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counseling

Blog self hosted: per essere davvero liberi.

«Siccome facebook e twitter sono indecenti, ho deciso che andrò a farmi censurare su [inserisci social a caso]»

Che cosa risolvi in realtà?

Finché non avrai uno strumento tuo, non avrai mai la vera libertà.

close up photo of red neon light signage

Crea un blog self hosted.

Sostieni i blogger indipendenti e collegati alle persone di cui non vuoi perdere i contenuti.

Usa un aggregatore, iscriviti alle newsletter via mail.

Non farti dire da nessuno cosa puoi dire o no, non farti mettere in testa da nessuno cose che non vuoi.

Sii una persona autentica e libera.

Inserisci il tuo indirizzo nel modulo seguente per iscriverti a questo blog e ricevere una mail ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo.

Contattami in privato se vuoi acquistare una sessione di coaching nel corso della quale essere guidato alla creazione di un tuo blog personale, che potrai poi aggiornare in autonomia ogni volta che vorrai.

Se credi nell’informazione libera, sostienimi tramite patreon, basta anche solo un euro al giorno. Clicca qui.

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counseling

Blog: deve rimanere la centrale di tutto il tuo lavoro.

Sono su VK da oltre un anno e scrivo su quel social le stesse cose che scrivo qui, grazie alle mie automazioni.

Chi vuole aggiungermi, mi trova come tsolignani

Però ricordatevi ben bene che non c’è social che tenga.

Cambiare social é come cambiare il fidanzato/a solo per trovarne uno che all’inizio sembra meglio, ma poi alla fine é peggio.

Blogging

Gli unici strumenti che garantiscono davvero la libertà sono i blog self-hosted, cioè su una piattaforma tua, che paghi e curi tu.

Solo il blog, come predico agli studenti del mio coaching, é davvero tuo e deve sempre rimanere la «centrale» di tutta la tua attività di produzione e pubblicazione di contenuti: altrimenti metti il tuo destino e quello della tua attività nelle mani di altri, che sono immancabilmente sgodevoli.

Io ho un blog da oltre vent’anni, basta mettere «solignani» su google e viene fuori per primo.

Se vuoi essere sicuro di restare connesso con me, iscriviti a quello.

Se vuoi essere sicuro di restare connesso ai tuoi contatti e prospetti, creati immediatamente un blog e investi principalmente su quello.

Tra un anno o due ti troverai nella necessità di migrare di nuovo da VK a qualcos’altro. Ogni volta i tuoi contatti si disperderanno e il tuo lavoro finirà giù per il water…

Rock n’ roll

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tecnologia

AlertMe! wordpress plugin

AlertMe!

Oggi ti parlo di un plugin per wordpress, che è stato attivato su questo blog e che può essere utile anche a te, se, come consiglio sempre, tra l’altro anche a tutti i colleghi avvocati nel libro «Fare l’avvocato è bellissimo», gestisci un tuo blog con wordpress, a condizione ovviamente che sia self-hosted – altrimenti non puoi installarlo.

Si tratta di AlertMe!, un plugin che consente ai gestori di un blog di consentire, a loro volta, ai lettori del blog di iscriversi ad un singolo post, in modo da ricevere aggiornamenti tutte le volte in cui quel singolo post viene aggiornato.

Iscriversi al blog, iscriversi a uno o più post.

Un conto, infatti, è iscriversi al blog, un altro conto è potersi iscrivere ad un singolo post.

A) Iscriversi al blog significa ricevere via mail copia di tutti i nuovi post che vengono pubblicati sul blog. I miei abbonati, ad esempio, ricevono il post del giorno, dal lunedì al venerdì, alle sette del mattino, ormai da oltre vent’anni. Se non sei ancora abbonato, a proposito, iscriviti subito per non perdere questi post.

B) Iscriversi ad un post, invece, significa ricevere un avviso ogni volta che quel singolo post viene aggiornato. Naturalmente, ti iscrivi ad un post quando quel post è di particolare interesse per te. Nel caso del nostro blog, ho pensato di attivare questa possibilità solo per alcuni tipi di post, che vengono effettivamente modificati frequentemente, come ad esempio le raccolte. In futuro, se questa possibilità incontrerà il favore dei lettori, non escludo di estenderlo anche ad altri post, tipicamente i post «miliari» come quelli sulla diffida, le schede di approfondimento e così via.

Ovviamente, il mio consiglio per tutti i miei lettori è quello di iscriversi senz’altro al blog. Poi, oltre a questo, iscriversi a tutti i post che sono per loro di maggior interesse.

Come funziona AlertMe!

Adesso passo a spiegare come funziona tecnicamente AlertMe! Questa parte interessa chi gestisce un blog e vuole appunto aggiungere la funzionalità garantita da questo plugin.

Dopo l’installazione, nella Bacheca di wordpress, sezione Strumenti, compariranno due nuove voci:

  • AlertMe;
  • AlertMe Subscribers.

Nel primo pannello, si possono configurare le impostazioni generali del plugin. La prima cosa da fare è dire in quale tipo di contenuto, se post o pagina o altro, si vuole che compaia il modulo per consentire agli utenti di potersi iscrivere al post o appunto altro contenuto.

