sistemi piramidali e multilevel: facili guadagni o truffa?

Mentre stavo cercando informazioni di carattere legale e fiscale su un programma di affiliazione a cui mi piacerebbe partecipare, ho visto questo articolo [https://blog.solignani.it/2003/09/01/come-usare-il-web-in-sicurezza/] che ha “sconvolto” le poche certezze che avevo. In particolare, riguardo alla circolare emanata dalla polizia di stato, e che elenca le truffe telematiche in circolazione, il punto che mi ha annebbiato le idee è questo: parlando di truffe telematiche, la polizia di stato ha incluso anche gli schemi di investimento a piramide e multilevel business;  Già conoscevo l’illegalità degli schemi piramidali che si basano sul puro reclutamento di nuove persone, dietro pagamento di una quota di ingresso; ma non sapevo che anche i multilevel business fossero illegali. Non vale più la legge secondo cui un mlm in cui si vende un bene o un servizio è da considerarsi perfettamente in regola ? Oppure il termine “truffa”, in questo caso si riferisce al fatto che il mittente non informa il destinatario della vera natura di ciò che viene proposto ?  Se è possibile, poi, mi piacerebbe avere da voi delle delucidazioni di carattere legale e fiscale, appunto, riguardo il programma di affiliazione a cui mi riferivo poc’anzi. L ‘azienda vende servizi Internet di vario tipo, e lo schema di marketing, mlm-based, che adotta è questo: Io acquisto un servizio presso l’azienda, e se voglio, posso prendermi l’incarico di far comprare il medesimo servizio ad altre persone. Queste ultime diventerebbero miei diretti “affiliati”, e anch’essi hanno la possibilità di accollarsi lo stesso incarico. L’azienda quindi, mi pagherebbe una commissione sul ricavato proveniente dalle vendite fatte da me personalmente, e dalle vendite fatte dai miei “affiliati” fino ad un certo numero di livelli.  Le domande che vorrei fare sono queste: 1. Il sistema è conforme alle attuali leggi italiane ? Quali sono gli articoli che lo inquadrano come legale o illegale ? 2. In base alla circolare di cui sopra, emanata dalla polizia dello stato, se mandassi email (evitando di fare spamming) anche spiegando esattamente cosa cerco e di cosa si tratta, compierei una truffa ? 3. Premettendo che l’azienda è Americana, e che già ho un lavoro da dipendente, come dovrei regolarmi ai fini fiscali per poter ricevere le commissioni ? (Partita IVA, IRPEF, etc…)

Più che la semplice risposta di un blog, forse avresti bisogno della consulenza specifica prima di un avvocato e poi di un commercialista, che ti aiutino a delineare, i vari aspetti dell’ attività che auspichi svolgere. Comunque proverò a risponderti per quanto mi è possibile.

Spesso si confondono cose apparentemente simili. Infatti la circolare della Polizia di Stato che hai letto non dice che i sistemi Multilevel siano illegali ma dice solo che lo sono a determinate condizioni e che spesso sono utilizzati per effettuare delle truffe. In ogni caso in  Italia la normativa di riferimento è rappresentata  della legge 17 agosto 2005 n. 173, ovvero dalla c.d.  “Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali” . In particolare l’art. 5 della norma, delinea ciò che è vietato o meno. Prima di intraprendere, quindi un’attività economica in tal senso, ti consiglio vivamente di leggere attentamente tale legge e capire se l’attività che auspichi svolgere via internet possa rendere o meno, te o terzi, vittima di una truffa.

attenzione alle bufale per posta elettronica

Caro Tiziano mi è pervenuta questa mail che ne dici? Sai nulla al riguardo è il caso di farla girare? (Paolo, via mail)

ATTENZIONE: LEGGERE ED INOLTRARE

LEGGETE URGENTE!!VIRUS LETALE!

EUROPA 1 ieri ha diffuso la conferma di questa informazione. Messaggio

da far girare !!! Nei prossimi giorni dovrete fare attenzione a non

aprire alcun messaggio avente per oggetto ‘invito’, a prescindere da

chi ve l’abbia inviato! È un virus che ‘apre’ una torcia olimpica e

che brucia l’hard disk del Pc. Questo virus sarà inviato da una

persona che avete nella lista dei contatti ed è per questo che dovete assolutamente inviare quest’e-mail.

