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avvocato chiede soldi a un morto

tanto per chiudere in bellezza la settimana: ho appena ricevuto una
comunicazione di uno studio legale che mi chiede 1600 euro per una
consulenza prestata nel 2003 ad una persona, deceduta nel 2004, della
quale sono l’unico erede.Io non sapevo niente della causa in questione e francamente mi sembra
pazzesco che questi pretendano di essere pagati da me.
(da it.diritto)

Non c’è proprio niente di pazzesco, se tu sei l’unico erede di questa persona devi, sempre che tu non abbia rinunciato a suo tempo all’eredità oppure tu l’abbia accettata con beneficio d’inventario (nel quale ultimo caso devi ugualmente pagare, ma nei limiti dei beni e delle attività ereditate), saldare tutte le pendenze, siano esse il conto dell’avvocato, del medico o dell’idraulico.

Non solo, ma se il de cuius aveva ad esempio rilasciato delle firme di garanzia a favore di banche per debiti, ad esempio, di un’altra persona, ebbene anche quelle di trasferiscono agli eredi e ti posso assicurare per esperienza che la cosa può essere anche molto pesante.

Piuttosto 1600€ per una sola “consulenza” mi sembrano tante, salvo che non si trattasse di una materia particolare. Può anche più verosimjilmente darsi che più che di una consulenza si sia trattato di una vera e propria opera di assistenza. Può anche darsi, ulteriormente, che grazie all’intervento di questo legale il de cuius abbia recuperato un credito molto maggiore che poi è finito in eredità e quindi a te. Pertanto, la cosa che ti consiglio e che farei io al tuo posto è quella di prendere appuntamento e chiedere maggiori dettagli sulla pratica e sull’attività svolta, come ne aveva diritto il de cuius di sapere queste cose ne hai diritto tu che sei subentrato nella sua posizione.

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successione e donazioni

Nel 1986 è morta mia madre, ormai anziana e malata, senza fare testamento. Tutti i suoi beni (in realtà pochi, ormai, ma ora le spiego meglio), non essendoci più mio padre, sono stati divisi tra me, i miei due fratelli, e le due figlie di mia sorella, già deceduta anche lei. Tuttavia, le cose, secondo me, non sono mai state molto “eque”. Infatti, tanti pezzi di antiquariato (mobili, vasellame, tappeti, argenteria…), di grosso valore, che appartenevano alla mia famiglia da generazioni, erano state donate da mia madre nel corso della sua vita a uno dei miei fratelli, dimostrando, in questo modo, la sua particolare predilezione per lui. Nessuno però ha mai voluto recriminare per questo fatto, fino a quando, lo scorso anno, sono successi alcuni fatti che hanno irreparabilmente deteriorato i rapporti con il “figlio prediletto”. Ora io vorrei fare qualcosa per far sì che tutti quei beni che mio fratello ha ricevuto, secondo me ingiustamente, e che comunque detiene indegnamente, possano essere ridistribuiti secondo modalità che non trascurino nessuno degli eredi. Cosa posso fare? (Carla, lettera)

Casi come questi non sono rari. Purtroppo, però, temo di doverle dare una risposta che non la conforterà, dal momento che è trascorso ormai troppo tempo da quando avrebbe potuto (meglio, dovuto) adoperarsi per far valere i suoi diritti. La legge, infatti, tutela gli interessi dei legittimari, i soggetti, cioè, che hanno diritto alla cd. “quota di legittima” su un asse ereditario, e in questo caso specifico prevede, all’art. 555 c.c., la possibilità di esperire un’azione, detta di “riduzione”, mediante la quale, appunto, i legittimari che sono stati pregiudicati nei loro diritti di successione possono agire contro i donatari, per ri-ottenere la titolarità dei beni di cui il de cuius ha disposto con atti di liberalità nel corso della sua vita.

