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Sentenza 11504 della Cassazione: tutta la verità.

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Ormai sapete che l’unico che, quando c’è una novità legale, ne dice, con estrema chiarezza (e magari qualche parolaccia), la verità in Italia, tra giornali (e questo è anche comprensibile), blog (e questo è molto meno comprensibile), ma anche altre fonti di informazione giuridica, è Solignani.

Per cui, ogni volta che arriva qualcosa di nuovo, presentato come un grande sconvolgimento, mi tocca prendere il computer e scrivere, anche per rispondere a tutti quelli che mi scrivono in privato e vogliono sapere cosa c’è di vero e non si fidano di altri che di me.

Ciò non è dovuto al fatto che io sia un genio, niente affatto, ma semplicemente al fatto che gli altri mezzi di informazione o non sanno quello che dicono o vi raccontano bugie.

Si potrebbe dire vabbè, che sarà mai, in fondo in Italia la verità non la dice mai nessuno, si sa…

In realtà, io vi dico che, sulla base di questa informazione marcia e putrida fornita da tutti – nessuno escluso – al riguardo, ci saranno persone che butteranno soldi, che magari non hanno, per fare ricorsi che saranno con alta probabilità rigettati, con, altrettanto probabilmente, condanna alle spese legali. È la famosa «seconda inculata» di cui parlo spesso nel blog: gente che lo ha già preso nel culo, che fa di tutto per prenderlo di nuovo, senza che nessuno l’avverta dei rischi.

Tutta questa lunga premessa non per incensarmi. Io sono solo un avvocato di provincia, sto sul campo tutti i giorni a parlare alla gente e aprire loro gli occhi con i fatti, per evitare loro le fregature che in campo legale sono sempre ben diffuse e disponibili. Non ho niente di speciale, mi limito solo a dare notizie e fare considerazioni vere, anche quando vanno contro il mio interesse economico, perché la mia professione, da tutti considerata composta da disonesti, in realtà ha senso solo se può essere davvero utile a qualcuno e svolta, tutto al contrario, in modo onesto.

Non sono peraltro affatto un santo: i miei clienti sanno che se non mi pagano, e lo fanno in anticipo, io non prendo neanche in mano la penna. Ma sanno anche che, sia prima che dopo che sono diventati miei clienti paganti, io non dirò loro altro che la verità, anche contro il mio interesse. Se facessi il raduno della gente che ho dissuaso a fare cause non convenienti, rinunciando ai relativi compensi, penso che ci potrei ormai riempire uno stadio.

Voglio comunque che focalizziate bene il fatto che su questa merdata mediatica costruita sulla sentenza 11504 in tutta Italia, anzi in tutto il mondo, c’è rimasto solo un avvocato a dirvi la verità, perché solo questa che segue è appunto la verità.

Tutti gli altri vi stanno mentendo. Non so perché lo facciano, per me non sono tanto gli interessi economici, propendo più per l’idiozia e la mancanza di preparazione, che è il vero problema dell’Italia, molto più grosso della mafia stessa.

Bene, adesso che ci siamo leggermente preparati a sgombrarci la mente dal diluvio di cazzate piovuto in questi giorni sulla 11504, è ora di dirvi la mia.

Mettetevi comodi e prendete i pop corn.

Ma prima prendiamo un mass merda a caso e vediamo come ha presentato la sentenza:

Corriere, 11/5/17:

Divorzio, è rivoluzione: per l’assegno non conta più il tenore di vita matrimoniale ma l’autosufficienza. Sentenza della Cassazione che stravolge una regola in vigore da 30 anni: da oggi il «parametro di spettanza» sarà basato sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. la causa riguardava il divorzio di Vittorio Grilli, ministro dell’economia nel governo Monti

Cambio radicale sull’assegno di divorzio che fino a oggi, con 30 anni di indirizzo costante, era collegato nella sua entità al parametro del «tenore di vita matrimoniale», una pietra miliare che da oggi va in soffitta e lascia il posto a un «parametro di spettanza» basato sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede…

Stigrancazzi, davvero. Difficile trovare una congerie con ammassate più boiate di questo scampolo di articolo.