Sarà

meglio ricevere questo messaggio 25 volte piuttosto che ricevere il

virus ed aprirlo!! Quindi, se ricevete un messaggio chiamato ‘invito’

non l’aprite prima di tutto e spegnete immediatamente il vostro Pc. È

il virus peggiore

annunciato dalla CNN ed è stato classificato dalla Microsoft come il virus

più distruttivo che sia mai esistito fino ad oggi! Questo virus è

stato scoperto ieri pomeriggio da MCAfee e non ci sono ancora

soluzioni per rimediare a questo virus. Esso distrugge semplicemente

tutta la ‘zona zero’

dell’hard disk dove sono nascoste le informazioni vitali!INVIATE

QUEST’E-MAIL A TUTTI QUELLI CHE CONOSCETE!!Ai vostri amici, I vostri

contatti… perché più persone avvertite più il virus avrà difficoltà a propagarsi!

E’ giusto preoccuparsi della genuinità di queste mail, perchè se le si manda in giro e sono invece delle bufale si rischia di diventare antipatici a tante altre persone, che si volevano magari solo aiutare, e anche spesso di violare le norme in materia di trattamento dei dati personali.

Comunque per fare la verifica si fa molto presto, basta fare google: virus torcia olimpica et voilà.

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problema con acquisto online (e poi dicono degli italiani)

Vorrei qualche consiglio su come risolvere il problema che ora vi espongo… Il 9 gennaio ho ordinato presso un sito tedesco abbastanza conosciuto un monitor (segnalato come disponibile). Dal sito m’hanno quindi  inviato via mail il riepilogo dell’ordine e la richiesta del pagamento anticipato che ho effettuato tramite bonifico bancario l’11 gennaio. Non appena ricevuto il pagamento, il 16 gennaio mi scrivono dicendo che c’e’ un ritardo nella fornitura e che non potranno farmi avere il monitor prima di maggio (!). Come alternative mi propongono un monitor di un’altra marca e prezzo simile o la restituzione dei soldi versati. Ritenendo che il monitor proposto sia di caratteristiche inferiori, il 16 gennaio comunico tramite mail che scelgo la restituzione dei soldi. Indico quindi le coordinate bancarie per il bonifico e poco dopo dal sito chiedono di inviare anche il codice BIC/SWIFT. Il 18 gennaio invio il codice mancante e mi metto in attesa del bonifico. Il 24 gennaio del bonifico non c’e’ ancora traccia, decido quindi di chiedere spiegazioni inviando una richiesta via mail. Mi rispondono che si scusano del ritardo e che il bonifico dovrebbe essere visibile entro i primi giorni di questa settimana. Ho aspettato fino a ieri, giovedi 31, ma ancora niente soldi. Abbastanza arrabbiato, ho inviato una mail certificata dicendo che sono passate due settimane e non e’ ancora stato effettuato il bonifico, che non ho intenzione di aspettare oltre e che se non provvedono passero’ alle vie legali senza ulteriore comunicazione. Nel caso fosse un problema di ritardo bancario, di inviarmi la ricevuta del bonifico. Ed arriviamo quindi ad oggi in cui non ho piu’ ricevuto risposta e tanto meno i soldi. Cosa mi consigliate di fare a questo punto? Aspetto ancora, mando un’altra mail certificata o comincio la via legale? (da it.diritto)

