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Cartelle Equitalia: è possibile annullarle con una semplice istanza.

Ebbene sì, in nessuna famiglia che si rispetti (ovvero I.M.H.O. tutte!), ristrette, allargate, etero, omo, fondate sul matrimonio, o semplicemente sulla triade coabitazione-amore-rispetto, può mancare LEI.

La cartella esattoriale di Equitalia.

Di certo, dunque, qui si affronta un argomento che è possibile definire, ad oggi, comune a tutti.

Questa universalità della cartella esattoriale, però, non comporta che ognuno degli atti notificati al cittadino/contribuente sia giusto, o, forse, è proprio questa pessima abitudine del concessionario per la riscossione di notificare atti a tappeto che, in molte occasioni, porta ad errori e mancanze, dovuti a incompetenza, a carenza di controlli ed a disattenzioni.

Anche i software sbagliano, e dietro al pc c’è comunque sempre un essere umano.

Potrebbe allora capitare che la cartella esattoriale che ti è stata notificata abbia dei profili di illegittimità: perchè ad esempio la pretesa posta alla base della richiesta ha subito il decorso del tempo e si è prescritta, oppure perchè essa stessa era ab origine viziata da nullità per motivi legati al merito, e così via.

Quindi, facciamo chiarezza e cerchiamo di capire -se anche il caso che Ti riugarda vede come protagonista una cartella illegittima- come procedere step by step.

Prima di ogni altra cosa, è necessario individuare qual è il cosiddetto ente impositore ovvero quella amministrazione pubblica che pretende il pagamento, in base ad una certa causale: si tratterà, ad esempio, dell’I.N.P.S. per quello che concerne i contributi previdenziali, dei vari Comuni (tecnicamente i Comandi della Polizia Municipale/Locale afferenti i medesimi) in caso di violazioni al Codice della Strada in territorio urbano ed in caso di mancato pagamento di imposte comunali come quella sugli immobili e per i rifiuti ed altri servizi comunali, delle Regioni per il cd.Bollo Auto, dell’Agenzia delle Entrate con riferimento a imposte e tasse di altra natura non pagate e così via.

Alla base dell’istanza -lo si diceva all’inizio- deve esserci un FONDATO motivo di illegittimità.

Individuato ENTE IMPOSITORE e NATURA del TRIBUTO, non vi resterà che porre FORMALE RICHIESTA, attraverso l’invio con uno strumento tracciabile -raccomandata o posta elettronica certificata- affinchè il procedimento del recupero instaurato dal concessionario per la riscossione venga fermato, per i motivi di illegittimità addotti.

Questo significa che si dà la possibilità all’amministrazione che richiede il pagamento di VALUTARE la/e motivazione/i di ingiustizia connesse alla richiesta di pagamento che è stata effettuata con la cartella.

Qualora questo spatium deliberandi non venga fruttuosamente utilizzato dall’Amministrazione, id est se quest’ultima non riscontra in alcun modo quanto portato in istanza, si ha diritto all’ANNULLAMENTO DEL DEBITO TRIBUTARIO, ciò per silezio/assenzo a seguito della mancata risposta dell’amministrazione all’istanza del contribuente.

Quanto affermato si basa su una normativa applicata già in svariate occasioni, anche per cartelle che richiedevano importi molte migliaia di euro, nelle aule di giustizia.

In particolare, l’art.1 della L. 228/12 al comma 537 statuisce che i “concessionari per la riscossione SONO TENUTI A SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE  ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore”.

Questo comporta che, una volta depositata una fondata richiesta di sospensione da parte del contribuente al concessionario, quest’ultimo DEVE avvisare l’ente competente, il quale a sua volta è RIVESTITO DELL’OBBLIGO di rispondere al contribuente (lo stabilisce il comma 539).

Al comma 540, ed è ciò che più qui importa, è previsto che “trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, le partite (…) SONO ANNULLATE DI DIRITTO”. In tal senso, già sent. C.T.P. Milano n.° 667/40/15 del 23/06/2015, sent. C.T.P. Lecce n.1955/05/15 del 4/06/2015.

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Accollo del debito per bolli auto non pagati.

Ho un debito di circa 6000 euro accumulato per bolli auto non pagati di tre autovetture intestate a me ma di fatto appartenenti a quello che adesso è il mio ex marito. Io sono disoccupata, ho 4 bambini minori per i quali mi passa in tutto 700 euro al mese, convivo con un compagno e riesco in qualche modo a sopravvivere. Ho rateizzato questo debito ma non riesco a pagarlo perché io ovviamente sono in difficoltà e il mio ex marito, che riconosce moralmente il debito come suo, non riesce comunque a darmi i soldi per le rate. Le chiedo se esiste una via d’uscita del tipo che lui possa accollarsi in qualche modo queste cartelle anche di fronte a equitalia diventando responsabile del debito al posto mio.