Vi anticipo un po’ di cose, poi vi spiego tutto meglio:

  • non c’è e non ci sarà nessuna «rivoluzione»;
  • non c’è una regola in vigore da 30 anni che è stata «stravolta»;
  • non c’è nulla che vada in soffitta, tantomeno «da oggi»
  • soprattutto non è affatto vero che, tantomeno «da oggi», il «parametro di spettanza» (non esiste nemmeno una cosa del genere!) sarà basato sull’autosufficienza ecc. ecc.

Bene, vediamo adesso un po’ di cose a riguardo, cominciamo a fare informazione vera.

Innanzitutto, bisogna capire come lavora davvero la Cassazione, giudice che in questi giorni è stato eretto al rango di vero e proprio «legislatore», dopo il cui pronunciamento tutti gli altri magistrati sarebbero tenuti ad adeguarvisi passivamente.

Intanto, non siamo in un sistema a precedente vincolante, come ad esempio c’è nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Là una sentenza costituisce un precedente che si può invocare in altri processi con efficacia vincolante. In Italia no. Nel nostro Paese, come in molti altri del mondo, la Cassazione può decidere un determinato caso in un certo modo, poi il Giudice di Pace di Caniccattì può pensare «Per me quelli della Cassazione sono 5 stronzi seduti a Roma che non capiscono un cazzo, io decido a modo mio». A parte le ingiurie, che ovviamente il bravo magistrato di Canicattì terrà solo nel pensiero, è una cosa perfettamente legittima.

Nessun giudice è obbligato a conformarsi a quello che scrive la Cassazione, ogni giudice è libero di vedere la cosa come gli pare. In altri termini, non c’è alcun rapporto gerarchico tra giudici di altri ordini e la Cassazione. Questi altri giudici faranno come predica la Cassazione solo ed esclusivamente se lo condividono, altrimenti faranno come pare a loro.

La cosa bella, per capire, è che nemmeno la Cassazione stessa è obbligata a conformarsi ad una precedente sentenza della medesima Cassazione. Decidendo un caso analogo può formulare un principio di diritto diverso. Tant’è vero che questo accade regolarmente, fenomeno per arginare il quale esiste la possibilità di decisione a Sezioni Unite, solo che poi accade che anche le pronuncie a Sezioni Unite a volte si contraddicono tra loro perché la Cassazione a Sezioni Unite in un caso opina in un modo e in un altro caso del tutto analogo in un altro.

Quindi, cari lettori, andate pure a fare un ricorso per modifica condizioni di divorzio basandolo su questa «rivoluzionaria» sentenza al vostro amichevole tribunale di quartiere.

Se incontrete un magistrato che vi dirà «Per me la 11504 è come la corazzata Kotiomkin: una cagata pazzesca», lo prendetere dritto nel culo come un siluro, anzi due: ricorso rigettato e magari anche condanna a rimborsare le spese legali a favore della vostra ex (il sistema giudiziario italiano è sempre delizioso quando lo prendi in culo, ci aggiunge sempre del suo).

La cosa bella è che quel magistrato sta solo facendo il suo dovere. Non condivide la sentenza, applica la legge per come la vede lui. Vi sta facendo un danno che non è assolutamente risarcibile, anzi. Il danno è dovuto alla informazione marcia e balorda che vi hanno dato.

Chi vi dovrebbe avvertire di questo forte rischio? Il vostro avvocato. Alcuni, onesti, lo faranno. Altri, meno onesti, penseranno di più al loro compenso. C’est la vie.

Ma continuiamo pure.

A volte può anche capitare addirittura che la Cassazione decida in modo difforme lo stesso, identico caso. Ebbene sì, il giudice che dovrebbe insegnare agli altri come si interpreta il diritto (funzione di nomofilachia) quando giudica due volte, per errore, lo stesso caso, lo decide una volta in un modo e un’altra nel modo esattamente opposto. È accaduto davvero, ne parlo in questo post, che tanta fortuna ha avuto dalla sua pubblicazione ad oggi.  