Sicuramente visto quello che hai già fatto la fase delle trattative “in proprio” potrebbe considerarsi esaurita e dovresti passare ad intervenire con un legale. Tuttavia c’è il solito problema della valutazione dei costi. Tu hai una tutela giudiziaria, che copra anche i contratti sull’estero? Se non ce l’hai, o non hai diritto al gratuito patrocinio, devi pagare tu il legale. Puoi provare con un legale italiano che si limita a mandare una diffida magari scritta in Inglese o, se possibile, in tedesco, tramite una pec, come hai già fatto tu, e/o una raccomandata internazionale a/r, ma il costo non sarà inferiore ai 50-100€ e questi assai difficilmente, se la cosa si chiuderà a seguito della diffida, ti verranno rimborsati. Dopo la diffida, non rimane che agire. Mi è già capitato di farlo in passato, mi sono appoggiato ad uno studio tedesco alcuni professionisti del quale parlano anche italiano e si è usata una procedura analoga a quella italiana del ricorso per ingiunzione di pagamento, ma molto più rapida, tanto che il termine per fare opposizione è di 14 giorni, mentre il nostro è di 40… Con questa procedura, controparte viene condannata a pagare anche le spese, ma se poi non si riescono a recuperare rimangono a carico tuo. Devi valutare, io al tuo posto probabilmente proverei con la diffida tramite legale, dopodichè vedrei un po’ anche in base ai risultati. Comunque, se fai acquisti via internet, specialmente su estero, devi assolutamente avere una forma di tutela giudiziaria. Quella di ARAG di base costa 113€ all’anno e copre tutto, non solo gli acquisti internet, per te e la tua famiglia. Con l’estensione estero 180€/anno. Tanto per fare un esempio, poi ci sono tante altre forme altrettanto valide.

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la modifica della collocazione del figlio dopo la separazione

Ciao, ho visto questo blog mentre cercavo un qualcosa che elencasse i diritti dei figli di genitori divorziato, e spero che mi possiate essere d’aiuto. Sono un ragazzo di appena diciottanni, con genitori che stanno divorziando (sono però separati dal 2000). In questo periodo, ho un rapporto molto conflittuale con mia madre (con cui vivo), e spesso minaccia di chiedere all’avvocato di mandarmi a vivere da mio padre (con cui mi trovo meglio ma andando a vivere da lui dovrei praticamente cambiare vita perchè vive in un’altra provincia). Se lei lo chiedesse all’avvocato, e io non volessi andare a vivere da lui ma rimanere in casa con mia madre, chi l’avrebbe vinta? Conta di più il volere di un genitore o di un figlio? Peraltro ho un’altro fratello di 3 anni più grande, con cui mia madre non ha nessun problema, quindi manderebbe solo me a vivere da mio padre. Grazie in anticipo per le risposte e per l’aiuto. (Luca, mail)

I provvedimenti che vengono adottati dal giudice in sede di separazione si definiscono “rebus sic stantibus”, cioè vengono emessi sulla base delle condizioni che il giudice stesso ha valutato al momento della decisione. Per quanto riguarda quelli relativi ai figli, questi devono fare esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale degli stessi. Il giudice, nel momento in cui ha disposto la tua collocazione presso tua mamma, lo ha fatto, certamente, prendendo in considerazione la tua situazione, con riferimento soprattutto ai tuoi interessi, alla scuola che frequentavi all’epoca, ritenendo che l’affidamento presso il padre fosse contrario al tuo interesse.

Tuttavia, anche in sede di divorzio, ciascuno dei genitori può chiedere la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento, l’attribuzione dell’esercizio della potestà e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo, qualora intervengano nuove circostanze di fatto o di diritto tali da giustificare una revisione delle condizioni già stabilite. L’articolo 155-ter del codice civile prevede infatti che “i genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo”. Per ottenere la modifica di uno dei provvedimenti della separazione, però, il coniuge interessato deve instaurare, per mezzo di un difensore, un procedimento davanti al Tribunale competente.

Secondo un concorde indirizzo giurisprudenziale, “l’obbligo di mantenere il figlio, posto a carico del genitore dall’art. 147 c.c., non cessa con la maggiore età, ma si protrae fino a che il figlio medesimo sia in grado di provvedere alle proprie esigenze, con un’appropriata collocazione in seno al corpo sociale, oppure versi in colpa, per non essersi messo in condizione, o per essersi rifiutato, di procurarsi un proprio reddito mediante l’esercizio di un’attività lavorativa”.

Detto questo, ritengo che sì, tua mamma possa chiedere al Tribunale la revisione del provvedimanto in base al quale è stata disposta la tua collocazione presso di sè, ma, anche se tu sei già maggiorenne, se non sei ancora in grado di mantenerti con autosufficienza, e soprattutto se stai frequentando ancora la scuola nel luogo di residenza di tua madre, penso proprio che difficilmente riuscirà a far valere le sue ragioni e mandarti a vivere da tuo padre.

è lecito usare le connessioni wi-fi aperte?

