanto per trovare il gestore ( in quanto cognato adesso ex ). Pensavo che la cosa morisse lì , invece sono stato convocato in giudizio per e ho dovuto assumere un avvocato.
Essendo tale vuoto legislativo sanato con una legge che permetteva l’apertura di tali centri, ed essendo il titolare stato assolto dalla stessa denuncia, il giudice mi ha assolto senza approf. la questione e senza nemmeno chiamare i testimoni. Gli è bastato conoscere ciò che ho già descritto.
dieci giorni fa mi chiama l’avv. che aveva curato questo ” processo” dicendo che le era pervenuta una lettera di comparizione assieme ai testimoni non chiamati al 1° processo . E’ possibile ciò ?
Posso essere giudicato una 2° volta? e ripagare ( adesso milleeduecento euro) per spiegare che sono gia stato assolto non ho diritto ad un risarcimento?

Penso semplicemente che la procura abbia presentato appello contro la sentenza di assoluzione e quindi tu debba presentarti a svolgere il procedimento in corte d’appello.

Comunque, è preferibile che tu ti procuri copia dei documenti ricevuti dal tuo avvocato, che probabilmente non sono una «lettera» ma un decreto di citazione a giudizio in appello.

Ovviamente, la cosa è possibilissima e prevista dal codice di procedura penale.

Se così stanno le cose, devi procurarti un avvocato e definire insieme a lui la strategia difensiva migliore: il processo è ancora aperto, purtroppo.

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Se non ho soldi per pagare le spese legali come posso fare?

Dopo un intervento estetico di otoplastica, riuscito malissimo, le orecchie mi sono tornate a sventola dopo un paio di giorni, ho fatto causa al Professore che mi ha operato.La causa e’ durata 7 anni ed il giudice ha emesso la sua sentenza.Nessun risarcimento.Avevo chiesto 10 mila euro.In qs 7 anni ho speso tantissimi soldi di avvocato, perizie, visite mediche.Solo l’intervento mi era costato 3000 euro, un altro probabile re intervento altrettanti.Ora voglio andare in appello, il mio avvocato pretende altri 7000 euro per il primo grado.3500 di solo acconto entro un mese.Io non ho più soldi.Come faccio?
È un problema che un avvocato, purtroppo, non può risolvere.

Noi siamo solo dei giuristi, possiamo dirti cosa prevede la legge nei diversi casi della vita, ma non siamo in grado sostanzialmente di risolvere i problemi di chi non dispone di soldi per tutelarsi.

Da più di 10 anni predico ai quattro venti di come sia necessario per vivere in Italia munirsi di una assicurazione di tutela giudiziaria, ma pochi mi hanno ascoltato e mi ascoltano.

Con una tutela giudiziaria, questi problemi non li avresti avuti.

Se non hai diritto al patrocinio a spese dello Stato, non so che cosa dirti, non è nemmeno un problema sul quale potrebbero esserti utili i servizi sociali, non riguardante una esigenza fondamentale della persona.

L’unico consiglio è quello di non fare appello, visto che a prescindere dal merito le tue condizioni finanziarie non te lo consentono, a meno che non trovi un legale disposto a seguirti pattuendo un compenso a percentuale, e di raggiungere un accordo con il tuo attuale avvocato.

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E ora un bell’ #appello  cautelare al Consiglio di Stato, con…

E ora un bell' #appello  cautelare al Consiglio di Stato, con robusto rischio di lavorare per la gloria, ma stavolta è giusto farlo, per tanti motivi. Auguro buon divertimento a me stesso. #vitaforense  

si può impugnare una sentenza penale depositata dopo un anno e mezzo se sono scaduti i termini per l’appello?

nel 2005 ho ricevuto una condanna in primo grado. La motivazione di quella sentenza è arrivata dopo un anno e mezzo a causa della lentezza del giudice. Per una ragione puramente economica non ho mai presentato appello e ora mi ritrovo con una condanna in giudicato e una richiesta di risarcimento da parte della controparte che sta seguendo il suo percorso giudiziario. La mia domanda ora è questa: posso far riaprire il processo a distanza di tutti questi anni facendo forza sul fatto che la motivazione è arrivata con un ritardo inaccettabile? Il mio avvocato non mi ha mai detto che quei tempi erano troppo lunghi ed io nella mia ignoranza in materia non mi ero mai posto il problema. In più in quella motivazione non si capisce realmente il motivo per cui mi abbiano condannato, io sono innocente e il mio avvocato non è riuscito a dimostrarlo.