Potresti accollare il debito al tuo ex marito, ma rimarresti obbligata anche tu.

L’art. 8, comma 2, dello Statuto del Contribuente contiene una disposizione con la quale viene dichiarato ammissibile l’accollo del debito d’imposta altrui, con la precisazione che questo non potrà mai determinare la liberazione del contribuente originario.

In altri termini, dopo la stipulazione del contratto di accollo, tu continuerai a rispondere unitamente al tuo ex marito, configurandosi una responsabilità cumulativa, ed Equitalia potrà rivalersi indifferentemente sul patrimonio di uno di voi.

L’accollo, tuttavia, ti garantirebbe la sicura possibilità di rivalerti, dopo l’adempimento dell’obbligazione tributaria, sul tuo ex marito.

Posto che non sembrano esserci ostacoli circa l’applicazione della norma alle tasse, potresti redigere una dichiarazione sottoscritta da entrambi, con la quale si attesti l’avvenuto accollo della tassa automobilistica.

   
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Debiti di mio padre: rischio qualcosa se convivo con lui?

Attualmente io vivo ancora in casa con la mia famiglia, e mio padre non ha mai fatto presente le entrate/uscite dei propri guadagni.
Anche mia madre, essendone la moglie da 30 anni, ne è completamente all’oscuro. Da sempre.
Ultimamente sono già arrivate ben due raccomandate da equitalia, quindi è possibile che non paghi sicuramente qualcosa. Ho domandato, ma zero risposte.
Per volere di mia mamma sono co intestataria del cc di mio padre, e raramente a casa arrivano comunicazioni bancarie. L’ultima di due finanziamenti corposi (ignoti), uno invece per una tv (non necessaria!).
Le faccio presente che mio padre percepisce anche la pensione, che non ci sta tanto con la testa, e che non sappiamo cosa spende e spande per conto suo. E vorrei sapere se è obbligato a dare conto di ciò che fa, essendo in un nucleo famigliare e se posso agire legalmente e in che modo. E se posso avere info dalla banca in merito all’estratto conto che non vedo MAI.

Dovete capire che il diritto, e pure gli avvocati, sono strumenti limitati, a volte molto. Se fate confusione nelle vostre vite, non è che poi vi potete svegliare un giorno e pretendere che rivolgendovi ad un avvocato per quanto bravo vi possa sistemare tutto in poco tempo…

Fatta questa doverosa premessa, devo dirti che mancano nella tua descrizione del caso alcuni particolari importanti, il primo dei quali ovviamente la tua età anagrafica, e che quindi, comunque, posso darti solo indicazioni di carattere generale.

Una prima cosa da dire è che il tuo patrimonio e quello di tuo padre sono separati e ognuno di voi può gestirli in totale autonomia senza dover rendere conto in nessun modo all’altro. Sulla stessa successione di tuo padre, hai solo una aspettativa non giuridicamente tutelata, cioè tuo padre potrebbe decidere di spendere, sinché vive, tutti i suoi soldi, senza che tu possa farci nulla, salvo pochi, limitati e circoscritti casi.

Dato ciò, ti conviene innanzitutto separare concretamente i tuoi asset da quelli di tuo padre, visto che non conosci né puoi conoscere come si gestisce. Fatti quindi un conto corrente per conto tuo, mi sembra abbastanza elementare.

Sappi poi che rischi, in caso di pignoramento mobiliare, che vengano staggiti anche beni tuoi, senza possibilità poi di proporre una valida forma di opposizione. Leggi al riguardo con attenzione la nostra scheda sul comodato di beni mobili.

Al di là di questo, forse è il caso di recuperare un po’ di dialogo con tuo padre e in generale i tuoi genitori, che ti può essere utile anche per aspetti diversi da quelli patrimoniali. Magari valuta di andare da un mediatore familiare.

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Normattiva: per sapere se una norma è ancora in vigore.

per via di diverse sanzioni amministrative fatte per infrazione del codice della strada, mia madre ha accumulato un debito con Equitalia di circa 5000 euro. Sia l’art. 7 della legge 689/81,
sia l’art. 199 del codice della strada affermano la non trasmissibilità agli erede di questo tipo di sanzioni. Vi sarei infinitamente grato sapere se queste leggi sono ancora vigenti oppure no.

Per sapere se un determinato testo normativo è ancora in vigore o meno, si può usare il sito ufficiale dello Stato italiano normattiva, che è appunto una raccolta, curata dall’Istituto poligrafico dello Stato, che indica la data di entrata in vigore dei singoli provvedimenti e se questi sono ancora vigenti o meno.

Più in particolare, troviamo al suo interno sia l’art. 7 citato sia l’art. 199 del codice della strada.

Che, al momento in cui scrivo, sembrano essere ancora in vigore.