Tuttavia, per evitare che il riconoscimento di tale forma di tutela possa generare situazioni di incertezza in relazione alla titolarità dei beni, e in particolare nei rapporti contrattuali, tale diritto non può essere riconosciuto “in eterno”, dovendo necessariamente essere limitata nel tempo la facoltà del suo esercizio. Quaesta è la ragione delle prescrizioni, e per questo diritto il nostro ordinamento prevede, purtroppo, un termine molto breve, di un anno, scaduto il quale la situzione si cristallizza definitivamente. Dico purtroppo, perchè a volte, come è accaduto nel suo caso, la mancata conoscenza della legge determina effetti sfavorevoli per le parti che, paradossalmente, necessiterebbero di una tutela più efficace.

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successioni-tutela dei figli

Sono sposata con un divorziato (ha due figli ungheresi che vivono in ungheria), in regime di separazione dei beni, la casa dove abitiamo è di mia proprietà antecedente il matrimonio.Come posso tutelare mia figlia, nata dal mio precedente matrimonio, affinchè la casa rimanga solo ed esclusivamente di sua proprietà? Posso con testamento concedere solo l’usufrutto a mio marito? O è meglio un’atto di vendita a mia figlia? Non vorrei che i figli di mio marito possano vantare diritti sulla mia proprietà.Grazie per la cortese attenzione.(Elvezia, via e-mail)

Per il caso qui proposto le consiglio di effettuare o una compravendita, in modo da trasferire la proprietà da lei a sua figlia, oppure una donazione a favore della stessa. In questo secondo caso ci sono più rischi, poichè gli altri eredi (il suo secondo marito) potrebbero tenere in considerazione la donazione per intraprendere un’azione legale volta alla riduzione della quota ereditaria di sua figlia. Infatti la donazione viene considerata una sorta di anticipazione della propria quota ereditaria. C’è da sottolineare che un processo volto a ridurre la quota ereditaria è lungo diversi anni e non conviene a nessuno intraprenderlo.

Un’altra ipotesi sarebbe quella di effettuare un testamento in cui dispone che l’immobile diventi di proprietà esclusiva della figlia. Anche in questo caso però gli altri eredi potranno, se riterranno che detto testamento leda la loro quota di legittima, impugnare il testamento.

Credo che la strada migliore sia quella di compiere un trasferimento della proprietà attraverso un atto di compravendita immobiliare avente come parti lei e sua figlia.

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testamento di Pavarotti e trust

Salve, in questi giorni non si fa altro che sentire parlare di testamento, eredità, patrimoni. Sono una signora di 52 anni e non conosco la materia giuridica, ma ho sempre ammirato molto il Maestro Pavarotti come artista, e anche ora seguo con interesse le vicende che riguardano la sua successione. Tuttavia, ultimamente hanno cominciato a parlare di “trust” e io le vorrei chiedere, cortesemente, se mi può spiegare in cosa consiste e perchè fa tanto discutere. (Marta, lettera)

Il quesito è estremamente attuale e obiettivamente molto interessante. Quando si parla di “trust“, si fa riferimento ad un istituto giuridico nato nella tradizione dei paesi di Common Law, cioè nei Paesi Anglosassoni, attraverso il quale un soggetto (disponente) trasferisce alcuni beni di sua proprietà ad un altro soggetto, detto trustee o fiduciario, che ne diventa il nuovo proprietario ed amministratore, con l’impegno di gestire tali beni nell’interesse di una terza persona (il beneficiario), generalmente individuata al momento della costituzione del trust, e comunque secondo le disposizioni dettagliatamente stabilite dal disponente. Attraverso l’atto istitutivo del trust, quindi, il trustee entra nella disponibilità di alcuni beni del soggetto disponente, che restano “segregati”, per cui detto patrimonio non potrà essere aggredito dai creditori personali del trustee e, salvo l’esistenza di situazioni patologiche, nemmeno da quelli del disponente. Oggetto del trust possono essere beni immobili, beni mobili registrati, titoli di credito e partecipazioni societarie.