Purtroppo non si può. Il codice di procedura prevede solo l’istanza di revisione del processo, ma occorrerebbe che vi fossero state gravi irrevocabilità, diverse dal deposito della sentenza dopo un anno e mezzo. Del resto, è dal deposito delle motivazioni che decorrono i termini per impugnare. Per quanto riguarda, poi, i motivi economici, c’è da dire che avresti potuto chiedere, per impugnare, l’ammissino

quando si perde la causa in primo grado la sentenza è provvisoriamente esecutiva?

Ho intentato una causa dal giudice di pace per un sinistro occorsomi in autostrada, causato da una persona poi fuggita e mai rintracciata. Ho fatto causa sia al fondo vittime della strada che alla mia assicurazione per risarcimento a terzi da me trasportati. Il giudice di pace mi ha dato torto e mi condanna a pagare sia il Fondo che la mia assicurazione. Ovviamente il mio avvocato ha deciso di appellarsi al tribunale ordinario ma sia il Fordo Vittime che l’assicurazione chiedono di essere pagati subito. La mia domanda è questa: in caso di appello non viene in un certo senso “sospesa” la sentenza emessa dal giudice di pace? E’ legale chiedere il pagamento immediato di risarcimento alle assicurazioni sentenziate dal giudice di pace?

La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva, per cui è perfettamente legale chiederne l’esecuzione immediata. Si può chiedere una sospensione al giudice d’appello, ma è abbastanza difficile ottenerla, occorrono motivi gravi e solitamente la necessità di pagare spese legali non è ritenuta tale.

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Se si fa appello, bisogna intanto e comunque eseguire la sentenza?

Molte persone credono che, presentando appello, si possa non eseguire una sentenza civile, nell’attesa della decisione del giudice di secondo grado.

La sentenza civile di primo grado in realtà è, per legge, provvisoriamente esecutiva, per cui è perfettamente legale chiederne l’esecuzione immediata e si deve osservarla, rispettarla ed eseguirla sin da subito.

Si può chiedere una sospensione o inibitoria al giudice d’appello, ma è abbastanza difficile ottenerla, occorrono motivi gravi e situazioni in cui la esecuzione comporterebbe l’impossibilità di «tornare indietro».

Ad esempio, nel caso in cui la sentenza importi la demolizione di un immobile, c’è qualche speranza di ottenerla, mentre solitamente la necessità di pagare somme di denaro, tra cui anche le spese legali, non è ritenuta tale.

Nei casi di urgenza, quando si richiede la sospensione, si presenta un ricorso a parte dopo aver notificato l’appello, in modo da ottenere una decisione con maggior rapidità o comunque anteriormente alla prima udienza.

Tutto questo vale per le sentenze di natura civile, per quelle penali il discorso è completamente diverso ed esse non diventano esecutive che una volta esaurite le impugnazioni.

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Appello: quali sono i termini per impugnare una sentenza.

Il xx/xx/08 è stata depositata una sentenza in cancelleria presso il Tribunale di xx (xx): oggi volevo leggerla, dato che non ho ne ho ancora avuto notizia. L’ufficio di cancelleria mi ha detto che non potevo averla nè leggerla, perchè nessun avvocato l’aveva notificata e pertanto dovevo affrettare il mio avvocato affinchè entro 3 mesi dal deposito la notificasse, perchè senza notifica non avrei più potuto impugnarla. Il mio avvocato invece mi dice che questa cosa non è vera, e che avrei 30 giorni dalla notifica per fare appello (cosa che spetterebbe alla controparte), oppure 1 anno e 45 giorni. Non essendo competente, le chiedo: di chi posso fidarmi? Può spiegarmi meglio qual’è la tempistica?

Il codice di procedura civile dispone che se la sentenza viene notificata al difensore presso il quale la parte ha eletto domicilio, la parte ha 30 giorni di tempo per appellare la sentenza, e questo è il cosiddetto «termine breve».

Non è vero, però, che in caso di mancata notifica la sentenza non possa essere appellata. Infatti, in caso di mancata notifica, il termine per proporre appello, decorrente dalla pubblicazione della sentenza, è, oggigiorno, di sei mesi (per i procedimenti anteriori all’ultima modifica, un anno), a cui si aggiungono i giorni di sospensione feriali, in cui i termini restano appunto sospesi. Questo sarebbe il «termine lungo».