Quello che si può fare è decidere tra far comparire il modulo in tutti i contenuti del tipo prescelto, automaticamente, oppure selezionare la modalità manuale. Selezionando la modalità manuale, si dovrà poi andare nel singolo post, entrare in modalità modifica e mettere il segno di spunta dicendo a wordpress di mostrare, per quel post, il modulino per consentire agli utenti di iscriversi alle modifiche.

Questa seconda soluzione è quella che ho adottato io, considerando che la pressochè totalità dei post di un blog sono statici, cioè vengono pubblicati e non più modificati in seguito. Solo alcuni post sono modificati periodicamente, quindi per questo ristretto gruppo, composto per lo più dalle raccolte, andrò ad attivare manualmente il modulo per consentire l’iscrizione.

In questo primo pannello, si possono anche personalizzare i messaggi da comunicare agli utenti al momento in cui si propone l’iscrizione nonchè quelli, successivi, in cui si invia la mail appunto per dire che il post è stato aggiornato.

Il secondo pannello – AlertMe subscribers – ovviamente mostra tutti gli utenti che si sono iscritti per ciascun post, con la possibilità naturalmente di scaricarli in formato CSV.

Conclusioni.

Iscriviti al blog per non perdere il fondamentale post del giorno.

Iscriviti ai post più gettonati del blog per essere avvertito ogni volta che cambiano. Ti fornirò presto una lista dei post più «caldi» ai quali può valer la pena di iscriversi!

Grazie per seguirmi sempre.

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news

Aperti per ferie, cabrones!

Buone ferie dallo studio che non chiude mai.

Anche quest’anno, come dal giorno della sua apertura, circa 25 anni fa, lo studio rimane «aperto per ferie».

Io sarò personalmente in ferie dal 18/7 al 1/8, ma ci saranno i miei colleghi e la mia eroica e ormai mitica assistente – l’unica persona qui dentro che lavora – per mandare avanti la baracca.

Ho sempre pensato che uno studio legale non potesse chiudere per ferie: è importante far cazzate sfruttando tutti i giorni dell’anno, senza fare pause.

Ugualmente questo meraviglioso e unico blog continuerà a pubblicare il post del giorno, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì alle ore 7, come accade ormai da oltre vent’anni, per un totale di più di 6.000 articoli.

Se non sei ancora iscritto, provvedi subito: ho messo in coda per te della roba bellissima, tra cui:

  • una straordinaria fiaba moderna, una specie di promessi sposi alla rovescia, che, dopo la separazione non riescono più a riconciliarsi per colpa della burocrazia e del diritto penale;
  • finalmente, il prezioso manifesto della scuola di magia di Solignani, per tutti coloro che vogliono entrare nel mondo dei tarocchi

Ah!

Se non sai cosa prendere con te quest’estate sotto l’ombrellone, puoi sempre acquistare i miei libri: ricordati, mi basta che tu li acquisti, non sei obbligato a leggerli.

Vedi qui.

Ah 2!

Ho creato un modulo meraviglioso in cui chiunque può richiedermi un consiglio «biblioterapico» per il libro che desidererebbe leggere o in relazione alla situazione che si sta trovando a vivere.

Compilalo con fiducia qui!

Buone ferie e grazie sempre di tutto!

PS ancora pochi giorni per scaricare completamente gratis il mio ultimo meraviglioso racconto, clicca qui senza meno!

Maturbarsi a 51 anni

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pillole

Ho cambiato il tema del blog, ora dovrebbe e…

Ho cambiato il tema del blog, ora dovrebbe essere molto più fruibile e soprattutto bello da vedere.

Se hai occasione di farci un salto, magari fammi sapere cosa ne pensi, con un po’ di clemenza mi raccomando, perché devo sistemare ancora un sacco di cose.

Gestire un blog richiede un sacco e una sporta di lavoro e diverse spese.. Sicuramente per chi produce contenuti, sono molto più comodi i social network.

Però secondo me vale ugualmente la pena di avere un blog, se i contenuti sono importanti per la tua vita professionale o personale – come lo sono nel mio caso, infatti devo grande parte della mia fortuna al blog.

Il blog è l’unico posto davvero tuo, dove nessuno può cancellare quello che scrivi, mentre sui social sei in balia di sconosciuti moderatori, algoritmi automatici o – ancora peggio – cretini delatori, come avviene spesso su facebook.

Se ci tieni, dunque, alle tue parole, vale sicuramente la pena di tenere un tuo blog, che deve rappresentare, come lo rappresenta per me, la «centrale» di tutto quello che scrivi, mentre sui social vai a diffondere i contenuti più importanti che si trovano sul blog tramite link.

Solo sui blog noi autori e voi lettori siamo liberi e immuni da condizionamenti commerciali. Ricordati che facebook ti fa vedere quello che interessa a lui, non quello che piace davvero a te. E così anche tutti gli altri social.

