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riflessioni

20 cose su come investire su di un bravo avvocato.

1) La tariffazione a tempo é uno dei modi di tariffare degli avvocati, di molti altri liberi professionisti e, in realtà, viene usato come base anche per la retribuzione dei lavoratori dipendenti, che é di solito oraria.

2) É l’unica forma di tariffazione ipotizzabile quando il lavoro che si deve svolgere é ancora indeterminabile per tipo e durata: in questi casi, il cliente «acquista» una o più ore del tempo e dell’attenzione dell’avvocato, almeno sino a che la situazione non sarà più chiara e sarà possibile tariffare il lavoro successivo a corpo, a forfait o flat.

3) Se un cliente viene per una situazione di crisi di coppia, non si sa ancora se ci sarà una separazione e nemmeno, nel caso vi sia, se la stessa sarà consensuale o giudiziale: si inizia a lavorare sulla situazione, con tariffazione ad ore, poi se si arriverà ad una consensuale si potrà applicare la tariffa a corpo per l’intera pratica.

4) É fondamentale che il cliente comprenda che con la tariffazione a tempo acquista il tempo e l’attenzione di un avvocato e che queste energie sono diversissime da professionista a professionista.

5) Per questo, é importante scegliere un professionista la cui attenzione sul tuo caso sia di valore: una persona che per modi di vedere le cose, preparazione, esperienza, professionalità, onestà e serietà pensi che possa realmente aiutare il tuo caso versandovi la sua attenzione e dedicandovi il suo tempo.

6) Noi avvocati non abbiamo idea di cosa ti consiglieremo di fare per il tuo caso sinché non ti abbiamo ascoltato e abbiamo riflettuto su quello che ci hai detto: é un lavoro che si fa insieme, man mano che procede l’approfondimento del tuo problema.

7) É solo dedicando tempo ed attenzione al tuo caso che ci verranno le idee necessarie, utili e opportune circa la strategia migliore per affrontare la tua situazione: come un meccanico capisce cosa non va solo quando inizia a smontare il motore della tua auto, anche noi avvocati non possiamo avere risposte preliminari, ma enucleare idee man mano che parli con noi e ci fai vedere i documenti del tuo caso.

8) Tutte le volte che si inizia un lavoro su di un problema legale si parte con la tariffazione oraria, perché molto raramente si può sapere prima che cosa c’è da fare, quindi il lavoro inizia sempre con l’avvocato e il cliente che si siedono insieme e iniziano a ragionare sulla situazione.

9) Questo è e resterà sempre un lavoro di alto artigianato e di profonda umanità e non potrà mai essere sostituito da alcun tipo di intelligenza artificiale. L’avvocato deve essere un umanista.

10) Si sceglie un avvocato non in base alla presunta specializzazione, che é il nulla, ma in base alla convinzione, o più spesso anche solo sensazione, che sia quella persona che potrebbe avere l’idea giusta per sbloccare, o trattare o lenire, la tua situazione e il tuo problema e che, inoltre, si comporterà con te in modo onesto e leale, evitando di farti adottare iniziative che potrebbero esserti più dannose che utili.

11) Le idee strategiche che ti servono per trattare la tua situazione l’avvocato non le prende, se non in minima parte, dai suoi studi di diritto: grazie a Dio, la maggior parte delle vertenze non si risolve applicando il diritto, ma in maniere molto più elastiche e creative.

12) L’avvocato «più bravo» non esiste. Semplicemente é un mito creato da alcuni clienti che volevano alternativamente essere rassicurati o pavoneggiarsi. Se mai esistesse, peraltro, sarebbe un avvocato che starebbe sul gozzo ai giudici, a quasi tutti, quindi assumerlo potrebbe essere di molto poco giovamento.

13) La verità è che l’avvocato viene scelto per risonanza, come tutte le altre persone con cui si entra in relazione nella vita: scegli quello che ti «sembra» bravo, preparato, onesto, leale, ma ti sembra così perché risuoni con lui.

14) L’avvocato deve darti la sensazione di essere quella persona che può darti il punto di vista che ti manca per guardare in modo più funzionale ed efficace alla tua situazione: un paio di occhiali nuovi con cui guardare il tuo mondo.

15) Questa cosa é fondamentale perché nel 90% dei casi il tuo problema legale sei tu stesso che te lo sei attirato o creato col tuo modo di essere, vivere e guardare alla realtà: dunque la prima cosa che ti serve é un cambio di prospettiva.

