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invalidità civile e pensione

Il mio compagno è affetto da sclerosi multipla da 5 anni e gli è stata riconosciuta l’invalidità civile del 50% ma gli è stato detto che non gli tocca alcuna “pensione”. Quali sono le eventuali pratiche da fare per richiedere “aiuti” ? (Maria, via posta eletronica)

Gentile amica,

in effetti quel grado di invalidità non giustificherebbe per INPS l’erogazione di una pensione, cosa che invece di solito fa per gli invalidi oltre il 74% .

Comunque si può fare ricorso alla Commissione Medica dell’Azienda Sanitaria Locale per chiedere che sia accertato un aggravamento dell’invalidità, per cercare di farle raggiungere la fatidica “soglia”, e poi trasmettere ad INPS la richiesta di pensione relativa.

Può intanto rivolgersi con la documentazione esistente presso un patronato che può darLe consigli operativi utili su come avviare la procedura.

risarcimento e indennizzo per chi ha contratto infezioni da HBV, HIV e HCV

(comunicato stampa del Movimento consumatori – Sportello di Catania) Lo Stato italiano dovrà versare ai soggetti che hanno contratto le infezioni da HBV, HIV e HCV, oltre all’indennizzo previsto dalla Legge 210/92, un congruo risarcimento dei danni subiti a seguito del comportamento omissivo colposo del Ministero della Salute.

La dottrina e la Giurisprudenza oramai (Sentenze della Corte di Cassazione del 31-05-2005, n. 11609, SSUU 11.01.2008 n.581) riconoscono il concorso tra il diritto all’equo indennizzo, di cui alla l. n. 210 del 1992, ed il diritto al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. nei confronti del Ministero della Sanità .

Il risarcimento dei danni è esteso anche a chi ha contratto tali infezioni dai soggetti che, a loro volta, le hanno contratte nell’ambito delle strutture pubbliche e ai parenti degli stessi che li hanno sostenuti economicamente e moralmente.

Quando nell’infortunio sul lavoro, l’Inail risarcisce in modo esiguo, la vittima

Sono una ragazza di 23 ani. In agosto, mentre prestavo servizio come animatrice turistica in una struttura alberghiera sono caduta ed ho riportato la frattura dell’osso sacro e la lussazione del coccige. Inoltre, la diagnosi del pronto soccorso dice che la lussazione riportata al coccige comprometterà le mie future gravidanze, impedendomi di poter avere parti naturali, a causa della posizione in cui mi si trova ora il coccige. Mi sono state date due settimane di infortunio, piu un mese di riposo. Tutta questa documentazione è stata inviata per fax dal mio datore di lavoro all’inail. Premetto che non sono stata piu contattata dall’inail per effettuare una visita di controllo. Ora, a novembre mi è arrivato il rimborso dall’inail pari a 300 euro. Credo che per aver avuto due fratture non sia un rimborso adeguato, inoltre ho un danno permanente, in quanto non potrò mai avere parti naturali. Evidentemente non è stato calcolato tale danno biologico e morale. Ora, a chi devo rivolgermi per ottenere il giusto risarcimento?

Chiaramente hai tutte le ragioni per esprimere doglianze circa lo pseudorisarcimento corrisposto dall’INAIL. Hai diritto prima di tutto al danno patrimoniale e poi a quello biologico inteso come “danno alla salute”  introdotto nell’ambito assicurativo INAIL dall’art. 13 del decreto legislativo n. 38/2000. Quindi puoi rivolgerti personalmente all’istituto in questione chiedendo le modalità pratiche con le quali ricorrere contro la loro decisione originaria, ovvero di limitarsi  ad un risarcimento paradossale di sole 300 euro. Diversamente puoi affidarti alle cure di un legale che certificati alla mano potrà chiedere nei modi e nelle sedi opportune all’INAIL, anche giudizialmente qualora fosse opportuno,  quanto ti spetta.

Ti ricordo che qualora tu rientri nei requisiti previsti dalla legge, ovvero hai un reddito annuo inferiore a Euro 9.723,84, ti puoi avvalere di un avvocato pagato dallo Stato mediante gratuito patrocinio.

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quando l’invalidità medica termina e non viene rinnovata

Salve, mio padre è invalido civile al 100 per 100, invalidità concessa dalla Commissione medica per un anno e puntualmente pagata. Trascorsi i primi dodici mesi, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione per la presentazione per un’eventuale visita, in quanto i problemi purtoppo persistono; nello stesso tempo però è stato sospeso il mandato di pagamento dell’Inps. Adesso noi come ci dobbiamo comportare, nel senso bisogna fare qualche ricorso o bisogna solo aspettare notizia dalla ASL locale?