Il clamore suscitato in questi giorni dalla pubblicazione di questo secondo testamento dipende dalla portata delle disposizioni di ultima volontà in esso contenute e da come queste si pongono in relazione a quelle del precedente. Nel primo testamento, infatti, il Maestro aveva sostanzialmente osservato i princìpi previsti dalla legge in materia testamentaria, cioè aveva disposto in questo modo della c.d. “quota di legittima”: il 25 per cento alla moglie e il 50 per cento da dividersi in parti uguali tra le quattro figlie; il restante 25 per cento (la c.d. “quota disponibile”) interamente alla moglie Nicoletta. Con il secondo testamento, poi, Pavarotti ha, probabilmente, inteso adeguare il contenuto del primo all’esigenza di tutelare la figlia più piccola, predisponendo appunto l’istituzione del “trust” su una parte del patrimonio (tutti i beni americani). Ora spetterà a chi di dovere compiere delle (complesse) valutazioni in ordine al valore dei beni assoggettati a tale “vincolo” al fine di accertare che l’entità di questa parte del patrimonio non ecceda il 25% di cui il tenore avrebbe potuto liberamente disporre, in pregiudizio dei legittimari.

 

 

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la successione del padre separato

Mio padre dal primo matrimonio in germania, ha avuto 2 figlie, dopo la separazione io ho sempre vissuto con mio padre e mia sorella con mia madre…senza quasi mai vederci…so che la legge tedesca in fatto di successioni è diversa dalla ns, le chiedo se mia sorella che vive in germania ma ha tenuto il cognome di mio padre è erede; all’età di 8 anni sono andata ad abitare con mio padre e la sua seconda moglie, non hanno avuto altri figli, nel frattempo mio padre ha realizzato un patrimonio, ora sappiamo che ai fini successori io non rappresento nulla per la seconda moglie e lei si rifiuta di “adottarmi ai fini successori” proprio per questa sua meschinità mio padre ha chiesto ed ottenuto la separazione legale…le chiedo gentilmente se può chiarirmi ed indicarmi se sta cambiando qualcosa nel diritto di famiglia – in quanto mi è giunta voce – che potrei fare richiesta al giudice di succedere almeno in parte alla 2da moglie alla sua morte,visto che lei non ha figli legittimi (Paola, via mail)

Ci sono molto tasselli del mosaico mancanti per dare una risposta in una situazione del genere, in particolare mancano le risposte alle seguenti domande: lei è nata in Germania? Ha la cittadinanza tedesca e/o anche quella italiana? E sua sorella che cittadinanza ha? Suo padre e la sua seconda moglie avevano convenuto, al momento del matrimonio, il regime della separazione dei beni o quello della comunione? Suo padre e la sua seconda moglie si sono separati solo di fatto o la separazione è stata fatta in Tribunale? Dove si trovano i beni che, un domani, saranno oggetto di eredità, in Italia o in Germania?

Allo stato, e in attesa di avere maggiori dettagli, si può solo confermare che sua sorella è sicuramente erede di suo padre, sia per il diritto italiano che per quello tedesco, mentre invece lei non sarà mai, in mancanza di un atto di adozione o di un testamento in tal senso, erede della seconda moglie di suo padre.

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gli alimenti tra nuora e suocero

Io e mio padre, risposatosi con una straniera dopo la morte di mia madre, siamo in lite. Prima che si sposasse avevamo fatto in modo che lui si disfasse di ogni avere e quindi ha rinunciato all’eredità e mi ha donato la metà di una casa. Il mio problema è questo: so di avere il coltello dalla parte del manico in ogni senso, ma non mi interessa sfruttare la situazione oltre un certo livello. Vorrei rinuciare alla donazione (non alla quota ereditaria di mia madre, mi sembra il minimo) e spartire l’intero patrimonio con mio padre e a quel punto però interrompere ogni rapporto con lui, girare a mia moglie ogni liquidità e farmi trovare nullatenente da lì in avanti. Domanda chiave…le nuore hanno obblighi di mantenimento nei confronti dei suoceri nel caso mio padre si “mangiasse” (forse sarebbe meglio dire si “facesse mangiare”) tutto dietro alla tipa? (Patrizio, via mail)