Onestamente, se fossi un magistrato, con una Cassazione che lavora così, cioè che enuncia principi di diritto man mano diversi nel tempo, anche quando giudica a Sezioni Unite, che addirittura decide lo stesso identico caso in modo opposto, se fossi un magistrato, dicevo, io non guarderei alla fine così tanto alla Cassazione come a un punto di riferimento.

Leggerei qualche massima, qualche sentenza, per avere un’idea, ma poi valuterei con la mia testa cercando di applicare la legge, che rimane sempre il primo punto di riferimento. A quel che ho potuto vedere, il 90% dei magistrati lavora così. Ho sentito diverse volte anche rispondere ad alcuni avvocati che dicevano «Ma la Cassazione ritiene» con un bel «Faccia pure ricorso in Cassazione allora».

Procediamo.

Qualcuno ha notato che parte del processo deciso dalla 11504, e più precisamente il marito, cioè la parte favorita da questo innovativo principio di diritto, è un ex ministro della Repubblica, cioè un politico così rilevante da essere entrato nel governo, addirittura come ministro dell’economia (parliamo di una persona molto potente)? Io non voglio nè pensar male nè farvi pensar male, ma voi comunque chiedetevi, prima di presentare un ricorso per modifica condizioni: sono un ministro della Repubblica? Sono almeno un politico di importante rilievo a livello nazionale? Insomma, fatevi delle domande e datevi delle risposte. Non sto insinuando nulla, solo che il caso concreto anche se non dovrebbe è alla fine impossibile che non abbia dei riflessi sulla elaborazione del principio di diritto.

Ma non basta ancora.

C’è anche da dire, infatti, che il criterio proposto dalla 11504 in molti casi, se applicato, sarebbe profondamente ingiusto. Il criterio – che si suppone radicalmente diverso, mentre in realtà a mio giudizio non lo è affatto, almeno in questa misura, del mantenimento dello stesso tenore di vita – è nato con lo scopo di tutelare quei coniugi che, svolgendo per lo più lavoro casalingo, avevano dedicato la loro vita per decenni a favorire la carriera dell’altro coniuge, per ritrovarsi poi sulla strada a favore di una ventenne di bell’aspetto. Il caso tipico è quello della moglie casalinga ad esempio di un dirigente. Il dirigente, in questi casi, può andare al lavoro a guadagnare tanti soldini perché c’è una che resta a casa a mandare avanti tutta la baracca, quindi è giusto che la solidarietà si estenda anche al periodo successivo al divorzio, almeno per un po’. È ovvio che il caso effettivamente giudicato dalla 11504 è radicalmente diverso, un ex ministro della Repubblica che divorziava da una imprenditrice degli Stati Uniti.

Crediamo davvero che il divorzio tra un idraulico e una casalinga italiani possa essere regolato dagli stessi principi di diritto?

Per questo non c’è nessuna rivoluzione e la 11504 non consoliderà nemmeno con il passare del tempo. Certo, non scomparirà, ce ne sarà qualche sparuta applicazione, o più o meno stringente riferimento, che renderà il quadro del diritto vivente applicato ancora più incerto, con la sola conseguenza che sarà ancora più impossibile prevedere quale potrebbe essere l’importo dell’assegno prima di iniziare il giudizio di divorzio.

Qual è allora il messaggio da portare a casa?

I messaggi questa volta sono tre.