Secondo me non devi aspettare ma attivarti e ripercorrere un iter simile a quello originario, ovvero dovrai fare una nuova istanza per richiedere una successiva visita che attesti il perdurare dello stato di invalidità, accompagnata da i certificati medici che attestino il perdurare della natura delle infermità invalidanti.

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immissioni di fumo: quando sono vietate?

Gentili Avvocati, cercando su internet la voce “rapporti di vicinato” ho trovato il vostro forum, ho un problema che mi affligge, ho una forno a legna adiacente alla mia casa di abitazione e situato nella mia esclusiva proprietà, esso dista orizzontalmente dal confine circa 3 metri e dal balcone dei vicini 4 metri, l’altezza del comignolo combacia con la fine del piano rialzato del confinante circa 3 metri, vorrei essere sicuro prima di accendere il forno che il vicino (dato che si è creato un rapporto non troppo amichevole) non chiami i vigili e mi denunci per immissioni di fumo moleste:T potreste dirmi se sono in regola e posso accendere il mio forno a legna? Quali sono i parametri di distanza e di altezza comignolo generale per far sì che non si abbiano problemi di emissione di fumo nella proprietà dei confinanti? Francesco, mail.

La norma di riferimento nel caso di specie è l’art. 844 c.c., il quale, nel vietare le immissioni di fumo e di calore, richiama il principio della “normale tollerabilità”, criterio alquanto vago e assolutamente generico.

Esiste tuttavia una normativa, il D.P.C.M. 28/03/1983, che fissa i limiti massimi di accettabilità delle concentrazioni relativi ad inquinanti dell’aria: tuttavia, mentre l’art. 844 c.c. è postao a presidio del diritto di proprietà, la normativa extracodicistica persegue la tutela igienico-sanitaria delle persone e delle comunità esposte. Spetta quindi al giudice chiamato a valutare la tollerabilità o meno delle immissioni contestate individuare quale sia il bene da tutelare in via privilegiata, e decidere, conseguentemente, in merito alla liceità o meno dell’immissione.

In ogni caso, è importante notare, a questo proposito, che la valutazione circa la tollerabilità delle immissioni è legata anche alla condizione dei luoghi: a ciò deriva che non è possibile indicare con assoluta precisione una soglia oltre la quale l’immissione è da considerarsi illecita, ma la relativa valutazione è demandata al giudice che dovrà valutare caso per caso, tenedo conto delle caratteristiche di ogni specifica situazione.

quando l’appartamento preso in locazione presenta problemi di umidità

Ho comunicato al proprietario di casa la necessità  di dover lasciare l’appartamento (di cui il mio compagno è il locatario “ufficiale”) per i seguenti motivi: la casa risulta molto fredda e poco soleggiata, genera una macchia di umidità  di discrete dimensioni in un angolo della parete della camera da letto e comunque lungo tutta la parete e le due finestre corre il nero dell’umidità. Nei mesi freddi è possibile vedere proprio il ristagno di acqua sul pavimento, abbiamo già una volta richiesto, mediante l’amministratore dei beni del proprietario di casa, l’intervento di uno specialista il quale dopo un’ispezione ha confermato che per il fenomeno non si può far nulla; abbiamo acquistato un deumidificatore elettronico per abbassare la percentuale di umidità e utilizziamo un dispositivo più semplice dotato di pastiglia ad assorbimento nel quale puntualmente si accumula almeno un litro di acqua; si tratta però di rimedi che non risolvono il problema. A ciò si aggiunga che ho sviluppato una tosse legata anche a questa umidità ed essendo in gravidanza non intendo far trascorrere al mio bambino nemmeno un mese in queste condizioni. Questi gravi motivi, legati alle precarie condizioni di salubrità dell’appartamento, possono ridurre il preavviso? (per esempio l’articolo 1580 del codice civile potrebbe in questo caso essere di riferimento?)

Come lei stessa ha correttamente osservato, l’articolo 1580 c.c. tutela proprio una situazione come la sua, introducendo una tutela molto efficace per la salute del conduttore, il quale può chiedere la risoluzione del contratto (e il risarcimento del danno, ove dimostri che il locatore era a conoscenza della insalubrità dell’appartamento) e non il semplice adempimento in forma specifica, in quanto il nostro ordinamento intende privilegiare il diritto alla salute, sanzionando con la risoluzione l’inidoneità della cosa locata.