16) L’avvocato é dunque qualcosa di molto diverso da quel tecnico che oggi si vorrebbe che fosse: una specie di juke-box in cui infili una monetina e lui inizia a suonare la canzone che hai scelto.

17) Se vuoi iniziare a trattare il tuo problema, devi accettare di entrare in una relazione autentica con il tuo avvocato, per quanto la cosa possa all’inizio sembrarti strana, sgradevole o persino pericolosa, una relazione fatta di colloqui di persona, via videocall o telefono e mai di mail, whatsapp e altri surrogati del genere.

18) Avvocati e clienti sono entrambi insopportabili, ma la sfida é proprio quella di riuscire ad andare oltre questa insopportabilità per portare qualcosa di nuovo e autentico nei tuoi problemi e nella tua vita, vita che non è fatta solo di relazioni con persone con cui è facile stare in relazione…

19) Ecco dunque il vero costo di incaricare un avvocato: non solo devi pagare una tariffa oraria in denaro, ma devi anche investire il tuo tempo per lavorare con lui ed essere disposto a condividere sempre con lui fatti della tua vita a volte anche molto intimi e di cui altrimenti non parleresti volentieri.

20) Tutto ciò é tuttavia necessario per sbloccare le situazioni legali, spesso con enormi risvolti personali – pensa ad esempio ad una separazione, in cui ti trovi coinvolto: é un investimento che vale la pena di fare, piuttosto occorre porre molta cura nella scelta del professionista che farà questo percorso insieme a te.

(l’eventuale condivisione é sempre gradita…)

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riflessioni

Aperto per ferie: ogni anno funziona meglio.

Stamattina sono tornato in studio dopo un paio di settimane di vacanza; il mio stendardo, che segnala la mia presenza in studio, é stato di nuovo issato ed esposto sui muri.

Durante queste due settimane, tutte le persone che si sono rivolte allo studio sono state servite con puntualità: o tramite la mia assistente, o tramite i miei colleghi, o, infine, da me stesso, in collegamento telefonico o in videoconferenza.

Sono state fatte lettere, diffide, sessioni, atti, tra cui persino un’opposizione a decretopenale – che, come noto, va fatta entro 15 giorni, non certo dilazionabili per ferie.

É stato programmato tutto il lavoro successivo, tanto che sempre stamattina mi sono ritrovato l’agenda già perfettamente organizzata.

Ora sarò di nuovo in sede per una decina di giorni, poi il 18 partirò ancora per il mare, per altre due settimane.

Seguirò lo stesso metodo applicato sinora e tutto continuerà a funzionare come un orologio, a prescindere dalla mia presenza in studio o a Vignola.

Leggo in continuazione, in questi giorni, annunci di imprenditori, professionisti e altri avvocati che comunicano la loro chiusura per ferie, dicendo ai clienti che ci si rivedrà a settembre.

Vorrei abbracciarli ad uno ad uno e dire a ciascuno di loro: «guarda che non hai capito un razzo…»

Ma lasciamo perdere.

Lo studio rimane aperto, lunga vita allo studio.

Per qualsiasi cosa, chiama lo 059 761926.

Buone vacanze a tutti, un abbraccio, da me e dal cucciolo Yuudai.

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Mi fanno appello: che cosa può succedere?

ho vinto una causa di lavoro con un risarcimento di circa €40000 ed adesso l’azienda è andata in appello. Se dovessi vincere anche in appello mi spetterebbe un ulteriore risarcimento oppure confermerebbe i €40000?

L’appello è una forma di impugnazione che comporta l’investitura, in capo al giudice di secondo grado, che nel tuo caso immagino sia la sezione lavoro della corte d’appello del capoluogo, di tutta la materia già decisa in primo grado, nell’ambito dei motivi di impugnazione avanzati dalle parti.

Questo significa che la causa può essere decisa in modo anche completamente diverso da quanto avvenuto nel grado precedente di giudizio.

Il giudice di appello, insomma, non è in alcun modo vincolato da quanto deciso dal giudice precedente e può tanto confermare integralmente la sentenza precedente, quanto modificarla in parte, quanto cambiarla in ogni suo singolo aspetto.

In sostanza, con questo sistema del doppio grado di giudizio, la causa viene «ri-decisa».