  1. L’unica fonte di informazione che vi dice la verità sulle cose giuridiche è questo blog, almeno finchè ci sarò io a gestirlo. Può darsi che ci sia qualche altro collega sul territorio che, alle persone che incontra, dice le stesse cose. Di fatto, non c’è nessun altro che le scrive in modo che rimangano e possano essere disponibili per tutti. Iscrivetevi al blog, o via mail o tramite feed rss. Seguitemi sui social. Vi potrebbe risparmiare parecchie fregature.
  2. Non fate nessun ricorso per modifica condizioni o per divorzio confidando solo sull’applicazione della 11504. Certo, ne potreste tenere conto, specialmente se ad esempio un ricorso per divorzio siete comunque costretti a presentarlo, e la potrete citare e far ben argomentare. Non dico che è una sentenza da buttar via, resta interessante, ma va assolutamente ridimensionata rispetto a tutte le boiate che ne sono state dette. Scegliete un bravo ed onesto avvocato che sia in grado di fare questo e non alimenti illusioni al riguardo. Se subite un ricorso per modifica condizioni, ugualmente non datevi per vinti, valutate, insieme sempre ad un bravo avvocato, che sia bravo e onesto davvero.
  3. Almeno non fate mai profili facebook in comune!

Evviva noi.

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Proposta di lavoro all’estero: il giudice mi lascerà andare?

sono mamma di una bimba di 5 anni da più di due anni nn convivo più con il padre della bimba il mio problema è che ho trovato lavoro in Germania solo che il padre nn vuole mettere la firma sui documenti per l’espatrio.Ora la mia domanda è facendomi inviare una proposta di lavoro riuscirò a convincere il giudice che devo pur mantenere mia figlia visto la miseria di 160euro che le da il padre nn basta è io qui nn trovo lavoro?

Non è così semplice e comunque non si può mai prevedere in casi come questi cosa può decidere il giudice, si può solo tentare il ricorso, costruendolo al meglio, e vedere che provvedimento viene poi fatto.

Si tratta infatti di valutazioni discrezionali legate al caso concreto, dove un magistrato può benissimo opinare diversamente da un altro, a seconda della sua sensibilità.

Oltre al posto di lavoro, per il quale dovresti comunque poi farti tradurre in Italiano la disponibilità all’assunzione, il giudice dovrà valutare l’interesse a tutto tondo del minore e quindi la sistemazione abitativa, la presenza di scuole adeguate, un contesto sociale altrettanto adeguato, servizi, comodità, più in generale qualità della vita e così via.

Contemperando e bilanciando il tutto con la perdita che si verificherà inevitabilmente, per motivi logistici, nei rapporti con il padre e valutando se tale perdita sarà adeguatamente o almeno in parte compensata dai vantaggi che ci sarebbero in caso di trasferimento.

Come ho già detto centinaia di volte, insomma, bisogna elaborare un adeguato progetto per la vita del minore e, più in generale, della famiglia dopo il trasferimento, sottoponendone poi l’approvazione al giudice.

Ovviamente, per fare questo lavoro occorre l’assistenza di un bravo avvocato, non è una cosa che una persona possa a mio modo di vedere fare, con la necessaria efficacia, da sola.

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Sono divorziata: posso trasferirmi all’estero con mio figlio?

Ho una domanda, e cercherò, per quanto possibile, ad essere breve e chiara…separata da 3 anni e divorziata da maggio di quest’anno, credo di avere la possibilità di trasferirmi in Costa Rica, con compagno e figlio (del precedente matrimonio) di 6 anni.
Siamo appena rientrati da vacanza di 20 giorni ed il bambino ha manifestato (senza insistenze da parte mia), la curiosità di trasferirsi in quel luogo.
Il Costa Rica è un paese molto “ricco” a livello di istruzione e di sistema sanitario, e ho potuto provare personalmente che ha giovato molto sulla salute di mio figlio, allergico e asmatico ha abbandonato le cure immediatamente al ns arrivo e aveva una saturazione del sangue che qui in Italia non riusciamo ad ottenere nemmeno in estate (quando le allergie dovrebbero essere lontane dai ns pensieri).
L’affidamento è congiunto, quante possibilità ho a vs parere.

Le possibilità di ottenere concretamente l’autorizzazione del giudice non sono assolutamente ed in alcun modo predeterminabili, perché sono procedimenti e decisioni squisitamente discrezionali, dove ogni giudice può decidere in modo diverso, a seconda del peso che attribuisce ad una piuttosto che all’altra circostanza.