Quindi non è vero che se non vi viene notificata la sentenza non potete appellare, ma semplicemente avrete termini più lunghi.

La sospensione dei termini per il periodo estivo si applica sia al termine lungo che al termine breve che dovessero ricadere nel periodo relativo.

In ogni caso, la valutazione del termine entro cui impugnare è un’attività tecnica, anche per via delle diverse disposizioni che si sono succedute in materia nel tempo, che va rigorosamente condotta in concreto, esaminando il fascicolo del procedimento e la sentenza ragione per cui è un’attività che può essere fatta esclusivamente da un avvocato e, si ripete, senza in alcun modo poter prescindere dall’esame del fascicolo e della sentenza.

Se non siete avvocati non improvvisatevi in calcoli sui quali potreste far affidamento e che potrebbero invece essere sbagliati, con la conseguenza che finireste per presentare un’impugnazione tardiva o per decidere di presentarla quando oramai non è più possibile.

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Ho perso una causa e mi trovo da pagare una barca di soldi.

Ho perso una causa, dove tra l’altro avevo anche ragione. Il giudice mi ha condannato a pagare anche le spese dell’avvocato di quell’altro, sono una enormità di soldi, non c’è niente da fare?

Confermo innanzitutto che le cause si possono benissimo perdere anche quando si ha ragione, esattamente così come una squadra molto più forte sulla carta può perdere un incontro o una partita.

Un contenzioso, infatti, rappresenta sempre un’incognita: può venire a mancare la disponibilità di un documento “probatorio” su cui si faceva affidamento, può esserci una deposizione di un teste più incerta di quel che si sperava, possono verificarsi problemi e ingorghi procedurali, decadenze o prescrizioni, interpretazioni particolari della legge e così si finisce per perdere, quando invece si sentiva di avere ragione e magari la si aveva davvero.

Quando si perde, se il giudice non stabilisce che ognuno si paga il suo avvocato (compensazione delle spese), ci si trova, con niente in mano o magari con dei soldi da pagare a controparte, a dover affrontare una bella “zuppa” quanto a pagamenti di spese legali. Oltre che compensare il proprio legale, si deve pagare anche il legale avversario. Si può anche fare appello, se la sentenza è di primo grado, ma intanto bisogna pagare. La media, in questi casi, per una causa di Tribunale è di 4-5000 euro di spese, per ogni legale, con non rari picchi superiori, con la conseguenza che una persona può ritrovarsi a pagare mediamente anche 10.000 euro in caso di sconfitta in una causa, per non avere concluso niente.

Per questi motivi, è a mio giudizio assolutamente indispensabile al giorno d’oggi, sia per i privati che per le imprese, disporre di una adeguata forma di tutela giudiziaria, grazie alla quale, in caso di sconfitta, le spese legali sono sopportate dalla compagnia di assicurazione e non dalla parte stessa.

In questo modo, qualsiasi contenzioso può essere affrontato molto più serenamente, evitando i paradossi come quelli del nostro lettore, che alla fine lasciano sempre il segno. Purtroppo, la tutela giudiziaria, come tutte le assicurazioni, va stipulata prima che insorga il problema, farlo dopo avere preso la batosta non servirebbe a niente. Nel caso del lettore, pertanto, se non c’è tutela l’unica è provare a negoziare la rinuncia ad una parte di spese verso magari la rinuncia alla proposizione dell’appello, sempre che vi siano buoni motivi per presentarlo.

A livello, invece, di gestione concreta del problema, l’unico approccio consigliabile è quello negoziale, sia col proprio legale che con la controparte: concordare pagamenti dilazionati, ad esempio, oppure anche, all’opposto, disponendo di liquidità ottenere uno sconto in cambio del pagamento tutto e subito.

Se vuoi, invece, valutare un’eventuale impugnazione, ti consigliamo di leggere questo altro post, dove approfondiamo il problema. Quanto ai costi di un ulteriore grado di giudizio, ogni avvocato può praticare le sue tariffe, per cui ti conviene sempre chiedere un preventivo. Noi per appello e ricorso in Cassazione abbiamo definito tariffe flat, o a forfait, che puoi trovare indicate nel nostro listino. Ricordati però che l’impugnazione di norma non sospende l’efficacia della sentenza di grado precedente: devi intanto pagare, poi le somme ti saranno restituite solo se eventualmente vincerai il secondo grado. Per evitare questo si può tentare un’istanza di sospensione, ma non c’è nessuna garanzia di accoglimento.