Rispondo solo alla domanda chiave, perchè tutto il resto non l’ho capito non essendoci sufficienti elementi per comprendere bene che cosa è stato fatto. La domanda “chiave”, comunque, è se la nuora possa essere chiamata a corrispondere gli alimenti nei confronti del suocero caduto in stato di indigenza e la risposta è positiva. La graduatoria di coloro che sono tenuti a prestare gli alimenti è data dall’art. 433 del codice civile italiano, che prevede appunto – dopo il coniuge, i figli, i genitori – i generi e le nuore. Suggerisco, per ogni ulteriore dettaglio, di leggere appunto tutti gli artt. 433 e seguenti del codice. Quindi in conclusione se il coniuge, i figli, gli eventuali genitori non sono in grado di adempiere all’obbligo alimentare, possono essere chiamate anche le nuore. Gli alimenti, ad ogni modo, sono un istituto residuale, cui si può accedere solo se la persona si trova in stato di indigenza, anche se ultimamente i procedimenti di questo tipo si sono fatti più numerosi in collegamento con il fatto che la nostra sta diventando una società di anziani, da un lato, con, dall’altro, giovani sempre più rinchiusi in sè stessi e poco propensi a prendersi cura dei “vecchi” come si faceva anche solo una generazione addietro.

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la reversibilità tra moglie ed ex moglie

Come si divide la pensione di reversibilità tra la moglie attuale e la ex moglie del titolare deceduto? (Anna, via mail)

La reversibilità è la pensione che, alla morte del pensionato, spetta ai componenti del suo nucleo familiare.

Tale pensione spetta:
– al coniuge, anche se separato o divorziato a condizione che benefici di un assegno di mantenimento e non si sia risposato;
– ai figli (legittimi, adottivi, naturali) che alla data della morte del genitore siano minori, studenti o inabili e a suo carico;
– ai nipoti minori che erano a carico del parente defunto;
– in mancanza di coniuge, ex coniuge, figli ovvero nipoti, la reversibilità spetta nell’ordine a genitori, fratelli/sorelle celebi/nubili.

La percentuale che spetta, indicativamente, a ciascun avente diritto è la seguente:
– 60% al coniuge;
– 70% al figlio (se non vi sono altri beneficiari);
– 20% a ciascun figlio (se c’è anche il coniuge);
– 40% a ciascun figlio (se sono solo i figli ad averne diritto);
– 15% a ciascun genitore, fratello o sorella.

In ogni caso, la somma delle quote non può superare il 100% della pensione spettante al lavoratore.

La legge sul divorzio n. 898/1970, all’art. 9, commi 2 e 3, ha stabilito che la pensione di reversibilità deve essere attribuita sia al coniuge superstite sia all’ex coniuge in concorso tra loro.

Tuttavia, è bene precisare che l’ex coniuge gode del trattamento di reversibilità solo ed esclusivamente nel caso in cui benefici di un assegno di mantenimento indipendentemente dall’importo di tale assegno. Tuttavia, l’ex moglie che non percepiva assegno di mantenimento, nel caso in cui si trovi in stato di bisogno, può fare domanda all’inps per ottenere una quota della pensione di reversibilitùà in concorso con la moglie.

Secondo il comma 3 dell’art. 9, la pensione dev’essere divisa tra la moglie e l’ex moglie tenendo conto esclusivamente della durata dei due matrimoni.

Questo criterio creava una grande disparità di trattamente nel caso in cui il secondo matrimonio fosse stato preceduto da una lunga convivenza, come spesso accade, che non veniva considerata nella calcolo per la divisione della pensione. A questo proposito è intervenuta la Corte Costituzionale chiarendo che la durata dei due matrimoni, pur essendo un elemento indispensabile, non può essere l’unico ma va integrato con tutti gli altri elementi a disposizione. Sulla scia di questo orientamento si è pronunciata anche la Corte di Cassazione (sent. 2471/2003) stabilendo quindi che anche il periodo di convivenza pre-matrimoniale deve essere considerato per procedere alla divisione tra coniuge ed ex coniuge della pensione di reversibilità.