Leggi, a riguardo, anche la scheda sulla modifica condizioni.

Ovviamente, la curiosità manifestata da tuo figlio – che è un bambino di 6 anni – non fa assolutamente testo, perché non è certo una valutazione che può fare lui; così non fanno testo i miglioramenti sulla salute e compagnia bella da te rilevati, al riguardo dovrai produrre documentazione medica precisa e conferente, e c’è da capire, prima di tutto, come si potrebbe formare una certificazione del genere.

Dovrai, insomma, come al solito formare un progetto ben documentato e convincente di come la vita di tuo figlio in quel paese possa essere davvero migliore di quanto avviene ora in Italia e, soprattutto, così tanto migliore da compensare, almeno in parte, la perdita, che sarebbe importante, anche se non totale, dei rapporti con il padre rimasto in Italia.

Una volta che avrai formulato un progetto adeguato, potrai solo sottoporlo alla valutazione del giudice, senza possibilità di poter capire prima che cosa potrebbe decidere, l’unica cosa che puoi fare è elaborare il progetto migliore possibile e sempre che tu ci creda davvero.

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Cambio collocazione del figlio: come si ottiene?

sono separato dal 2010 con sep. consensuale omologato . Abbiamo un figlio di 14 anni frequenta il liceo linguistico. l’affido è condiviso, tuttavia è la madre la collocataria. Viviamo nello stesso paese a pochi metri di distanza. mio figlio sta con me nei we. Verso e. 300,00 /mese a titolo di mantenimento di ns figlio. Nulla a titolo di alimenti. Io ho un lavoro fisso. lei non un lavoro stabile. Oltre le spese concordate alla separazione, ho sempre dovuto, ultimamente sempre di più, occuparmi anche del vestiario, del dentista. Dà fastidio la sua rilassatezza nei momenti di malattia di ns figlio: più volte è accaduto che fosse assente da scuola. Ho dovuto informarmi dell’assenza, andare a casa sua per pigliarlo e portarlo dal medico x non menarla per 10 giorni. Vorrei richiedere la modifica delle condizioni e chiedere la collocazione del figlio presso di me. Mi sembrano 300 e. sprecati. Certo prevedo scintille: l’in house è difficile. In ogni caso vorrei un suo parere, se possibile.

Cambiare la collocazione di un figlio in regime di affido condiviso richiede una valutazione molto più approfondita e, soprattutto, un adeguato progetto per la gestione e la vita dello stesso.

Ovviamente, la motivazione per richiedere una cosa di questo genere non può assolutamente essere quella di non volerne pagare il mantenimento all’altro genitore, anche quando tale mantenimenti sembri «sprecato». Non è per andare al risparmio, insomma, che si può spostare un figlio dal suo ambiente di vita consueto, ma solo ed esclusivamente perché lo si ritiene inadatto e per offrirgliene uno migliore.

Da questo punto di vista, non offri molti elementi, a parte un accenno ad una gestione non efficiente delle sue malattie ed assenze da scuola da parte della madre, per valutare i pro e i contro dell’una e dell’altra soluzione ed è invece proprio questo l’aspetto che bisognerebbe approfondire maggiormente.

Ed è proprio dalla presenza o meno di validi presupposti a favore di un cambio di collocazione che dipende anche la scelta del metodo con cui richiederlo. È evidente, infatti, che se ci sono presupposti gravi, precisi, concordanti, effettivi le possibilità di ottenere il cambio di collocazione tramite una negoziazione, e quindi un accordo in house, sono molto maggiori. Viceversa nell’altro caso.

Ovviamente, si può aprire una trattativa con la madre, inviandole, tramite avvocato, un invito scritto a stipulare una convenzione di negoziazione assistita, tuttavia prima di fare qualsiasi cosa bisognerebbe approfondire molto meglio la situazione familiare e vedere quali basi legali ci potrebbero essere per un cambio di condizioni di questo tipo.