Chiaramente, le norme giuridiche bisogna essere poi in grado di leggerle e valutarne l’applicazione alla situazione o al problema che interessa, per cui molto spesso è preferibile non fermarsi al loro dato letterale ma cercare anche qualche articolo di commento, semplicemente con google, oppure, nei casi più complicati, o comunque importanti, sentire in ogni caso il parere di un avvocato.

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Eredità del nonno: chi l’accetta assume i debiti di un altro coerede?

Mio padre decedito nel 2010 aveva un debito con Equitalia l’importo supera € 20.000 (multe, bolli auto, spese tribunale con vari interessi passivi ). Attualmente abbiamo rinunciato all’eredità (siamo 3 figli e la moglie, nostra mamma). Alla sua morte nel 1980, nostro nonno aveva lasciato 1/8 della sua abitazione a mio padre in eredità per la quale è già stata fatta successione. LA DOMANDA E’: il debito passa alle 7 sorelle di mio padre, avendo anche loro accettato l’eredità mio nonno?

Ogni chiamato ad una eredità è libero di accettare o meno la stessa, e di decidere la forma di accettazione, cioè se pura e semplice, con beneficio d’inventario e così via.

In caso di mancata accettazione da parte di uno dei chiamati, si verifica eventualmente l’accrescimento della quota devoluta agli altri chiamati interessati dalla delazione ereditaria.

Qui parliamo di un debito che aveva uno dei chiamati all’eredità, tuo padre, che non ha nessun motivo giuridico per trasmettersi agli altri chiamati all’eredità stessa, salvo che questi ultimi non diventino in seguito, per qualche motivo, a loro volta eredi dello stesso, in una diversa vicenda successoria.

Insomma, le tue zie assumerebbero la responsabilità dei debiti di tuo padre solo se ne assumessero l’eredità, diventando eredi universali dello stesso, mentre non possono assumerli per il solo ed irrilevante fatto di essere state chiamate insieme a lui ad una eredità priva di quei debiti.

Equitalia potrà tuttavia pignorare la quota di abitazione che era di vostro padre, determinando la vendita dell’intero immobile, in base alle norme del codice di procedura civile dettate in tema di espropriazione di beni indivisi, soddisfacendosi sul ricavato corrispondente alla quota, mentre agli altri comproprietari verrà ripartito il restante ricavato, sempre pro quota.

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Debiti di mia moglie con Equitalia: possono risponderne i miei figli?

io e mia moglie siamo in separazione dei beni e abbiamo 2 figli, mia moglie ha un debito verso equitalia ma disoccupata e impossibilitata a pagare, inoltre non possiede alcuna proprietà.
i miei figli pero’ hanno avuto in donazione (dopo la notifica equitalia ) dai nonni materni la casa dove attualmente abitiamo.
quindi le chiedo, i miei figli in caso che mia moglie venisse a mancare possono essere perseguiti anche se la casa non l’hanno ereditata da mia moglie?

Se tua moglie dovesse venire a mancare, tu e i tuoi figli verreste chiamati alla sua successione.

In caso di accettazione, il vostro patrimonio e quello di tua moglie verrebbero a fondersi, compresi i debiti, per cui rispondereste degli stessi con i vostri beni, compresa la casa in questione.

Quando si verificherà la morte di tua moglie, con conseguente apertura della relativa successione, potrete valutare di rinunciare all’eredità.

Vi raccomando caldamente, quando il problema diventerà attuale, di farvi seguire da un avvocato, visto quello che c’è comunque in ballo.

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Equitalia può pignorare la prima casa per un debito di 3.000€?

Mia madre ha contratto dei debiti con equitalia pari a 3000 euro. Lei percepisce soltanto una pensione minima (500 euro), e come eredità abbiamo una sola casa.
Nel caso nostra madre non pagasse, equitalia potrebbe attaccare la proprietà ?
Oppure potrebbe attaccare soltanto la sua parte di proprietà?

Innanzitutto, c’è da valutare il divieto per Equitalia di pignorare l’immobile che costituisce prima casa, di cui ho parlato, anche se in un caso particolare, in questo precedente post, che ti invito a leggere.

Dopodiché, ulteriormente, c’è da considerare l’aspetto relativo all’importo del debito. Secondo l’art. 3, comma 7, della legge n. 16/2012, in vigore dal 2 marzo 2012, l’agente della riscossione può procedere all’espropriazione immobiliare e quindi anche all’iscrizione dell’ipoteca solo se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente i 20.000 euro. Tale normativa è valida solo per le ipoteche iscritte e per i pignoramenti effettuati successivamente alla data di entrata in vigore.