E’ possibile per un utente utilizzare le connessioni wi-fi che dovesse trovare aperte in giro per il mondo? E’ il tema di una breve radio-intervista richiestami e realizzata da Michele Nasi, webmaster di ilsofware.it, che potete ascoltare, nel caso vi interessi, cliccando qui.

Per ulteriori chiarimenti rispetto ai temi trattati nell’intervista, potete lasciarmi semplicemente un commento sotto a questo post.

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misteriose chiamate a numeri satellitari

Sono titolare utenza civile Telecom fruisco connessione p c Nelle ultime 3 bollette ho rilevato nella voce “costi per consumi” telefonate a SATELLITARI INTERNAZIONALI. Telefonando al 187, fui informato che i numeri relativi ai satellitari internazionali erano “truffaldini” per cui potevo pagare la bolletta sottraendone l’importo. Così feci, inviando poi fax del pagamento al n. 800555952. Ricevevo poi, in seguito alla mia richiesta, il dettaglio delle telefonate e i numeri relativi alle telefonate satellitari risultavano essere della GLOBAL STAR e coincidevano, come orari, a connessioni internet (si chiudeva la mia connessione e si installava connessione a questi numeri, senza che io potessi accorgermi) Stessa cosa avveniva per le 2 successive bollette che venivano da me pagate detraendo l’importo delle solite abusive telefonate satellitari. La Telecom contestualmente all’ultima bolletta, mi avvisava di mora per l’intero importo. Ciò il 9/5/2007. Il 9/7/2007 l’utenza telefonica veniva parzialmente disabilitata (chiamate in uscita consentite solo ai numeri 187 ed emergenza) Da successivo colloquio l’ operatore 187 ribadiva la sussistenza morosa ma ammetteva l’esistenza di puntuali reclami e richiesta di disabilitazione verso i numeri satellitari internazionali. Lo stesso operatore mi chiedeva recapito cellulare ponendomi in attesa di comunicazioni verbali o scritte a conclusione della valutazione degli atti. Nell’attesa perdura citata disabilitazione parziale utenza. Domando se procedura è legale, se generico avviso di mora inserito in fattura successiva giustifica sospensione parziale del servizio senza specifica intimazione. Chiedo lumi su eventuali iniziative tutelative da intraprendere in questo periodo transitorio. Infine se sia prudente sporgere denuncia alle autorità di polizia giudiziaria. (Giovanni, via mail)

In questa vicenda ci sono diversi profili da valutare. Innanzitutto sarebbe bene capire il motivo tecnico, e quindi fattuale, di queste chiamate: perchè avvengono? Con ogni probabilità si tratta di un dialer o di un meccanismo simile. La prima cosa da fare quindi è verificare lo stato del computer utilizzato, per vedere se c’è un virus, o comunque un malware, che può aver installato un dialer o un meccanismo del genere. Naturalmente, prima di toccare il computer, è indispensabile fare, alla presenza di almeno un paio di testimoni, un backup completo dello stesso allo stato attuale, dal momento che in seguito potrà esserne necessario disporne per poter dimostrare la presenza del malware. Il consiglio è quello di usare un hard disk esterno, da ricopiare poi magari per ridondanza anche su un altro disco, creando una immagine con software come Acronis o simili, senza usare dischi ottici che come tali non garantiscono sufficiente affidabilità.

Un secondo aspetto da valutare è poi quello della responsabilità del call center. Purtroppo, inevitabilmente accade sempre che quello che viene sostenuto dai call center viene smentito in sede di fatturazione o comunque dalla compagnia telefonica. Nel Regno Unito, dove hanno pochissime leggi, ne hanno fatta una apposta per prevedere che quello che sostengono i vari operatori faccia testo, anche se poi sbagliato, una volta che viene comunicato al cliente. Da noi naturalmente non è così e i call center sono solo una presa in giro, utile solo per perdere tempo proprio quando si ha un problema e non si avrebbe tempo da perdere. In ogni caso, nel nostro paese, finchè non si scrive una raccomandata con tutti i crismi è come non aver fatto nulla. Quindi, il primo consiglio potrebbe essere quello di scrivere una raccomandata con a/r alla sede legale di Telecom – non usare mai i centri consumatori, centri reclami e altre baggianate del genere, scrivere sempre quantomeno anche alla sede legale – in cui contestare queste spese, chiedendo, visto che il servizio nel frattempo è stato sospeso, la sua immediata riattivazione, sotto pena, in difetto, del risarcimento del danno, allegando naturalmente tutti i pagamenti effettuati ed indicando la motivazione della loro riduzione rispetto alla somma portata in fattura.