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Mantenimento al figlio di 270€ al mese: si può ridurre

Il mio compagno mantiene una figlia di 22 anni, che non ha mai cercato un lavoro e ora sta facendo un corso on line per assistente veterinaria. Lui guadagna 980 euro e con il divorzio giudiziale ha ottenuto un mantenimento alla figlia di 270 €. Fra un mese ci nasce una bimba. Io sono insegnante e percepisco circa 1400. Viviamo dai miei, non paghiamo affitto. Dopo la maternità prenderò part time con stipendio dimezzato. Crede che ci siano requisiti per riduzione assegno mantenimento figlia maggiorenne?

La vedo piuttosto grigia.

Innanzitutto, la nascita di un nuovo figlio generalmente dai giudici non è ritenuto un motivo per diminuire il mantenimento di quelli che già ci sono. La procreazione oggigiorno è considerata un fatto responsabile, per cui il ragionamento che seguono i giudici è quello per cui sei tu che devi calcolare, al momento in cui decide di avere un nuovo figlio, di avere già un figlio cui dare il mantenimento nei termini già previsti, senza poter poi «irresponsabilmente» chiedere diminuzioni.

Il secondo elemento, ancora più importante del primo alla fine, è che l’importo di 270€ per il mantenimento è già abbastanza contenuto. Qui dipende anche dalla zona del Paese in cui vivete, ma qui a Modena ad esempio il minimo sindacale di mantenimento mensile per un figlio è di 250€ oggigiorno, salvo casi particolari.

Questo secondo elemento già di per sé offre molto poco spazio alla riduzione. Ovviamente se avessimo un mantenimento di 800€ al mese ci sarebbe un contesto molto più ampio per ipotizzare riduzioni, ma questo è un mantenimento che è già pressoché ai minimi termini.

Tutto questo peraltro va valutato anche in relazione al costo delle spese legali per il procedimento di modifica condizioni. Potreste anche spuntare uno «sconto» di 20,30€ al mese sull’importo attuale del mantenimento, ma dopo averne spesi 2.000 o 3.000 per un ricorso giudiziale che cosa vi gioverebbe?

L’unica ipotesi interessante potrebbe essere quella, però improbabile, in cui la ex moglie accetti spontaneamente una riduzione di qualche decina di euro al mese, cosa che si potrebbe formalizzare con un accordo in house, che comunque avrebbe un suo costo, anche se molto più contenuto.

Leggete inoltre e comunque con attenzione la scheda sulla modifica condizioni.

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Modifica condizioni: si può chiedere subito dopo la consensuale?

nell’omologa di separazione( omologata 4 mesi fa) la ex lascia le 3 figlie (due minori una maggiore non economicamente autosufficiente con una bambina di 3 anni) al marito che è l’unico che ha sempre lavorato, e dichiara di andare a vivere presso il nuovo compagno. ora ha cambiato idea e pretende di riavere solo le due minori e la casa coniugale che con la omologa veniva data totalmente al marito visto che lei cedeva il suo 50% a titolo gratuito proprio al marito visto che non può sostenere gli alimenti. cosa si può fare per impedire che questa squilibrata ( che ha chiaramente scritto in un messaggio che non vuole tenere la maggiore e la nipotina di 3 anni) crei maggiori danni di quelli che ha già fatto abbandonando le filgie una prima volta?

Non puoi impedire che una persona presenti un ricorso per modifica condizioni, puoi solo allestire la difesa migliore possibile contro lo stesso, sempre che tu ritenga che la scelta più corretta sia opporsi.

Peraltro, se la separazione è stata consensuale, è sicuramente più difficile modificarne le condizioni, perché i giudici sono solitamente piuttosto restii a concedere modifiche a pattuizioni che le parti avevano concordato tra loro, salvo che non gli si dimostri che la situazione è davvero cambiata in modo importante.