Non fare il tecnoleso, vale la pena sforzarsi per andarsi a cercare i contenuti più interessanti e questi li trovi per lo più nei blog, da seguire via mail o, ancora meglio, via feed rss, in sistema molto comodo e professionale per non perdersi nessun nuovo articolo dalle fonti che piú interessano (tra poco, sul blog la mia recensione di inoreader, un aggregatore molto bello tra i vari disponibili).

Restiamo in contatto, evviva noi.

Compila questo modulo per iscriverti al blog di Tiziano Solignani, dove casi giuridici , e non solo, vengono trattati con un punto di vista unico nel web.

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diritto

Essere o non essere in essere: questo il problema!

Vorrei chiedervi se il servizio che offrite è ancora in essere (ho visto commenti risalenti al 2013 che mi portano a chiedere lumi in merito) e se avete filiali al Sud Italia.

Se guardi la home page del blog, c’è un articolo nuovo tutti i giorni, alle sette, dal lunedì al venerdì… Come ben sanno quelli che sono iscritti alla newsletter o al gruppo telegram, che lo ricevono ogni giorno (anche tu sei invitata, a proposito).

Questo blog esiste dal 1996, è stato il primo sito giuridico in assoluto in Italia.

Contiene oltre 4000 articoli, scritti in maggior parte da me, e oltre 30.000 commenti, alla pressoché totalità dei quali abbiamo dato risposta.

È frutto di un lavoro enorme, portato avanti con costanza nel tempo nell’arco di due decenni.

Anche adesso che scrivo sono le 23:17 di mercoledì sera, tanto per dare un’idea di cosa comporti gestire e mantenere davvero un blog, non solo giuridico, ma su qualsiasi argomento che si voglia trattare con passione e continuità, quando però hai intanto un altro lavoro da fare in via principale.

Abbiamo una Infoline il cui numero di telefono è riportato nelle prime righe in alto della home page del blog: basta telefonare e, a tutti i giorni della settimana, sabato e domenica compresi, ad ogni ora, c’è qualcuno che risponde. Sarebbe bastato ad esempio telefonare là per vedere subito se e quanto eravamo «attivi». Oltre che naturalmente avere un numero di telefono di studio e un’iscrizione all’albo degli avvocati, consultabile anche on line in pochi istanti.

I nostri clienti ci lasciano recensioni in continuazione, di cui puoi verificare anche la data, su siti esterni ed indipendenti, come google. Le puoi leggere qui.

Per quanto riguarda le filiali in altre parti del paese, ho spiegato poco fa, sempre qui sul blog, perché non apro altri studi altrove ma riesco ugualmente, anzi meglio, a lavorare in ogni parte d’Italia ed all’estero. In questo post, che ti invito a leggere, se credi.

In conclusione, mi sento davvero molto «ancora in essere» 😉

Un abbraccio e scusa se mi sono parlato un po’ addosso.

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tecnologia

Moderare i commenti nei blog multiautore WordPress: come fare.

Oggi voglio insegnarti come si fa, in un blog multiautore WordPress come questo, a consentire ad altri utenti di moderare i commenti.

I commenti sono molto importanti a livello SEO, perché iniettano nuovo contenuto in una pagina, e google se ne accorge facendola salire di grado, indicizzando comunque anche il nuovo contenuto.

Inoltre sono importantissimi a livello di interazione con gli utenti, perché creano spesso un legame con i gestori del blog e un senso di comunità con tutti gli altri utenti dello stesso.

Purtroppo, i commenti spesso sono tantissimi e non è facile rispondere, in modo un minimo decente, a tutti. Questo è vero specialmente in un blog giuridico, dove i lettori magari affidano ad un commento storie complesse e molto lunghe, difficili da definire con poche righe di risposta – tanto è vero che spesso prendiamo un commento e lo rendiamo oggetto di un post apposito, con adeguata risposta da parte nostra, per la sua complessità, ma anche per l’interesse generale, dal momento che i post del giorno vengono fatti circolare tramite la newsletter, il gruppo Telegram e i social (a proposito, se non sei ancora iscritto, fallo al più presto per non perdere contenuti interessanti ed utili tutti i giorni).

Una ulteriore soluzione è ovviamente quella di consentire ad altri utenti di moderare i commenti e darvi risposta.

Per fare questo, devi lavorare con un po’ di plugin, anche perché le soluzioni semplici purtroppo non funzionano, come da me sperimentato.

Devo premettere che gli altri autori che scrivono sul mio blog hanno il ruolo e i permessi di «collaboratore», per molteplici ragioni legate alla possibilità di un intervento editoriale da parte mia su alcuni aspetti più che altro stilistici e alla gestione del flusso editoriale da parte di un plugin che «pesca» tra gli articoli in attesa di revisione o pending review.

Gli stessi miei colleghi preferiscono che il blog funzioni in questo modo, preferiscono cioè di solito non avere permessi di pubblicazione diretta, anche considerando che questo blog non funziona come gli altri che «buttan fuori» in qualsiasi momento nuovi articoli, ma c’è un flusso editoriale preciso che vede pubblicato un solo articolo al giorno, dal lunedì al venerdì, cosa che è essenziale per le persone per poter seguire come si deve un blog, senza essere costantemente sopraffatti da nuovo materiale e trovandosi nell’impossibilità di decidere, alla fine, cosa leggere.