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Sinistri stradali e concorso di colpa

Procedevo alla guida della mia vettura in una strada di città con diritto di precedenza alla velocità di 55-60km/h, quando un motocarro non rispettava lo STOP con segnaletica verticale e orrizzontale, e spuntava procedendo orrizzontalmente per raggiungere l’altro lato dell’incrocio, nonostante io avessi segnalato ripetutamente la mia presenza con il clacson, procedevo tentando di rallentare con il mio veicolo nella stessa direzione. Nel momento che l’autista del motocarro ha avvertito la mia presenza ha rallentato facendo in modo che, nonostante il mio tentativo di rallentare, ci finissi addosso speronando con la parte anteriore destra del mio veicolo la parte centrale (laterale) del motocarro. La stessa sera ho avvertito dolori al collo e vertigini con episodi di vomito e ho chiamato un ambulanza. Sono stato trattenuto per 17 ore nel reparto di osservazione breve intensiva e mi è stato diagnosticato un trauma cranico,cervico dorso lombalgia post traumatica. A questo punto io avvierò comunque una denuncia cautelare presso la mia assicurazione. Ma volevo sapere nel caso illustrato se c’è un concorso di colpa, quali sono le ipotetiche percentuali di colpa, se la responsabilità del danno è solo di una delle parti. Ci sono comunque testimoni dell’incidente. E mi sono già messo in contatto con loro per ottenere informazioni quando dovuto. (Carlo, via posta elettronica)

Gentile amico,

l’art. 2054 del Codice Civile opera una presunzione di responsabilità concorrente dei conducenti nel caso di scontro tra veicoli e si applica soltanto nel caso in cui non vi siano prove che permettano concretamente di accertare in quale misura la condotta dei due conducenti abbia causato l’evento dannoso.

Grande importanza hanno quindi per Lei in un’eventuale causa giudiziaria i testimoni del sinistro, che possono dare l’apporto fondamentale ai fini di costituire un impianto probatorio convincente.

Ad ogni modo, sarebbe utile nel Suo caso affidare ad un esperto l’effettuazione di una perizia cinematica che ricostruisca scientificamente la dinamica del sinistro.

Va ricordato comunque che, quando anche venga accertata la colpa esclusiva di uno solo dei due conducenti, l’altro non per questo si libererà automaticamente dalla presunzione di corresponsabilità, ma è necessario che dimostri di avere osservato le norme sulla circolazione e quelle di comune prudenza, come stabilito dalla Cassassazione (Sentenze 7.2.1997, n.1198 e 26.10.1992, n. 11610), come la moderata velocità di marcia da Lei tenuta, ulteriormente diminuita, sembrano dimostrare.

Le ricordo che Lei può contestualmente richiedere i danni biologici subiti sulla sua persona, da calcolarsi in base al tipo di invalidità che ha comportato, ma che superano ampiamente il migliaio di Euro

Se vuoi un preventivo per la Tua pratica, Te lo possiamo fare gratuitamente. Tieni presente che grazie al nostro network possiamo operare in ogni parte d’Italia e quindi anche presso l’autorità giudiziaria competente nel Tuo caso.

Malattia causata da intervento medico

Ad inizio anni ’90 mi è stato consigliato di fare una protesi dentale totale poichè, mi era stata fatta una diagnosi di nefrite cronica ed un dentista, che tra l’altro non mi ha rilasciato nessuna fattura, ha fatto tutto il lavoro. Successivamente si scopre che ho un’epatite. Cinque anni dopo vengo trapiantato di reni, ma nessuno dei medici ritiene opportuno pensare a curarmi questa epatite ed adesso mi ritrovo con questa malattia. Posso richiedere i danni da me subiti? (Michele, via posta elettronica)

Gentile amico,

innanzitutto bisogna che Lei si sottoponga ad una visita medico-legale per valutare se effettivamente l’epatite di cui soffre è riconducibile all’intervento dentistico.

In caso di colpa medica si dovrebbe agire in giudizio penalmente contro il dentista e successivamente, al fine di ottenere un giusto risarcimento, occorrerebbe costituirsi parte civile nel procedimento penale e contestualmente avanzare richiesta per il ristoro dei danni patiti.

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Il mantenimento del nonno da parte del nipote