Ad ogni modo, ribadisco che non ci sono formule magiche o soluzioni preconfezionate: quando riceverete il ricorso, dovreste scegliere un bravo avvocato per difendere la situazione attuale e resistere al ricorso stesso.

Per maggiori dettagli, rimando alla attenta lettura della scheda sulla modifica condizioni.

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Mantenimento dei figli: va continuato a pagare anche se fannulloni?

Sono una donna divorziata, madre di due figli, i quali entrambi vivono con il padre. Verso regolarmente loro l’assegno di mantenimento, pur chiedendomi fino a quando mi sarà imposto di farlo, dal momento che entrambi i miei figli sono maggiorenni e, seppur studenti universitari, il loro rendimento non arriva neppure alla sufficienza.
L’articolo 145 del codice civile impone “l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni”.
Non è da considerarsi, pertanto, la maggiore età uno presupposto valido per la sospensione del mantenimento da parte di ambedue i genitori.
 
C’è da dire però che, La Corte di Cassazione, con sentenza una recente sentenza (del 1 febbraio 2016), in un caso analogo ha sollevato la madre dall’onere del mantenimento dei figli.
La sentenza, che sembra proprio fare al caso tuo, risponde alla domanda: se i figli mostrano scarso interesse verso lo studio (con conseguente scarso rendimento), il genitore non è tenuto al loro mantenimento. Inoltre, da verifiche presso l’Agenzia delle Entrate emergevano redditi da lavoro in capo ad entrambi i figli. 
Chiaramente, per poter stabilire se nel tuo caso vi siano i presupposti per una modifica delle condizioni, occorrerebbe approfondire maggiormente la tua situazione concreta.
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Sono minorenne ma non voglio più stare con mia madre: come posso fare?

Sono una ragazza di 17 anni e sono figlia unica. I miei genitori sono separati da ormai 6 anni. Ho la residenza da mia madre, ma mi vedo con entrambi i miei genitori lo stesso numero di giorni tranne qualche notte in piu che passo con mia madre (non per scelta mia ma del giudice). Con gli anni mia madre é diventata sempre piu’ isterica, e io devo addirittura prendere dei calmanti perche a volte tra i singhiozzi del pianto non riesco nemmeno a respirare. Non fa altro che minacciarmi e a volte mi alza anche mani. Lo stare con lei é davvero dannoso per la mia salute (e non lo dico solo io) e vorrei sapere come posso andare a vivere con mio padre. Ah, ovviamente mio padre per tutti questi anni ha dovuto dare 250 euro al mese a mia madre per il mio mantenimento, soldi che io non ho mai visto. Vorrei sapere se esiste un modo per avere anche solo una parte di quei soldi indietro

Sei ancora minorenne, quindi non è una cosa o una iniziativa che possa prendere tu, almeno in prima battuta.

Il metodo più corretto sarebbe che tu facessi presente il problema a tuo padre e che lui facesse un ricorso al tribunale per la modifica delle condizioni di separazione, chiedendo appunto la tua collocazione presso di lui, ovviamente chiedendo al tribunale di sentirti al riguardo.

Se tuo padre non fosse, per qualsiasi motivo, dell’idea di collaborare, l’unica sarebbe rivolgerti ai servizi sociali, per denunciare il tuo disagio, cosa che determinerebbe un loro intervento ed eventualmente della procura e/o del tribunale per i minorenni.

Chiaramente, tutte queste problematiche saranno superate quando compirai i diciotto anni: in quella occasione decadranno tutti i provvedimenti di affido e collocazione e potrai liberamente stabilirti da tuo padre, se lo desiderate entrambi, o anche altrove.

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Mantenimento del coniuge: si può aumentare se il lavoro non arriva?

In sede di separazione consensuale ho ottenuto il mantenimento da mio marito di euro 500,00, a fronte di un lavoro full-time che avrei dovuto avere a breve. Ciò, purtroppo non è avvenuto, essendo stata assunta con un part.time di 20 ore settimanali. A distanza di un anno dalla separazione, non sono riuscita a trovare altro lavoro (ho 60 anni), posso chiedere l’aumento del mantenimento? Quante possibilità ho di ottenerlo?