Gli utenti, dunque, con ruolo di «collaboratore» non hanno i diritti di modificare i commenti.

Per dargli questo permesso, bisogna installare prima un plugin che consenta di assegnare più ruoli ad un medesimo utente, cosa che di default WordPress non consente, poi un ulteriore plugin che crea un nuovo ruolo, quello di moderator, che comprende il permesso di amministrare i commenti.

I plugin appena citati sono i seguenti:

In teoria, Members dovrebbe essere sufficiente. Con Members, si può definire un nuovo ruolo, cui attribuire la possibilità di moderare i commenti. Purtroppo, se provi a fare questo, vedi che non funziona. Non si sa il perché.

Quindi Members lo installi solo per consentire ad un utente WordPress di avere più ruoli, cosa di default possibile, poi installi anche Moderator role.

A questo punto, prendi l’utente cui vuoi assegnare il permesso di moderare i commenti e gli aggiungi anche il nuovo ruolo «moderator», rendendolo quindi un utente con il duplice ruolo di «Collaboratore», che gli consente di continuare a mandare post in revisione, e di «Moderator», che gli consente di moderare e rispondere ai commenti.

Ovviamente, se vuoi puoi anche creare un utente con la sola possibilità di moderare i commenti, ma non è il nostro caso, dove tutti gli utenti sono anche «autori» di post.

Ecco fatto.

Ti raccomando di nuovo, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.

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diritto

Come funziona la collaborazione al blog?

Vorrei collaborare con il vostro blog. Ma come funziona più in dettaglio?

Dopo la pubblicazione di questo post ho ricevuto molte richieste di collaborazione da parte di persone e avvocati che, pur comprendendo l’importanza di scrivere per poter avere occasioni di lavoro, non hanno modo di costruirsi un proprio blog, ottimizzarlo a livello SEO e social e vogliono approfittare della possibilità, offerta sul mio, di iniziare a scrivere godendo subito di una alta visibilità, oltre che del «marchio» degli avvocati dal volto umano.

Voglio quindi cogliere l’occasione per spiegarti meglio come funziona l’ingresso nel mio blog e tra i suoi collaboratori.

Sostanzialmente, ci sono tre passaggi o step.

A) In primo luogo, mi devi mandare la tua candidatura, dalla pagina della campagna o direttamente dal modello.

A questo punto, valuto le tue qualifiche e le tue caratteristiche e se ritengo che possa esserci una collaborazione interessante passiamo al secondo «step».

In questa fase, dunque, viene fatta una prima, sommaria, valutazione, scartando i candidati il cui profilo non appare in linea con quello che faccio col blog.

B) In questo secondo step, se superi la prima valutazione, ti mando, per posta elettronica, le istruzioni per creare e inviarmi il tuo primo post.

Una volta ricevute le istruzioni, dovrai dunque, molto semplicemente, provare a scrivere qualcosa.

È la fase in cui, con concretezza, bisogna «prendere il mattone in mano».

Potrai scegliere qualsiasi argomento o usare uno degli spunti che metto a disposizione tramite l’account twitter apposito.

Quando avrai scritto il tuo primo post, dovrai mandarmelo al mio indirizzo mail.

C) Qui inizia il terzo step. Io valuterò il tuo primo post e, se ritenuto adeguato, lo caricherò già sul blog, programmandone la prossima pubblicazione in linea con il nostro flusso editoriale.

A questo punto, ti chiederò alcuni dettagli cioè una foto profilo, un breve profilo descrittivo e cose del genere, dopodiché ti inserirò nel gruppo della redazione e ti darò un link dove potrai caricare, in completa autonomia, tutti i tuoi nuovi post.

Sarai dunque un collaboratore a tutti gli effetti, con la periodicità che sceglierai tu o riuscirai a gestire compatibilmente con gli altri impegni.

Le tre fasi sono comunque molto veloci, ovviamente dipende anche da te e in quanto riuscirai a mandarmi il tuo primo post.

Se, dunque, ora che ti è più chiaro come funziona, ti interesserebbe collaborare, mandaci la tua candidatura compilando il modulo apposito.

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diritto

Perché molti avvocati stanno nella merda?

Sta la crisi!

Gli avvocati sono in crisi.

Ormai lo sanno (e qualche volta se ne approfittano) tutti, sono finiti anche i tempi in cui generalmente si guardava agli avvocati come a privilegiati – cosa che peraltro non è mai stata molto vera, come spiego in questo precedente post.

La crisi è innanzitutto economica, nel senso che ci sono difficoltà concrete e spesso anche determinanti e insuperabili per una chiusura positiva dei bilanci a fine anno, ma è anche, e dunque soprattutto, di valori, di significato, di senso, di dignità e così via, per una categoria in cui erano accorse persone di buona volontà che sono rimaste spesso deluse.

Non è – devo dirtelo subito – il mio caso.

Io sono ancora molto soddisfatto da tutti i punti di vista della mia professione, credo che traspaia anche da tutto quello che quotidianamente comunico tramite il blog e i social.