Nel caso in cui la quota di proprietà di tua madre fosse, comunque, pignorabile, il creditore procedente, per principio generale, potrebbe far vendere l’intero immobile soddisfacendosi per la quota di competenza, in base agli art. 599 ss. del codice di rito civile, dedicati appunto alla espropriazione dei beni indivisi.

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Equitalia può prendere la casa che ho con mia madre e mio fratello?

Sono debitrice nei confronti di Equitalia di qualche decina di migliaia di euro , senza la possibilità di estinguere il debito. Dovrò ereditare da mio padre, insieme a mio fratello e a mia madre, un paio di immobili. In che maniera potrebbero essere svantaggiati i miei cari da questa mia pendenza? Possono essere pignorate le proprietà? Esiste una maniera per aggirare l’ostacolo? Sarebbe conveniente rinunciare all’eredità?

Nel momento in cui diventerai erede di tuo padre, il tuo patrimonio e quello di tuo padre, se accetterai puramente e semplicemente, si fonderanno, con la conseguenza che verrai a rispondere dei tuoi debiti anche con i tuoi beni, intendendosi per ricompresi in essi sia quelli che avevi prima dell’eredità sia quelli che hai acquistato per effetto della successione.

Il creditore potrà agire, a sua scelta, su quelli che erano tuoi beni personali anche prima della successione oppure su quelli che facevano parte dell’asse ereditario, dal momento che non c’è nessuna distinzione tra di loro. Su questi ultimi, potrà proporre l’esecuzione forzata nonostante la situazione di comunione con tuo fratello e tua madre: il bene, tipicamente un immobile, verrà venduto per intero all’asta e agli altri coeredi verrà distribuita una porzione del ricavato corrispondente alla loro quota.

In alternativa, puoi valutare di rinunciare all’eredità, nel qual caso tuttavia verranno chiamati i successibili di grado ulteriore al tuo, ad esempio se ce l’hai un figlio, in capo ai quali si potrebbe riprodurre la necessità di una apposita valutazione.

Ti consiglio senz’altro visti i valori in ballo di acquistare una consulenza da un avvocato.

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L’erede con beneficio di inventario risponde dei nuovi debiti?

Io, mia madre e 2 fratelli abbiamo ereditato con beneficio d’inventario la proprietà di mio padre nel 2010. Tali immobili, pero’, erano stati pignorati con procedura provvisoriamente esecutiva in seguito a sentenza di primo grado nel 2009 che ha condannato l’impresa costruttrice di mio padre a risarcire 12 inquilini di una palazzina costruita nel 1970. E’ in corso l’appello. Le imposte (ici, imu, ecc.) su tali immobili devono essere pagate dagli eredi? In caso di mancato pagamento equitalia puo’ rivalersi sui beni personali degli eredi?

L’erede con beneficio di inventario è un vero e proprio erede, anche se i due patrimoni, il suo e quello dell’asse ereditario, rimangono separati per i creditori dell’eredità, che possono soddisfarsi solo sui beni dell’asse stesso.

Quindi questi immobili sono diventati vostri, fanno parte del vostro patrimonio, e se ci sono degli oneri da sostenere li dovete sostenere, altrimenti i creditori potranno compiere azioni esecutive nei vostri confronti.

Più in particolare, si tratta di debiti di natura tributaria sorti dopo la vicenda successoria e quindi direttamente in capo a voi, mentre la limitazione del beneficio d’inventario vale solo per i crediti che «gravavano sull’eredità».

Per questi ultimi crediti, i titolari dei corrispettivi diritti potranno soddisfarsi solo sui beni facenti parte dell’asse ereditario, mentre per i debiti «nuovi» i creditori possono soddisfarsi su tutto il patrimonio di chi li ha contratti.

È evidente, ad esempio, che se chiami un artigiano a ridipingere gli interni di uno di quegli immobili e poi non lo paghi, questo artigiano può attaccare anche i tuoi beni personali che non hanno mai fatto parte dell’asse ereditario, senza che tu possa dirgli di soddisfarsi solo sui beni dell’asse, essendo questo aspetto, per lui, una vicenda oramai esaurita, considerato che il suo credito nasce dopo il verificarsi della successione.

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Le spese legali Equitalia passano agli eredi?

Abbiamo rateizzato un debito Equitalia della defunta suocera. Nel conteggio ci sono quasi € 500,00 di spese esecutive per una vecchia ipoteca giudiziale. Le chiedo se è giusto addebitare anche queste spese agli eredi o se , al pari delle sanzioni , non devono essere pagate.

Le spese legali in teoria non hanno natura di sanzione, sono una spesa affrontata dal creditore per recuperare quanto a lui dovuto, non una misura afflittiva applicata in base alla legge per il mancato pagamento nei termini.

Quindi non credo possano essere esclusa in virtù delle disposizioni che «sollevano» gli eredi dalle sanzioni a suo tempo applicate al debitore principale o de cuius per il mancato pagamento nei termini.