Il giudizio di appello di solito avviene «in vitro», cioè sulla base di un fascicolo già cristallizzato, già chiuso, senza che possano essere acquisiti nuovi documenti nè tantomeno dar corso all’acquisizione di prove, come magari avvenuto in primo grado. Ben difficilmente in sede di appello, ad esempio, vengono sentiti testimoni o ammessi nuovi documenti, se avrebbero potuto essere prodotti nel grado precedente.

A volte, ho visto ammettere CTU, ma molto raramente.

Dunque, se tu dovessi vincere l’appello, la somma quantificata dal primo giudice a titolo di risarcimento potrebbe essere confermata, ridotta, aumentata, a seconda della discrezionalità del giudice di secondo grado.

Valuta, per casi futuri, di munirti di una forma di tutela legale.

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diritto

Decreto 127 green pass: conversione approvata al Senato.

Ieri il Senato ha approvato, peraltro nemmeno in maniera definitiva (la legge passa ora alla Camera), la conversione in legge del decreto 127 e il popolo della libera scelta entra in fibrillazione…

In realtà, non c’è niente di cui preoccuparsi.

Per spiegarti meglio, ho fatto un video.

Ricordati di iscriverti al blog e al mio canale YouTube.

Buona visione.

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diritto

Green pass: facciamo il punto.

Nei giorni scorsi, insieme alla collega avv. Gaia Venturelli, ho fatto il punto sulla situazione del green pass alla trasmissione Life On Air – Storie di Vita Reale.

Se non hai ancora visto il video, ti consiglio di farlo: io e Gaia, stimolati dalle due brave conduttrici, facciamo riflessioni e diamo indicazioni che possono essere utili a molte persone.

Ti consiglio, con l’occasione, di iscriverti sia al blog che al mio canale youtube.

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diritto

Geometra va nelle case per lavoro: serve green pass?

Sono un geometra libero professionista. Devo avere il green pass quando vado a casa delle persone per effettuare sopralluoghi, misurazioni e comunque il mio lavoro?

 

Pexels photo 3499125

A mio giudizio no, per niente.

L’art. 9 septies, comma 2°, del decreto legge 22 aprile 2021, n. 52, così come modificato dal celebre decreto 127, che ha introdotto il green pass «forte» sui luoghi di lavoro, prevede, con riferimento al tuo caso, che la richiesta del green pass sia prevista anche per «tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa … nei luoghi di cui al comma 1, anche sulla base di contratti esterni».

Il precedente comma 1 della stessa disposizione parla di «chiunque svolta un’attività lavorativa nel settore privato… ai fini dell’accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta».

A me pare che la normativa attualmente in vigore si riferisca solo ed esclusivamente ai luoghi di lavoro, cioè alle sedi delle aziende o, al massimo degli studi professionali, con esclusione delle abitazioni.

Secondo l’art. 12 delle preleggi, «nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore».

Per quanto concerne il significato letterale, ti ho appena mostrato che la legge parla espressamente di luoghi «di lavoro», escludendo dunque le abitazioni private. Lo stesso decreto 127 reca, del resto, come rubrica «Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato» 

Sotto il profilo teleologico, quello relativo all’intenzione del legislatore, è evidente che la normativa in essere ha come scopo quello di contenere un’epidemia di microorganismi patogeni. È, sotto questo profilo, molto più probabile che la diffusione dell’epidemia possa essere agevolata in un’azienda frequenta da molte più persone che un’abitazione privata, dove per impedire il contagio sono sufficienti i dispositivi di protezione individuale.

È rilevante anche quanto dispone l’art. 14 delle preleggi, secondo cui «le leggi … che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati». Sotto questo profilo, va considerato appunto che la normativa in questione, sicuramente eccezionale e d’urgenza, non è suscettibile di interpretazione estensiva, per cui non si può sotto alcun profilo ritenere che quando il legislatore ha fatto riferimento ai luoghi di lavoro abbia inteso anche le abitazioni di residenza. 

In conclusione, dovrai presentare il green pass solo qualora il tuo cliente fosse un’azienda, in questo caso sei tenuto all’obbligo ai sensi del comma 2° che ti ho citato all’inizio. In tutti gli altri casi, a mio giudizio, il green pass non è dovuto.