Ho persino scritto un post, che ha avuto un enorme successo (segno che il tema è molto seguito), in cui elenco i motivi per cui fare l’avvocato è ancora bellissimo, che ti invito a leggere con attenzione.

Ugualmente, c’è una larga fetta di avvocati in sofferenza ed è di loro ma soprattutto a loro che mi va di parlare, dopo aver ricevuto diverse richiesto in questo senso e aver letto diversi resoconti e persino qualche sfogo sui social.

Se senti di far parte di questa categoria, leggi attentamente perché questo post è per te.

Le cause della crisi.

Qual è il punto di partenza di qualsiasi discorso riguardo ad un argomento come questo?

Bisogna, a mio giudizio, innanzitutto comprendere le cause di questa situazione, economica ed emotiva, fallimentare.

Qui, ti voglio dire, quasi nessun avvocato riesce nemmeno a identificare con precisione le origini vere dei problemi attuali e questo, sinceramente, lascia un po’ da pensare, dal momento che un avvocato è comunque anche un imprenditore, che cose come queste dovrebbe capirle bene o quantomeno intuirle.

I falsi motivi

Solitamente, gli avvocati in difficoltà se la prendono con varie cose che, alla fine, non sono così rilevanti, sono più che altro dei capri espiatori per dare una spiegazione che non si riesce o vuole dare in un altro modo.

Il primo sono i clienti che non pagano.

Questo, di solito, è il primo «motivo» che viene individuato.

Qui voglio darti una notizia.

I clienti, di qualsiasi impresa, azienda, organizzazione, onlus, forma di governo o di Stato, non pagano tendenzialmente mai volentieri e, se possono farlo senza grandi rischi di conseguenze, evitano di farlo.

È una notizia incredibile, ma ti assicuro che è vera.

Riformulando la cosa in altri termini, è evidente che il problema del cash flow è uno dei vari problemi che ogni imprenditore, avvocati compresi, deve affrontare e gestire in modo efficace.

Personalmente, ho risolto questo problema impostando i pagamenti anticipati, sia per quanto riguarda la sezione del commercio che si svolge in forma elettronica tramite il sito, sia per quanto riguarda gli incarichi che vengono conferiti tradizionalmente in studio.

Ovviamente, faccio preventivi gratuiti, prima di iniziare qualsiasi lavoro.

Le persone, incredibilmente, quando sanno cosa vanno a spendere valutano e, se decidono di darmi l’incarico, pagano anche subito volentieri.

Io dò chiarezza, ricevo denaro.

Ma chiudiamo la parentesi, perché questo non è il motivo della crisi economica della categoria.

Altro motivo frequentemente molto gettonato sono le tasse da pagare.

Ora, a parte che molti professionisti fanno tanto lavoro fuori fattura, dal momento che non hanno magazzino, non vendono beni, ma servizi impalpabili, che le fatture non si scaricano e quindi i clienti preferiscono pagare «a nero» piuttosto che farsi dare una fattura che a loro non serve a nulla, a parte questo, dicevo, c’è da dire che le tasse sono uguali per tutte le aziende e i professionisti di qualsiasi tipo.

La grande notizia, qui, è che gli avvocati non pagano un centesimo in più di tasse rispetto a qualsiasi altra azienda o professionista.

L’unica cosa che c’è di vero è che abbiamo una cassa forense che vuole una parte dei nostri guadagni a scopi pensionistici. Ma ogni categoria ha la sua cassa e, se non ce l’ha, ha comunque l’INPS, per cui ogni attività economica, anche qui, paga una parte dei ricavi – sempre solo quelli fatturati ovviamente – per scopi previdenziali.

La realtà è che queste – ed altre – sono solo scuse, non c’è altro modo per dirlo.

È vero i clienti che tendono a non pagare sono un problema, lo Stato e la cassa che vogliono dei soldi, spesso anche se non li hai guadagnati, sono sicuramente un altro problema, ma la realtà è che ci sono molti avvocati che guadagnano e fanno buoni affari.

Nel 2018, in Italia.

«Ah, ma allora sono quelli che sono figli d’arte, hanno le mani in pasta con la politica, il tricche tracche, i cuggini, questo e quello…»

Altra scusa.

Non c’entra niente.

Quelli che conosco io, e io stesso nel mio piccolo, non abbiamo avuto appigli, aiuti, preferenze, incentivi vari, ma ci siamo guadagnati da soli non tanto la nostra clientela ma l’assetto attuale che abbiamo dato ai nostri studi e che ci consente di utilizzarli come macchine ed organizzazioni per guadagnare in modo abbastanza soddisfacente.

Sei pronto, adesso, per sapere quali sono le reali cause della condizione economica deteriore di una grande fetta degli avvocati oggigiorno?

Le scie chimiche!

No vabbè, parliamo seriamente.

I veri motivi.

Le reali cause dello stato fallimentare in cui versano molti studi legali e singoli professionisti sono principalmente due:

  • il peccato originale, a monte dell’inizio dell’attività, di non aver «pensato l’azienda»
  • e quello successivo, e permanente, di non fare marketing, anzi di non capire nemmeno che il marketing, nelle limitate forme in cui è consentito agli avvocati, è assolutamente necessario.