In ogni caso, poi, quand’anche la responsabilità delle chiamate a numeri satellitari fosse di un dialer, Telecom italia non se ne può lavare le mani. Numerose sentenze hanno stabilito che il dovere di buona fede che grava su tutte le parti di un contratto impone a Telecom di avvertire il proprio cliente quando si verifica un uso anomalo della propria connessione telefonica. Sulla base di questo principio, numerosi utenti, che si erano visti recapitare bollette esagerate per l’uso dei dialer, hanno ottenuto il rimborso o l’accertamento da parte del Giudice che non doveva pagare nulla a Telecom. In questo caso, lascio ai lettori valutare la buona fede praticata da Telecom, che, prima, tramite il suo call center, dice al cliente di non pagare e, poi, dalla sede centrale, gli interrompe addirittura la linea telefonica.

Per quanto riguarda, infine, la legittimità dell’interruzione del servizio, c’è appunto da dubitarne. Innanzitutto il lettore ha fatto affidamento su quanto riferitogli da un funzionari della stessa Telecom tramite il call center, anche se questo, come abbiamo visto prima, sarà difficile da dimostrare. In ogni caso, il suo inadempimento è stato parziale e il distacco non è stato preceduto da una formale messa in mora, inviata con lettera raccomandata a/r separata dalla fattura. Direi che il distacco sia dunque illegittimo e che ci siano anche i presupposti per il risarcimento del danno.

se ti entrano nel computer tramite msn

Volevo chiedere se è possibile denunciare uno che è entrato nel mio pc tramite msn. Praticamente lui accede al mio msn e quindi ha accesso a tutto sul mio pc. E’ possibile sporgere una denuncia contro questi individui? (Giusy, via mail).

Esiste il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico, dove per sistema informatico si intende anche un singolo pc di un privato. Però bisogna capire meglio come sono andati i fatti, per poter dire se c’è stato un reato o meno la descrizione di cui sopra è assolutamente insufficiente. Ad esempio come fa questa persona ad avere le credenziali per accedere all’account di msn della lettrice? Le sono state consegnate spontaneamente e poi, magari non restituite? Sono state carpite in qualche modo? Poi, come avviene tecnicamente l’accesso al computer? Si tratta dell’assistenza remota offerta dai sistemi windows, da XP in seguito, anche tramite messenger? O si tratta, invece, di un sistema diverso? E’ chiaro che prima di andare ad interessare uffici giudiziari per cose di questo genere sarebbe bene avere chiari almeno i contorni di fatto della vicenda; nel frattempo, probabilmente, l’interessato può sempre cambiare le proprie credenziali, se non vuole cambiare user name può sempre cambiare password, usando un generatore di password in grado di formarne una “forte” e difficilmente craccabile.

 

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quando “ti fanno” superare il limite contrattuale di banda

Ho sottoscritto un contratto con un provider di spazio internet statunitense, praticamente ho preso un hosting per il mio sito di scambio di musica amatoriale. Come in tutti i contratti di questo tipo, c’è un limite di banda, cioè di uso massimo, che non abbiamo mai neanche sfiorato. Purtroppo però, a causa, pare, di un buco di sicurezza in una delle nostre pagine una notte sono stati scambiati centinaia di gigabyte di dati. Il provider ci ha mandato un conto, per superamento della banda, di oltre 2000 dollari. Abbiamo visto sulle FAQ del provider e dice che in questi casi loro dovrebbero avvertire i clienti o comunque rendere irraggiungibile il sito. Cosa possiamo fare? Tanto più che la nostra iniziativa è solo amatoriale, senza scopo di lucro (Daniele, via mail).