Due considerazioni finali:

  • sei tenuto a richiederlo ai soggetti che venissero per svolgere prestazioni lavorative presso la tua sede di lavoro, come ad esempio il tecnico della caldaia, eventuali elettricisti, idraulici e così via;

  • sei tenuto a mio giudizio a formare il documento di cui al comma 5 dell’art. 9 septies già citato, entro il prossimo 15 ottobre, salvo proroghe, proprio per il motivo di cui al punto precedente, di cui ti metto di seguito un esempio molto semplice:

Ai sensi della. 9 septies, comma 5°, del decreto legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, così come introdotto dal decreto legge 127/2021, art. 3, dichiaro che i controlli di cui alla stessa norma verranno effettuati all’ingresso dei locali con l’applicazione «VerificaC19» per i soggetti di cui al comma 2 della stessa norma che, a qualsiasi titolo, dovessero venire a svolgere la loro attività lavorativa presso il nostro negozio. Addetti ai controlli sono i tre soci indistintamente. Sarà rispettato comunque il DPCM di cui al comma 5, ultimo periodo. Data, ora

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Green pass per entrare al lavoro: serve anche agli autonomi?

Il decreto 127 sul greenpass per l’accesso ai luoghi di lavoro si
applica anche ai lavoratori autonomi?

É controverso.

Controverso significa che una parte dei giuristi ritiene non si
applichi, un’altra parte invece che, al contrario, si applichi.

Cosa significa nella pratica?

Bisogna vedere che orientamento prenderà piede e quale interpretazione
seguirà il prefetto cui le autorità intervenute manderanno la loro
relazione di servizio.

Ti spiego meglio.

Il decreto 127 ha previsto che nessuna delle autorità che intervengono
presso l’azienda possa fare direttamente una multa: esse possono fare
solo una relazione di servizio in cui viene riportato chi c’era in
azienda, che titoli aveva o meno e ogni altra circostanza rilevante.

Questa relazione di servizio viene poi mandata al prefetto per
l’applicazione delle sanzioni del caso.

Questo meccanismo é favorevole perché offre due vantaggi.

Il primo è che nessuno può venire nella tua azienda a tentare di
truffarti dicendo che è venuto per un controllo, che siccome tu o
altri siete dentro senza green pass gli dovete dare del denaro.

Carabinieri, polizia di Stato, polizia locale, guardia di finanza e
altre autorità possono entrare, ma non possono farvi direttamente la
multa.

Questo significa che puoi anche risparmiarti di chiedere tesserini: la
presenza di un falso membro delle forze dell’ordine é inutile, quindi
questo tipo di truffe é difficile che si diffonda – ovviamente se le
persone avranno le informazioni giuste, come quelle di questo post, e
non le vaccate.

Il secondo vantaggio di questo duplica passaggio accertamento più
applicazione della sanzione é che crea uno spazio per difenderti.

Una volta che avrai subito un controllo da parte delle autorità, che
avranno spedito al prefetto la loro relazione di servizio, prima
dell’irrogazione della sanzione da parte dello stesso potrai
intervenire nel procedimento e dare la tua versione dei fatti.

Se ti avranno ad esempio fatto la multa come autonomo potrai scrivere
e depositare – rigorosamente con l’aiuto di un avvocato, non fare il
costituzionaleso – una «memoria», cioè uno scritto a tua difesa in cui
sostieni, con dovizia di argomenti, che la normativa del 127 non si
applica agli autonomi.

Anche per le aziende in cui, come consiglio di cercare di fare, sono
previsti controlli a campione, ci possono essere discreti spazi di
difesa dopo un controllo da parte delle autorità.

Se il documento ex decreto 127, che ogni azienda deve redigere entro
il 15 di cui ti ho parlato nel precedente post, prevede i controlli
all’ingresso, é ovvio che se un dipendente viene trovato all’interno
senza titolo ci sono pochi cazzi.

C’è molto più margine se il metodo dei controlli é invece quello a
campione, per evidenti motivi: i dipendenti controllato sono stati
altri o il controllo doveva ancora essere eseguito.

Per questo ti ripeto se hai un’azienda è bene che il documento ex
decreto 127 lo scrivi con l’assistenza di un avvocato, dopo aver ben
ponderato ogni aspetto in relazione alla situazione della tua azienda
stessa.

Ok, adesso ci fermiamo un attimo io e te.

Spero che tu sia riuscito a seguirmi bene fino a qui, perché le cose
che ti ho detto sono molto importanti e rilevanti in molti casi.

Ora ti chiudo la necessaria parentesi e torno alla questione iniziale.

Il lavoratore autonomo per entrare nella sua azienda deve avere il
green pass come devono averlo i dipendenti?

É controverso, come ti dicevo.