I miei genitori sono morti ed erano figli unici. Le loro madri sono ancora vive e ricoverate in case di riposo. Una è autonoma economicamente mentre l’altra non lo è affatto. Non possiede beni immobili ne mobili. Percepisce una pensione che io e mia sorella, le uniche nipoti, dobbiamo integrare ogni mese di ben 650 euro! Non siamo assolutamente in grado di sostenere oltre questa spesa. Abbiamo fatto domanda di accompagnatoria che ci è stata respinta nonostante mia nonna abbia quasi 97 anni e non sia assolutamente in grado di provvedere a se stessa in modo autonomo. Ci accingiamo a ricomparire avanti alla commissione medica dell’USLL di Treviso per la seconda volta. In caso ci respingano ancora, a chi dobbiamo rivolgerci per un aiuto economico? Al Comune? Siamo obbligate, noi nipoti, a mantenere la nonna? Io ho un lavoro saltuario e mia sorella è separata e, al momento, vive con il sussidio di disoccupazione. Grazie per l’aiuto. Giovanna.
La legge, quando parla di obbligo degli alimenti fa riferimento al caso in cui la persona che si trovi nell’impossibilità oggettiva di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno alimentare e alle esigenze primarie, venga assistita e sostenuta dai parenti più prossimi. In particolare, l’art. 433 del codice civile dice che a tale obbligo sono tenuti i figli e, in mancanza, i loro discendenti, vale a dire Lei e Sua sorella.
Riferendoci al caso della nonna economicamente più debole, Le ricordo che, nel caso sia ricoverata in un istituto di assistenza privato, in caso di mancato pagamento della retta, quest’ultimo potrebbe rivalersi nei confronti di Voi nipoti in quanto tenute per legge al mantenimento. Se, viceversa, la signora riceve assistenza da istituti pubblici che sono tenuti per legge a provvedere all’assistenza dei malati e degli indigenti, tale rivalsa non è loro concessa perchè verrebbero meno i principi costituzionali di uguaglianza e solidarietà. 

Valutando così dall’esterno la situazione di Sua nonna, direi che potrebbe ottenere l’indennità di accompagnamento o l’assegno sociale, entrambi erogati dall’Inps e per i quali occorre rivolgersi all’ufficio competente del comune di residenza.

Come alternativa sarebbe da valutare, forse, la possibilità di rivolgersi a un legale a spese dello stato (attraverso l’ammissione al gratuito patrocinio in base a un reddito annuale basso) per ottenere di nominare un amministratore di sostegno per la nonna anziana (magari Lei o Sua sorella o un avvocato) e quindi cercare attraverso lo stesso di ottenere maggiori sussidi.

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Medico legale: necessario per capire se c’è malpractice.

La domanda e’ un po complessa,il punto e’ questo,io convivo con Giulia di 37 anni,che,assurdamente e’ invalida civile del 75%,dico assurdamente perche’ scopro dopo tanti anni di convivenza che lei a livello psichico è normale. Ora vi racconto: Giulia è una persona dolcissima,ma che ha avuto in passato molte spiacevoli persone di sua famiglia,che l’hanno maltrattata in modo psicologico molto male,lei carattere molto fragile e molto condizionato da certi comportamenti, le hanno procurato a livello caratteriale dei piccoli problemi psicologici,il punto e’ questo,che chiedendo aiuto all’asl,la situazione invece di migliorarla l’hanno massacrata. In poche parole la imbottiscono di medicinali molto pericolosi,che per molti anni prese senza resistenza. Questi farmaci io da persona intelligente posso dire che,procurano ad una persona normale,effetti collaterali,ed a Giulia gli effetti erano molti ,paranoie,allucinazioni visive,allucinazioni uditive,tremori,isteria,ed altro che forse solo un medico poteva piu’ o meno dire gli effetti con esattezza,io non sono un medico ma posso arrivare con intelligenza a capire piu’ o meno di che effetti si tratta. Quindi io oggi sono sicuro dopo tante lotte contro la sua fantomatica malattia,posso essere certo che di malattia non si trattava,visto che oggi Giulia sta molto bene,senza nessuna terapia farmacologica,e’ un errore medico questo,ed io ora vorrei sapere se c’e’ una giustizia per l’errore psichiatrico per questo caso? Insomma la storia e’ lunga ma e’ stato facile per me capire che era un errore,proprio dalle analisi cliniche che le sono state fatte. Spero che mi rispondiate al piu’ presto.
Innanzitutto, per potere verificare se ci sia o meno una responsabilità medica occorre periziare la Sua compagna; di conseguenza si dovrebbe contattare un medico legale e a tal fine (avendo la perizia un costo di non poco valore) sarebbe importante conoscere se si hanno i requisiti per potere essere ammessi al gratuito patrocinio a spese dello stato o, in ogni caso, possedere una buona polizza di tutela legale che copra le spese legate all’operato dell’avvocato scelto.
In caso di colpa medica si dovrebbe agire in giudizio penalmente e, in questo modo, si procederebbe contro i medici responsabili. Successivamente, al fine di ottenere un giusto risarcimento, occorrerebbe costituirsi parte civile nel procedimento penale. Le ricordo, infatti, che l’azione penale ha lo scopo di punire i responsabili di un reato, ma non provvede automaticamente al risarcimento (economico) di chi ha subito le conseguenze del reato. A tal fine occorre appunto la costituzione di parte civile con la quale si avanza richiesta per il ristoro dei danni patiti.