Con il secondo punto, si comprende come una delle cause più gravi di sottosviluppo economico è il codice deontologico forense, che, da questo punto di vista, letteralmente è il martello con cui sono stati inchiodati i chiodi che hanno chiuso la bara della professione forense.

Ma di questo diremo meglio più avanti.

Vediamo adesso, in positivo, le due principali cause che abbiamo appena enunciato.

Non aver pensato l’azienda.

Se chiedi ad un avvocato perché ha scelto di studiare giurisprudenza ed è finito a fare la professione, nel 90% dei casi ti risponde che era il desiderio dei suoi genitori

Che dolce!

Poi, subito a ruota, questo avvocato di solito si incazza perché questo tenero ed onesto desiderio dei suoi ascendenti, che tanti sacrifici hanno fatto (magari timbrare dal lunedì al venerdì all’INPS), è oggi frustato dai kattivih clienti che non pagano, dallo Stato che – cavolo santo – vuole troppe tasse, dalla cassa che è troppo esosa!!!1! e così via, come abbiamo visto poco fa.

Il problema invece è proprio che non si fonda un’azienda perché è il desiderio dei tuoi – onore a loro – genitori!

È una cosa molto banale, ma realmente molti avvocati lo sono diventati per questo ed è alla fine completamente demenziale dal punto di vista del business e del fare impresa.

Fondi un’azienda quando hai un’idea di business inizialmente interessante, di cui verifichi con cura la fattibilità sotto tutti i profili rilevanti a riguardo.

Se poi è la tua principale o unica azienda, quella con cui devi mantenerti e mantenere la famiglia, i controlli li farai tutti tre volte.

Molti avvocati non si sono chiesti ad esempio:

  • in che posto vivo o comunque intendo aprire il mio studio legale?
  • in questo posto che ho scelto ci sono buone occasioni di clientela?
  • in che stato versa nel mio paese e nel posto da me prescelto la vendita di servizi legali?
  • quali sono i collettori di clientela di cui posso pensare di arrivare a disporre?
  • quali sono le forme di lead generation che potrò svolgere una volta aperta la mia bottega?

Molti avvocati non sono neanche in grado di comprendere bene cosa significhino queste domande.

Se consideriamo questo, capiamo che non è per nulla stupefacente che molti avvocati si trovino, economicamente, nella merda, perché un cazzo di ciabattino sotto casa con la terza elementare ha più istinto imprenditoriale di loro.

La conclusione è che molti avvocati sono diventati avvocati e hanno aperto la partita IVA come professionisti completamente alla cazzo!

Non ho, mi dispiace, un altro modo per dirtelo.

E, pensa un po’, non si aprono imprese alla cazzo.

Si possono fare tante cose alla cazzo, ma se apri un’impresa alla cazzo, sei destinato a chiudere entro al massimo tre anni.

Salvo – e qui tornano i cari genitori – che qualcuno non ti paghi la cassa forense, le tasse, i fornitori e tutte quelle spese che tu non riesci a pagare perché non guadagni «ancora» abbastanza.

Ciò, ovviamente, solo al momento e per poterti consentire di «ingranare».

Peccato che sono 15 anni che stai ingranando…

Non fare marketing.

Nessuna organizzazione, nessuna, compresa la Chiesa cattolica, può sopravvivere se non svolge attività di lead generation.

Te lo ripeto perché è bene che, oggi, in questo momento, questo concetto ti entri nella zucca una volta e per sempre: nessuna organizzazione, impresa, società, impresa individuale, onlus del cazzo può sopravvivere se non svolge attività di lead generation.

La lead generation è l’attività di generazione di prospetti, cioè di contatti con potenziali clienti, con soggetti, appartenenti al vasto pubblico cui si rivolge la tua organizzazione, che in parte, in seguito, possono diventare clienti paganti, a seguito di conversione.

Ora, quali attività di marketing stai facendo?

Hai lasciato anche tu i tuoi biglietti da visita dal tuo barbiere o dalla tua parrucchiera?

Ti dò una piccola notizia: non serve a un cazzo. Anzi, serve al contrario a qualificarti come un professionista per ladri di galline.

Hai sentito parlare di internet, blog, social network?

Ah sì, ti sei iscritto anche tu a quel sito che gli avvocati si possono iscrivere e poi scrivono le materie di cui si occupano così poi i visitatori si possono collegare e vedere quali sono i professionisti della loro zona e poi scegliere e tramite un comodo modello di contatto on line subito scrivere all’avvocato che hanno scelto e comodamente da casa, sia i clienti che il professionista, possono chiedere e ricevere una bella consulenza, che poi è un sistema bellissimo e meraviglioso ma alla fine nessuno fa mai un cazzo o ha mai venduto una consulenza che sia uno tramite siti del genere?

Forse è il caso di riconsiderare la materia…

Il codice deontologico.

Torniamo adesso un attimo sul tema prima accennato delle regole di deontologia.

La deontologia forense, ovviamente, non è un male in sé.