Non manca chi ritiene di sì, ma io penso di no e ti spiego quali sono
i motivi che mi fanno propendere per questa tesi.

Innanzitutto, c’è un argomento letterale. Il decreto 127 parla
espressamente di «datore di lavoro». Questa é inequivocabilmente
un’espressione che si riferisce al lavoro dipendente. Gli autonomi –
imprenditori, liberi professionisti – non hanno mai un «datore di
lavoro».

Sì, su facebook le teste fresche scrivono che sono il datore di lavoro
di loro stessi, ma questa è solo una battuta priva di qualsiasi
significato tecnico, per dire che uno fa il dj o la rappresentante di
pentole.

Nel mondo del diritto, quello vero, non quello dei decretolesi, il
datore di lavoro ce l’hanno solo i lavoratori dipendenti.

Oltre a questo argomento, ce n’è un altro molto significativo. Se
ipotizzassimo che anche gli autonomi fossero soggetti alle regole del
decreto 127, chi dovrebbe fare i controlli al momento dell’accesso?

Un funzionario del governo, che evidentemente quel giorno aveva
mangiato pesante, e magari da piccolo era pure caduto dal seggiolone,
ha scritto una FAQ – si scrive effe,a,qu e si pronuncia fuck, proprio
come vaffanculo – sul sito del governo dove giulivamente sostiene che,
sì, il decreto 127 si applica anche agli autonomi e, poi – che
problema c’è? – che i controlli all’accesso sono fatti dagli stessi
soggetti incaricati dall’imprenditore di fare i controlli
all’ingresso.

Il mio mite parere é che questa FAQ non valga un cazzo.

Ti faccio subito il mio esempio.

Io, grazie a Dio, ho un’impiegata, che Dio davvero me la conservi.

Quindi io dovrei scrivere il documento ex decreto 127, incaricare lei
di fare i controlli di chi entra (non sarebbero i clienti, ma gli
artigiani che venissero a lavorare presso il mio studio, ad esempio il
tecnico della caldaia).

Dunque, la mia impiegata, al mattino, dovrebbe controllare il mio
diritto di entrare nel mio studio? E se non ho il green pass perché
non ho il tampone o é scaduto mi lascia fuori dal mio studio,
lavorando nel quale prendo i soldi per pagarle lo stipendio?

Ma io butto a mare Draghi e tutta l’Unione Europea piuttosto di
sposare una conclusione così demenziale.

Dunque la prima ragione per cui il decreto 127 non si applica agli
autonomi é che accogliere l’interpretazione contraria porterebbe a
conseguenze inique e paradossali, cosa che, se le leggi devono avere
un senso, anche pratico, non può mai essere.

E la FAQ allora? É scritta sul sito del governo, é una fonte ufficiale.

Ti dò una notizia.

Le uniche fonti ufficiali sono quelle normative. Le FAQ, legalmente,
non hanno alcun valore.

Hanno lo stesso valore delle circolari: atti scritti da buoni
funzionari che cercando di aiutare le persone a capire come devono
essere interpretate le leggi, ma che non sempre purtroppo raggiungono
esiti lusinghieri e apprezzabili.

Le uniche fonti giuridiche valevoli per i magistrati e i prefetti sono
i testi normativi, cioè, detto in altri termini, un giudice o un
prefetto può sbattersene altamente sia di circolari che tanto più di
FAQ e decidere i casi che gli sono sottoposti facendo riferimento a
come secondo lui e lui solo devono essere interpretati i testi
normativi.

Diciamo che circolari e FAQ propongono un’interpretazione che gli
operatori giuridici sono liberi di seguire, se la trovano convincente,
o, al contrario, disattendere se la trovano poco convincente ovvero,
come la trovo io in questo caso, una vera e propria cazzata.

Quindi in conclusione cosa devi fare tu che sei un lavoratore autonomo?

In conclusione, devi scegliere tu.

Sai che se entri nella tua azienda senza green pass e viene un
controllo, il prefetto della tua zona potrebbe sposare la tesi
sfavorevole, secondo cui il green pass si applica anche agli autonomi,
e farti una multa – che ovviamente poi puoi tentare di impugnare per
vedere se la magistratura é di diverso avviso.

Oppure potresti trovare un prefetto che segue l’interpretazione
opposta e non ti fa nessuna multa.

La garanzia non ci può essere, per cui ognuno deve scegliere cosa
fare, sulla base delle informazioni corrette che ti ho qui fornito.