A mio giudizio, c’è un onere del provider quantomeno di avvertire subito l’utente nel momento in cui l’uso dello spazio subisce una impennata eccezionale, che è quasi sicuramente indice di un virus, un trojan o comunque un problema di sicurezza. Anzi, in tali casi, visto che non sempre il titolare del sito non è immediatamente raggiungibile, come nel caso del lettore dove il problema si è verificato quando in Italia era notte, probabilmente il provider dovrebbe direttamente chiudere il sito, sia per impedire che venga “consumata” della banda a caro prezzo, sia per impedire che il problema di sicurezza faccia più danni di quelli che ha fatto.
Su tutte le parti di un contratto grava, infatti, l’onere di comportarsi secondo buona fede, previsto dall’art. 1375 del codice civile italiano. Questo dovere di comportarsi secondo correttezza è comunque ripresosia pure in forme diverse, dalla legislazione di altri Stati, compresi gli USA. Comportarsi secondo buona fede significa fare tutto ciò che una persona corretta e di media diligenza farebbe nelle situazioni che mano a mano vengono a verificarsi durante l’esecuzione del contratto. In questo contesto, dunque, se il provider si accorge, e non può non accorgesene dal momento che dispone di software e altri strumenti che tengono costantemente sotto controllo l’utilizzo della banda internet, che è la sua principale risorsa, che vi è un “uso anomalo” della stessa, essendo un tecnico della materia deve capire che si tratta di un quasi certo problema di sicurezza, dal momento che questo è quello che avviene di solito. La correttezza in questi casi impone che quantomeno si informi il proprio cliente, nel modo più rapido possibile e quindi probabilmente per telefono, senza affidarsi alla posta elettronica che non si sa quando verrà letta. Probabilmente, inoltre, la correttezza richiesta al provider si spinge, qualora il cliente avvertito non provveda o comunque lo stesso non sia raggiungibile, fino a imporgli di chiudere temporaneamente il sito, dal momento che il problema in questione potrebbe avere effetti dannosi sia per il cliente stesso che per gli altri utenti del provider che per l’intera rete mondiale.
Naturalmente, sarebbe molto comodo per il provider lasciare che gli utenti superino allegramente i limiti di banda per poi mandargli a casa la fattura, ma questo non è considerato un comportamento corretto e la legge non può consentirlo. Alla base del contratto di fornitura di spazio, ci deve essere un equilibrato scambio tra un servizio e un corrispettivo, che non deve trasformarsi in una “spada di Damocle” per l’utente, sempre soggetto alla possibilità di ricevere fatture spropositate. Dal punto di vista giuridico, il problema è del tutto analogo a quello che si è verificato per quegli utenti di connessioni adsl a consumo, che dimenticavano acceso il modem e quindi rimanevano connessi anche oltre magari la mezzora che avevano utilizzato per navigare o per vedersi la posta, con la conseguenza che la loro bolletta telefonica lievitava improvvisamente, quasi sempre decuplicandosi rispetto alla media dei consumi precedenti. I giudici che si sono occupati di questi casi hanno ritenuto che il provider telefonico avrebbe dovuto avvertire l’utente di questa impennata anomala nei consumi, mettendolo in grado di provvedere, senza limitarsi a mandargli la bolletta astronomica e ad attenderne il pagamento ed hanno quindi riportato, con le loro sentenze, le bollette agli importi corrispondenti alla media di consumo dei mesi precedenti.
Tornando al caso del lettore, dunque, si può dire che egli può rifiutare di pagare quanto richiesto, illegittimamente, dal suo provider, tanto più che sono le condizioni generali di contratto, contenute nelle FAQ pubblicate sul sito, del provider stesso a prevedere l’obbligo di avvertire il cliente in caso di superamento della banda per e-mail. Non essendo mai stata nè spedita nè tantomeno ricevuta questa mail, il provider è in torto e la colpa del superamento di banda è anche sua, per cui non può richiedere ora un corrispettivo. Su tali basi, però, come ci si deve poi muovere concretamente? E’ bene non affidare le proprie difese ad alcune e-mail o ticket di assistenza scambiati con alcuni esponendi del provider, ma inviare alla sede legale del provider una raccomandata internazionale con ricevuta di ritorno in cui si sostengono le proprie ragioni e si dichiarano i motivi per cui non si paga, cosa che si può fare con l’ausilio di un legale di fiducia ma anche personalmente. In ogni caso, è una vicenda da non trascurare, perchè specialmente per il suo carattere internazionale se non gestita e chiarita una volta per tutte può diventare impegnativa.