Non dici una cosa fondamentale e cioè se nel ricorso per separazione consensuale o nel verbale relativo si fa menzione o no del fatto che il mantenimento è calcolato in (soli) 500€ a fronte di un’aspettativa di un lavoro a tempo pieno, mentre questa è una circostanza assolutamente fondamentale.

In caso ve ne sia menzione, si dispone di un buon argomento per chiedere la modifica delle condizioni. Nel caso, opposto, in cui non vi sia alcuna menzione di ciò, la richiesta al giudice avrebbe il forte rischio di apparire «campata per aria» e frutto di un mero ripensamento che, specialmente in contesti di origine consensuale, sono sempre visti male dai giudici.

In ogni caso, nessun avvocato degno di questo nome si pronuncerebbe sulle probabilità a favore o contro: in questi casi, quello che si può fare è sempre solo un tentativo, con pochissime sicurezze riguardo agli esiti.

Per maggiori dettagli, ti invito a leggere con attenzione la nostra scheda sui procedimenti di modifica condizioni.

In generale, sappi che probabilmente, ed in ogni caso, il metodo migliore per trattare questa situazione è quello negoziale.

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Accordi in house: i documenti necessari.

In questi giorni, la «nostra» Procura di Modena ha introdotto una novità per gli accordi in house di separazione, divorzio, modifica condizioni.

Mentre in precedenza era sufficiente depositare l’accordo delle parti, senza allegare nessun documento, ora la Procura, per poter procedere alle valutazioni di sua competenza, richiede che vengano allegati i seguenti documenti:

  1. Atto integrale di matrimonio. In teoria è richiesto l’atto integrale, in realtà abbiamo depositato molti accordi con il solo estratto e sono «passati». Questo documento, comunque, è da richiedere all’ufficio di Stato civile del comune dove è stato celebrato il matrimonio. Nel caso si tratti di un comune lontano, si può telefonare e chiederne l’invio per posta. Nel caso si tratti di un comune estero, bisogna andare nel comune dove il matrimonio è stato trascritto (l’ultimo che mi è capitato: matrimonio a Cochabamba, Bolivia, trascritto poi a San Cesario sul Panaro). Per i signori clienti che non sono in grado di attivarsi per procurare questo documento, ci possiamo pensare noi.
  2. Stato di famiglia e certificato di residenza di entrambi i coniugi. Questi vanno richiesti all’ufficio di Stato civile del comune in cui si risiede. Sono certificati cumulativi: ti danno un unico foglio in cui c’è la certificazione sia dello stato di famiglia che di residenza.
  3. in caso di divorziocopia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa oppure  verbale di separazione «in house». Questo di solito va richiesto al legale che ha seguito la pratica di separazione, è anche possibile che il cliente ne abbia una copia, quindi deve guardare tra la documentazione della separazione. Se abbiamo seguito noi la separazione, lo forniamo direttamente noi.

Si tratta di un orientamento che, a quanto pare, stanno assumendo, nel silenzio della legge, anche altre procure sul territorio, a sentire quanto ci hanno riferito altri colleghi.

In questo modo, questo tipo di pratica si «burocraticizza» un po’, rendendone più difficile l’accesso gli utenti, ma è probabile che si tratti di una prassi condivisibile perché in assenza di questa documentazione diventa difficile controllare la correttezza degli accordi tra le parti.

Ovviamente, il nostro studio avrà cura da ora in avanti di richiedere questa documentazione, nel caso di pratiche su Modena, facendo invece riferimento agli eventualmente diversi orientamenti della «procura competente» nel caso di accordi da depositare presso altre sedi.

Addendum del 12 luglio 2017. In mancanza di notizie diverse, facciamo riferimento a questa documentazione che, in questi mesi, si è rivelata essere abbastanza esaustiva e comprensiva di quello che chiedono un po’ dappertutto.