È assolutamente evidente che un avvocato debba essere in primo luogo onesto, se vuole essere davvero utile agli altri.

È davvero la primissima qualità di ogni avvocato.

Solamente, si tratta di una «qualità dell’essere» che, come spesso accade, non può essere rinforzata a forza di codici e sentenze… Un po’ come fare il padre, come sanno benissimo gli avvocati, come me, che si occupano di diritto di famiglia.

Il codice deontologico attuale è il martello con cui sono stati picchiati i chiodi che hanno chiuso la bara in cui è stata rinchiusa la professione forense, rendendo molto difficile, e in alcuni casi impossibile, per qualsiasi organizzazione legale svolgere attività di generazione contatti.

La cosa meravigliosa è che lo scopo di queste disposizioni, volte a escludere pressoché completamente forme di marketing per gli avvocati, sarebbe quello di… garantire la dignità degli avvocati stessi.

Ma qui c’è un grande e tragico errore di fondo.

Il fatto, peraltro assai evidente, è che la dignità di una qualsiasi categoria la si può garantire solo dando efficacia al lavoro e al ruolo che svolge e quindi consentendole di raggiungere un certo livello di benessere anche economico.

Che dignità può avere un avvocato che a 35 anni si fa pagare la bolletta del telefono di studio e magari anche di casa dai genitori, anche al netto del rispetto delle regole deontologiche?

Vuoi scommettere che se togli quasi completamente la possibilità di lead generation ad una categoria la sua economia peggiorerà grandemente e, con essa, anche la sua dignità, il suo significato, la coscienza del suo ruolo, l’effettivo svolgimento della sua funzione sociale?

La dignità attuale della professione.

È un fenomeno che è ormai sotto gli occhi di quasi tutti.

Ma prendiamo uno scampolo di letteratura che, come sempre accade, ce lo descrive meglio di altro.

«Il fatto è che qui da noi gli avvocati sono diventati come gli assicuratori, o gli agenti immobiliari.
Ce ne sono a bizzeffe, uno più affamato dell’altro. Basta fare due passi in una strada anche periferica e contare le targhette affisse ai portoni.


Un avvocato, oggi, per una nomina anche d’ufficio è disposto a piroette e carpiati della dignità fantasiosissimi. E la molla non è l’ambizione economica o il desiderio di prestigio sociale: nemmeno più questo. Qui si tratta, ma davvero, di stare sul mercato con un minimo di sensatezza (cioè, pagare le spese e portare qualche soldo a casa) o chiudere baracca.


E la vera tragedia è che questa politica della sopravvivenza accomuna ormai trasversalmente sfigati e garantiti, privilegiati e poveri cristi. Nel senso che il rampollo dell’avvocato di successo ha una fame di procacciamento pratiche mediamente pari o addirittura superiore a quella di chi è professionalmente figlio di n. n. È la nuova cultura della concorrenza, palazzinara e bulimica, che ha equiparato avidità e bisogno, ponendo sul piano di una falsa parità contendenti che partono da posizioni completamente diverse. Ricchi e poveri che lottano per le stesse cose: ecco a voi la morte del principio di uguaglianza.

Io ho visto cose che voi non avvocati non potete neanche immaginare.
Ho visto professionisti anziani leccare sfacciatamente il culo a magistrati ventinovenni.
Ho visto avvocati giovanissimi portare personalmente il caffè a tutti i carrozzieri del quartiere nella speranza di una pratica d’infortunistica stradale.
Ho visto appostamenti all’ingresso degli obitori, con volantinaggio di biglietto da visita all’arrivo della barella.


Ho visto contabili di camorra e specialisti della punizione corporale per ritardato pagamento del pizzo, trattati con un ossequio e un’attenzione degni di un’alta carica dello Stato.
Ho visto colleghi fare anticamera a cancellieri miserabili in cambio di una nomina d’ufficio, con pagamento anticipato di percentuale fissa sull’onorario.

Ho visto guardie carcerarie spendere il nome di questo o quel collega con i parenti dei detenuti in cambio di un abbonamento alle partite di calcio.


Ho visto colleghi poco più che trentenni accordarsi con cancellieri notoriamente farabutti per truccare un’asta fallimentare, pilotando l’assegnazione dei beni all’incanto. Ho visto le loro foto sul giornale qualche tempo dopo.
Ho visto sinistri stradali così sputtanatamente falsi da farti venire voglia di prendere le parti dell’assicurazione (che è un po’ come se uno, una bella mattina, si convertisse all’antisemitismo militante).

Ho visto patrocinanti in Cassazione brigare per diventare amministratori di condominio.
Ho visto professori universitari telefonare a indagati eccellenti offrendo il proprio patrocinio pur sapendo che era già stato nominato qualcun altro, millantando conoscenze personali con il pubblico ministero titolare dell’inchiesta e svalutando fra le righe le capacità professionali del collega.


Ho visto l’avvocato a cui il professore universitario stava cercando di fare le scarpe riferire lo scandaloso retroscena a un gruppo di giovani colleghi e neanche venti minuti dopo incontrare il professore all’ingresso del tribunale e abbracciarlo come un fratello ritrovato in un programma di Maria De Filippi.