Io di sicuro non vado a farmi un tampone ogni due giorni per farmi poi
controllare dalla mia impiegata se posso entrare nel mio studio,
Draghi, Speranza e Brunetta hanno visto un film alla radio.

Io entro nel mio studio tutti i giorni per fare il mio lavoro e vaffanculo ?

Tra l’altro noi avvocati per espressa previsione del decreto 127
possiamo andare in tribunale, che é letteralmente un mercato con gente
ammassata in ogni dove, senza green pass, quindi dovremmo viceversa
averlo per ricevere una o due persone alla volta in studio?

Due colleghi del CNF hanno pubblicato uno “studio” in cui sostengono
candidamente questo, ma, di nuovo, questo studio, come tutti gli
studi, non vale un cazzo: come le FAQ, come le circolari, propone solo
un’interpretazione, che può benissimo non essere condivisa e io non la
condivido affatto perché è una boiata ed è per di più in
contraddizione col resto del decreto 127, anche sotto il profilo
teleologico di cui all’art 12 delle preleggi.

Spiace che le nostre istituzioni forensi abbiano perso un’occasione
per aiutare la categoria, cogliendone invece una oer dimostrarsi
conformiste come da lunga tradizione.

Ti chiudo anche questa parentesi, che però serviva per darti un
ulteriore dettaglio circa l’assurdità di quella tesi che vorrebbe il
green pass applicabile anche agli autonomi.

Queste sono le osservazioni corrette in diritto, se conosci qualche
autonomo mandagli pure il post perché nel marasma attuale, in cui
ognuno fa a chi la spara più grossa, é importante avere informazioni
fondate, di qualità e soprattutto sulle quali fare affidamento.

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Draghi, Mattarella, Speranza: vietato criticare.

Tolgono la libertà e il lavoro a milioni di persone ma gli indagati
sottoposti a perquisizione sono 4 poveretti che hanno avuto l’ardire
di criticarli, magari un po’ pesantemente, sui social.

Certo, perché quella dei 4 poveretti é addirittura una «campagna
d’odio» (queste le parole del corriere del siero), mentre chi scrive e
promulga una normativa liberticida, che non ha nessun altro paese al
mondo e che non c’era nemmeno ai tempi del fascismo, è mosso invece da
puro amore.

Ovviamente i media dalla parte di chi stanno?

Però non è una dittatura, no.

Tranquillo.

«Dalle prime ore di questa mattina, la Digos di Roma e la polizia
postale stanno effettuando 4 perquisizioni personali e informatiche
nei confronti di altrettante persone residenti in varie città del
territorio nazionale. Sarebbero loro ad aver avuto un ruolo
significativo nella campagna d’odio, veicolata sul web anche
attraverso insulti e minacce, nei confronti del presidente del
Consiglio, Mario Draghi, in seguito alle misure adottate per il
contenimento della pandemia.»

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Pubblicato il decreto sul green pass sul lavoro.

Pubblicato ieri notte il decreto, che prende il numero 127, come la gloriosa utilitaria Fiat.

Te lo allego nel testo integrale così che tu possa leggerlo in tutto il suo splendore, anche confrontandolo con la bozza che si era tenuta come base di discussione nei giorni scorsi.

Per scaricarlo clicca qui sotto.

Il decreto ha queste coordinate temporali: in vigore da oggi, ha efficacia differita per molte disposizioni al 15 ottobre, dovrebbe cessare al 31 dicembre – ma quest’ultima è una circostanza che potrebbe, in seguito, cambiare.

Devo ancora trovare il tempo di studiarlo, in questi giorni sono più impegnato del solito con le richieste di esenzione dalla vaccinazione e le consulenze alle persone che desiderano la libera scelta.

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diritto

Bozza decreto legge greenpass per i lavoratori.

Ti allego, vista la grande attesa e il grande numero di persone coinvolte, la bozza del decreto che dovrebbe essere stata approvata oggi dal Consiglio dei ministri.

Questo, almeno, é il testo che é stato inviato dal governo alle regioni.

Fai attenzione: puoi iniziare a leggerlo, ma il testo definitivo, quello che verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, potrebbe essere in parte diverso.

Diciamo che puoi iniziare a dare un’occhiata senza fare affidamento completo sul testo, perché appunto potrebbe non essere esattamente questo.

Se hai domande, con le precauzioni di cui sopra, puoi lasciarmi un commento qui sotto o contattarmi in privato.