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Come disporre dei propri beni nel testamento

Sono sposata dal 1959 e, visto che ormai ho una certa età, ho pensato di fare testamento, anche perchè uno dei miei figli ha avuto tre bambini con una donna con la quale non è regolarmente sposato..insomma, non vorrei lasciare “al caso” la sorte dei miei beni. Mi è venuto un dubbio, però: posso disporre anche dei beni acquistati da mio marito dopo il matrimonio? (Anna, lettera)

Per i matrimoni celebrati dopo il 20 settembre 1975, data dell’entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia, la comunione si applica automaticamente dal momento delle nozze. Le cose stanno diversamente, invece, per i matrimoni celebrati prima di tale data; in questo caso, infatti, la comunione dei beni si applica automaticamente agli acquisti compiuti dopo il 20 settembre 1975, a meno che anche uno soltanto dei coniugi abbia deciso di mantenere il precedente regime di separazione dei beni, con dichiarazione notarile fatta entro il 15 gennaio 1978.

Ecco perchè occorre distinguere tra i vari beni che fanno parte del “vostro” patrmonio: quelli che sono stati acquistati (per esempio immobili) da suo marito entrano a far parte della comunione dei beni soltanto se l’atto di compravendita è stato stipulato successivamente al 20 settembre 1975, e di questi potrà disporre nel suo testamento, solamente, però, nei limiti di metà di essi o del loro valore. Per quanto riguarda, invece, i beni che sono entrati nel patrimonio prima di tale data, anche se in costanza di matrimonio, questi soggiacciono al regime legale precedente, ossia di separazione, così come:
a. I beni di proprietà del coniuge prima del matrimonio.
b. I beni ricevuti dopo il matrimonio per donazione o eredità.
c. I beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge.
d. I beni che servono all’esercizio della professione di ciascun coniuge.
e. I beni ottenuti in risarcimento di un danno e la pensione di invalidità.
f. I beni acquistati con il ricavato proveniente dalla vendita dei beni personali o con il loro scambio.
(nei casi c, d e f sopra indicati, l’esclusione dalla comunione deve risultare dall’atto di acquisto, se di esso ha fatto parte anche l’altro coniuge; se non risulta l’esclusione, il bene è comune), e quindi non potranno costituire oggetto di atti di disposizione da parte sua.

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come faccio a sapere com’era composta un’eredità?

Un mese fa è venuta a mancare mia nonna, la quale, per testamento, mi ha nominata erede universale. Purtroppo, i beni sono molto più esigui di quello che mi aspettavo e credo che mio cugino le abbia prelevato dei soldi dal conto corrente a sua insaputa. Cosa posso fare? (Paola, via e-mail)

La prima cosa da fare in questi casi è rivolgersi ad un avvocato di fiducia il quale provvederà a depositare presso il Tribunale competente un “ricorso per inventario”. A seguito del ricorso, il Tribunale provvede ad incaricare un funzionario, che agirà con i poteri del pubblico ufficiale, di redigere un inventario dettagliato sui beni del defunto al momento della sua morte.

Nel contempo, l’avvocato chiederà alla banca tutti gli estratti conto degli ultimi anni per verificare se ci siano state delle uscite ‘anomale’, anche con riferimento a titoli, fondi, investimenti, valori mobiliari e così via.

Potrebbe riverlarsi opportuno chiamare le persone informate sui fatti, come ad esempio il direttore della banca dove si trovavano le sostanze della defunta, a rispondere ad alcune domande in sede di indagini preliminari, dal momento che la distrazione di beni ereditari è anche un reato. Le indagini preliminari svolte dall’avvocato sono uno strumento grazie al quale l’avvocato può convocare nel proprio ufficio delle persone – che ritiene coinvolte, ovvero informate, in merito alla questione seguita – allo scopo di svolgere delle vere e proprie indagini.

Una volta che la faccenda sia chiarita, almeno agli occhi della lettrice, bisognerà decidere se procedere o meno giudizialmente per farsi riconoscere i propri diritti. In questi casi, data la complessità della questione, le spese legali potrebbero essere molto alte, per cui potrebbe rivelarsi vantaggioso per la lettrice stipulare un patto di quota lite con il proprio legale grazie al quale pagherà le spese legali in proporzione al suo ricavato e solo nel momento in cui ne sarà entrata in possesso.

Per maggiori dettagli sul procedimento di formazione dell’inventario dell’eredità, rimando alla nostra scheda pratica dedicata.