Ho visto lo stesso avvocato convincere l’indagato eccellente che sì, effettivamente sarebbe stata una mossa saggia estendere il patrocinio anche al professore, perché un simile collegio difensivo gli avrebbe assicurato la vittoria della causa con fiato di trombe.
Ho visto, all’udienza, l’indagato eccellente seduto fra l’avvocato e il professore: sembrava più preoccupato di loro che dei giudici.
Ho sentito il professore, in piena arringa, prendere una cappella giuridica di una tale grossolanità che se fosse capitato a uno studente all’esame sarebbe stato messo alla porta.
Ho visto l’avvocato abbozzare e vergognarsi come un complice, dribblando lo sguardo allibito dei giudici.

Ho visto il figlio dell’avvocato diventare assistente di cattedra del professore universitario che aveva cercato di fregare l’incarico a suo padre.


Ho visto tante altre cose, ma se non mi fermo va a finire che facciamo notte».

(Diego De Silva, «Non avevo capito niente»).

Questi sono i successi di decenni di deontologia forense, di regole che hanno avuto come unico effetto quello di tarpare le ali alla pressoché totalità degli avvocati, specialmente i più giovani.

Ho visto applicare la deontologia.

Avvocati di 60, 70 anni, dentro agli ordini, ai consigli distrettuali, al CNF, gente che ha avuto grandi soddisfazioni professionali, avendo iniziato la professione negli anni 60 o 70, quando c’erano ancora vaste miniere non sfruttate, che applicano sanzioni ad avvocati di 30 o 40 anni, che cercano di lavorare sulle poche briciole rimaste, perché hanno messo un annuncio o un’insegna un po’ più grande di quanto ritenuto dovuto fuori dalla porta…

Facciamo come il protagonista del libro di De Silva: lasciamo perdere.

Che cosa fare?

Innanzitutto, quello che non devi fare è sprofondare nell’atteggiamento di dare la colpa di «tutto» a cose che, pur avendo una loro efficacia causale, non la esauriscono affatto.

Il tuo atteggiamento, come ti ho già fatto capire, non deve e non può essere quello di maledire il codice deontologico, le sue ingiustizie, i clienti, le tasse, le scie kimike e il mondialismo.

Focalizzati sul fatto che, come in tutti i settori economici, ci sono avvocati che ce l’hanno fatta e stanno alla grande.

La grande notizia è: ci sono diverse cose che puoi fare, una volta che avrai smesso di lamentarti a cazzo.

Alla fine, infatti, o cambi settore, cambi lavoro, anche in base alle tue vere propensioni (come ti ho già detto, il lavoro lo devi scegliere tu e non i tuoi genitori!), oppure, se scegli di restare, in qualche modo, nel settore dei servizi legali, di continuare a fare l’avvocato, devi rassegnarti a fare tutta l’attività di lead generation che puoi, ripensare completamente la tua azienda, ragionare come un vero imprenditore.

Di cosa fare nello specifico, parleremo meglio in un altro post, ché questo ormai è anche già troppo lungo.

Ti elargisco però una piccola anticipazione: devi scrivere.

Libri, blog, social.

Scrivi su quello che conosci, mostra e dimostra il tuo know how e la passione che ti muove per le cose che ti interessano.

Oltre a un punto di vista diverso e differenziante dal solito.

Un po’ come questo blog, che è stato fondato più di vent’anni fa per dimostrare che esiste un modo diverso di trattare i problemi legali.

Questo è quello che facciamo qui alla redazione del blog degli avvocati dal volto umano e ti garantisco che funziona.

Cosa puoi fare, nell’attesa del prossimo post in cui dettaglierò i vari modi in cui un avvocato può fare marketing?

  • Iscriviti subito alla newsletter o al gruppo telegram. Così non perderai altri articoli come questo. Non ti preoccupare, gli articoli sono sempre solo uno al giorno, dal lunedì al venerdì.
  • Dai un’occhiata alla nostra campagna per la ricerca di nuovi autori e, se credi, mandami la tua candidatura, la vaglierò con piacere.

Evviva noi!

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Se mi segui sui social, avrai forse già visto che in questi giorni ho lanciato una «campagna» per trovare nuovi autori per il blog.

Puoi collegarti alla pagina principale, e vedere le principali informazioni del caso, qui.

Ho deciso di aprire il blog anche a collaborazioni esterne per avere sempre più contenuti di qualità, e sempre più variegati, da proporre ai suoi lettori, anche nell’ottica della rete distribuita territorialmente di professionisti che pian piano sto costruendo.

Se anche tu vuoi, magari dopo tanto tempo che leggi il blog, provare finalmente a scriverci qualcosa, collegati alla «home» dell’iniziativa e manda la tua candidatura, che esaminerò con piacere.

Grazie per seguirmi sempre con così tanto affetto ed attenzione.

Evviva noi.

PS: la headline di questo post non è del tutto esatta… Puoi scrivere anche se non sei avvocato, in fondo l’importante è avere qualcosa da dire.